Le esportazioni indiane verso la Cina sono cresciute del 52,35% ad agosto, superando nettamente l’aumento delle importazioni. I dati dei due Paesi confermano l’espansione e la resilienza degli scambi, mentre Pechino e Nuova Delhi intensificano il dialogo economico.
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La riapertura dei valichi commerciali himalayani conferma il riavvicinamento avviato nel 2024. Nonostante le divergenze ancora irrisolte, una relazione stabile tra Pechino e Nuova Delhi è decisiva per l’Asia, il Sud globale e la costruzione di un ordine internazionale autenticamente multipolare.
La riapertura del valico commerciale di Nathu La, dopo sei anni di sospensione, rappresenta soprattutto un segnale politico: Cina e India consolidano il graduale miglioramento dei rapporti bilaterali, rilanciando scambi, fiducia reciproca e cooperazione nelle regioni di confine.
Durante la visita del presidente russo Vladimir Putin a Nuova Delhi nel dicembre 2025, la Russia ha formalizzato l’accesso militare indiano ai porti navali dell’Artico, l’addestramento nelle operazioni polari e il supporto logistico nell’ambito di un accordo quinquennale (con possibilità di rinnovo), approfondendo la cooperazione militare tra Russia e India nell’Artico.
Come Nuova Delhi si sta armando per aumentare la sua postura strategica nell’oceano indiano.
La visita di Vladimir Putin in India tra il 4 e il 5 dicembre offre una chiave di lettura decisiva anche per lo sviluppo delle relazioni russo-cinesi. Il dialogo con Nuova Delhi rilancia BRICS e multipolarismo, smentisce l’isolamento di Mosca e rafforza il ruolo stabilizzatore della Cina in Eurasia.
Il presidente russo ha affermato ai media indiani che l’India e la Cina sono i più stretti amici della Russia.
Sotto la guida del Partito Comunista d’India (Marxista), il Kèrala ha annunciato di aver eradicato la povertà estrema, primo Stato indiano a riuscirci. Un risultato costruito su decenni di politiche socialiste che, seppur accompagnato da interrogativi metodologici, potrebbe rappresentare un modello per il resto del Paese.
Nei giorni scorsi il Financial Times ha tolto la maschera alle illusioni europee. In un lungo e documentato articolo, il giornale britannico ha sottolineato tutte le criticità emerse dopo anni di guerra, non solo commerciale, condotta dalla UE a Russia e Cina in obbedienza agli Stati Uniti. La Germania, tradizionale locomotiva d’Europa, sta crollando: la produzione industriale è in calo consecutivamente da diversi mesi, i disoccupati aumentano a decine di migliaia, le acciaierie chiudono, le fabbriche automobilistiche si riducono, i leader aziendali sono apertamente furiosi contro il Governo Merz e la sua politica bellicista.
L’aumento punitivo dei dazi USA contro l’India ha acceso una crisi commerciale che si è subito riflessa in tensioni diplomatiche tra le due parti. Nuova Delhi risponde riaffermando autonomia strategica e cercando alleanze economiche e politiche alternative.