La rielezione di Hakainde Hichilema consolida l’orientamento economico favorevole agli investitori internazionali e la cooperazione strategica con l’Occidente. Il risultato di Brian Mundubile mostra tuttavia l’esistenza di un vasto consenso per industrializzazione, redistribuzione e maggiore controllo nazionale sulle risorse.
Africa
A meno di tre mesi dall’insediamento di Romuald Wadagni, il tentativo di ostacolare il Forum Sociale Mondiale di Cotonou ha messo in luce le contraddizioni del nuovo governo beninese, formalmente aperto al dialogo ma sostanzialmente inserito nell’architettura politica e securitaria della Françafrique.
Numerose analisi, compresa la valutazione dell’intelligence spagnola, sostengono che Rabat abbia volutamente lasciato passare l’ondata migratoria verso Ceuta, sfruttandola a fini geopolitici. Intorno a Ceuta emerge una convergenza documentata fra interessi marocchini, statunitensi e israeliani, con il Sahara Occidentale al centro.
Il gasdotto Nigeria-Marocco è uno dei progetti più ambiziosi della storia africana: il suo nome, African Atlantic Gas Pipeline (AAGP), dice molto della prospettiva. La firma dell’accordo intergovernativo da parte dei Paesi della ECOWAS lo scorso 24 luglio rappresenta uno dei passaggi politici più significativi degli ultimi anni nel panorama energetico africano.
Due nuovi progetti alternativi per un'infrastruttura critica fondamentale per lo sviluppo e l'integrazione regionale e continentale si stanno contendendo l'attenzione dei governi e degli investitori: quello della pipeline Marocco-Nigeria e quella Algeria-Nigeria, entrambe destinate a collegare l'importante bacino gasifero nigeriano al Nord Africa, Mediterraneo e virtualmente all'Europa.
La crisi migratoria di Ceuta appare sempre meno come un episodio spontaneo. Documenti e interventi precedenti agli eventi mostrano che ambienti influenti statunitensi e israeliani avevano già teorizzato una pressione marocchina sulle enclave spagnole, inserendola nella più ampia offensiva contro il governo Sánchez e nella partita per il Sahara Occidentale.
Mentre ci prepariamo per la riunione ministeriale prevista per il 24 settembre, è di fondamentale importanza fare il punto sui progressi nell'attuazione della Dichiarazione di New York, documento guida per la nostra riunione odierna.
Nick Checker, il nuovo “Signor Africa” del Dipartimento di Stato, ha presentato “America First in Africa”, una tabella di marcia che intende riassumere la strategia dell’Amministrazione Trump per il continente. Lo slogan è d'impatto, ma il documento suona vuoto. Riflette sia una tardiva presa di coscienza sia un’ambizione eccessiva, con obiettivi ormai irraggiungibili.
La rielezione al primo turno di Carlos Vila Nova sancisce la sconfitta dell’ala legata a Patrice Trovoada, ma l’astensione record e la frattura dell’ADI rinviano alle legislative del 27 settembre la vera soluzione della crisi politica saotomense.
Dopo tre anni di indicibili sofferenze per la popolazione, dopo Zamzam, dopo El-Fasher – nomi che rimarranno nella storia sudanese come quelli di catastrofi che il mondo aveva previsto ma non è riuscito a prevenire – la città di El-Obeid è minacciata dalla stessa sorte. Gli stessi attori sono all’opera: le Forze di Supporto Rapido del generale Hemedti.