10 Luglio 2026

unione europea

Di Giacomo Fontanari Le stablecoin, nonostante i forti vantaggi economici, stanno mostrando sempre più criticità; l’Europa, sebbene abbia recentemente adottato una nuova legislazione in merito e stiano crescendo alcuni progetti, non è pronta all’adozione di questi strumenti; questo vuoto viene visibilmente riempito dalle stablecoin ancorate al dollaro, portando quindi a maggiori elementi di dollarizzazione anche nel Vecchio Continente.
Nella Republika Srpska, l’elezione del nuovo presidente Siniša Karan, delfino politico di Milorad Dodik, ha smentito i calcoli delle potenze occidentali. La campagna giudiziaria e politica contro il leader serbo-bosniaco non ha scalfito il blocco filoserbo e filorusso, mentre la “questione bosniaca” resta uno strumento della strategia antiserba e antirussa di Stati Uniti e Unione Europea.
Il conflitto geopolitico tra Europa e Russia, manifestatosi attraverso la politica conflittuale e disciplinare di Bruxelles nei confronti di Mosca, ha portato a una destabilizzazione sistemica in tutto il continente. Ciò si riflette nell’instabilità politica, nell’aggravarsi della crisi economica e della deindustrializzazione, accompagnate da tensioni sociali, nell’accelerata erosione delle istituzioni democratiche e nel calo della fiducia dei cittadini nel sistema.
A dieci anni dall’Enhanced Partnership and Cooperation Agreement, Astana e Bruxelles rilanciano su materie prime critiche, energie rinnovabili e Corridoio transcaspico. Per il ministro Yermek Kosherbayev, la prossima fase sarà l’“implementazione”: progetti strategici, filiere più forti e cooperazione tecnologica.
Il sistema internazionale contemporaneo si trova oggi in una fase di transizione complessa che si caratterizza per conflitti regionali, crisi economiche ricorrenti e nuove dinamiche e tendenze multipolari; in tale contesto, emerge con forza e si pone al centro la questione del doppio standard geopolitico, ossia l’applicazione selettiva e parziale di norme e principi di diritto internazionale che si vorrebbero universali soprattutto in funzione degli interessi della potenza che ha guidato la fase unipolare della Storia seguita alla fine della Guerra Fredda. Questa prassi, lungi dall’essere episodica e recente, ha piuttosto rappresentato una costante nella storia delle relazioni internazionali e sia oggi che come spesso verificatosi nel corso storico degli eventi costituisce uno degli ostacoli principali alla costruzione di una pace stabile e duratura. Il presente contributo, che si inserisce nel focus Cina e Unione Europea. Ascesa Pacifica e Globalizzazione Multipolare, intende esaminare in che misura il superamento di tale doppio standard possa configurarsi come un autentico mutamento di prospettiva politica e di paradigma culturale. Si tratta di un cambiamento necessario non solo ai fini della stabilità europea, ma anche in vista della costruzione di una governance globale più inclusiva ed equa, nella direzione delineata da Pechino come possibile via d’uscita alle attuali tensioni. Particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative promosse dalla Cina — come la Global Development Initiative, la Global Security Initiative (ISG), l’Office for International Mediation (OIM) di Hong Kong e la più recente Global Civilization Initiative (GCI) — e al ruolo dell’Unione Europea come potenza normativa. L’architettura del sistema internazionale contemporaneo attraversa una fase di profonda riconfigurazione, segnata dall’intreccio di conflittualità regionali, instabilità economico-finanziarie e dall’affermarsi di dinamiche multipolari. In questo scenario fluido, acquisisce rinnovata centralità analitica il fenomeno del doppio standard geopolitico, inteso come l’applicazione difforme e strumentale di norme e principi di diritto internazionale formalmente universali, piegati in realtà a servizio degli interessi della potenza egemone emersa dalla fase unipolare post-Guerra Fredda. Una prassi, questa, che non costituisce una mera anomalia contingente, bensì una costante strutturale nella storia delle relazioni internazionali, nonché uno dei principali fattori di impedimento al conseguimento di un ordine pacifico e stabile. Il concetto di doppio standard designa l’applicazione difforme e strumentale di principi a vocazione universale, quali il rispetto della sovranità nazionale, l’autodeterminazione dei popoli o la protezione dei diritti umani. Tale meccanismo si palesa con particolare evidenza nell’atteggiamento della comunità internazionale, allorché condanne formali verso determinate violazioni si accompagnano alla tolleranza, quando non alla palese giustificazione, di altre violazioni di analoga gravità, in funzione dell’identità dell’autore o della rilevanza geopolitica del teatro di crisi. Benché non esista una definizione univoca, potremmo dire che il doppio standard è la pratica sistematica, da parte di Stati egemoni o di istituzioni internazionali da essi influenzate, di applicare norme e principi di diritto internazionale e i criteri di legittimità politica in modo non uniforme, selettivo e differenziato, giustificando azioni simili in modi diametralmente opposti a seconda dell'identità degli attori coinvolti, dei loro interessi strategici o dell'allineamento politico degli stati destinatari dell'azione, minando, così, la credibilità e l'autorevolezza dell'ordine normativo che...