14 Ottobre 2026

Iran

Nella splendida capitale del Fars, Shiraz, c’è un luogo in cui migliaia di persone si recano a visitare la tomba di Hafez, immersa nel verde dei Giardini di Musalla (1). I visitatori si portano un libro, il Canzoniere (Divān) di Hafez, che contiene circa 500 componimenti (ghazal). In silenzio il visitatore si fa una domanda, poi apre il libro a caso e trae la risposta alla sua domanda dai due versi che appaiono: si tratta di una predizione di quello che avverrà, simile ad un oracolo. Il rito si ripete da secoli anche nelle case degli iraniani più semplici, durante le ricorrenze di Yalda (solstizio d’inverno) e Nowruz (festa di inizio anno ed equinozio di primavera).
Oltre sei mesi dopo i primi attacchi statunitensi-israeliani, l’Iran ha subito gravi danni, ma non è stato sconfitto strategicamente. La durata del conflitto riflette fondamentali errori di calcolo sulla resilienza iraniana, sui limiti della coercizione militare e sulle conseguenze regionali e globali della guerra.
di Stefano Vernole per Strategic Culture Le sanzioni Usa contro l’Iran sono dal 1979 al centro del dibattito internazionale, essendo motivate da interessi strategici, politici ed economici, e rappresentano uno strumento di pressione politica sul piano interno così come su quello estero.
"Il Popolo iraniano sta difendendo significati per i quali vale la pena vivere". Questa frase fa parte di un libro contenente centinaia e centinaia di messaggi di solidarietà da tutta Italia nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, a seguito dell'aggressione scatenata da Israele e Stati Uniti nel febbraio scorso.
Il quinto rapporto annuale dell’Associazione Habilian registra un netto calo degli attentati terroristici in Iran, ma fotografa anche una trasformazione della minaccia: maggiore concentrazione nel Sīstān va Balūchestān e passaggio, sul piano esterno, dalla violenza clandestina alla guerra aperta condotta da Stati Uniti e Israele.
Mancano ormai solo poche settimane alla convocazione dell’ottantunesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Tra i numerosi eventi collaterali e le proteste che colorano le strade di Manhattan, un particolare gruppo di iraniani all’estero organizza ogni anno una grande manifestazione, completamente coordinata, proprio di fronte all’edificio delle Nazioni Unite; esattamente nello stesso momento in cui il Presidente dell’Iran tiene il suo discorso.
Secondo Giulio Chinappi, il fallimento del memorandum di Islamabad non segna l’esaurimento della diplomazia, ma il prevalere della coercizione statunitense-israeliana. Gli attacchi a porti, reti energetiche e servizi essenziali mirerebbero a trasformare la sofferenza della popolazione civile in pressione politica contro Teheran.