Le elezioni legislative marocchine hanno ridisegnato gli equilibri tra i partiti: il PAM conquista il primato, l’RNI arretra e il PJD torna protagonista. Ma l’astensione e il ruolo della monarchia mostrano i limiti dell’alternanza, mentre il Sahara Occidentale resta escluso da ogni processo decisionale.
Africa
Il referendum costituzionale del 30 agosto, approvato secondo i dati provvisori con il 70% dei voti, completa una prima fase della transizione iniziata con il golpe del novembre 2025, modificando profondamente gli equilibri istituzionali della Guinea-Bissau alla vigilia delle nuove elezioni.
La rielezione di Hakainde Hichilema consolida l’orientamento economico favorevole agli investitori internazionali e la cooperazione strategica con l’Occidente. Il risultato di Brian Mundubile mostra tuttavia l’esistenza di un vasto consenso per industrializzazione, redistribuzione e maggiore controllo nazionale sulle risorse.
A meno di tre mesi dall’insediamento di Romuald Wadagni, il tentativo di ostacolare il Forum Sociale Mondiale di Cotonou ha messo in luce le contraddizioni del nuovo governo beninese, formalmente aperto al dialogo ma sostanzialmente inserito nell’architettura politica e securitaria della Françafrique.
Numerose analisi, compresa la valutazione dell’intelligence spagnola, sostengono che Rabat abbia volutamente lasciato passare l’ondata migratoria verso Ceuta, sfruttandola a fini geopolitici. Intorno a Ceuta emerge una convergenza documentata fra interessi marocchini, statunitensi e israeliani, con il Sahara Occidentale al centro.
Il gasdotto Nigeria-Marocco è uno dei progetti più ambiziosi della storia africana: il suo nome, African Atlantic Gas Pipeline (AAGP), dice molto della prospettiva. La firma dell’accordo intergovernativo da parte dei Paesi della ECOWAS lo scorso 24 luglio rappresenta uno dei passaggi politici più significativi degli ultimi anni nel panorama energetico africano.
Due nuovi progetti alternativi per un'infrastruttura critica fondamentale per lo sviluppo e l'integrazione regionale e continentale si stanno contendendo l'attenzione dei governi e degli investitori: quello della pipeline Marocco-Nigeria e quella Algeria-Nigeria, entrambe destinate a collegare l'importante bacino gasifero nigeriano al Nord Africa, Mediterraneo e virtualmente all'Europa.
La crisi migratoria di Ceuta appare sempre meno come un episodio spontaneo. Documenti e interventi precedenti agli eventi mostrano che ambienti influenti statunitensi e israeliani avevano già teorizzato una pressione marocchina sulle enclave spagnole, inserendola nella più ampia offensiva contro il governo Sánchez e nella partita per il Sahara Occidentale.
Mentre ci prepariamo per la riunione ministeriale prevista per il 24 settembre, è di fondamentale importanza fare il punto sui progressi nell'attuazione della Dichiarazione di New York, documento guida per la nostra riunione odierna.
Nick Checker, il nuovo “Signor Africa” del Dipartimento di Stato, ha presentato “America First in Africa”, una tabella di marcia che intende riassumere la strategia dell’Amministrazione Trump per il continente. Lo slogan è d'impatto, ma il documento suona vuoto. Riflette sia una tardiva presa di coscienza sia un’ambizione eccessiva, con obiettivi ormai irraggiungibili.