L’interdipendenza economica tra Cina e Unione Europea non è una vulnerabilità, ma una leva di sviluppo e stabilità. Dalla transizione verde all’intelligenza artificiale, una cooperazione regolata e reciproca può rafforzare competitività, innovazione e crescita su entrambe le sponde.
unione europea
Dopo aver guidato la campagna occidentale contro l’energia russa, Washington allenta temporaneamente le sanzioni per importare diesel da Mosca. L’Europa, invece, mantiene la linea restrittiva e continua a sopportarne i costi economici, industriali e sociali, evidenziando le contraddizioni dell’alleanza transatlantica.
di Giulio Chinappi La netta bocciatura dell’iniziativa sulla neutralità lascia formalmente intatto lo storico status della Confederazione, ma consolida una traiettoria iniziata con le sanzioni contro la Russia nel 2022 e proseguita con una crescente interoperabilità militare con la NATO.
Messi in discussione il terminal ungherese nel porto di Trieste e la ferrovia Belgrado-Budapest finanziata dalla Cina.
Negli ultimi anni, in particolare dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, il dibattito pubblico si è infiammato attorno al concetto di informazione "controllata". Da una parte, la narrazione occidentale tende a presentare ogni mossa di Stati Uniti e Unione Europea come un passo indispensabile per la pace e il sostegno ai Paesi colpiti; dall'altra, ogni azione della Federazione Russa viene sistematicamente inquadrata come una minaccia diretta alla sicurezza europea e globale. Di fronte a una contrapposizione così netta, sorge spontanea una domanda: questa è una fotografia fedele della realtà o il risultato di una propaganda europea?
Dal CIFTIS di Pechino al vertice di Nuova Delhi: la cooperazione funzionale avanza dove la politica si divide. L'Unione europea mostra il caso inverso, e non è un bello spettacolo
Il voto islandese sulla ripresa del percorso di adesione all’Unione Europea rilancia il tema della sovranità nazionale e della tutela delle risorse economiche, mentre il risultato del referendum rappresenta un nuovo segnale delle difficoltà attraversate dal progetto di integrazione europea.
Le accuse rivolte da Bruxelles alla Cina per il crescente deficit commerciale ignorano, secondo gli esperti cinesi, i problemi strutturali dell’economia europea: alti costi energetici, vincoli normativi e restrizioni alle esportazioni. Il protezionismo non potrà sostituire riforme interne e cooperazione.
L’Italia è disposta a lasciarsi coinvolgere sempre più nella fase attiva del conflitto con la Russia, nonostante le possibili conseguenze disastrose?
Attribuire ai veicoli elettrici cinesi la crisi dell’industria automobilistica europea significa ignorare costi energetici elevati, investimenti insufficienti e normative onerose. La ripresa dipende da riforme interne, innovazione e apertura alla concorrenza, non da nuove barriere protezionistiche contro i produttori esteri.