Nel 2021, l'Unione Europea rilancia la propria politica estera con la proclamazione dell'ambizioso progetto "Global Gateway". Il piano prevede un massiccio investimento di 300 miliardi di euro destinati a promuovere iniziative sostenibili in tutto il mondo nel periodo 2021-2027. Sebbene il piano europeo si proponga di avere un impatto globale, la metà dei fondi stanziati sono stati specificamente destinati a progetti per il continente africano, il quale figura come maggiore beneficiario del progetto.
Ue e risorse africane
L'Africa è al centro di un nuovo scenario geopolitico nel quale Cina ed Unione Europea si stanno affrontando. Il continente ospita l'8% delle riserve di gas mondiali, il 25% della biodiversità naturale globale e il 30% delle risorse minerarie mondiali, oltre che un potenziale energetico inestimabile e una giovane popolazione che alimenta la forza lavoro del continente. Il crescente interesse europeo e cinese per le risorse africane è dettato dalle nuove richieste dell'Industria 4.0, basata sullo sfruttamento di terre rare ed energia rinnovabile per la costruzione delle nuove tecnologie del secolo. Le nuove necessità dello sviluppo industriale hanno obbligato la Cina e l'Unione Europea a ristabilire le priorità dei propri interessi commerciali, riconoscendo l'Africa come una nuova "Eldorado". Da qui, i due attori internazionali in questione hanno costruito un loro proprio approccio verso i Paesi africani, dei modelli strutturati per poter raggiungere in maniera rapida i propri obiettivi.
I persistenti attacchi condotti dalla milizia yemenita Houthi nel Mar Rosso hanno drasticamente impattato il commercio marittimo tra Asia ed Europa, ponendo seri problemi alla sicurezza delle catene di approvvigionamento via mare. Il Mar Rosso, grazie allo snodo strategico del Canale di Suez, garantisce il 12% del traffico commerciale globale e il 30% del traffico container globale, congiungendo i mercati asiatici ed europei.
Accusato di essere il principale canale di rifornimento di Israele, nel novembre scorso gli Houthi hanno avviato una campagna militare contro le navi commerciali in transito lungo le coste yemenite con l'obiettivo di voler tagliare i collegamenti marittimi di rifornimento e commercio di Israele per costringere lo Stato ebraico a porre fine al conflitto in territorio palestinese.
Tuttavia, sono stati registrati attacchi contro navi legate a più di una dozzina di paesi, rendendo chiara la volontà di tagliare le rotte commerciali israeliane ma portando a dirette conseguenze tutta l'Europa.
La politica industriale europea ambisce non solo ad uno sviluppo tecnologico e sostenibile, ma anche ad una propria autonomia in merito all'accesso alle fonti energetiche, materie prime e tecnologie fondamentali, in maniera tale da non essere più suscettibile ad eventuali rallentamenti o tagli di forniture da paesi esteri.
Soprattutto a seguito delle conseguenze del conflitto in Ucraina e al concomitante stop delle forniture di gas russo, di fatto, la politica europea ha cercato di sfruttare la crisi innescata per rilanciare le politiche energetiche europee in funzione dei più generali principi del piano di sviluppo industriale varato a Bruxelles.
L'interesse dell'Unione Europea verso le risorse africane, focalizzata principalmente nel settore energetico del gas naturale e fonti rinnovabili, riveste un ruolo cruciale nella definizione di una strategia geopolitica che mira a rafforzare i legami tra i due continenti. Nel precedente articolo abbiamo visto come i principali paesi europei abbiano recepito il potenziale africano a seguito della rottura delle relazioni energetiche con la Russia. Questa prospettiva è intrinsecamente legata anche ad una visione di cooperazione e prossimità nel bacino del Mediterraneo che potrebbe ridefinire partenariati strategici che non solo indirizzano le esigenze energetiche dell'Europa, ma promuovono anche lo sviluppo sostenibile e la stabilità nella regione africana.
Questo articolo fa parte del focus "L'Unione europea e le risorse africane: competizione globale e prospettive regionali" di Alberto Scopetta.
Da ormai diversi anni il tema della sicurezza energetica è diventato argomento di rilievo dell’agenda europea. Nel 2021 i Paesi dell’Unione Europea hanno registrato complessivamente un consumo energetico pari a 39.351 petajoule, cifra che difficilmente potrà diminuire nei prossimi anni.