15 Giugno 2026

Israele

Washington torna a minacciare l’Iran combinando propaganda “umanitaria”, sanzioni e dimostrazioni di forza nel Golfo. Dietro l’ipotesi di un attacco si intravede una logica imperiale: proteggere l’ordine regionale centrato su Israele, punire l’autonomia strategica iraniana e intimidire chi prova a costruire un mondo multipolare.
Lo scorso dicembre, Israele è diventato il primo Paese a riconoscere formalmente il Somaliland, una regione autonoma che si è separata dalla Somalia decenni fa. Il Somaliland, è da tempo in conflitto con il governo di Mogadiscio, avendo dichiarato l’indipendenza nel 1991 mentre la Somalia sprofondava nella guerra civile e nel caos.
Il riconoscimento del Somaliland come Stato indipendente da parte di Israele non è una novità: vari elementi ne indicavano un'imminenza già da tempo, coinvolgendo vari attori dagli Emirati Arabi Uniti all'Etiopia, fino agli Stati Uniti e a Taiwan. Il riconoscimento non è motivato solo dalla volontà di trovare un altro sottoscrittore degli Accordi di Abramo, dislocandovi profughi gazawi: a concorrervi vi sono infatti anche altre ragioni, di portata ancor più strategica. Ma non si fanno i conti senza l'oste...
Il Corridoio di David rappresenta una delle iniziative strategiche più rilevanti e controverse nel contesto geopolitico contemporaneo del Medio Oriente. Questo progetto israeliano si configura come una direttrice di controllo che si estende dalle alture del Golan attraverso la Siria nord-orientale fino al Kurdistan iracheno e mira a ridefinire radicalmente l’equilibrio di potere regionale.
Dopo aver terminato il suo enfatico e teatrale intervento al parlamento israeliano, Trump è ripartito alla volta dell’Egitto, dove Sharm El Sheikh fa da sfondo a un vertice internazionale e alla cerimonia ufficiale di firma della prima fase del suo piano per Gaza. L’incontro, organizzato dal presidente Abdel Fattah al Sissi, punta a “porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, intensificare gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente e inaugurare una nuova era di sicurezza regionale”.
Quello che segue è il testo integrale del discorso pronunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Knesset a Gerusalemme il 13 ottobre 2025. Il discorso è iniziato con una standing ovation, seguita da diverse ovazioni, lunghi applausi, diverse pause per risate di apprezzamento e una breve interruzione quando due membri del parlamento del Partito Hadash-Ta’al, a maggioranza araba, sono stati allontanati dall’aula, uno dei quali reggeva un cartello con la scritta “Riconoscete la Palestina”. Traduzione a cura della Redazione di ComeDonChisciotte.org Presidente degli Stati Uniti Donald Trump: Grazie mille. Grazie. Grazie mille a tutti. È un grande onore. Bel posto. Davvero un bel posto. Signor Presidente, Signor Primo Ministro, Signor Presidente della Knesset, stimati membri della Knesset e cari cittadini di Israele, ci riuniamo in un giorno di profonda gioia, di speranza crescente, di fede rinnovata e, soprattutto, in un giorno in cui esprimiamo la nostra più profonda gratitudine all’Onnipotente Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Dopo due anni strazianti trascorsi nell’oscurità e nella prigionia, 20 coraggiosi ostaggi stanno tornando tra le braccia delle loro famiglie, ed è un momento glorioso. Altri 28 persone care stanno finalmente tornando a casa per riposare per sempre in questa terra sacra. E dopo tanti anni di guerra incessante e pericolo infinito, oggi i cieli sono sereni, le armi tacciono, le sirene sono ferme e il sole sorge su una terra santa che è finalmente in pace, una terra e una regione che vivranno, se Dio vorrà, in pace per l’eternità. Questa non è solo la fine di una guerra, è la fine di un’era di terrore e morte, e l’inizio di un’era di fede, speranza e Dio. È l’inizio di una grande concordia e di un’armonia duratura per Israele e tutte le nazioni di quella che presto sarà una regione davvero magnifica. Ne sono fermamente convinto. Questa è l’alba storica di un nuovo Medio Oriente. Desidero esprimere la mia gratitudine a un uomo di eccezionale coraggio e patriottismo, la cui collaborazione ha contribuito in modo determinante a rendere possibile questo giorno memorabile. Sapete di chi sto parlando. Ce n’è solo uno, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Bibi, ti prego di alzarti. E non è facile, ve lo assicuro. Non è la persona più facile con cui avere a che fare, ma è questo che lo rende grande. È questo che lo rende grande. Grazie mille, Bibi. Ottimo lavoro. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla con il primo ministro Benjamin Netanyahu alla Knesset, il 13 ottobre 2025. (Evelyn Hockstein/Pool via AP) Vorrei anche esprimere il mio enorme apprezzamento a tutte le nazioni del mondo arabo e musulmano che si sono unite per esercitare pressioni su Hamas affinché liberasse gli ostaggi e li rimandasse a casa. Abbiamo ricevuto molto aiuto. Abbiamo ricevuto molto sostegno da molte persone che non avreste mai immaginato, e vorrei ringraziarle di cuore per questo. È un trionfo incredibile per Israele e per il mondo avere tutte queste nazioni che lavorano insieme come partner per la pace....