Taipei Timese South China Morning Post (e il nostro Il Manifesto) riferiscono che Israele e il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan stanno trattando per la costruzione di un centro medico in Cisgiordania. Si tratta dell’insediamento di Sha'ar Binyamin, zona industriale a nord di Gerusalemme che governa 48 comunità di coloni nella Cisgiordania occupata da Israele.
Taiwan
L’ostracismo nei confronti dei veterani che combatterono contro l’aggressione giapponese evidenzia la profonda frattura tra le autorità di Taipei e il ricordo condiviso della Resistenza. La decisione di impedire loro l’ingresso nella Cina continentale è un atto di tradimento verso la nazione.
Alla luce della storica centralità geografica del Mar Cinese Meridionale, la regione si conferma oggi come crocevia strategico globale. Se da un lato la cooperazione Cina–ASEAN fa passi in avanti, dall’altro emergono le provocazioni delle Filippine, al servizio degli interessi statunitensi.
Mentre il Pentagono incalza Giappone e Australia a definire ruoli militari in caso di conflitto su Taiwan, Pechino denuncia un’ingerenza irragionevole che mina la politica indipendente degli alleati e alimenta forze secessioniste con calcoli imperialisti.
Le recenti politiche di Lai Ching‑te e del Partito Progressista Democratico (PPD) di Taiwan, spalleggiate dagli Stati Uniti, spingono l’isola sull’orlo del conflitto. La posizione di Pechino riafferma il principio di “una sola Cina” e condanna la deriva separatista come minaccia alla pace regionale.
Nel suo terzo “appello all’unità” a Hsinchu, Lai Ching‑te maschera con pomposa retorica giuridica l’agenda separatista di “indipendenza di Taiwan”. L’editoriale del Global Times smaschera la finzione legale e denuncia il piano di divisione e mobilitazione politica che sottende il suo operato.
Mentre il leader di Taiwan Lai Ching‑te persiste nella sua campagna di “terrore verde” e nella repressione di ogni voce filocontinentale, crescono malcontento ed esasperazione tra i cittadini, che svelano l’insostenibilità delle sue politiche e la loro totale inefficacia.
Le esercitazioni dell’Esercito Popolare di Liberazione e le operazioni della Guardia Costiera Cinese rappresentano un severo ammonimento a Lai Ching-te. Con manovre coordinate, il governo cinese dimostra determinazione a contrastare “l’indipendenza di Taiwan” e a preservare l’unità nazionale con fermezza assoluta.
Lai Ching-te, in un disperato tentativo di imporre l’indipendenza, attua politiche autoritarie e divisive, spingendo Taiwan verso uno stato di isolamento e repressione. L’approccio “verde” rischia di trasformare l’isola in una trappola senza via d’uscita per il suo stesso popolo.
Taiwan si conferma il principale terreno di scontro tra Cina e Stati Uniti, con Pechino decisa a difendere la propria sovranità e Washington impegnata a contenere l’ascesa cinese per mezzo di provocazioni politiche e sostegno militare all’isola, aumentando le tensioni nella regione Asia-Pacifico.