15 Agosto 2026

putin

Lo “storico” incontro tenutosi tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska a Ferragosto lascia in sospeso molti degli interrogativi che ci hanno accompagnato durante questi anni in cui la Russia, a partire dal 24 febbraio 2022, è stata considerata dall’asse euroatlantico un paria internazionale e il suo presidente un criminale da arrestare e trascinare all’Aja per un processo esemplare.
Osteggiata e sanzionata da molti Paesi occidentali a partire dal 2014, la Russia sta cercando di svolgere un ruolo di potenza globale in altre parti del mondo. È così che in Africa Vladimir Putin è riuscito in dieci anni a ristabilire l’influenza militare e diplomatica di cui Mosca ha beneficiato durante la Guerra Fredda. Ha inoltre utilizzato uno strumento di influenza più sofisticato, in particolare attraverso i media audiovisivi esterni e i social network. All’interno di queste tre leve di potere (militare, diplomatica e informativa), la Russia sta facendo rivivere l’eredità sovietica dei suoi legami con l’Africa.
Assieme a Giulio Chinappi, esperto di geopolitica, collaboratore con varie riviste, editore e creatore del blog WORLD POLITICS BLOG andiamo ad analizzare gli eventi degli ultimi giorni, cercando di capire come possono spostarsi gli equilibri internazionali a partire dagli ultimi avvenimenti quali le elezioni del nuovo presidente iraniano Masoud Pezeshkian, le elezioni in Francia che hanno visto l’affermazione del Nuovo Fronte Popolare, il summit della NATO ed infine la visita di Modi in Russia dove ha incontrato Vladimir Putin ed ha discusso della situazione attuale sulla guerra ucraina.
Putin ha visitato il Vietnam, rafforzando la storica alleanza con Hà Nội e stipulando accordi sulel forniture di armi e gas. Biden, da par suo, aveva precedentemente elevato il governo vietnamita a “partner strategico globale”, mentre la Cina non sta a guardare e così anche Xi ha rafforzato i suoi legami. Alla luce di questi avvenimenti, con Giulio Chinappi analizzeremo la cosiddetta “diplomazia del bambù”, ovvero la linea del Vietnam in politica estera.
russia-vladimir-putin
di Giulio Chinappi Il successo del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo ha dimostrato che la Russia non si trova affatto in crisi economica, e che la maggioranza dei Paesi del mondo continua ad intrattenere strette relazioni commerciali con Mosca. Il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo 2023 ha avuto luogo dal 14 al 17 giugno nell’omonima città russa, risultando in un grande successo di partecipazione internazionale, e dimostrando in questo modo che la Federazione Russa non si trova né in una crisi economica ne in uno stato di isolamento, come si augurerebbero invece i falchi occidentali. Il successo dell’evento conferma del resto quanto avevamo sottolineato lo scorso anno in occasione del Forum Economico Orientale di Vladivostok, al quale avevano partecipato oltre 60 Paesi, nonostante il “veto” e le pressioni degli Stati Uniti. All’evento sanpietroburghese hanno infatti partecipato numerosi investitori ed attori economici provenienti da tutto il mondo, oltre a diversi rappresentanti di governi di primo piano nelle relazioni internazionali. Tra i partecipanti al Forum troviamo infatti il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, il presidente armeno Vahagn Khachaturyan, il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz, reduce dalla sua visita ufficiale in Russia, e il primo ministro del Kirghizistan Akylbek Japarov, mentre altri Paesi hanno inviato ministri, vice ministri ed altri rappresentanti dei governi nazionali. Secondo i dati ufficiali, San Pietroburgo ha ospitato più di 17.000 partecipanti provenienti da 130 Paesi, ovvero la maggioranza assoluta della comunità internazionale, dimostrando l’inesistenza del presunto isolamento di Mosca. “Il Forum di San Pietroburgo ha già guadagnato credibilità come la più importante piattaforma internazionale per il mondo degli affari e, nonostante tutti i tentativi di isolare la Russia, nessuno di questi ha funzionato”, ha commentato Valentina Matvijenko, presidente del Consiglio della Federazione Russa (la camera alta del parlamento moscovita). A dimostrare quanto affermato da Matvijenko, dobbiamo sottolineare che non sono mancati neppure i partecipanti provenienti da Paesi che fanno parte della NATO e dell’Unione Europea. L’Ungheria ha ad esempio inviato il ministro degli Esteri Péter Szijjártó, mentre l’ex ministra degli Esteri austriaca Karin Kneissl ha ricoperto il ruolo di relatrice in diverse sessioni dell’evento. “Se ci tagliassimo fuori dalle risorse energetiche russe, sarebbe fisicamente impossibile garantire l’approvvigionamento sicuro dell’Ungheria quando si tratta di risorse energetiche“, ha affermato il rappresentante del governo magiaro. Szijjártó ha aggiunto che Budapest intende il termine “diversificazione” secondo la sua definizione: il maggior numero possibile di risorse e il maggior numero possibile di percorsi di consegna. “Per noi diversificare non significa sostituire un fornitore con un altro. Soprattutto, questo non significa sostituire un fornitore affidabile, con il quale si ha una buona esperienza con un altro“, ha concluso il ministro ungherese. Il momento più atteso del Forum era l’intervento tenuto dal presidente Vladimir Putin nella sessione plenaria del 16 giugno. In quest’occasione, il leader russo ha affrontato diverse tematiche, tracciando un bilancio economico per il suo Paese, e dimostrando che l’economia russa si trova in un ottimo stato di salute nonostante le sanzioni unilaterali imposte dagli Stati Uniti e dai loro lacchè occidentali. Secondo Putin, la Russia si sta liberando della sua dipendenza dalla vendita di materie...
belgorod
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/05/26/lucraina-attacca-belgorod-ma-per-i-nostri-media-sono-patrioti-russi/ Mentre l’Ucraina si prodiga a dare vita ad azioni offensive e terroristiche in territorio russo, i Paesi occidentali continuano a sostenere il governo di Kiev e fanno passare i sabotatori ucraini per “patrioti russi”. L’oblast’ di Belgorod è uno dei territori russi che confina con il Donbass, che prende il nome dall’omonimo capoluogo. Dall’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, la città di Belgorod e il suo oblast’ sono stati esposti alle rappresaglie di Kiev, che non ha esitato a bombardare quel territorio russo nel silenzio dei media e dei governi occidentali. Tuttavia, negli ultimi giorni la situazione è ulteriormente precipitata, visto che l’Ucraina ha lanciato delle operazioni terroristiche di sabotaggio in territorio russo, anche questa volta con il benestare delle potenze occidentali. Lo scorso 22 maggio, Vjačeslav Gladkov, governatore dell’oblast’ di Belgorod, ha rivelato che un gruppo sovversivo ucraino avrebbe invaso il territorio russo: “Un gruppo sovversivo ucraino si è infiltrato nel territorio del Grajvoronskij rajon [distretto, ndr]. Le forze russe stanno adottando tutte le misure necessarie insieme al Servizio di guardia di frontiera e all’FSB [Servizio di sicurezza federale, ndr] per eliminare il nemico”, ha scritto Gladkov su Telegram. La notizia è stata diffusa poco dopo il bombardamento, da parte ucraina, del villaggio di Glotovo, situato nello stesso distretto, che ha causato due feriti tra i civili. Iscriviti alla newsletter del CeSE-M [tnp_form id=”1″] Lo stesso Gladkov ha poi provveduto a dare vita ad un’operazione antiterrorismo nella regione di Belgorod, al fine di contrastare le azioni dei gruppi sovversivi ucraini, che nel frattempo i media occidentali hanno ribattezzato come “patrioti russi” (fatto alquanto paradossale, visto che attaccano proprio la Federazione Russa). “Allo scopo di garantire la sicurezza dei cittadini nella regione di Belgorod, da oggi è stato introdotto nella regione di Belgorod il regime legale di un’operazione antiterrorismo che stabilisce misure speciali e restrizioni temporanee“, ha scritto il governatore Gladkov. Nello specifico, sono state introdotte varie misure e restrizioni, dai controlli di identità delle persone alla sospensione dell’attività di impianti di produzione pericolosi che utilizzano sostanze esplosive, radioattive, chimiche e biologicamente pericolose. L’operazione antiterrorismo è stata conclusa il giorno successivo, quando, secondo fonti ufficiali, le autorità russe hanno catturato e neutralizzato gli infiltrati ucraini. Nel frattempo, il ministero della Difesa russo, il Servizio di sicurezza federale (FSB) e il servizio di frontiera hanno provveduto a riferire al presidente Vladimir Putin la situazione nella regione di Belgorod. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, l’azione ordita da Kiev avrebbe il principale obiettivo di distogliere l’attenzione mediatica dalla grave sconfitta che l’esercito ucraino ha subito ad Artëmovsk (Bachmut secondo la denominazione usata dal governo di Kiev). Di fronte alle nuove attività terroristiche lanciate da Kiev, come anticipato, i governi e i media occidentali non hanno avuto nulla da dire, se non usare l’artifizio dei “patrioti russi” per coprire il fatto che l’Ucraina dovrebbe oramai essere considerato un vero e proprio Stato terrorista. Gli Stati Uniti, per i quali Volodymyr Zelens’kyj rappresenta poco più che un burattino, continuano a fingere di non essere una delle parti belligeranti, scaricando tutta la responsabilità...