La multipolarità si è definitivamente affacciata, e con la sua forza sta travolgendo quell’ordine costituito che sembrava inattaccabile. É così che l’America Latina e i Caraibi sono passati da essere il cortile di casa degli Stati Uniti a campo di battaglia destinato a cambiare gli equilibri tra Washington, Beijing e Mosca, le tre grandi potenze mondiali in competizione serrata per imporre la propria visione del mondo nella lotta dicotomica unipolarismo – multipolarismo.
America Latina nel mondo Multipolare
A giugno il presidente del Brasile Lula da Silva ha finalmente inaugurato la ferrovia che collegherà il paese da Nord a Sud; nell'occasione, il Presidente ha dichiarato che “ Ci sono voluti trent’anni ma è finalmente pronto!”.
Di grande importanza nelle dinamiche di sviluppo odierno, l’idea di costruire una ferrovia che colleghi il Brasile al Perù, non è un’idea recente dovuta alla crescente presenza della Cina nella regione, bensì è un progetto che nasce nei primi anni 2000 ma che solo successivamente - in concomitanza con l’incremento delle relazioni commerciali tra l’America Latina e la Repubblica Popolare Cinese - è diventato prioritario in un'ottica di favorire ulteriormente il flusso di merci tra le due aree e diminuire, così, le dipendenze dalle rotte commerciali standard e, conseguentemente, ridurre i tempi e i costi logistici del trasporto delle merci.
Negli anni ’50, una delle dichiarazioni più illuminate e famose di Juan Domingo Perón fu presa quasi come una profezia quando il Presidente argentino disse che “l’ anno 2000 ci troverà uniti o dominati”. Perón si riferiva al sentimenti di unione e cooperazione tra i popoli dell’America Latina che da sempre ha potuto rappresentare un motivo di forza dell’intera regione ma che, tuttavia, spesso è stato abbandonato in favore di obiettivi politici afferenti il bieco nazionalismo, danneggiando, così, la potenziale forza unitaria dell’intera regione e rendendola debole e preda del potere tiranno delle grandi potenze.
Con il vertice tenutosi a Bruxelles lo scorso luglio tra l'Unione Europea e la CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici), sono stati rilanciati i rapporti e le relazioni tra le due aree. L'ultimo incontro tra le parti risaliva a circa otto anni fa, un lungo periodo di stallo che ha reso necessaria la programmazione di un nuovo summit per aggiornare i legami al contesto attuale e riallacciare - al fine di rafforzare - le relazioni.
Con queste programmatiche parole, il futuro presidente dell'Argentina - si insedierà il prossimo 10 dicembre - Javier Milei ha sottolineato la svolta epocale che vuole condurre in Argentina.
Le elezioni di ottobre 2022 in Brasile, vinte da Inácio Lula de Silva, hanno segnato il massimo risalto mediatico di ritorno di un l'orientamento verso Governi di sinistra, una sorta di inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, diffuso, peraltro in diversi paesi dell'America Latina. Questo cambiamento politico è emerso, infatti, dopo la fine di una serie di governi conservatori - notoriamente più a destra nella collocazione nello spettro politico - come quello di Jair Bolsonaro in Brasile, di Mauricio Macri in Argentina, di Ivan Duque in Colombia e di quello boliviano durante la presidenza ad interim di Jeanine Áñez
Dopo la conclusione delle guerre d’indipendenza dalla corona spagnola, l’America Latina è divenuta una regione che ha risentito notevolmente dell’influenza esercita da Washington. Le politiche degli Stati Uniti attuate nei confronti dell’America Latina – guidata dai principi della Dottrina Monroe – hanno sempre, di fatto, considerato questa regione del mondo come una zona ricca di opportunità per promuovere i propri interessi e consolidare, così, la propria influenza in quella zona definita America’s backyard, il “giardino di casa” degli Stati Uniti.