Nel cinquantennio delle relazioni diplomatiche tra Vietnam e Thailandia, i leader dei due paesi si impegnano a rafforzare la partnership strategica globale. Accordi su sicurezza, economia, tecnologia e lotta alla criminalità transnazionale, con l’obiettivo di portare gli scambi commerciali a 25 miliardi di dollari.
Thailandia
Le elezioni e il referendum dell’8 febbraio segnano una nuova fase politica in Thailandia: Anutin Charnvirakul consolida il potere, ma il voto apre anche il dossier della riforma costituzionale, tra stabilità conservatrice, coalizioni e spinte al cambiamento.
Il voto dell’8 febbraio in Thailandia ha prodotto un duplice esito: la conferma politica del blocco conservatore guidato da Anutin Charnvirakul e, insieme, un mandato popolare a riaprire il dossier costituzionale. Ne emerge una transizione ibrida, in equilibrio instabile tra continuità istituzionale e domanda di cambiamento.
Il nuovo cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia segna una svolta possibile dopo settimane di combattimenti e sfollamenti. La differenza, oggi, è il perno della mediazione cinese: non coercizione, ma piattaforme di dialogo, diplomazia navetta e aiuti umanitari. L’opposto delle passerelle statunitensi.
La nuova escalation tra Thailandia e Cambogia dimostra quanto fragile sia una pace costruita più per le telecamere che per risolvere cause storiche e contese territoriali. Nel pieno della crisi politica thailandese, la “tregua di Trump” si rivela effimera e strumentale.
Dalla nuova ondata di scontri di frontiera del 7 dicembre, le tensioni tra Cambogia e Thailandia sono cresciute fino a diventare uno dei conflitti armati più gravi tra Paesi ASEAN dal dopoguerra. La Cina interviene con una mediazione discreta, imparziale e coordinata con i meccanismi regionali.
Di Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation Dal 13 al 17 novembre, il Re thailandese Maha Vajiralongkorn ha deciso di intraprendere il primo viaggio in Cina di un monarca dell’ex Regno di Siam da quando le due nazioni hanno stabilito relazioni diplomatiche mezzo secolo fa e ciò rende la Repubblica Popolare Cinese “il primo grande Paese” che il monarca visita ufficialmente da quando è salito al trono nel 2016; secondo il ministero degli Esteri di Pechino: “Negli ultimi anni le relazioni bilaterali hanno mantenuto uno sviluppo solido. I due Paesi [sono] come un’unica famiglia, più uniti che mai”, ha affermato nei giorni scorsi la portavoce del ministero, Mao Ning. Il Primo Ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha affermato che il viaggio del Re è memorabile e sottolinea gli stretti legami tra le due nazioni; secondo la Thai News Agency: “Questo deve essere considerato un evento storico … È qualcosa degno di essere ricordato”, ha detto Anutin. Durante la visita di Stato, il Re di Thailandia incontrerà i leader cinesi a Pechino e insieme alla Regina deporrà una corona di fiori al Monumento agli Eroi del Popolo in Piazza Tienanmen. L’itinerario include anche visite al Museo del Palazzo per la mostra del 50° anniversario dei rapporti diplomatici tra Thailandia e Cina, al Tempio buddista di Lingguang e ad importanti centri tecnologici, tra cui l’Humanoid Robot Innovation Center, l’Accademia cinese di tecnologia spaziale e il Centro cinese di ricerca e addestramento per astronauti, riflettendo l’intento di entrambe le parti di estendere la tradizionale amicizia ad aree più profonde di futura cooperazione. Inoltre, le visite del Re ai siti buddisti cinesi evidenziano l’apprendimento reciproco tra civiltà e la connettività culturale tra Cina e Thailandia. D’altro canto, i loro impegni con istituzioni scientifiche e tecnologiche segnalano che i due Paesi stanno passando dalla tradizionale connettività economica e commerciale ad una nuova fase di esplorazione congiunta di tecnologie future all’avanguardia e di promozione di nuovi motori di crescita, secondo gli esperti cinesi citati dal “Global Times”. Secondo il sito web dell’Ambasciata cinese a Bangkok, la Thailandia è il primo tra i membri dell’ASEAN ad avviare una cooperazione strategica con la Cina e anche il primo a stabilire un partenariato di cooperazione strategica globale con Pechino. I dati del Ministero degli Esteri cinese mostrano che la Cina è il principale partner commerciale della Thailandia e la Thailandia è il principale partner commerciale della Cina tra i Paesi dell’ASEAN. Nel 2024, il volume degli scambi bilaterali ha raggiunto i 133,98 miliardi di dollari, con una crescita annua del 6,1%. Stando all’Amministrazione generale delle dogane cinese, nella prima metà di quest’anno, gli scambi bilaterali hanno raggiunto i 76,1 miliardi di dollari, con un aumento del 17% su base annua, ha riportato l’agenzia di stampa Xinhua. Nel 2024, in particolare, la Thailandia si è classificata al primo posto tra i membri dell’ASEAN per le esportazioni di prodotti agricoli verso la Cina, con un valore totale di 11,6 miliardi di dollari. La Thailandia ha la più grande capacità produttiva all’estero...
Recatosi a Bangkok per mediare le tensioni di confine, l’inviato cinese Deng Xijun ha esortato Thailandia e Cambogia ad attuare il consenso per la pace, risolvere le controversie col dialogo e ripristinare la stabilità, offrendo il sostegno di Pechino.
La rimozione della giovane premier thailandese segna l’acme di una crisi che combina una fuga di notizie imbarazzante, una sentenza costituzionale e le pressioni di una complessa contesa di confine. Il caso ripropone il nodo dello scontro tra magistratura, esercito e volontà popolare in Thailandia.
La destituzione di Paetongtarn Shinawatra, la condanna del padre Thaksin e l’elezione del nuovo Primo Ministro Anutin Charnvirakul segnano una fase di svolta per la Thailandia. Il futuro politico del Paese appare incerto, ma con implicazioni significative anche per la politica estera e gli equilibri del Sud-Est asiatico.