16 Giugno 2026

israele

Questa settimana il mondo si è svegliato di fronte a una realtà geopolitica che sarebbe sembrata inverosimile solo un anno fa. Il Pakistan, un Paese impegnato contemporaneamente nella guerra in Afghanistan, nella gestione di un’economia fragile e nel destreggiarsi tra una delle linee di faglia settarie più esplosive del mondo islamico, si è posto al centro del più importante sforzo diplomatico del decennio.
L’affondamento della fregata iraniana IRIS Dena al largo dello Sri Lanka, attribuito a un sottomarino statunitense, trasferisce l’escalation USA-Israele contro l’Iran fino all’Oceano Indiano. Tra timori di spillover regionale e critiche interne, l’India è accusata di un imbarazzante silenzio.
Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.
Lo scorso dicembre, Israele è diventato il primo Paese a riconoscere formalmente il Somaliland, una regione autonoma che si è separata dalla Somalia decenni fa. Il Somaliland, è da tempo in conflitto con il governo di Mogadiscio, avendo dichiarato l’indipendenza nel 1991 mentre la Somalia sprofondava nella guerra civile e nel caos.
Il riconoscimento del Somaliland come Stato indipendente da parte di Israele non è una novità: vari elementi ne indicavano un'imminenza già da tempo, coinvolgendo vari attori dagli Emirati Arabi Uniti all'Etiopia, fino agli Stati Uniti e a Taiwan. Il riconoscimento non è motivato solo dalla volontà di trovare un altro sottoscrittore degli Accordi di Abramo, dislocandovi profughi gazawi: a concorrervi vi sono infatti anche altre ragioni, di portata ancor più strategica. Ma non si fanno i conti senza l'oste...
Dopo aver terminato il suo enfatico e teatrale intervento al parlamento israeliano, Trump è ripartito alla volta dell’Egitto, dove Sharm El Sheikh fa da sfondo a un vertice internazionale e alla cerimonia ufficiale di firma della prima fase del suo piano per Gaza. L’incontro, organizzato dal presidente Abdel Fattah al Sissi, punta a “porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, intensificare gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente e inaugurare una nuova era di sicurezza regionale”.