14 Agosto 2026

Aree di Crisi

Il 7 agosto 2026 resterà probabilmente segnato come uno spartiacque nella storia della Repubblica di Armenia. Per la prima volta dall’indipendenza, il Catholicos di Tutti gli Armeni, Karekin II, è chiamato a rispondere in sede penale insieme ad altri sei alti prelati della Chiesa Apostolica Armena, in un procedimento che trascende la dimensione giudiziaria e diventa il simbolo di una crisi istituzionale senza precedenti tra Stato e Chiesa.
Il 18 marzo 2026 il Consiglio dell’Intelligence statunitense ha elaborato un rapporto in cui contraddice le precedenti previsioni in base alle quali la Cina avrebbe attaccato Taiwan nel 2027, ammettendo che Pechino cercherà di arrivare all’unificazione con l’Isola senza un conflitto e cercando di evitare lo strangolamento geostrategico ricercato da Washington nella regione dell’Asia-Pacifico.Durante il loro recente incontro nella capitale cinese, Xi Jinping ha sostanzialmente chiesto a Donald Trump di rinunciare ad un nuovo pacchetto di “aiuti militari” di quasi 20 miliardi di dollari e di togliere il sostegno politico al Partito Progressista Democratico (DPP) di Taiwan in quanto fautore della secessione dell’Isola dalla Madrepatria. Ma quali saranno in realtà i rapporti futuri tra Pechino e Taipei? Conflittuali o pacifici?
 di Emre Kaya Il Partito Patriottico (Vatan Partisi) ha rivelato pubblicamente i legami del Patriarcato greco-ortodosso di Fanar con l’Ucraina. In una dichiarazione del presidente provinciale di Istanbul, Özkan, si afferma che il Patriarcato viene utilizzato per cercare di aizzare la Turchia contro la Russia. L’obiettivo, si sottolinea, è quello di rendere la Turchia indifesa di fronte alle minacce.
Il 15 giugno 2026, Stati Uniti e Iran hanno firmato un Memorandum d’Intesa che avrebbe dovuto porre fine alla guerra. L’accordo, negoziato per mesi a Islamabad e firmato elettronicamente da J.D. Vance per Washington e Qalibaf per Tehran, impegnava entrambe le parti a una cessazione immediata delle ostilita su tutti i fronti, incluso il Libano. Prometteva il rilascio di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, deroghe sulle sanzioni per le esportazioni petrolifere e petrolchimiche, e la revoca completa del blocco navale statunitense. Una cerimonia di firma formale era prevista per il 19 giugno a Ginevra.