14 Ottobre 2026

Turchia e “Turan”

È stato un importante momento di confronto e di dialogo quello che si è svolto presso l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia il 23 settembre 2026, dove ho avuto l’opportunità di partecipare, in rappresentanza del CESEM, a una tavola rotonda dedicata alle recenti elezioni del Kurultai e al percorso di riforme politiche e istituzionali intrapreso dal Kazakhstan.
In un contesto di tensioni crescenti con la Turchia[1], la Grecia sta aumentando la spesa militare per modernizzare il proprio esercito (circa il 3,5% del PIL) e nei mesi scorsi ha acquistato un sistema difensivo multistrato, cioè anti-missile, anti-aereo e anti-drone da Israele, denominato “Scudo di Achille”, per 3 miliardi di dollari (l’agenzia “Reuters” ha stimato un costo complessivo pari a 4 miliardi di dollari), oltre a diversi tipi di droni e di aerei da trasporto militare Embraer C-390. Radar israeliani e missili delle aziende statali Rafael e IAI costituiscono il nucleo del sistema che dovrebbe essere operativo nel giro di 3 anni, mentre le aziende greche ne produrranno almeno il 25%.
On 7 August, Pakistan, Saudi Arabia and Turkey signed a historic agreement in Mecca aimed at strengthening defence cooperation against common threats. The “Mecca Pact”, a term coined for the deal by various analysts, builds upon a previous bilateral treaty between Riyadh and Islamabad, stipulating that an attack on any of these nations is an attack on all and underscoring the Islamic world’s ambition to reduce security dependence on foreign actors.
Il 7 agosto, Pakistan, Arabia Saudita e Turchia hanno firmato alla Mecca uno storico accordo volto a rafforzare la cooperazione in materia di difesa contro le minacce comuni. Il "Patto della Mecca", termine coniato da diversi analisti per definire l'accordo, si basa su un precedente trattato bilaterale tra Riyadh e Islamabad, che stabilisce che un attacco a una qualsiasi di queste nazioni è un attacco a tutte, sottolineando l'ambizione del mondo islamico di ridurre la dipendenza della propria sicurezza da attori stranieri.
Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno formalizzato un patto di difesa collettiva che alcuni media occidentali hanno già ribattezzato «NATO sunnita». L’accordo segna però soprattutto la ricerca di un’autonomia strategica regionale, in un Medio Oriente profondamente trasformato dalla crisi dell’egemonia statunitense.
Nel suo intervento alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Globale e la NATO, Doğu Perinçek, presidente del Partito della Patria (Vatan Partisi), ha denunciato l’Alleanza Atlantica come strumento del dominio statunitense, sostenendo la necessità per la Turchia di spezzare definitivamente le catene della NATO e costruire un asse strategico con Russia, Cina e Iran.
Secondo Scott Ritter, il conflitto in Ucraina ha mostrato il fallimento della strategia occidentale volta alla “sconfitta strategica” della Russia. Alla Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Globale e la NATO di Istanbul, l’ex ispettore ONU ha sostenuto che la NATO stia affrontando una crisi interna irreversibile e che l’escalation contro Mosca rischi di condurre l’Europa alla catastrofe.