Con il 52,8% dei voti, gli islandesi hanno respinto la ripresa dei negoziati di adesione dell’isola all’UE. Il risultato tutela il controllo nazionale sulle risorse e ostacola il completamento istituzionale della rete UE-NATO in una regione artica sempre più contesa.
NATO
Il vertice di Ankara ha mostrato un’Alleanza Atlantica capace di proclamare formalmente unità e compattezza, ma sempre più attraversata da fratture politiche, industriali e strategiche. La NATO si rafforza militarmente proprio mentre rivela la propria dipendenza strutturale dagli Stati Uniti.
Il voto del 7 giugno conferma la fragilità strutturale del Kosovo, costretto a tornare alle urne per la terza volta in circa 18 mesi. Dietro l’instabilità di Priština emerge il fallimento del progetto euro-atlantico contro la sovranità serba.
Dopo Camp Darby e Niscemi, il nuovo capitolo della serie sulle basi militari e sulla sovranità italiana porta ad Aviano. Qui il tema diventa ancora più delicato: il rapporto tra Italia, NATO, presenza statunitense e deterrenza nucleare.
Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata.
L’editoriale del Global Times interpreta la crisi della NATO come il risultato di contraddizioni accumulate per decenni: divergenze interne all’Occidente, declino della capacità egemonica statunitense e incapacità dell’Alleanza di adattarsi a un mondo ormai sempre più multipolare.
Le recenti pressioni di Washington sull’Europa, dai dazi legati alla Groenlandia alle frizioni sul commercio, mostrano quanto l’UE resti dipendente dagli Stati Uniti, anche sul piano strategico e psicologico. È tempo di ripensare alleanze e interessi, aprendo a nuovi partenariati.
La sensazione di tutti è che ci stiamo ormai avviando verso un momento decisivo per il futuro ordine mondiale. Il probabile e forse inevitabile fallimento delle trattative di pace sull’Ucraina potrebbe far sprofondare il Pianeta in una crisi incontrollabile: l’ideologia ha ormai preso il sopravvento sulla realtà e ciò è quanto di più pericoloso possa avvenire durante un conflitto.
Nei giorni scorsi, il presidente Zelensky ha richiesto al suo omologo Trump la fornitura di «sistemi d’arma aggiuntivi che spingano il presidente russo Putin ad avviare colloqui di pace, forse senza che l’Ucraina debba nemmeno utilizzarli». Una fonte ucraina ha confidato ad «Axios» che si trattava dei missili guidati a lungo raggio Tomahawk, di cui il vicepresidente Vance ha annunciato la possibile, imminente consegna a Kiev al fine di «svegliare i russi».
La riunione della NATO, tenutasi all’Aja il 24 e 25 giugno 2025, si è svolta in un contesto internazionale teso e fluido, in cui l’ordine atlantico basato sulle “regole” – che l’Occidente non rispetta ma che gli altri devono rispettare – si trova sotto pressione.









