Il pogrom contro la popolazione serba in Kosovo e Metohija, avvenuto il 17 e 18 marzo 2004, rappresenta uno degli episodi più gravi di violenza etnica nella regione dopo la fine del conflitto del 1999. In quei giorni, diffuse rivolte di matrice anti-serba portarono a attacchi coordinati contro comunità serbe, chiese, monasteri e proprietà.
Kosovo
Dopo il riconteggio, Albin Kurti resta alla guida del governo a Priština. Ma il risultato elettorale non chiude la crisi relativa al nodo resta politico e strategico, tra sovranità contesa, diritti dei serbi del Kosovo e pressione di UE e NATO.
In sostanza, il Kosovo rappresenta l’ennesimo fallimento di nation building made in USA e nessuna delle sue componenti può dirsi oggi soddisfatta.
Il caos politico a Priština, incapace di esprimere un governo dopo il voto di febbraio e avviata a nuove elezioni, mette in luce il fallimento del protettorato occidentale, mentre Belgrado riafferma la propria sovranità sulla Provincia autonoma di Kosovo e Metohija.
Di Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation Le quinte elezioni locali in Kosovo dalla dichiarazione di indipendenza del 2008 sono previste per il 12 ottobre 2025, con il secondo turno previsto per il 2 novembre. Gli elettori di 38 comuni eleggeranno sindaci e membri delle assemblee comunali. L’esito di queste elezioni avrà un impatto decisivo sulla stabilità politica del Kosovo e Metohija, sull’integrazione delle comunità minoritarie e sulla posizione internazionale del Paese. Se il Movimento per l’Autodeterminazione (LVV) dovesse mantenere o espandere il suo controllo sulla maggior parte dei comuni, ciò rafforzerebbe la posizione del Primo Ministro Albin Kurti nei negoziati con gli attori internazionali. Tuttavia, ciò potrebbe ulteriormente aggravare la polarizzazione interna, soprattutto se l’opposizione e la comunità serba percepissero le elezioni come non eque e non trasparenti. D’altro canto, una solida performance dei partiti di opposizione – il Partito Democratico del Kosovo (PDK), la Lega Democratica del Kosovo (LDK) e l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) – potrebbe fungere da catalizzatore per la creazione di una coalizione politica più ampia, in grado di prendere l’iniziativa per stabilizzare la scena politica e rilanciare il dialogo con Belgrado sotto l’egida dell’UE. La comunità internazionale sta monitorando attentamente l’attuazione del Piano europeo per la normalizzazione delle relazioni 2023 e del suo allegato adottati a Ohrid. Le modalità di svolgimento delle elezioni locali serviranno da indicatore dell’impegno del Kosovo a onorare i propri obblighi internazionali, in particolare quelli relativi all’istituzione dell’Associazione dei Comuni a maggioranza serba (ASM) e alla tutela dei diritti delle minoranze. “Obblighi” che naturalmente non sono mai stati rispettati. Almeno 59 istituzioni e servizi serbi sono stati chiusi in tutto il Kosovo e Metohija durante le operazioni condotte dalla polizia albanese nel 2024: dagli organi amministrativi locali ai servizi postali fino ai centri per l’assistenza sociale. Nel corso degli anni, questi corpi sono serviti come rappresentazioni simboliche dell’autorità serba in Kosovo. Nel febbraio 2018, l’allora Ministro della Pubblica amministrazione e dell’autogoverno locale della Serbia, Branko Ružić, dichiarò che 29 organi provvisori contribuivano a mantenere l’ordine costituzionale serbo e garantivano la sicurezza dei serbi in Kosovo. All’inizio del 2025, solo otto di queste entità rimanevano operative. Nel maggio di quest’anno, la polizia di Pristina ha perquisito e sigillato un edificio nel nord del Kosmet, a maggioranza serba, da cui la Serbia avrebbe organizzato un sistema parallelo di gestione dell’acqua, provocando la reazione di Belgrado; secondo la Serbia si trattava di un ufficio della Croce Rossa a Zubin Potok, in cui venivano regolarmente svolti corsi di istruzione e formazione per giovani e ragazzi, addestramento al pronto intervento sanitario e in casi di emergenza, attività sportive e di accoglienza per atleti e turisti. Le chiusure sono iniziate in modo subdolo nel 2022, con l’acquisizione delle proprietà comunali a Strpce; alla metà del 2023 il processo aveva acquisito slancio, con lo smantellamento delle istituzioni municipali nel Kosovo settentrionale. Nel 2024 le chiusure si sono intensificate: banche, uffici del tesoro, direzioni per l’urbanistica, servizi pubblici, uffici postali, distributori di benzina … Nello...
Le elezioni kosovare dello scorso 9 febbraio rivelano un sistema segnato da ingerenze occidentali e politiche marginalizzanti, che isolano la comunità serba. Belgrado denuncia decisa questa deriva destabilizzante e, con il sostegno di Mosca, lotta per salvaguardare diritti e identità storica.
La scorsa settimana in Serbia si sono verificati due eventi radicalmente opposti. La Serbia ha celebrato in modo disarticolato il 25° anniversario dell'operazione con la partecipazione di paracadutisti russi per la cattura dell'aeroporto di Slatina a Pristina e la Marcia verso Pristina. Questo evento è stato comunque ampiamente coperto dai media russi.
Il 17 febbraio 2008, da Lubiana dove io ed altri due compagni di viaggio ci trovavamo quel giorno, venimmo a conoscenza dalla radio slovena della proclamazione unilaterale d’indipendenza del Kosovo e Metochia dalla Serbia. Dal nord di un Paese che comunque da una ventina di anni non esisteva già più, apprendemmo quindi dello sgretolamento definitivo di quella che era stata la Federazione Jugoslava.
Il referendum del 21 aprile nel Kosovo settentrionale, fortemente contestato dalla popolazione locale di etnia serba, ha messo nuovamente in evidenza le divisioni etniche e le sfide politiche nella regione, con i serbi sottoposti ad un attacco scatenato su più fronti.
di Giulio Chinappi La dissoluzione della Repubblica dell’Artsakh in Nagorno-Karabakh pone dubbi anche sull’esistenza di altri Stati che non godono del pieno riconoscimento internazionale, come nel caso del Kosovo.