11 Giugno 2026

Russia

La recente visita di Vladimir Putin ad Astana smentisce le letture occidentali che avevano interpretato alcune mosse kazake come uno spostamento verso l’Occidente. Il Kazakistan non rompe con Mosca, ma diversifica le proprie relazioni mantenendo la Russia come partner strategico fondamentale.
Nel giro di pochi giorni, a maggio 2026, Pechino ha ospitato i due leader più potenti e più temuti del mondo. Prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Due visite di Stato, due cerimoniali quasi speculari, due relazioni profondamente diverse. Ma c'è un denominatore comune: la Cina di Xi Jinping si è ritrovata al centro di tutto, e lo sa benissimo. Come ha osservato il consigliere governativo Zheng Yongnian, la sequenza delle visite ha posizionato Pechino "al centro delle relazioni trilaterali con Russia e Stati Uniti". Non è un caso. È il risultato di anni di costruzione paziente di un ruolo che oggi nessun altro può reclamare: quello dell'interlocutore indispensabile.
Negli ultimi anni il Sahel è divenuto uno degli snodi centrali della competizione geopolitica internazionale. Questa fascia semiarida che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso, comprendendo Paesi come Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, rappresenta oggi non soltanto una delle aree più fragili del pianeta, ma anche un laboratorio di nuove dinamiche di potere. La combinazione di crisi politiche, degrado ambientale, crescita demografica e infiltrazioni jihadiste ha reso la regione un terreno fertile per l’espansione dell'influenza di attori esterni, tra cui la Russia che ha progressivamente consolidato la propria presenza approfittando del progressivo disimpegno occidentale.