E’ con grande interesse che ho letto il saggio monografico di Lorenzo Maria Pacini “MYANMAR. NELLA TERRA DORATA” fresco di stampa per Anteo edizioni. La materia viene affrontata con una prospettiva storica che soddisfa la mia formazione di studiosa di religioni orientali poiché il saggio fornisce gli strumenti necessari per una comprensione approfondita della civiltà e realtà del Paese, oltre che della sua instabilità, assolvendo egregiamente il compito che si pone uno studio storico e geopolitico. Evitando di insistere sul confronto improprio con modelli occidentali, l’autore “disinnesca” pregiudizi e luoghi comuni i quali, se ripresi da articoli di stampa, possono sortire l’unico effetto di depistare il lettore e creare faziosità. A titolo personale infatti mi sono resa conto di una diffusa propensione al “giudizio facile” quando lavoravo sullo Xinjiang o l’Afghanistan e mi scontravo continuamente con l’ignoranza - da parte del pubblico e pure delle “intelligence” o dei cosiddetti esperti - a proposito di etnie e appartenenze a scuole religiose.
Mese: Settembre 2025
Di Stefano Vernole, articolo pubblicato sul “Faro di Roma” il 29 settembre 2025 Resoconto della prima Conferenza Nazionale tenutasi a Bologna il 27 settembre 2025 con la partecipazione di: Dragana Trifkovic (direttrice del Centro per gli Studi Geostrategici), Padre Giorgio Arletti (Chiesa Ortodossa “Tutti i Santi” di Modena), Georgios Karalis (Medico nucleare, esperto di Patrologia greca), Alessandro Gnocchi (scrittore) e Padre Ambrogio Cassinasco (Chiesa Ortodossa “San Massimo Vescovo” di Torino). Premessa La creazione di Chiese cristiano ortodosse autonome dal Patriarcato di Mosca si inserisce in quel processo geopolitico di nation building portato avanti dagli U.S.A. prima in funzione antisovietica e oggi in funzione antirussa. Esempi recenti di questo meccanismo diabolico si sono verificati in Montenegro, Macedonia, Moldavia ed Ucraina, con le conseguenze che tutti possono constatare. Tali manovre sono state facilitate dalla complicità del Patriarcato di Costantinopoli che ha spesso avallato dei veri e propri scismi all’interno del mondo ortodosso. Al riguardo, dobbiamo sottolineare come Donald Trump stia attivamente spingendo nella stessa direzione, in particolare favorendo il prossimo novembre a Istanbul, in occasione dell’anniversario del Concilio di Nicea, un incontro tra il Patriarca Bartolomeo e Papa Leone XIV, con il chiaro obiettivo di far avallare dal Vaticano la politica scismatica. I relatori della Conferenza ritengono perciò che non sia opportuna la visita del Papa a Bartolomeo, in considerazione del ruolo svolto da quest’ultimo con la concessione del Tomos di Autocefalia alla Chiesa Ortodossa ucraina, un atto non solo illegale dal punto di vista dogmatico ma estremamente dannoso per la vita quotidiana degli stessi ortodossi ucraini. Recentemente, sette relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani hanno inviato una lettera ufficiale al Governo di Kiev accusandolo di sistematiche violazioni della libertà religiosa della Chiesa Ortodossa ucraina. In un documento di 15 pagine datato 14 maggio 2025, gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite esprimono “serie preoccupazioni” in merito alla presunta persecuzione del clero, dei fedeli della Chiesa Ortodossa ucraina, nonché dei giornalisti e degli attivisti per i diritti umani che li difendono. I relatori sostengono che le autorità ucraine stiano conducendo una “campagna sistematica per smantellare” la Chiesa Ortodossa ucraina, che include: chiusure forzate di parrocchie; arresti di membri del clero; sequestri di chiese; persecuzione dei difensori; violazione degli obblighi internazionali dell’Ucraina. I relatori sono particolarmente preoccupati per la “natura globale” delle pratiche contro la Chiesa Ortodossa ucraina, che suggerisce una “campagna sistematica per smantellare o riorientare forzatamente la vita religiosa” delle comunità della Chiesa. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno invitato le autorità ucraine ad “adottare tutte le misure temporanee necessarie per porre fine alle presunte violazioni e impedirne il ripetersi” e a “garantire la responsabilità di chiunque ne sia responsabile”. Interventi Secondo Dragana Trifkovic, da quando ONU e NATO hanno assunto il controllo della provincia serba di Kosovo e Metohija, oltre a non essere mai stata attuata la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite non è mai stata nemmeno garantita la sicurezza dei serbi e oltre 250.000 persone sono state espulse (emblematico il pogrom condotto da estremisti albanesi nel 2004)....
Il percorso compiuto dal panorama mediatico armeno dopo la Rivoluzione di velluto del 2018 presenta un paradosso affascinante e apparentemente contraddittorio. Da un lato, il Paese è stato lodato dagli osservatori internazionali per i significativi miglioramenti nella libertà di stampa, in particolare per aver raggiunto il 34° posto nell'Indice mondiale della libertà di stampa 2025 di Reporter senza frontiere (RSF), una posizione che lo pone al primo posto nella regione del Caucaso meridionale e supera persino gli Stati Uniti.
La GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam) è un'opera importante, ma da contestualizzare in un quadro geopolitico assai complesso e pressoché ignorato da molti analisti nostrani: un quadro in cui l'Etiopia, avvitata in una crisi interna sempre più grave, si trova oggi con una sovranità condizionata da alcuni alleati ingombranti come gli Stati Uniti, Israele e gli Emirati Arabi Uniti, che la usano come loro ariete contro i paesi della regione, dal Sudan alla Somalia, dall'Egitto all'Eritrea.
Riprendendo le recenti dichiarazioni di Donald Trump – “La Russia è una tigre di carta e l’Ucraina con l’aiuto della UE può recuperare tutti i territori perduti … gli europei non devono più comprare petrolio e gas da Mosca” – si può innanzitutto pensare alla solita comunicazione provocatoria dell’attuale inquilino alla Casa Bianca, volta in questo caso a convincere Bruxelles all’ ulteriore acquisto di armi ed energia dagli U.S.A.
Dalle dimissioni di Ishiba alle sconfitte elettorali del Partito Liberal Democratico, l’aumento della spesa militare, le esercitazioni con gli USA e la risposta dell’opposizione; un quadro essenziale delle tensioni che scuotono Tokyo e l’Asia-Pacifico.
Intervenendo al dibattito generale della 80ª Assemblea generale ONU, Li Qiang richiama il multilateralismo, condanna l’unilateralismo e la mentalità da Guerra fredda e rilancia le quattro iniziative globali cinesi, inclusa la nuova Global Governance Initiative, come via per un ordine più equo.
Il recente diniego del visto al presidente palestinese e i veti sistematici degli Stati Uniti rivelano un problema strutturale: l’architettura decisionale dell’ONU favorisce una gerarchia geopolitica che soffoca la pluralità. Occorre pensare a riforme radicali per restituire all’Organizzazione la sua legittimità universale.
Le dimissioni di Ishiba segnano un vuoto politico profondo e aprono una fase di incertezza istituzionale. Allo stesso tempo, la spinta al riarmo — tra esercitazioni congiunte, acquisto di missili a lungo raggio e infrastrutture belliche — accentua i rischi per la stabilità regionale e accende il confronto politico interno.
Di Jean-Claude Martini Il Consolato Generale della Repubblica Popolare Cinese a Firenze ha organizzato il 25 settembre un ricevimento con buffet e spettacolo artistico italo-cinese per il 76° anniversario della fondazione della nuova Cina e i 55 anni delle relazioni ufficiali tra i nostri due Paesi. Memorie di un’epoca in cui l’Italia era in grado di esprimere una linea di politica estera relativamente autonoma ma soprattutto lungimirante, e che trovò nella Cina popolare fondata e diretta dal Presidente Mao Zedong un amico fedele, un interlocutore rispettato e rispettoso e di lunga data: già prima del 1970, infatti, i primi contatti tra i nostri due popoli e i nostri due Paesi nell’era contemporanea possono essere fatti iniziare con la visita del dirigente del PCI Mauro Scoccimarro a Pechino nel 1956, dove fu ricevuto da Mao in persona. Ancora nel 1968, in piena Rivoluzione Culturale, ospiti graditi del Grande Timoniere furono Osvaldo Pesce e Dino Dini, dirigenti del Partito Comunista d’Italia (marxista-leninista) poi confluito nel PRC nel 1991. L’iniziativa di giovedì 25 settembre, che idealmente si pone di fatto in continuità col China Business Builder Day una settimana fa circa a Cesena condividendone la ricorrenza, ha visto la partecipazione di personalità di ogni strato del nostro Paese insieme a vari funzionari del Consolato e studenti cinesi, con l’organizzazione congiunta a cui hanno contribuito l’Istituto Confucio, il Conservatorio Cherubini e altre università e istituti culturali cinesi. Il buffet sino-toscano è stato seguito da un’esibizione artistica sotto il titolo La voce dell’armonia, armonia nella diversità, preceduta però dagli interventi della Console, compagna Yin Qi, e dalla vicesindachessa del Comune di Firenze, Paola Galgani. Il discorso tenuto dalla prima ha spiccato non solo per sinceri e fraterni sentimenti d’amicizia verso il nostro popolo, ma anche per una convinta asserzione dei successi ottenuti dal popolo cinese «sotto la direzione del Partito Comunista» (tra cui ha menzionato un +5.3% nel Prodotto Interno Lordo insieme ai progressi che tutti conosciamo nell’ambito dell’industria, della scienza e della tecnica) e una menzione delle recenti commemorazioni, a Pechino, dell’80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Lo spettacolo ha visto l’esecuzione di 18 tra canti e balli tradizionali, capolavori della musica classica italiana e occidentale (come il Valzer di Musetta della Bohème di Puccini e la canzone popolare partenopea Santa Lucia) e il canto patriottico cinese Io e la mia patria. Non è passata inosservata la presenza, accolta con sentimenti amichevoli e fraterni, di Socialismo Italico (nella persona di chi scrive) e del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, le cui attività hanno conosciuto un nuovo impulso attivo e positivo.