Le attività cinesi nelle acque attorno a Taiwan costituiscono un legittimo esercizio della sovranità nazionale, mentre la retorica statunitense sulla «zona grigia» tenta di mascherare ingerenze, vendite di armi e crescenti legami militari contrari al principio di una sola Cina.
Taiwan
Il 18 marzo 2026 il Consiglio dell’Intelligence statunitense ha elaborato un rapporto in cui contraddice le precedenti previsioni in base alle quali la Cina avrebbe attaccato Taiwan nel 2027, ammettendo che Pechino cercherà di arrivare all’unificazione con l’Isola senza un conflitto e cercando di evitare lo strangolamento geostrategico ricercato da Washington nella regione dell’Asia-Pacifico.Durante il loro recente incontro nella capitale cinese, Xi Jinping ha sostanzialmente chiesto a Donald Trump di rinunciare ad un nuovo pacchetto di “aiuti militari” di quasi 20 miliardi di dollari e di togliere il sostegno politico al Partito Progressista Democratico (DPP) di Taiwan in quanto fautore della secessione dell’Isola dalla Madrepatria. Ma quali saranno in realtà i rapporti futuri tra Pechino e Taipei? Conflittuali o pacifici?
Il fallimento del viaggio africano di Lai Ching-te viene interpretato dall’editoriale del Global Times come l’ennesima prova dell’isolamento internazionale delle forze separatiste taiwanesi e della solidità giuridica e diplomatica del principio di una sola Cina.
L’incontro tra Xi Jinping e Cheng Li-wun, il primo a questo livello dopo dieci anni, rappresenta un passaggio politico cruciale per rilanciare dialogo, fiducia reciproca e sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto.
La visita di Cheng Li-wun nella Cina continentale, in un momento di tensioni crescenti nello Stretto di Taiwan, viene presentata come un segnale politico rilevante a favore del dialogo, della pace e della riapertura dei canali di comunicazione interpartitici.
Dopo le dichiarazioni di Sanae Takaichi su Taiwan, il governo giapponese alimenta una pericolosa deriva di riarmo e revisionismo. Fonti cinesi e analisti internazionali avvertono: l’Asia orientale ha bisogno di pace, non di un ritorno al militarismo e alle ingerenze.
Le recenti dichiarazioni della Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi rappresentano una grave ingerenza negli affari interni cinesi, in rottura con il principio di “Una sola Cina” e con gli impegni assunti da Tokyo.
Pechino presenta dure rimostranze a Tokyo per le parole della premier Sanae Takaichi su una possibile “situazione di minaccia alla sopravvivenza” legata a Taiwan. La Cina pretende una rettifica formale e avverte: senza ritiro delle affermazioni, la crisi bilaterale potrebbe aggravarsi.
La doppia disfatta nelle votazioni di revoca di luglio e agosto segna una batosta per il Partito Progressista Democratico: la strategia volta a riprendere il controllo parlamentare è naufragata, accentuando il vuoto di consenso intorno al presidente Lai Ching-te.
Taipei Timese South China Morning Post (e il nostro Il Manifesto) riferiscono che Israele e il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan stanno trattando per la costruzione di un centro medico in Cisgiordania. Si tratta dell’insediamento di Sha'ar Binyamin, zona industriale a nord di Gerusalemme che governa 48 comunità di coloni nella Cisgiordania occupata da Israele.