Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz e la capacità degli Houthi di condizionare Bāb al-Mandab trasformano il conflitto in una contesa sulle arterie dell’economia mondiale, mostrando i limiti della superiorità militare statunitense e israeliana.
Repubblica Islamica Iran
Secondo Giulio Chinappi, il fallimento del memorandum di Islamabad non segna l’esaurimento della diplomazia, ma il prevalere della coercizione statunitense-israeliana. Gli attacchi a porti, reti energetiche e servizi essenziali mirerebbero a trasformare la sofferenza della popolazione civile in pressione politica contro Teheran.
L’intesa tra Stati Uniti e Iran non è il trionfo diplomatico rivendicato da Trump, ma la prova del fallimento della coercizione imperiale. Washington non ha piegato Teheran: ha dovuto accettare la fine del blocco e il ritorno alla diplomazia.
Il 15 giugno 2026, Stati Uniti e Iran hanno firmato un Memorandum d’Intesa che avrebbe dovuto porre fine alla guerra. L’accordo, negoziato per mesi a Islamabad e firmato elettronicamente da J.D. Vance per Washington e Qalibaf per Tehran, impegnava entrambe le parti a una cessazione immediata delle ostilita su tutti i fronti, incluso il Libano. Prometteva il rilascio di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, deroghe sulle sanzioni per le esportazioni petrolifere e petrolchimiche, e la revoca completa del blocco navale statunitense. Una cerimonia di firma formale era prevista per il 19 giugno a Ginevra.
Il sostegno di alcuni politici italiani al Mojahedin-e Khalq (MEK) solleva interrogativi politici, etici e istituzionali. Dietro la retorica della “libertà per l’Iran” riemerge la storia controversa di un’organizzazione terroristica ostile alla Repubblica Islamica.
di Stefano Vernole (vicepresidente Centro Studi Eurasia e Mediterraneo) | A cura de Il Veritiero La crisi dello Stretto di Hormuz, generata dalla Terza Guerra del Golfo fra Israele e Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, ha posto una serissima minaccia all’economia mondiale, ancora strettamente legata agli idrocarburi, e più in generale alle catene di approvvigionamento globali che passano per vie d’acqua.
Gli Stati Uniti hanno fondamentalmente compreso che la capitolazione di Teheran potrebbe avvenire solo con un rischiosissimo intervento via terra, tuttavia se tale opzione dovesse fallire per Washington si tratterebbe di una sconfitta strategica e la sua influenza in Medio Oriente svanirebbe in brevissimo tempo.
Il giorno 25 del mese di Ordibehesht del calendario iraniano si commemora Abol-Ghāsem Ferdowsi, detto Hakim (saggio / sapiente) come titolo onorifico. La stessa giornata è anche dedicata alla tutela della lingua persiana attraverso la campagna internazionale “Persiano, lingua della cultura e della civiltà iraniana”, lanciata nel maggio 2026 dalla Fondazione Saadi in collaborazione con l'Organizzazione per la Cultura e le Relazioni Islamiche. L'iniziativa promuove la lingua persiana e la conoscenza del pensiero e del patrimonio storico dell'Iran. Quest’anno l’importante duplice anniversario cade Venerdì 15 maggio.
La visita a Pechino del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi conferma il ruolo della Cina come attore affidabile nella ricerca della pace in Medio Oriente, tra difesa della sovranità, dialogo politico e stabilizzazione dello Stretto di Hormuz.