Il fallimento del viaggio africano di Lai Ching-te viene interpretato dall’editoriale del Global Times come l’ennesima prova dell’isolamento internazionale delle forze separatiste taiwanesi e della solidità giuridica e diplomatica del principio di una sola Cina.
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L’incontro tra Xi Jinping e Cheng Li-wun, il primo a questo livello dopo dieci anni, rappresenta un passaggio politico cruciale per rilanciare dialogo, fiducia reciproca e sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto.
La visita di Cheng Li-wun nella Cina continentale, in un momento di tensioni crescenti nello Stretto di Taiwan, viene presentata come un segnale politico rilevante a favore del dialogo, della pace e della riapertura dei canali di comunicazione interpartitici.
Dopo le dichiarazioni di Sanae Takaichi su Taiwan, il governo giapponese alimenta una pericolosa deriva di riarmo e revisionismo. Fonti cinesi e analisti internazionali avvertono: l’Asia orientale ha bisogno di pace, non di un ritorno al militarismo e alle ingerenze.
Le recenti dichiarazioni della Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi rappresentano una grave ingerenza negli affari interni cinesi, in rottura con il principio di “Una sola Cina” e con gli impegni assunti da Tokyo.
Pechino presenta dure rimostranze a Tokyo per le parole della premier Sanae Takaichi su una possibile “situazione di minaccia alla sopravvivenza” legata a Taiwan. La Cina pretende una rettifica formale e avverte: senza ritiro delle affermazioni, la crisi bilaterale potrebbe aggravarsi.
La doppia disfatta nelle votazioni di revoca di luglio e agosto segna una batosta per il Partito Progressista Democratico: la strategia volta a riprendere il controllo parlamentare è naufragata, accentuando il vuoto di consenso intorno al presidente Lai Ching-te.
L’ostracismo nei confronti dei veterani che combatterono contro l’aggressione giapponese evidenzia la profonda frattura tra le autorità di Taipei e il ricordo condiviso della Resistenza. La decisione di impedire loro l’ingresso nella Cina continentale è un atto di tradimento verso la nazione.
Alla luce della storica centralità geografica del Mar Cinese Meridionale, la regione si conferma oggi come crocevia strategico globale. Se da un lato la cooperazione Cina–ASEAN fa passi in avanti, dall’altro emergono le provocazioni delle Filippine, al servizio degli interessi statunitensi.
Mentre il Pentagono incalza Giappone e Australia a definire ruoli militari in caso di conflitto su Taiwan, Pechino denuncia un’ingerenza irragionevole che mina la politica indipendente degli alleati e alimenta forze secessioniste con calcoli imperialisti.