14 Giugno 2026

Focus Cesem

Di Giovanni Amicarella Nell’ambito della geopolitica, un fronte di lotta che si fa sempre più pressante (e altrettanto, palesemente, in primo piano) è quello dell’informazione. L’informazione rappresenta oggi uno dei primi terreni di scontro per quanto concerne i conflitti e le risoluzioni, più o meno pacifiche, delle problematiche fra Stati: basti vedere la guerra d’informazione che si è consumata (e si sta ancora consumando) sul conflitto russo-ucraino, quelle sui vari conflitti fra Stati vicini (ad esempio Pakistan e Afghanistan), sulle sommosse popolari (come nel caso del Nepal) e sulla, in corso, aggressione all’Iran. Quando il sensazionalismo prende il posto dell’informazione, sia per propaganda di una precisa visione politica, sia per acchiappaclick, emerge nella sua essenzialità il ruolo dell’analisi da centro studi. A tal proposito il 15 marzo, presso il locale Well-Done di Cesena, si è tenuta l’assemblea dei soci e  presentazione del Focus CeSEM 2025 “Cina e Unione Europa: ascesa pacifica e globalizzazione multipolare” con la partecipazione degli autori, con un approfondimento anche sulle tematiche alla base del prossimo China Business Builder Day. I relatori del Centro Studi, Andrea Turi e Stefano Vernole hanno illustrato il lavoro e le ragioni del report, di cui è stata anche co-autrice l’articolista Veronica Vuotto:  in un mondo in cui l’Occidente è ancora orientato al conflitto, al protezionismo e alle sanzioni, la Repubblica Popolare Cinese si pone come potenza responsabile ed è orientata nell’assumersi maggiori responsabilità nella governance globale, al fine di sostenere un vero multilateralismo e una reale democratizzazione delle relazioni internazionali. Per l’Unione Europea, schiacciata tra contraddizioni interne e pressioni esterne sempre più insostenibili, una partnership privilegiata con Pechino rappresenta perciò l’ultima opportunità per diventare un polo geopolitico autonomo all’interno della scacchiera globale. L’avvento dell’Amministrazione Trump ha indubbiamente chiarito che il mondo è sempre più tendente a una concezione multipolare del rapporto fra Stati, chi si pone in competizione con gli altri soggetti geopolitici senza possedere a pieno i requisiti per la sovranità rischia di pagarne le conseguenze. Questa considerazione vale a maggior ragione per l’Unione Europea che si autopercepisce quale vettore ideologico di esportazione dei “valori liberali”, ma che è ancora oggi priva di un esercito autonomo e degli strumenti necessari a far rispettare le proprie convinzioni. Non si tratta solo dell’assenza di una Costituzione o di un Ministro degli Esteri europeo; l’UE non possiede quello che è il requisito fondamentale della sovranità: il monopolio della forza all’interno dei propri confini. Dovendo condividere lo spazio geografico con l’ingombrante “alleato” nordamericano e subirne la volontà politica attraverso la NATO, che rimane un’organizzazione militare indiscutibilmente guidata da Washington. La contrapposizione tra Stati Uniti e Cina non deve comunque spingere l’Unione Europea a una scelta di campo rigida, ma a definire uno spazio continentale di autonomia, fondato su equilibrio e interdipendenze gestite. La Cina, in questo quadro, non è solo rivale, ma anche un interlocutore strategico: è oggi leader mondiale in settori cruciali come le terre rare, la tecnologia verde e le infrastrutture digitali, componenti indispensabili per gli stessi obiettivi di transizione ecologico-digitale...
Nel 2025 ricorrono i cinquantacinque anni dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese, formalizzate nel novembre 1970. Si tratta di un anniversario che non rappresenta soltanto un traguardo simbolico, ma anche un’occasione di riflessione sul percorso di due Paesi che, pur appartenendo a contesti politici, culturali ed economici differenti, hanno progressivamente costruito un dialogo articolato e pragmatico. In un’epoca segnata dal declino dell’unipolarismo statunitense, dal riemergere di potenze regionali e dall’affermarsi di un sistema multipolare complesso, le relazioni sino-italiane assumono un valore strategico per la definizione di nuovi equilibri globali, nei quali l’Europa cerca di ridefinire la propria identità politica e la Cina consolida il proprio ruolo di potenza globale.
Il sistema internazionale contemporaneo si trova oggi in una fase di transizione complessa che si caratterizza per conflitti regionali, crisi economiche ricorrenti e nuove dinamiche e tendenze multipolari; in tale contesto, emerge con forza e si pone al centro la questione del doppio standard geopolitico, ossia l’applicazione selettiva e parziale di norme e principi di diritto internazionale che si vorrebbero universali soprattutto in funzione degli interessi della potenza che ha guidato la fase unipolare della Storia seguita alla fine della Guerra Fredda. Questa prassi, lungi dall’essere episodica e recente, ha piuttosto rappresentato una costante nella storia delle relazioni internazionali e sia oggi che come spesso verificatosi nel corso storico degli eventi costituisce uno degli ostacoli principali alla costruzione di una pace stabile e duratura. Il presente contributo, che si inserisce nel focus Cina e Unione Europea. Ascesa Pacifica e Globalizzazione Multipolare, intende esaminare in che misura il superamento di tale doppio standard possa configurarsi come un autentico mutamento di prospettiva politica e di paradigma culturale. Si tratta di un cambiamento necessario non solo ai fini della stabilità europea, ma anche in vista della costruzione di una governance globale più inclusiva ed equa, nella direzione delineata da Pechino come possibile via d’uscita alle attuali tensioni. Particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative promosse dalla Cina — come la Global Development Initiative, la Global Security Initiative (ISG), l’Office for International Mediation (OIM) di Hong Kong e la più recente Global Civilization Initiative (GCI) — e al ruolo dell’Unione Europea come potenza normativa. L’architettura del sistema internazionale contemporaneo attraversa una fase di profonda riconfigurazione, segnata dall’intreccio di conflittualità regionali, instabilità economico-finanziarie e dall’affermarsi di dinamiche multipolari. In questo scenario fluido, acquisisce rinnovata centralità analitica il fenomeno del doppio standard geopolitico, inteso come l’applicazione difforme e strumentale di norme e principi di diritto internazionale formalmente universali, piegati in realtà a servizio degli interessi della potenza egemone emersa dalla fase unipolare post-Guerra Fredda. Una prassi, questa, che non costituisce una mera anomalia contingente, bensì una costante strutturale nella storia delle relazioni internazionali, nonché uno dei principali fattori di impedimento al conseguimento di un ordine pacifico e stabile. Il concetto di doppio standard designa l’applicazione difforme e strumentale di principi a vocazione universale, quali il rispetto della sovranità nazionale, l’autodeterminazione dei popoli o la protezione dei diritti umani. Tale meccanismo si palesa con particolare evidenza nell’atteggiamento della comunità internazionale, allorché condanne formali verso determinate violazioni si accompagnano alla tolleranza, quando non alla palese giustificazione, di altre violazioni di analoga gravità, in funzione dell’identità dell’autore o della rilevanza geopolitica del teatro di crisi. Benché non esista una definizione univoca, potremmo dire che il doppio standard è la pratica sistematica, da parte di Stati egemoni o di istituzioni internazionali da essi influenzate, di applicare norme e principi di diritto internazionale e i criteri di legittimità politica in modo non uniforme, selettivo e differenziato, giustificando azioni simili in modi diametralmente opposti a seconda dell'identità degli attori coinvolti, dei loro interessi strategici o dell'allineamento politico degli stati destinatari dell'azione, minando, così, la credibilità e l'autorevolezza dell'ordine normativo che...
Negli ultimi decenni, l’Unione Europea ha costruito la propria identità strategica muovendosi tra due poli: la sicurezza garantita dalla NATO e la cooperazione economica con gli Stati Uniti da un lato, e la progressiva apertura verso i nuovi attori del sistema internazionale dall’altro. Tuttavia, il rapido mutamento degli equilibri globali, accelerato dall’ascesa della Cina, dal riassetto del potere economico in Asia e dal ritorno della competizione geopolitica, impone oggi all’Europa una riflessione profonda sul proprio ruolo nel mondo.
Negli ultimi anni, i corridoi infrastrutturali sono emersi come strumenti centrali della geopolitica contemporanea, diventando non solo reti fisiche di collegamento tra Stati e regioni, ma veri e propri vettori di influenza, sviluppo e competizione globale. Attraverso strade, ferrovie, porti, oleodotti, cavi digitali e hub logistici, le grandi potenze stanno ridisegnando la mappa della connettività mondiale, utilizzando questi tracciati come leve strategiche per garantire accesso alle risorse, stabilire nuovi standard e rafforzare il proprio peso politico ed economico nei territori attraversati. Lungi dall’essere semplici infrastrutture di trasporto, i corridoi economici rappresentano una sintesi di politiche commerciali, interessi energetici, logiche industriali e visioni geoeconomiche.
Il 30 dicembre 2020 Repubblica Popolare Cinese (RPC) ed Unione Europea (UE) hanno annunciato la conclusione dei sette anni di negoziati volti alla definizione del Comprehensive Agreement on Investment (CAI), un accordo che si proponeva di fornire un unico framework legale agli investimenti tra le due parti, andando a sostituire i ventisei accordi bilaterali in vigore.
L’avvento dell’Amministrazione Trump ha indubbiamente chiarito una questione: il mondo è sempre più multipolare e chi si pone in competizione con gli altri soggetti geopolitici senza possedere i requisiti della sovranità rischia di schiantarsi. Questa considerazione vale a maggior ragione per l’Unione Europea che si percepisce quale vettore di esportazione dei “valori liberali” ma che è ancora oggi priva di un esercito autonomo e degli strumenti necessari a far rispettare le proprie convinzioni.