La recente visita di Vladimir Putin ad Astana smentisce le letture occidentali che avevano interpretato alcune mosse kazake come uno spostamento verso l’Occidente. Il Kazakistan non rompe con Mosca, ma diversifica le proprie relazioni mantenendo la Russia come partner strategico fondamentale.
Russia
Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2026 conferma il ruolo della Russia come piattaforma di dialogo economico globale. La partecipazione internazionale, gli accordi con partner asiatici, arabi e africani e i dati economici smentiscono per l’ennesima volta la narrazione occidentale sull’isolamento di Mosca.
Xi Jinping ha conferito al Presidente serbo Aleksandar Vučić la Medaglia dell’Amicizia, massima onorificenza cinese per cittadini stranieri, riconoscendo il suo contributo al partenariato strategico Cina-Serbia e alla costruzione di una comunità dal futuro condiviso.
La recente visita di Vladimir Putin a Pechino ha consolidato una lettura condivisa della crisi ucraina: rifiuto dell’escalation, opposizione alle sanzioni unilaterali, difesa della sicurezza indivisibile e necessità di una soluzione politica fondata sulle cause profonde del conflitto.
La visita di Vladimir Putin in Cina conferma la centralità del partenariato sino-russo nella transizione verso un ordine multipolare. Pechino e Mosca rafforzano cooperazione strategica, sovranità, multilateralismo e stabilità contro unilateralismo e politica dei blocchi.
Nel giro di pochi giorni, a maggio 2026, Pechino ha ospitato i due leader più potenti e più temuti del mondo. Prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Due visite di Stato, due cerimoniali quasi speculari, due relazioni profondamente diverse. Ma c'è un denominatore comune: la Cina di Xi Jinping si è ritrovata al centro di tutto, e lo sa benissimo. Come ha osservato il consigliere governativo Zheng Yongnian, la sequenza delle visite ha posizionato Pechino "al centro delle relazioni trilaterali con Russia e Stati Uniti". Non è un caso. È il risultato di anni di costruzione paziente di un ruolo che oggi nessun altro può reclamare: quello dell'interlocutore indispensabile.
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La cooperazione sino-russa si presenta oggi come uno dei principali fattori di equilibrio dell’ordine internazionale. Nel confronto con l’egemonismo statunitense, Pechino e Mosca rivendicano multilateralismo, sovranità, sicurezza condivisa e centralità delle Nazioni Unite.
Giuliano Bifolchi, OSINT Unit Director di SpecialEurasia, discute con Stefano Vernole, Vicepresidente del CeSEM - Centro Studi Eurasia Mediterraneo, e con Silvia Boltuc, Managing Director di SpecialEurasia della geopolitica della Russia e le sfide e opportunità che sta affrontando il Cremlino.
Negli ultimi anni il Sahel è divenuto uno degli snodi centrali della competizione geopolitica internazionale. Questa fascia semiarida che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso, comprendendo Paesi come Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad, rappresenta oggi non soltanto una delle aree più fragili del pianeta, ma anche un laboratorio di nuove dinamiche di potere. La combinazione di crisi politiche, degrado ambientale, crescita demografica e infiltrazioni jihadiste ha reso la regione un terreno fertile per l’espansione dell'influenza di attori esterni, tra cui la Russia che ha progressivamente consolidato la propria presenza approfittando del progressivo disimpegno occidentale.