22 Luglio 2026

Turchia

Il Partito Patriottico (Vatan Partisi) ha rivelato pubblicamente i legami del Patriarcato greco-ortodosso di Fanar con l’Ucraina. In una dichiarazione del presidente provinciale di Istanbul, Özkan, si afferma che il Patriarcato viene utilizzato per cercare di aizzare la Turchia contro la Russia. L’obiettivo, si sottolinea, è quello di rendere la Turchia indifesa di fronte alle minacce.
 di Emre Kaya Il Partito Patriottico (Vatan Partisi) ha rivelato pubblicamente i legami del Patriarcato greco-ortodosso di Fanar con l’Ucraina. In una dichiarazione del presidente provinciale di Istanbul, Özkan, si afferma che il Patriarcato viene utilizzato per cercare di aizzare la Turchia contro la Russia. L’obiettivo, si sottolinea, è quello di rendere la Turchia indifesa di fronte alle minacce.
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Il Partito Patriottico turco ha presentato una petizione al Governatorato distrettuale di Fatih, a cui è affiliato il Patriarcato greco-ortodosso di Fener, chiedendo un intervento contro le sue attività discutibili. Il Presidente della Provincia di Istanbul, İbrahim OkanÖzkan, ha dichiarato: “La grande nazione turca e il Partito Patriottico si aspettano che il Patriarcato greco-ortodosso di Fener, un focolaio di sedizione, riceva una lezione”.
Nel primo quarto del XX secolo l’area che oggi conosciamo come Turchia uscì dalle ceneri dell’Impero ottomano, provata da guerre e perdite territoriali, e si avviò verso una profonda trasformazione. Infatti, al termine della ‎Guerra d’Indipendenza Turca (1919 – 1923), combattuta sotto la guida di Mustafa Kemal Atatürk, il 29 ottobre 1923 la Grande Assemblea Nazionale proclamò la “Turchia Cumhuriyeti”.
Di Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation Accogliendo l’invito del Capo di Stato e delle autorità ecclesiastiche del Paese – si legge nel comunicato della sala stampa della Santa Sede di pochi giorni fa -, Papa Leone XIV compirà un viaggio apostolico in Turchia dal 27 al 30 novembre prossimo, recandosi in pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea. Del viaggio in Turchia Prevost aveva già parlato con il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I (il “caro fratello”), nell’incontro avuto con lui il 19 maggio scorso, all’indomani della Messa d’inizio del suo Pontificato, confermando la volontà di incontrarsi a Nicea per l’anniversario dello storico Concilio che formulò il Simbolo, “la professione di fede in cui i cristiani di ogni confessione si riconoscono”. Una commemorazione a cui Leone XIV ha dichiarato di voler prendere parte, in quanto non si tratta di “un evento del passato”, come lui stesso aveva sottolineato a giugno durante l’udienza ai partecipanti al simposio “Nicea e la Chiesa del terzo millennio: verso l’unità cattolica-ortodossa”, ma di “una bussola che deve continuare a guidarci verso la piena unità visibile di tutti i cristiani”. Purtroppo, l’annunciata visita papale rischia di far sanguinare ulteriormente la ferita aperta tra gli Ortodossi e di silenziare le numerose questioni in corso tra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli, una fra tutte quella della persecuzione della Chiesa Ortodossa Ucraina. Riepiloghiamo in breve quanto successo negli ultimi anni. Nel 1990 la Chiesa russa elevò l’esarcato ucraino a Chiesa Ortodossa Ucraina, autogovernata con diritti di ampia autonomia ma pur sempre sotto la giurisdizione di Mosca. Il suo primate era il metropolita Filaret Denysenko di Kiev e di tutta l’Ucraina; nel 1991, con la dissoluzione dell’URSS, l’Ucraina divenne uno Stato indipendente e la Chiesa ucraina decise di presentare una richiesta formale di autocefalia al Patriarcato di Mosca, che però non la concesse. La Chiesa russa ridusse Filaret allo stato laicale e nel 1997 lo anatemizzò: questa decisione fu accettata da tuti gli altri patriarcati ortodossi. Nel 2016 il Parlamento ucraino chiese al Patriarcato di Costantinopoli di concedere l’autocefalia alla Chiesa ucraina, richiesta poi reiterata nel 2018 dal Presidente Poroshenko a Bartolomeo I; i primati Maletic e Denysenko, insieme agli altri vescovi della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina e della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kiev fecero appello al Patriarcato di Costantinopoli perché li facesse entrare nell’ambito canonico. La loro azione è tuttavia da considerarsi anticanonica, in quanto secondo il Pidalion (raccolta di leggi e canoni della Chiesa Ortodossa) non esiste un’autorità superiore al proprio patriarcato cui fare appello: solo un sinodo panortodosso può prendere decisioni su ogni chiesa e patriarcato1. Il sinodo del Patriarcato di Costantinopoli accettò l’11 ottobre 2018 nella comunione tutti i vescovi della Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina e della Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kiev, effettuando un riconoscimento retroattivo delle ordinazioni fatte durante lo scisma. Il 15 dicembre 2018 Bartolomeo I convocò un sinodo unionista a Kiev, – a cui non partecipò il Metropolita...
Il 1 ottobre 2025 il Centro Studi Eurasia Mediterraneo – CeSEM ha firmato un protocollo di lavoro con il Centro per la Strategia Nazionale – USMER, un think tank turco incentrato sulla strategia nazionale, la sovranità e le relazioni globali, che sostiene l’ordine mondiale multipolare e le eque partnership internazionali: https://usmer.org.tr/La partnership prevede, tra i vari punti, la promozione e il sostegno di attività che contribuiscono a migliorare la comprensione e le relazioni tra USMER e CeSEM e la cooperazione tra i popoli; la promozione e il sostegno allo scambio di visite di personalità eminenti nei settori della ricerca futura, delle relazioni estere, della sicurezza e di argomenti correlati; seminari, simposi e tavole rotonde bilaterali su questioni regionali e globali di reciproco interesse; lo scambio di articoli e pubblicazioni periodiche di entrambe le parti.
Il Cumhuriyet Halk Partisi (Chp), principale forza d’opposizione in Turchia, ha recentemente avviato una campagna di raccolta firme per richiedere elezioni presidenziali anticipate e la liberazione del suo candidato, Ekrem Imamoğlu, ex sindaco di Istanbul arrestato giorni addietro con accuse di corruzione.