Di Alessandro Fanetti
È stato un importante momento di confronto e di dialogo quello che si è svolto presso l’Ambasciata della Repubblica del Kazakhstan in Italia il 23 settembre 2026, dove ho avuto l’opportunità di partecipare, in rappresentanza del CESEM, a una tavola rotonda dedicata alle recenti elezioni del Kurultai e al percorso di riforme politiche e istituzionali intrapreso dal Kazakhstan.
L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, parlamentari, diplomatici ed esperti, con l’Ambasciatore del Kazakhstan in Italia, S.E. Yerbolat Sembayev, a fare gli onori di casa. È stata un’occasione particolarmente interessante per confrontarsi direttamente sulle trasformazioni che stanno interessando il Kazakhstan e sulle prospettive delle relazioni tra Roma e Astana.
Nel corso della tavola rotonda è stata dedicata particolare attenzione alle elezioni del Kurultai, considerate dalle autorità kazake una tappa del più ampio processo di modernizzazione politica e istituzionale del Paese. La discussione ha permesso di analizzare non soltanto i risultati elettorali, ma anche il significato che queste trasformazioni possono assumere nel medio e lungo periodo e il modo in cui vengono osservate dalla comunità internazionale.
Per comprendere la rilevanza di questi processi non solo internamente ma anche per l’esterno, è utile ricordare innanzitutto le caratteristiche del Kazakhstan. Con una superficie di circa 2,7 milioni di chilometri quadrati, il Paese è il nono Stato più esteso al mondo ed è la più grande Nazione del pianeta privo di accesso diretto agli oceani. La sua posizione nel cuore dell’Eurasia lo colloca inoltre al crocevia di alcune delle principali direttrici geopolitiche, economiche ed energetiche del continente. Il Kazakhstan condivide una frontiera di circa 7.591 chilometri con la Russia e confina inoltre con Cina, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan.
Questi elementi geografici aiutano a comprendere perché il Kazakhstan rivesta oggi un’importanza che va ben oltre i confini dell’Asia Centrale. In una fase caratterizzata da un confronto sempre più articolato tra diverse visioni dell’ordine internazionale, con la progressiva messa in discussione del modello unipolare e l’emergere di dinamiche multipolari, il Paese occupa una posizione particolarmente delicata. È infatti inserito contemporaneamente nelle principali direttrici di relazione con Russia, Cina, Europa e gli altri Stati dell’Asia Centrale, cercando di mantenere e sviluppare rapporti diversificati.
Anche l’Unione Europea guarda con crescente attenzione a questa parte del mondo, sia per le questioni energetiche e le materie prime critiche, sia per lo sviluppo di nuove infrastrutture e corridoi commerciali, tra cui il cosiddetto Middle Corridor, destinato a collegare Europa e Asia attraverso il Caspio e il Caucaso.
È dunque anche alla luce di questo contesto che ritengo importante osservare con attenzione le trasformazioni politiche e istituzionali del Kazakhstan, evitando letture semplicistiche e cercando invece di comprenderne le dinamiche attraverso il confronto diretto con le istituzioni, gli studiosi e gli esperti del Paese.
Nel mio intervento, a nome del CESEM, ho voluto innanzitutto esprimere apprezzamento per il percorso elettorale e per l’ampia partecipazione registrata dalla popolazione, compresa quella delle fasce più giovani, richiamando anche il precedente referendum sulle riforme costituzionali. Ho quindi presentato brevemente le diverse attività del CESEM e, in particolare per l’ambito culturale, ho sottolineato l’importanza di sviluppare rapporti sempre più stretti con i centri studi e le realtà accademiche kazake. La diplomazia, infatti, non si esaurisce nei rapporti tra governi e istituzioni: esiste anche una fondamentale dimensione fatta di ricerca, cultura, conoscenza reciproca e confronto tra esperti. È proprio in questo spazio che realtà come il CESEM possono offrire un contributo concreto.
Conoscere meglio il Kazakhstan significa anche superare una rappresentazione dell’Asia Centrale spesso ancora parziale in Italia e in Europa. Un Paese delle dimensioni e della posizione del Kazakhstan, con il suo patrimonio di risorse naturali e la sua collocazione tra Europa e Asia, rappresenta una realtà di grande interesse per chiunque voglia comprendere le trasformazioni geopolitiche in corso.
Durante la tavola rotonda è emersa inoltre l’importanza della diplomazia parlamentare e dei contatti tra le comunità di esperti. Lo scambio di esperienze e di analisi può contribuire a rafforzare la comprensione reciproca e ad accompagnare lo sviluppo delle relazioni bilaterali, creando nuovi spazi di collaborazione.
Per il CESEM, la partecipazione a questo incontro ha rappresentato dunque un’opportunità significativa, nella convinzione che costruire ponti tra i centri studi italiani e kazaki possa contribuire concretamente a rafforzare la conoscenza e l’amicizia tra i nostri popoli.
La tavola rotonda del 23 settembre ha rappresentato, in definitiva, qualcosa di più di un semplice momento di analisi delle recenti elezioni. È stata un’occasione per dialogare, conoscersi meglio e individuare nuove possibilità di collaborazione, inserendo il confronto sulle riforme kazake nel più ampio scenario delle trasformazioni che stanno interessando l’Eurasia e, in definitiva, il mondo intero.