18 Luglio 2026

Mese: Giugno 2023

Bacino situato al centro della regione caucasica e circondato da Azerbaigian, Iran, Russia, Kazakistan e Turkmenistan, dall’inizio degli anni 2000 il Mar Caspio si trova al centro di una strategia congiunta dei cinque paesi con la quale si vorrebbe trasformare la regione in un corridoio tra l’Asia e l’Europa, così da acquisire una maggiore centralità nello scacchiere internazionale. L’importanza della regione caspica La posizione strategica della regione del Caspio gli attribuisce una grande importanza geopolitica. La regione si trova infatti al centro dell’Eurasia, linea di demarcazione tra il Caucaso e l’Asia centrale. L’area è un punto di incontro tra le rotte orientali e quelle occidentali ed è la via di transito che collega l’Eurasia (da est a ovest) e il continente asiatico (da nord a sud). A seguito della disintegrazione dell’Unione Sovietica, nella regione si è venuto a creare un vuoto di potere in quest’area precedentemente posta sotto il controllo sovietico; la disgregazione dell’Unione Sovietica, infatti, ha portato alla nascita di quindici nuovi paesi con confini nuovi: un tale sconvolgimento territoriale ha cambiato la geopolitica dell’area caspica che da quel momento è diventata il centro di competizione tra le maggiori potenze sia regionali che esterne. La sua peculiare posizione geografica e il suo potenziale come corridoio di trasporto e commercio hanno, di fatto, svegliato l’interesse dei paesi circostanti per le questioni di questa composita e difficile. A quest’aspetto geografico cruciale si aggiunge la ricca presenza di fonti energetiche, in particolare di petrolio e gas naturale. Tutto ciò non ha fatto altro che alimentare competizioni e accordi concorrenti sul controllo e lo sfruttamento di tali risorse; competizione che ha ovviamente finito per influenzare le dinamiche geopolitiche regionali e, di riflesso, internazionali. Ad oggi la situazione sta parzialmente mutando, e al posto di una pericolosa competizione tra i paesi della regione, il trend si muove in direzione di una strategia congiunta per sfruttare appieno le sue risorse e le opportunità offerte dalle caratteristiche peculiari dell’area che circonda il Caspio. La cooperazione tra i paesi che si affacciano sulle coste del Mar Caspio – insieme a quelli che vi orbitano – ha finora puntato non solo a una maggiore cooperazione su temi come l’economia e la sicurezza energetica ma ha anche – e soprattutto – a promuovere il commercio e lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto. Di conseguenza la creazione di corridoi di trasporto che attraversino l’area, facilitando gli scambi tra l’Europa e l’Asia, ha suscitato l’interesse di altre nazioni che cercano nuove rotte commerciali sicure e stabili che colleghino l’est con l’ovest dello sconfinato continente euroasiatico. Oggi giorno la regione è diventata un crocevia di diversi corridoi economici che connettono l’Asia all’Europa, tra cui l’International Nord-Sud Transpot Corridor (INSTC), la Belt and Road iniziative (BRI), la Trans-Caspian International Transport Route (TITR), l’oleodotto Baku–Tbilisi–Ceyhan (BTC l’oleodotto dall’Azerbaigian alla Turchia attraverso la Georgia), il gasdotto Nabucco, il Transit Corridor from Europe to the Caucasus and Central Asia (TRACECA), il Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) e altri progetti minori. Il caspio al centro della lotta al...
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di Giulio Chinappi Nel suo discorso tenuto a Parigi, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha citato Fidel Castro, e ha invitato la comunità internazionale a trovare soluzioni che possano permettere alla specie umana di non condannarsi all’estinzione. Dopo essersi recato in visita ufficiale a Roma e Belgrado, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha raggiunto Parigi, dove ha preso parte al vertice per un nuovo patto finanziario globale, evento che ha riunito un numero importante di leader politici provenienti da tutto il mondo. Nel suo intervento, tenuto sotto gli occhi del presidente francese Emmanuel Macron, il leader dell’isola caraibica ha affrontato le principali tematiche globali, come il cambiamento climatico e l’ingiusto ordine economico globale attualmente vigente, chiedendo alle principali potenze della Terra di intervenire tempestivamente per evitare conseguenze ancora peggiori che potrebbero persino portare all’estinzione della specie umana. Díaz-Canel ha esplicitamente chiesto “una riforma delle istituzioni istituzioni finanziarie internazionali […] che tenga conto dei legittimi interessi dei Paesi in via di sviluppo“, dimostrando di essere in linea con le dichiarazioni del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il quale a sua volta aveva sottolineato l’inadeguatezza delle istituzioni finanziarie create dagli Stati Uniti a seguito della seconda guerra mondiale con l’obiettivo di mantenere una posizione egemonica. “Se oggi è possibile prolungare la vita, la salute e il tempo utile delle persone, se è perfettamente possibile programmare lo sviluppo della popolazione in virtù dell’aumento della produttività, della cultura e dello sviluppo dei valori umani, cosa aspettate a farlo?”, ha chiesto provocatoriamente il presidente cubano. Il discorso di Díaz-Canel a Parigi ha avuto una particolare importanza, in quanto Cuba occupa attualmente la presidenza del gruppo G77 + Cina, un’organizzazione che riunisce una buona parte dei Paesi in via di sviluppo e che rappresenta la maggioranza della popolazione mondiale. Le preoccupazioni espresse da Díaz-Canel rappresentano infatti il sentimento comune della maggioranza dei Paesi di Asia, Africa e America Latina, quelli che non hanno goduto dello sviluppo capitalista ma che sono condannati a pagarne le peggiori conseguenze. “Trionferanno le idee giuste o trionferà il disastro”, è stato il monito lanciato dal presidente cubano, che ha citato le riflessioni di Fidel Castro. “Non svelo alcun segreto – ha detto ancora il leader latinoamericano – se affermo che le conseguenze più nefaste dell’attuale ordine economico e finanziario internazionale, profondamente ingiusto, antidemocratico, speculativo ed esclusivo, gravitano più fortemente sui Paesi in via di sviluppo“. “Sono i nostri Paesi che hanno visto il proprio debito estero praticamente raddoppiare negli ultimi dieci anni; coloro che hanno dovuto spendere 379 miliardi di dollari delle loro riserve per difendere le loro valute nel 2022, quasi il doppio dell’ammontare dei nuovi Diritti Speciali di Prelievo assegnati loro dal Fondo Monetario Internazionale”, ha spiegato Díaz-Canel, dimostrando come l’attuale ordine economico e finanziario globale sia pensato per perpetuare lo stato di diseguaglianza che ha permesso agli Stati Uniti e ad un numero ristretto di altri Paesi di godere dello sviluppo capitalista a danno del resto del pianeta. “I nostri popoli non possono e non devono continuare ad essere laboratori di ricette coloniali e rinnovate forme di...
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di Paolo Mathlouthi Mark Rothko, Hannan Arendt, Roman Gary, Gidon Kremer. C’è un legame sotterraneo tra alcuni grandi nomi della cultura mondiale: i Paesi baltici dove sono nati o hanno vissuto e il cui ricordo li ha accompagnati nella fuga oltre confine. Tra i palazzi jugendstil di Riga e le mura di Tallinn, tra i vicoli della vecchia Vilnius, i castelli della Curlandia e la Konigsberg di Kant, conquistata dai sovietici nel 1944 e ribattezzata Kaliningrad, éxclave russa in territorio lituano e occhio del Cremlino proteso a scrutare la Mitteleuropa, sede oggi della più importante base sommergibilistica russa che toglie il sonno ai tecnocrati di Bruxelles, rivivono i film di Sergej Ejzenstejn, che si unisce ai bolscevichi in odio al padre zarista per ritrovarsi poi, come lui, vittima di un’ossessione di grandezza, tanto da diventare, con la sua celebre pellicola dedicata ad Ivan il Terribile, cantore ufficiale dello stalinismo; le mille vite di Romain Gary, che nella letteratura trova rifugio dai campi di concentramento nazisti, senza mai riuscire a perdonarsi di essere un sopravvissuto; ma anche la burrascosa storia d’amore di Hannah Arendt con Martin Heidegger, suo carnefice, o la segreta diaspora dei Baroni baltici come Alexandra Wolff – Stomersee, moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e prima donna psicanalista ad operare in Italia. Sulle sponde del Baltico passato e presente s’intrecciano come le note di una sinfonia in cui ogni dettaglio racconta una passione, un’illusione infranta o una profonda nostalgia. E’ in questo cruciale ma dimenticato lembo d’Eurasia, isola ugrofinnica incastonata e contesa tra mondo germanico e mondo slavo, che nel 1933 giunge anche il filosofo tedesco Walter Schubart (1898 – 1942), costretto a fuggire dalla Germania hitleriana per aver sposato in seconde nozze Rosa Rebecca Bergman. Fascinosa, poliglotta, coltissima ed anticonformista, ex consorte di un alto graduato della Luftwaffe dal quale divorzia dopo aver avuto due figli e protagonista indiscussa della bohème degli anni di Weimar, la ragazza si firma Dolgorukja, accampando quarti di nobiltà russa assai improbabili, dato che appartiene ad una facoltosa famiglia di commercianti ebrei che, forte di solidissime disponibilità economiche, accoglie la coppia di giovani fuggiaschi tra le rassicuranti mura del palazzo avito di Ventspils, in Lettonia. Qui Walter Schubart, sotto l’inflessibile guida dell’amata consorte, si dedica con abnegazione allo studio della lingua di Dostoevskij e Tolstoj, condizione da lui ritenuta necessaria per poter comprendere nel profondo la mentalità di quel popolo enigmatico che, con la Rivoluzione d’Ottobre, pare essersi destato da un sonno millenario, deciso a condurre la propria sfida all’Occidente nel cuore stesso della Modernità. Capire il russkij mir significa per Schubart innanzitutto ricostruire la complessa dinamica dei secolari rapporti di amore e odio intercorsi tra la Russia ed il Vecchio Continente, indicandone le linee di faglia come pure i punti di convergenza. Un progetto ambizioso che il filosofo tedesco affida alle pagine di un libro profetico, “L’Europa e l’anima dell’Oriente”, dato alle stampe nel 1938 a Lucerna, in Svizzera, presso la Vita Nova Verlag, onde aggirare il divieto di pubblicazione...
di Giulio Chinappi La visita di Li Qiang in Germania e Francia dovrebbe essere colta da tutta l’Europa come un’occasione per riorientare le proprie relazioni estere e abbandonare la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. FONTE ARTICOLO: https://www.lacittafutura.it/esteri/la-visita-di-li-qiang,-un-opportunit%c3%a0-per-l%e2%80%99europa In carica dal marzo di quest’anno, Li Qiang sta effettuando in questi giorni (18-23 giugno) il suo primo viaggio in Europa in qualità di primo ministro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, nel corso del quale ha visitato la Germania e la Francia. Il viaggio Li Qiang dimostra come Pechino attribuisca ancora grande importanza alle relazioni con il continente europeo, in particolare con le due principali potenze di questa regione del mondo, nonostante la postura ostile spesso assunta dai governi dell’Europa occidentale nei confronti della Cina. Allo stesso tempo, i Paesi europei dovrebbero cogliere quest’occasione per iniziare un processo di miglioramento delle relazioni bilaterali con Pechino, al fine di aprire una nuova via alla differenziazione e di abbandonare la sudditanza nei confronti degli Stati Uniti. Migliorare le relazioni con la Cina, infatti, non significa scegliersi un nuovo padrone, visto che la politica estera cinese non mira all’egemonia come quella statunitense, ma garantirsi buoni rapporti con un numero più ampio di Paesi al fine di non essere dipendenti da nessuno di essi. Secondo l’editoriale del Global Times, quello di Li Qiang “non è solo un viaggio per portare avanti la loro tradizionale amicizia e approfondire la loro cooperazione, ma anche un importante visita per attuare la proposta del leader cinese [Xi Jinping] di promuovere lo sviluppo dei legami Cina-Europa”. Secondo la posizione cinese, infatti, l’Europa sarebbe un partner ideale per Pechino, visto che le due parti non hanno conflitti d’interesse fondamentali, ma allo stesso tempo la Cina è ben consapevole che l’Europa agisce fin troppo spesso sotto l’istigazione di fattori esterni, ovvero la politica imperialista di Washington. Nel caso della Germania, il primo ministro Olaf Scholz ha già tentato nel passato recente di operare un riavvicinamento con Pechino, quando ha visitato il Paese asiatico nonostante il parere contrario di una parte del suo governo e le minacce non troppo velate di Washington. Da questo punto di vista, dobbiamo riconoscere al cancelliere teutonico una maggior lungimiranza rispetto alla maggior parte dei leader occidentali. Anche in occasione del suo incontro con Li Qiang, Scholz ha ribadito che la Germania non ha nessuna intenzione di operare una “desinizzazione” della propria economia. Secondo quanto riportato dai media ufficiali, “i due Paesi hanno firmato più di 10 accordi di cooperazione in aree tra cui la produzione avanzata e la protezione ambientale, e hanno forgiato un maggiore consenso per la cooperazione nell’affrontare il cambiamento climatico e promuovere lo sviluppo verde”. Commentando la visita del primo ministro, gli esperti cinesi hanno affermato che la visita in corso del premier Li e i suoi colloqui con il cancelliere tedesco svolgeranno un ruolo importante nella stabilizzazione delle relazioni tra Cina e Germania e impediranno che i loro legami vengano interrotti da terze parti. In Cina si augurano infatti che i viaggi di Li in Germania e Francia possano...
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di Giulio Chinappi Le elezioni legislative dello scorso 4 giugno sono arrivate dopo un anno di grave crisi politica ed hanno visto la vittoria dell’opposizione al presidente Umaro Sissoco Embaló. Era il 16 maggio 2022, quando il presidente della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embaló, aveva sciolto il parlamento dell’ex colonia portoghese, accusando l’organo legislativo di corruzione e giustificando la sua scelta con le “irrisolvibili differenze” tra l’Assemblea Popolare Nazionale e gli organi del governo. Da allora, però, è passato oltre un anno in cui il Paese africano ha vissuto una grave crisi politica senza che venissero convocate nuove elezioni. Alla fine, il presidente Embaló ha convocato lo svolgimento delle elezioni legislative per il 4 giugno di quest’anno, che però hanno dimostrato come le sue scelte non siano state affatto gradite dalla popolazione. Ad uscire vincitrice della competizione elettorale è stata infatti la coalizione di opposizione Terra Ranka, guidata dal Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Partido Africano para a Independência da Guiné e Cabo Verde, PAIGC), la storica forza politica progressista (un tempo marxista-leninista sotto la leadership di Amílcar Cabral) che fu protagonista della lotta per l’indipendenza dal Portogallo. Sotto la leadership dell’ex primo ministro Domingos Simões Pereira, la coalizione di opposizione ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, eleggendo 54 rappresentanti sui 102 scranni a disposizione ed ottenendo il 39,42% delle preferenze su scala nazionale. Questo significa che Simões Pereira tornerà ad occupare l’incarico di primo ministro dopo che avrà ottenuto la fiducia dal parlamento unicamerale, creando quindi un contrasto tra il colore politico del presidente e quello del governo. Al secondo posto troviamo il Madem G-15 (Movimento para Alternância Democrática) del presidente Embaló, che ha ottenuto il 24,39% dei consensi, eleggendo 29 deputati. Segue il Partito del Rinnovamento Sociale (Partido da Renovação Social, PRS), con dodici rappresentanti (14,98%), mentre ottiene un risultato molto positivo il Partito dei Lavoratori Guineani (Partido dos Trabalhadores Guineenses, PTG), recentemente fondato dal ministro degli Interni Botché Candé, che alla sua prima partecipazione elettorale ottiene sei seggi (8,17%). Tra i grandi delusi di queste elezioni troviamo invece il primo ministro uscente Nuno Gomes Nabiam, il cui partito, l’Assemblea del Popolo Unito-Partito Democratico della Guinea-Bissau (Assembleia do Povo Unido – Partido Democrático da Guiné-Bissau, APU-PDGB) ha ottenuto un solo seggio con appena il 4,44% delle preferenze, pagando evidentemente il suo sostegno alle politiche del presidente Embaló. Gli altri partiti non hanno invece ottenuto seggi. L’attuale contrasto tra il presidente della Repubblica e la maggioranza parlamentare potrebbe portare a nuove crisi nei prossimi mesi. Nell’attuale sistema politico in vigore in Guinea-Bissau, infatti, il partito o la coalizione di maggioranza nomina il governo, ma il presidente ha il potere di destituirlo in determinate circostanze. Ciò ha portato a situazioni di stallo politico e lotte intestine in passato, situazione che rischia di riproporsi dopo la netta vittoria della coalizione Terra Ranka. Tuttavia, il voto del 4 giugno deve anche essere considerato da un punto di vista positivo. In passato, infatti, la Guinea-Bissau ha affrontato un’instabilità cronica sotto forma di ripetuti colpi di stato e risultati elettorali contestati. Al contrario, la tornata elettorale...
Lo scorso 17 maggio, in un solenne atto di collaborazione transnazionale siglato in videoconferenza, il presidente iraniano Ebrahim Raisi e il suo omologo russo Vladimir Putin hanno apposto le proprie firme su un accordo di rilevanza strategica; un accordo che mira a completare l’importante progetto di costruzione della ferrovia Rasht-Astara, parte dell’International North South Transport Corridor (da qui, INSTC). Che cos’è il Corridoio di Trasporto Internazionale Lanciato nel settembre 2000 da Mosca, Teheran e Nuova Delhi, l’International North South Transport Corridor è un corridoio di 7200 km costituito da una fitta rete di ferrovie, autostrade e rotte commerciali marittime che si estendono da nord – a partire dalla costa baltica della Russia – fino a raggiungere i porti indiani, dopo essere transitato per paesi dell’Asia Centrale come l’Iran e l’Azerbaigian. Guardando più nel dettaglio questo megaprogetto infrastruttuale possiamo notare che all’interno dell’INSTC è’ possibile identificare tre rotte principali in cui questo corridoio si ramifica: un tratto occidentale che prevede una connessione ferroviaria tra la città azera di Asatra e quella iraniana di Rasht, estendendosi, poi, fino all’India attraverso una rotta marittima che termina, appunto, al porto indiano di Mumbai; un corridoio centrale che – passando anche per il territorio iraniano e il porto di Anzali nel sud del Mar Caspio – connette lo stesso porto di Mumbai con quello iraniano di Bandar Abbas, per, infine, raggiungere i porti nell’estremo nord della Russia. L’ultimo, il corridoio orientale, connette la Russia e l’India attraverso i paesi dell’Asia Centrale. Il progetto punta a rafforzare la cooperazione economica e la connettività tra i paesi coinvolti, facilitandone il commercio all’interno della regione. Fino a poco tempo fa, la strada principale che connetteva il continente europeo con il subcontinente indiano era rappresentata dalla rotta marittima che transitava per il canale di Suez, collegando il Mediterraneo con il Mar Rosso, per poi raggiungere il Golfo di Aden attraverso lo stresso di Bab El-Mandeb. Nelle intenzioni dei Paesi promotori, la nuova rete di infrastrutture è stata progettata per ridurre sia il tempo di transito delle merci da 45-60 giorni a 25-30 giorni, sia, conseguentemente, abbatte anche i costi del trasporto. Oltre ai tre paesi fondatori, nel corso degli anni altri 10 stati si sono uniti al progetto, tra cui Azerbaijan, Armenia, Bielorussia, Turchia, Kazakhistan, Oman, Tajikistan, Kyrgyzstan, Siria, Ucraina (sebbene quest’ultima è probabile abbandoni) e la Bulgaria, in qualità di paese osservatore. La sincronizzazione con l’accordo di Ashgabat Il corridoio si armonizzerà con quanto previsto dall’accordo di Ashgabat, un accordo multimodale a iniziativa iraniana a cui hanno aderito Oman, Turkmenistan e Uzbekistan nel 2011 e, successivamente, sottoscritto da India e Kazakhstan. Fine ultimo di quest’accordo era quello di sviluppare la connessione tra i paesi dell’Asia Centrale e quelli del Golfo Persico; si può, dunque, sostenere a ragione che, insieme, i due progetti di infrastrutture integrate rappresenteranno un punto di svolta per la connettività euroasiatica e di conseguenza per lo sviluppo dell’intera regione; infatti, attraverso l’aumento dei traffici commerciali – obiettivo primario di entrambi i progetti – i...