Durante la storica visita di Stato del Presidente Lương Cường al Cairo, Vietnam e Egitto hanno innalzato le loro relazioni a Partenariato Globale, suggellando ambiziose intese economiche e culturali. Questo passo si inserisce in un più ampio disegno di cooperazione Sud-Sud e di bilanciamento multipolare.
Egitto
Il presidente cinese Xi Jinping ha avuto un colloquio con il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi, in visita a Pechino mercoledì. Si prevede che numerosi leader di primo piano dei Paesi arabi si recheranno in visita di Stato in Cina e parteciperanno alla cerimonia di apertura della 10a Conferenza ministeriale del Forum di cooperazione Cina-Stati arabi, che si terrà il 30 maggio. Secondo gli esperti, la Cina e i Paesi arabi intensificheranno la cooperazione durante la conferenza e discuteranno della crisi in corso a Gaza, dove Israele ha bombardato Rafah, causando gravi vittime tra i civili.
La Zona Economica del Canale di Suez (SCZONE) ha firmato martedì una lettera di intenti (LOI) e tre accordi quadro con aziende cinesi per progetti industriali con investimenti per 2,75 miliardi di dollari.
Dopo un periodo di grave silenzio internazionale, la questione israelo-palestinese è tornata al centro della scena internazionale e del dibattito pubblico, anche con mobilitazioni della società civile con numeri che non si registravano dal 20031. Cos’è successo il 07 ottobre 2023? E come l’Egitto s’inserisce nell’intricato quadro di mediazione per fermare gli scontri in atto nella Striscia di Gaza?
di Michael Mahanta FONTE ARTICOLO: https://tfiglobalnews.com/2022/12/17/egypt-has-joined-brics-de-dollarisation-campaign/ È risaputo che il modo in cui gli Stati Uniti usano il loro peso economico per raggiungere gli obiettivi di politica estera. Il mondo, però, ha visto gli Stati Uniti spesso imporre sanzioni ai paesi che non si allineano ai suoi interessi. Il ruolo dominante del petrodollaro nell’economia globale offre anche l’opportunità di esercitare un’influenza significativa su altre economie. Tuttavia, ora sempre più paesi nel mondo si stanno unendo alla campagna “ de-dollarizzazione ”. Le principali economie come l’India, la Cina e il blocco dell’UE sono già attori importanti in questo processo. Ora sembra che anche l’Africa non voglia essere lasciata indietro. In uno sviluppo significativo, l’Egitto ha ora aderito alla New Development Bank of BRICS. Che cos’è la de-dollarizzazione? La de-dollarizzazione è il processo di riduzione del dominio del dollaro nei mercati globali con il quale si intende sostituire il dollaro USA come valuta utilizzata per il trading di petrolio e/o altre materie prime, acquisto di dollari USA per le riserve forex, accordi commerciali bilaterali, attività denominate in dollari. Dall’istituzione del sistema di Bretton Woods, il dollaro USA è stato utilizzato come mezzo per il commercio internazionale. Tuttavia, negli ultimi anni, diversi paesi come India, Cina, Australia, Russia, tra gli altri, stanno passando a scambi commerciali nelle proprie valute nazionali. L’Egitto si unisce alla New Development Bank L’Egitto ha recentemente ratificato la sua partecipazione alla New Development Bank, creata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) nel 2014. Pertanto, l’Egitto diventa il secondo paese africano ad aderire alla BRICS New Development Bank. Con questa campagna di de-dollarizzazione il BRICS sta guadagnando slancio e momentum. Alcuni stati BRICS sono già passati alle valute locali al fine di ridurre la loro dipendenza dal dollaro USA e dall’euro. BRICS sta lavorando allo sviluppo di una propria infrastruttura finanziaria, compresa una rete di pagamento congiunta. In questo contesto, l’Egitto che si unisce al blocco BRICS non fa che aumentare ulteriormente la campagna. La pandemia di Covid-19 e successivamente la guerra Russia-Ucraina hanno insegnato al mondo l’importanza dell’autosufficienza. Mentre Russia e Cina stanno guidando l’iniziativa di de-dollarizzazione – grazie alla loro rivalità geopolitica con Stati Uniti – anche India, Brasile, e il Sudafrica hanno sostenuto questa iniziativa volta a modificare il sistema finanziario globale secondo i loro propri interessi. Perché la de-dollarizzazione? La de-dollarizzazione è guidata dal desiderio di isolare le banche centrali dei paesi membri dai rischi geopolitici. Attualmente, circa il 60% delle riserve valutarie delle banche centrali e circa il 70% del commercio globale vengono espressi utilizzando il petrodollaro. Per circa il 20% della produzione economica mondiale, tuttavia, più della metà di tutte le riserve valutarie globali e del commercio è in dollari. Ci sono preoccupazioni su come gli Stati Uniti abbiano usato il dollaro come arma per proteggere i propri interessi. Il potere del dollaro viene utilizzato dagli Stati Uniti per prendere di mira persone, entità, organizzazioni o un intero paese attraverso sanzioni. In paesi come la Nigeria e la Somalia il dollaro forte è...
di Omar Kamal Othman Khalifa Il presente articolo analizza il passaggio dell’Egitto da una politica orientata alle questioni domestiche ad una caratterizzata dal ritorno al centro della scena diplomatica regionale. Vengono quindi passati in rassegna i principali passi di questa politica, passando dalla questione energetica del Mediterraneo ai vari rapporti con importanti Paesi quali Israele, Libia, Turchia, Iraq e Giordania, accennando anche al rapporto sempre più difficoltoso con gli Emirati. I motivi di un ritorno Dalla deposizione di Hosni Mubarak, che vide la sua dittatura sgretolarsi sull’onda dell’entusiasmo di una primavera araba che dalla Tunisia si propagò sino all’Egitto nel 2011, il Paese dei Faraoni decise di inaugurare un periodo di politica rivolta maggiormente alla delicate questioni interne, ritirandosi di fatto dalla scena diplomatica regionale ed internazionale. La caduta della Fratellanza Musulmana nel 2013 è stato un periodo di profonda turbolenza politica e sociale, e i primi anni dell’era Al-Sisi si caratterizzarono per una situazione economica piuttosto precaria, all’insegna dell’alta inflazione, di una disoccupazione giovanile e femminile dilagante, di un tasso del debito pubblico sul Pil in costante ascesa, di un tasso di povertà drammaticamente alto, e di settori chiave come educazione, sanità e protezione sociale che non venivano finanziati sufficientemente, lasciando la popolazione in una situazione di povertà e malessere. La stagione di riforme macroeconomiche inaugurata nel 2016, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, non ha di certo risolto tutte queste problematiche, ma è servita perlomeno a dare al Paese delle prospettive economiche positive. Grazie allo sganciamento della lira egiziana dal tasso fisso, al consolidamento fiscale, al contenimento del salario pubblico e al netto taglio dei sussidi energetici – basti pensare che nel 2013 questi rappresentavano il 22% della spesa governativa annuale – l’Egitto ha potuto beneficiare dell’inflazione in continua discesa, dell’apprezzamento della lira egiziana sul dollaro, e della costante crescita del Pil, che dal 2018 si è attestata ad oltre il 5%, fatta eccezione per lo scorso anno e quello corrente, i quali hanno registrato una crescita 3.6% del 2020 e il 3.3% del 2021, che è rallentata a causa della pandemia, mantenendo comunque sempre un trend positivo. Sebbene con ancora molte ombre, prima fra tutte gli standard di vita di una popolazione che ancora lotta per assicurarsi una vita dignitosa, l’Egitto ha comunque beneficiato di questo suo momentum macroeconomico positivo per cambiare la direzione della sua politica da qualche anno a questa parte e il Governo del Cairo ha rimesso in primo piano la politica estera, rivolgendosi soprattutto ai rapporti regionali con i propri vicini. Passando dalla cooperazione energetica per lo sfruttamento delle risorse del Mediterraneo, ad una politica di distensione con molti dei Paesi limitrofi, negli ultimi anni l’Egitto è riuscito a spostare l’asset geopolitico regionale verso di sé. -La questione energetica nel Mediterraneo Tra il 2009 e il 2018, all’incrocio tra le acque territoriali cipriote, israeliane ed egiziane sono stati scoperti svariati giacimenti gasiferi, che hanno dato il via ad una disputa regionale sul controllo delle Zee del Mediterraneo (zone economiche esclusive, ossia...