11 Agosto 2026

Repubblica Islamica Iran

Secondo Giulio Chinappi, il fallimento del memorandum di Islamabad non segna l’esaurimento della diplomazia, ma il prevalere della coercizione statunitense-israeliana. Gli attacchi a porti, reti energetiche e servizi essenziali mirerebbero a trasformare la sofferenza della popolazione civile in pressione politica contro Teheran.
Il 15 giugno 2026, Stati Uniti e Iran hanno firmato un Memorandum d’Intesa che avrebbe dovuto porre fine alla guerra. L’accordo, negoziato per mesi a Islamabad e firmato elettronicamente da J.D. Vance per Washington e Qalibaf per Tehran, impegnava entrambe le parti a una cessazione immediata delle ostilita su tutti i fronti, incluso il Libano. Prometteva il rilascio di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, deroghe sulle sanzioni per le esportazioni petrolifere e petrolchimiche, e la revoca completa del blocco navale statunitense. Una cerimonia di firma formale era prevista per il 19 giugno a Ginevra.
di Stefano Vernole (vicepresidente Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) | A cura de Il Veritiero La crisi dello Stretto di Hormuz, generata dalla Terza Guerra del Golfo fra Israele e Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, ha posto una serissima minaccia all’economia mondiale, ancora strettamente legata agli idrocarburi, e più in generale alle catene di approvvigionamento globali che passano per vie d’acqua.
Il giorno 25 del mese di Ordibehesht del calendario iraniano si commemora Abol-Ghāsem Ferdowsi, detto Hakim (saggio / sapiente) come titolo onorifico. La stessa giornata è anche dedicata alla tutela della lingua persiana attraverso la campagna internazionale “Persiano, lingua della cultura e della civiltà iraniana”, lanciata nel maggio 2026 dalla Fondazione Saadi in collaborazione con l'Organizzazione per la Cultura e le Relazioni Islamiche. L'iniziativa promuove la lingua persiana e la conoscenza del pensiero e del patrimonio storico dell'Iran. Quest’anno l’importante duplice anniversario cade Venerdì 15 maggio.