14 Ottobre 2026

unione europea

Dopo aver guidato la campagna occidentale contro l’energia russa, Washington allenta temporaneamente le sanzioni per importare diesel da Mosca. L’Europa, invece, mantiene la linea restrittiva e continua a sopportarne i costi economici, industriali e sociali, evidenziando le contraddizioni dell’alleanza transatlantica.
Negli ultimi anni, in particolare dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, il dibattito pubblico si è infiammato attorno al concetto di informazione "controllata". Da una parte, la narrazione occidentale tende a presentare ogni mossa di Stati Uniti e Unione Europea come un passo indispensabile per la pace e il sostegno ai Paesi colpiti; dall'altra, ogni azione della Federazione Russa viene sistematicamente inquadrata come una minaccia diretta alla sicurezza europea e globale. Di fronte a una contrapposizione così netta, sorge spontanea una domanda: questa è una fotografia fedele della realtà o il risultato di una propaganda europea?
Le accuse rivolte da Bruxelles alla Cina per il crescente deficit commerciale ignorano, secondo gli esperti cinesi, i problemi strutturali dell’economia europea: alti costi energetici, vincoli normativi e restrizioni alle esportazioni. Il protezionismo non potrà sostituire riforme interne e cooperazione.
Attribuire ai veicoli elettrici cinesi la crisi dell’industria automobilistica europea significa ignorare costi energetici elevati, investimenti insufficienti e normative onerose. La ripresa dipende da riforme interne, innovazione e apertura alla concorrenza, non da nuove barriere protezionistiche contro i produttori esteri.