Di fronte alle controverse dichiarazioni di Sanae Takaichi su Taiwan e ai segnali di riarmo, il Quotidiano del Popolo avverte: solo il rigoroso rispetto della Costituzione pacifista e degli impegni internazionali può garantire al Giappone credibilità, stabilità regionale e un futuro realmente responsabile.
Mese: Novembre 2025
Le due parti stanno discutendo attivamente una tabella di marcia per l’elevazione delle relazioni a Partenariato Strategico Globale — una mossa che dovrebbe creare un nuovo quadro in grado di dare un forte impulso alla cooperazione negli scambi e negli investimenti nel prossimo periodo.
Nel pieno delle tensioni globali, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato pubblica un nuovo libro bianco su controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione. Il documento aggiorna principi, campi d’azione e misure, valorizza il ruolo delle Nazioni Unite e propone passi concreti come il “no first use” nucleare.
Le recenti dichiarazioni della Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi rappresentano una grave ingerenza negli affari interni cinesi, in rottura con il principio di “Una sola Cina” e con gli impegni assunti da Tokyo.
Sulla base dell'analisi dell'influenza radicata di BP nella politica interna britannica, attraverso porte girevoli, lobbying e legami finanziari, l'influenza dell'azienda, insieme a quella della Royal Dutch Shell, si estende profondamente nella politica estera del Regno Unito.
Di Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation Un’esercitazione militare su larga scala sul fianco orientale dell’Europa allo scopo di “scoraggiare l’aggressione russa”, si è svolta nei poligoni di Cincu (nella contea di Brasov) e altre località della Transilvania nei giorni scorsi. Sulle aspre e boscose montagne della Romania centrale, 5.000 soldati della NATO e 1.200 unità di equipaggiamento provenienti da dieci Paesi, Francia e Italia incluse, si sono radunati per combattere un nemico immaginario1. “L’obiettivo principale dello scenario è la deterrenza”, ha affermato il Maggior Generale Dorin Toma, comandante della Divisione Multinazionale Sud-Est della NATO e il destinatario di questo messaggio non è un segreto: la Russia. L’esercitazione segna una pietra miliare fondamentale: la transizione formale dei gruppi tattici della NATO in Romania e Bulgaria a formazioni a livello di brigata. Queste manovre militari fanno parte di un’esercitazione annuale nota come “Dacian Fall”, ma l’edizione 2025 ha avuto un peso particolare. Concepita per rafforzare il fianco orientale dell’Europa, essa arriva poche settimane dopo l’annuncio di Washington di una drastica riduzione delle truppe statunitensi in Romania, nonostante i funzionari della difesa e dell’intelligence europea avvertano che Mosca potrebbe mettere alla prova la determinazione dell’Alleanza nei prossimi anni. L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha detto che “se vogliamo la pace, dobbiamo prepararci alla guerra. L’Europa deve parlare in un linguaggio che la Russia capisca: quello della forza”. Il Ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha rilanciato dichiarando che un conflitto tra la NATO e la Russia arriverà nel 2029, forse già nel 2028. Durante una conferenza stampa, il Ministro della Difesa di Bucarest Ionuț Moșteanu ha dichiarato che la brigata statunitense ha truppe di stanza in Romania, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia e ha aggiunto che 3.500 soldati della NATO, compresi quelli statunitensi, rimarranno comunque di stanza nel suo Paese. La Romania, che confina con Ucraina, Moldavia e Mar Nero, ospita diverse basi militari dell’Alleanza Atlantica e, dal 2022, anche un gruppo tattico multinazionale NATO guidato dalla Francia e comprendente Spagna, Belgio e Lussemburgo. L’esercitazione “Dacian Fall” è stata concepita per dimostrare che “gli alleati della NATO sono pronti a collaborare per rafforzare il fianco orientale e per diffondere gli insegnamenti tratti dalla guerra in Ucraina”. In uno dei più grandi schieramenti dell’esercito francese, Parigi ha inviato truppe e materiali militari in Romania entro il termine di 10 giorni stabilito dalla NATO. Secondo i requisiti dell’Alleanza Atlantica, la Francia deve essere in grado di schierare una divisione pronta al combattimento sul fianco orientale in 30 giorni, entro il 2027. “Per la prima volta, abbiamo deciso di utilizzare una nave. Ci sono voluti due giorni per raggiungere la Grecia, poi altri due o tre giorni per attraversare la Bulgaria”, ha detto il generale Maxime Do Tran, comandante della brigata corazzata francese che ha partecipato all’esercitazione. Altre truppe hanno compiuto il viaggio su 5 aerei, 11 treni e circa 15 convogli. Mentre gli spostamenti via aria, terra e mare erano relativamente fluidi, “il trasporto ferroviario era un po’ più difficoltoso perché in tempo...
Di Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation Dal 13 al 17 novembre, il Re thailandese Maha Vajiralongkorn ha deciso di intraprendere il primo viaggio in Cina di un monarca dell’ex Regno di Siam da quando le due nazioni hanno stabilito relazioni diplomatiche mezzo secolo fa e ciò rende la Repubblica Popolare Cinese “il primo grande Paese” che il monarca visita ufficialmente da quando è salito al trono nel 2016; secondo il ministero degli Esteri di Pechino: “Negli ultimi anni le relazioni bilaterali hanno mantenuto uno sviluppo solido. I due Paesi [sono] come un’unica famiglia, più uniti che mai”, ha affermato nei giorni scorsi la portavoce del ministero, Mao Ning. Il Primo Ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha affermato che il viaggio del Re è memorabile e sottolinea gli stretti legami tra le due nazioni; secondo la Thai News Agency: “Questo deve essere considerato un evento storico … È qualcosa degno di essere ricordato”, ha detto Anutin. Durante la visita di Stato, il Re di Thailandia incontrerà i leader cinesi a Pechino e insieme alla Regina deporrà una corona di fiori al Monumento agli Eroi del Popolo in Piazza Tienanmen. L’itinerario include anche visite al Museo del Palazzo per la mostra del 50° anniversario dei rapporti diplomatici tra Thailandia e Cina, al Tempio buddista di Lingguang e ad importanti centri tecnologici, tra cui l’Humanoid Robot Innovation Center, l’Accademia cinese di tecnologia spaziale e il Centro cinese di ricerca e addestramento per astronauti, riflettendo l’intento di entrambe le parti di estendere la tradizionale amicizia ad aree più profonde di futura cooperazione. Inoltre, le visite del Re ai siti buddisti cinesi evidenziano l’apprendimento reciproco tra civiltà e la connettività culturale tra Cina e Thailandia. D’altro canto, i loro impegni con istituzioni scientifiche e tecnologiche segnalano che i due Paesi stanno passando dalla tradizionale connettività economica e commerciale ad una nuova fase di esplorazione congiunta di tecnologie future all’avanguardia e di promozione di nuovi motori di crescita, secondo gli esperti cinesi citati dal “Global Times”. Secondo il sito web dell’Ambasciata cinese a Bangkok, la Thailandia è il primo tra i membri dell’ASEAN ad avviare una cooperazione strategica con la Cina e anche il primo a stabilire un partenariato di cooperazione strategica globale con Pechino. I dati del Ministero degli Esteri cinese mostrano che la Cina è il principale partner commerciale della Thailandia e la Thailandia è il principale partner commerciale della Cina tra i Paesi dell’ASEAN. Nel 2024, il volume degli scambi bilaterali ha raggiunto i 133,98 miliardi di dollari, con una crescita annua del 6,1%. Stando all’Amministrazione generale delle dogane cinese, nella prima metà di quest’anno, gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 76,1 miliardi di dollari, con un aumento del 17% su base annua, ha riportato l’agenzia di stampa Xinhua. Nel 2024, in particolare, la Thailandia si è classificata al primo posto tra i membri dell’ASEAN per le esportazioni di prodotti agricoli verso la Cina, con un valore totale di 11,6 miliardi di dollari. La Thailandia ha la più grande capacità produttiva all’estero...
Lunedì 24 novembre, Stefano Vernole, Vicepresidente del Centro Studi Eurasia Mediterraneo e Stefano Bonilauri, direttore di Anteo Edizioni, hanno partecipato a Belgrado al convegno “La Moldavia e gli Slavi”, organizzato dall’Istituto per gli Studi Politici della capitale serba (https://www.ipsa.org/profile/institute-political-studies). Vernole e Bonilauri sono intervenuti con una relazione storica e geopolitica sull’attuale situazione della Chiesa Cristiano Ortodossa in Moldavia. La Chiesa nello spazio post-sovietico è l’unica istituzione storica che esiste da tempo immemorabile. Tutto il resto è recente. È sia la radice evidente dello Stato stesso, sia forse l’unica istituzione che il popolo rispetta veramente. I cristiani ortodossi rappresentano la netta maggioranza della popolazione in Moldavia, esercitando una grande influenza sulla vita sociale dei suoi cittadini (siano essi russi, ucraini, moldavi o altri) e sono divisi in due comunità in competizione tra loro. La Chiesa Ortodossa Moldava (MOC), nota anche come Metropolia di Chișinău e di Tutta la Moldavia, è una metropoli autonoma affiliata alla Chiesa Ortodossa Russa (Patriarcato di Mosca) e comprende circa il 91,4% di tutti i cristiani moldavi (censimento del 2019: oltre 1.200 parrocchie, 6 diocesi, oltre 50 monasteri); la più piccola Chiesa Ortodossa Bessarabica (BOC) (3,7% nel 2019), nota anche come Metropolia di Bessarabia, è subordinata alla Chiesa Ortodossa Romena. La Chiesa ortodossa di Moldavia, concentrata sulla preservazione delle tradizioni moldave e dell’identità nazionale e storicamente legata alla Chiesa ortodossa russa, rappresenta un chiaro problema per l’attuale governo di Chisinau. La Chiesa ortodossa moldava è vista da ampie fasce della popolazione come una delle istituzioni a sostegno della sovranità del Paese: la chiave per preservare l’indipendenza della Repubblica. Sullo sfondo della pratica illecita del Patriarcato di Costantinopoli di creare strutture ecclesiastiche parallele sul territorio di un’altra Chiesa ortodossa (ad esempio, Estonia e Ucraina), è emersa un’altra grave linea di divisione nell’Ortodossia mondiale. Al convegno hanno partecipato altresì, studiosi e professori universitari serbi e provenienti da altri Paesi Europei come Moldavia, Bielorussia, Bulgaria ed Ungheria. Prima del convegno, Vernole e Bonilauri hanno discusso con la direzione dell’Istituto per gli Studi Politici di Belgrado sulle possibilità di collaborazione tra il prestigioso Centro studi serbo, il CeSEM e Anteo Edizioni, valutando l’opportunità di siglare a breve un memorandum di lavoro congiunto.
Sotto la guida del Partito Comunista d’India (Marxista), il Kèrala ha annunciato di aver eradicato la povertà estrema, primo Stato indiano a riuscirci. Un risultato costruito su decenni di politiche socialiste che, seppur accompagnato da interrogativi metodologici, potrebbe rappresentare un modello per il resto del Paese.
A Teheran, diplomatici, giuristi e analisti da Iran, Europa e Russia denunciano i doppi standard occidentali sugli attacchi contro le installazioni nucleari iraniane, avvertendo che tali violazioni minano il regime di non proliferazione e invocando un nuovo ordine mondiale multipolare.