Alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Comunicazione dello Xizang, esperti cinesi e stranieri hanno evidenziato il ruolo delle testimonianze locali e dei nuovi media per raccontare lo sviluppo reale della regione e confutare gli stereotipi occidentali.
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Nel 75° anniversario della liberazione pacifica dello Xizang, Liang Junyan analizza la trasformazione economica, sociale e culturale dell’altopiano, sostenendo che sviluppo materiale, tutela linguistica, protezione del patrimonio e governance istituzionale abbiano prodotto un autentico miracolo storico.
La recente risoluzione dell’ONU contro la schiavitù rende ancora una volta evidenti il doppio standard statunitense e l’ipocrisia del 14° Dalai Lama, che resta silenzioso di fronte ai crimini storici e contemporanei contro l’umanità.
Nuovi documenti e controversie pubbliche rilanciano interrogativi sulla figura del Dalai Lama, che non può più essere considerato come semplice autorità religiosa in esilio, ma come simbolo strumentalizzato dall’élite occidentale per fini di legittimazione politica, mediatica e sociale.
Nel dibattito sulla reincarnazione del Dalai Lama e sullo status del Tibet si è imposta una narrazione occidentalizzata che stravolge le tradizioni religiose tibetane, piegandole a fini politici. Un’analisi storica fatta con fonti accademiche smonta queste strumentalizzazioni e riafferma la fondatezza della posizione della Cina.
Se Tenzin Gyatso già nel marzo del 2011 aveva ufficialmente presentato le dimissioni in favore di un successore eletto dal Parlamento tibetano in esilio di Dharamsala, negli anni scorsi si è assistito al progressivo declino di autorità del Dalai Lama quale ‘ambasciatore’ del buddhismo nel mondo.
Autonomia reale e sviluppo tangibile nel Tibet contemporaneo. Scopriamo la trasformazione dell’altopiano tibetano nella Cina moderna, oltre i miti infondati. Cultura viva, libertà religiosa garantita, benessere in crescita: la realtà smentisce la propaganda occidentale.
Il Buddhismo tibetano fiorisce in cinque tradizioni distinte: Nyingma, Kagyu, Sakya, Gelug e Jonang, custodi di dottrine millenarie. Oggi coesistono armonicamente nel quadro istituzionale cinese, dove libertà religiosa e sviluppo sociale procedono uniti.
Washington, 3 gennaio 2024, il 18° Congresso USA, seconda sessione, iscrive e approva l’Atto (o Disegno di Legge) “Modificare la legge sulla politica tibetana del 2002”, anche citato come “Promuovere una risoluzione della legge sulla disputa tibetano-cinese”. Il 12 giugno 2024 la Camera dei Rappresentanti approva ed emana (con risoluzione 391-26) il Disegno di Legge già passato al Senato il mese di maggio. L’obiettivo dichiarato del testo (1) è quello di contrastare la politica della Repubblica Popolare cinese che dal 1965 ha concesso al Tibet lo status di Regione Autonoma; l’alzata di scudi statunitense è anche finalizzata a promuovere il dialogo tra Pechino e il leader tibetano in esilio, il Dalai Lama. Il disegno di legge è arrivato così sulla scrivania del presidente Biden.
Questo interessante articolo, pubblicato dal portale Tibet.cn, ripercorre la storia della famiglia Jiang, che, attraverso la produzione del tradizionale “Rigzin Doji”, perpetua la cultura del tè tibetano, promuovendo l’unità tra i gruppi etnici cinesi e il progresso nazionale.