15 Giugno 2026

Nucleare Eurasia

A cura di Silvia BoltucSpecialEurasia published the sixth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Geopolitica del programma nucleare dell’Arabia Saudita” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Introduzione1 Per anni gli idrocarburi hanno rappresentato la voce principale delle entrate nazionali dell’Arabia Saudita e l’industria petrolchimica ha consentito alla famiglia saudita di distribuire sussidi che gli sono valsi la fedeltà della popolazione. Il benessere ottenuto a partire dalla scoperta dei primi giacimenti che ha permesso di ridisegnare il profilo del paese traghettandolo nell’era moderna ha negli ultimi anni subito una battuta d’arresto, tanto che Riad si è trovata a dover tagliare il bilancio nazionale per far fronte alla riduzione degli introiti del settore petrolchimico. A seguito della crisi del prezzo del petrolio nel 2014 e della contrazione del mercato l’Arabia Saudita ha registrato un deficit del 15% del PIL al punto da dover attingere alle riserve nazionali per far fronte alla spesa pubblica. Di recente, a seguito della pandemia di Covid-19 e della guerra dei prezzi con Mosca, Riad si è trovata a dover fronteggiare un nuovo shock del mercato petrolifero. La mancanza di fiducia nel settore da parte degli investitori dovuta all’instabilità degli ultimi anni, la progressiva transizione verso le energie rinnovabili che contribuirà a rendere i prezzi fortemente volatili e, infine, i prezzi a ribasso che consentono l’entrata nel mercato a nuovi attori (benché l’Arabia Saudita all’interno dello stesso cartello Opec vanti la produzione al minor prezzo e quindi una certa resilienza e potere di condizionare il mercato) hanno costretto Riad ad affrontare il problema della diversificazione energetica. Sommario Programma Nucleare Saudita 4 Cooperazione con la Cina 7 Conclusioni 12 Il crescente benessere del paese che si è tradotto nella realizzazione di moderne infrastrutture, la crescita della popolazione e la necessità di far fronte alla produzione di acqua dissalata hanno aumentato notevolmente la domanda interna di idrocarburi, riducendo le quantità destinabili all’export necessarie per coprire il bilancio nazionale. Va altresì sottolineato che, come le altre monarchie del Golfo, l’Arabia Saudita tenta non solo di essere al passo con la modernità ma ancor più di essere pioniera, come dimostrato dall’ambizioso progetto Saudi Vision 2030 presentato nel 2016 e il progetto della città futuristica NEOM. Il tentativo di far fronte alla necessità di diversificazione energetica trovando fonti alternative affidabili e con un tasso di produzione sostenuto e soprattutto costante, oltre che in linea con i progetti di transizione ecologica a cui sempre più governi prendono parte, si è tradotto nello sviluppo di un programma nucleare all’interno del piano di impiego di energie pulite. Programma Nucleare Saudita I paesi del Consiglio di cooperazione per gli Stati arabi del Golfo (GCC) hanno cominciato a nutrire interesse per le tecnologie militari già alla fine del secolo scorso. Nel dicembre 2006 hanno annunciato il loro interesse a sviluppare un programma nucleare civile congiunto e hanno chiesto assistenza all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) per uno studio di fattibilità.2 Tuttavia, questo formato si è rivelato inefficace, tanto che nel...
SpecialEurasia published the fifth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “La forza di dissuasione nucleare francese” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. di Stefano Vernole All’inizio della sua presidenza, Emmanuel Macron disse che avrebbe ridotto di molto la dipendenza della Francia dall’energia nucleare, smantellando parte degli impianti del Paese. Al tempo, l’opinione pubblica francese era piuttosto diffidente nei confronti dell’ampio utilizzo da parte della Francia di centrali nucleari, a causa di disastri come quello al reattore giapponese di Fukushima nel 2011. Le cose però sono cambiate negli ultimi tempi: in questi mesi, grazie al nucleare, la Francia è stata praticamente immune dalla grave crisi energetica che sta colpendo il resto dell’Europa, e Macron ha rivalutato la possibilità di investire nel nucleare. La Francia è, come ha scritto qualcuno, «l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea». Nel Paese ci sono 58 reattori nucleari attivi, che producono più del 70% dell’energia elettrica francese. Descrivendo l’aumento del sostegno popolare francese all’energia nucleare, un sondaggio dell’istituto Odoxa ha parlato di «ritorno di fiamma» tra i francesi e il nucleare negli ultimi due anni. Spesso ascritto a De Gaulle, l’arsenale atomico d’Oltralpe è in realtà una creazione della Quarta Repubblica. Mezzo di riscatto nazionale e di sabotaggio della guerra fredda, è uscito ridotto dal crollo dell’Urss. Ma sulla «sua funzione di deterrenza» Parigi non transige. Il 20 marzo 2019, Nicholas Roche, direttore degli affari strategici di sicurezza e del disarmo al Ministero dell’Europa e degli Affari esteri, venne convocato per un’audizione presso la Commissione della difesa nazionale e delle Forze Armate dell’Assemblea nazionale francese sul tema della dissuasione nucleare e le modifiche dei trattati in corso su iniziativa di Paesi come Stati Uniti e Russia1. Questa fu anche l’occasione per invitare i maggiori esperti militari dell’esercito francese a rendere conto dello stato di avanzamento della Force de frappe di Parigi nei diversi domini e a chiarire quali obiettivi strategici si volevano raggiungere grazie al possesso dell’arma nucleare. Francia ed Europa sono infatti legate alla disciplina dalla legge della concorrenza strategica. Il controllo delle armi designa prima di tutto la volontà di sancire norme, con meccanismi di verifica e trasparenza, su capacità militari che consideriamo particolarmente destabilizzanti. La fine del Trattato INF potrebbe aprire una nuova fase di potenziale concorrenza tra Stati Uniti e Russia per quanto riguarda questa categoria di missili vietati dal 1987. È quindi necessario che l’Europa torni a lavorare sulle questioni strategiche e si impegni in una riflessione volta a ripensare quali sono gli interessi di sicurezza europei e come saranno difesi e preservati da due parti, da un lato in termini di adattamento militare, dall’altro in termini di futuro di padronanza di armi nucleari e strategiche. Per i decisori di Parigi, ci troviamo in una fase molto speciale della storia nucleare francese, con il ritorno di tensioni che non conoscevamo da tempo e che obbligano la stessa Francia, tenendo conto della sua particolare posizione di indipendenza nazionale in Europa e dell’attaccamento in particolare per la...
di Ugo Spe’zia SpecialEurasia published the fourth report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Sviluppi della tecnologia elettronucleare” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Abstract La produzione elettronucleare si è sviluppata nei paesi industriali dalla metà degli anni Cinquanta ad oggi attraverso la progressiva evoluzione delle tecnologie, che puntano oggi alla realizzazione dei reattori della “IV generazione”. Il nucleare contribuisce in maniera significativa alla copertura del fabbisogno elettrico in 33 paesi. La quota nucleare è pari al 20% negli USA, al 21% in Russia e al 26,4% nell’Unione Europea (dove è la prima fonte di produzione elettrica dopo il carbone), con punte del 71% in Francia, del 53% in Slovacchia, del 48% in Ungheria e quote del 30-40% in Bulgaria, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca, Finlandia, Svezia e Spagna. Le previsioni di sviluppo a medio-lungo termine sono piuttosto incerte. Tuttavia, i vantaggi di tipo strategico ed economico, l’ampia disponibilità di combustibile nucleare e i programmi varati in molti paesi inducono a prevedere che il nucleare resterà anche in futuro una delle principali fonti per la produzione elettrica. Nuclear power production has developed in industrial countries since the mid-1950s through the progressive evolution of technologies, which today aim at the “IV generation” rectors. Nuclear power contributes significantly to covering electricity needs in 33 countries. The nuclear share is 20% in the USA, 21% in Russia and 26.4% in the European Union, with peaks of 71% in France, 53% in Slovakia, 48% in Hungary and shares ranging between 30 and 40% in Bulgaria, Belgium, Slovenia, the Czech Republic, Finland, Sweden and Spain. Medium to long-term development forecasts are rather uncertain. However, the strategic and economic advantages, the wide availability of nuclear fuel and the programs launched in many countries lead to predict that nuclear power will remain one of the main electricity generation technologies in the future too. La tecnologia elettronucleare La produzione di energia elettrica da fonte nucleare2 iniziò il 27 giugno 1954 nell’Unione Sovietica con l’entrata in funzione della centrale di Obninsk (Russia) equipaggiata con un reattore LWGR3 ed avente una potenza di 5 MWe4. Due anni dopo, nell’ottobre 1956, entrò in esercizio a Sellafield (Cumbria, Regno Unito) la centrale nucleare di Calder Hall, equipaggiata con un reattore di tipo GCR5 ed avente una potenza di 50 MWe. La terza centrale elettronucleare ad entrare in funzione fu nel dicembre 1957 la centrale di Shipingport (Pennsylvania, USA) equipaggiata con un reattore di tipo PWR6 avente una potenza di 60 MWe derivato da quelli sviluppati per la propulsione navale. Lo sviluppo delle centrali nucleari per usi civili Nei paesi ad economia di mercato fu promosso dall’iniziativa Atoms for Peace avviata dal presidente USA Dwight D. Eisenhower con uno storico discorso pronunciato l’8 dicembre 1953 davanti all’Assemblea generale dell’ONU, nel quale egli annunciò l’apertura (disclosure) delle tecnologie nucleari ai paesi alleati chiedendo contemporaneamente l’istituzione di un’Agenzia internazionale incaricata di promuovere e verificare gli usi pacifici delle tecnologie trasferite7. All’iniziativa di Eisenhower fece seguito l’istituzione il 29 luglio...
di Lorenzo Borghi SpecialEurasia published the third report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “Il programma nucleare francese e la Force de Frappe” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Nell’autunno del 2021 Macron ha illustrato il progetto Francia 2030 mettendo al centro del piano il nucleare e l’approvvigionamento energetico autonomo. L’analisi qui presente si pone l’obiettivo di illustrare come la Force de Frappe si è sviluppata dal secondo dopoguerra sino ad oggi e quali eventi internazionali ne hanno determinato i vari obiettivi. Last autumn Macron showed France 2030 project by putting nuclear power and autonomous energy supply at the center of the plan. The main focus of this analysis bases on an illustration how the Force de Frappe has developed from the second post-war period up to today and which international events determined its various objectives. Da sempre le vicende geopolitiche agiscono da cornice negli scambi commerciali e gli avvenimenti degli ultimi mesi. L’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia all’Europa tramite il gasdotto Yamal-Europe ne costituisce un ulteriore esempio. Per questi motivi, per i Paesi europei il fattore energia nucleare rappresentato dalla Francia (definita da una analisi di Politico come l’unica potenza nucleare dell’Unione Europea1) può e deve assolutamente giocare un ruolo significativo in materia di approvvigionamento energetico alternativo al gas naturale russo. Infatti, la questione dell’attuale crisi energetica del gasdotto Yamal-Europe è dettata sia da decisioni prettamente commerciali di Gazprom che dalla crisi dei migranti lungo il confine tra la Polonia e la Bielorussia, ove il Presidente bielorusso Lukashenko, alleato del leader russo Putin, ha minacciato, e continua tutt’ora, a bloccare le importazioni di gas verso l’Europa come rappresaglia alle sanzioni imposte dall’UE. Per questi motivi, la Francia e la sua Force de Frappe2 possono svolgere un ruolo significativo in ambito di produzione energetica all’interno dell’Unione Europea, garantendo un continuativo approvvigionamento da parte degli Stati maggiormente colpiti dalle perpetue crisi geopolitiche euroasiatiche. Le tappe del nucleare in Francia dal secondo dopoguerra Nonostante i danni e le sconfitte patite dai francesi durante la Seconda guerra mondiale e la progressiva perdita delle colonie sparse in tutto il globo, la Francia, sin da subito, ha cercato di ambire a porsi allo stesso livello di Stati Uniti e Unione Sovietica in ambito nucleare. In prima istanza, vi è stato un tentativo multilaterale con i Paesi europei di avviare un accordo comunitario in materia di difesa e di energia nucleare. Per quanto ne concerne la difesa, la CED del 1952 (Comunità Europea di Difesa) non venne ratificata, due anni dopo, dal Parlamento francese nel 1954 per diversi motivi politici: la morte di Stalin, le rivoluzioni anticoloniali in Indocina (ex colonia francese) e la paura di un riarmo tedesco. Per ovviare a questo fallimento, la Francia ripose le proprie risorse e speranze di ottenere nel più breve tempo possibile il nucleare grazie all’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica), trattato approvato successivamente a Roma nel 1958. Però, come sostenuto da De Gaulle ad alcuni suoi collaboratori, l’EURATOM veniva di...
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di Ivelina Dimitrova SpecialEurasia published the second report of our project “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” titled “How could the nuclear energy impact the oil and gas market in the Middle East?” in partnership with ASRIE Analytica and CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Abstract Nuclear power is slowly but massively entering the Middle East region as more and more countries that can afford to implement it financially choose to build nuclear power capacity. Nuclear energy is the only way to balance their energy systems and to guarantee sufficient supplies that can satisfy the rapidly growing energy needs of all the countries from the region. Nuclear energy is safe, clean, and constant, making it an ideal balancing source in the energy mixes, especially if there is a considerable percentage obtained from renewables as they are not always a constant and predictable energy source. At the same time, nuclear energy brings technical progress and creates highly skilled jobs. However, due to increased energy demands worldwide, the oil and gas market in the region will continue to operate, and fossil fuels, in short and middle-term perspectives, will continue to be obtained, exported, and consumed. Economic profitability is the decisive factor for this, as well as the international climate legislation and to what extent the countries from the region will apply and observe it.
Il report dal titolo “La diplomazia del nucleare russo nello spazio post-sovietico” è la prima ricerca del progetto congiunto che il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha avviato insieme ad ASRIE Analytica, SpecialEurasia e Opinio Juris. Pubblicato il primo report dal titolo “La diplomazia del nucleare russo nello spazio post-Sovietico” facente parte del progetto “Geopolitics of Nuclear Energy in Eurasia” avviato da SpecialEurasia in partnership con ASRIE Analytica, il CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo e Opinio Juris – Law & Politics Review. Autore: Mattia Baldoni Abstract Il settore dell’energia nucleare sta diventando sempre più importante per la Russia, sia sul piano domestico che internazionale. Da un lato, il Cremlino sostiene fermamente ricerca e sviluppo in questo ambito, puntando a rinnovare la propria flotta di reattori e a implementare nuove tecnologie. Le strategie energetiche nazionali sul medio termine e le politiche climatiche di Mosca pongono l’accetto sul contributo essenziale che l’atomo può dare nel raggiungimento di obiettivi ambiziosi e particolarmente complessi per un Paese fortemente dipendente dal mercato degli idrocarburi. Dall’altro lato, il nucleare si conferma uno strumento di influenza internazionale, capace di attirare fondi e investimenti per nuove infrastrutture e progetti di ricerca e sviluppo in tutto il mondo. In questa dinamica, la compagnia statale russa Rosatom si fa alfiere della tecnologia nucleare russa nel mondo, sostenendo una politica aziendale decisamente espansiva e supportata a sua volta dal Cremlino. Come in molti altri settori, anche nel nucleare l’Eurasia va a costituire uno spazio privilegiato per gli interessi strategici di Mosca. L’industria nucleare russa predomina tecnologicamente e finanziariamente in molti stati post-sovietici che, eccetto alcune eccezioni, accolgono di buon grado investimenti e progetti che collimino con i propri piani di sviluppo, spesso includenti l’atomo come fonte di energia utile a stabilizzare le forniture e a garantire una maggiore sicurezza energetica nazionale. Contratti a lungo termine, finanziamenti ed export di know-how e competenze diventano così strumenti di soft power che consentono al Cremlino di rafforzare legami già esistenti in Eurasia, o crearne di nuovi nel resto del mondo.