La crisi migratoria di Ceuta appare sempre meno come un episodio spontaneo. Documenti e interventi precedenti agli eventi mostrano che ambienti influenti statunitensi e israeliani avevano già teorizzato una pressione marocchina sulle enclave spagnole, inserendola nella più ampia offensiva contro il governo Sánchez e nella partita per il Sahara Occidentale.
Mese: Agosto 2026
La recente telefonata tra Lula e Xi Jinping conferma l’accelerazione del partenariato sino-brasiliano. Di fronte alla coercizione tariffaria e alle ingerenze di Washington, Brasilia diversifica i propri rapporti e rafforza, attraverso i BRICS, una strategia autonoma e multipolare.
La Quarta Rivoluzione Industriale tra oligopolio occidentale e strategia cinese della sovranità tecnologica Di Pietro Cutuli Introduzione: una divergenza nella filosofia tecnologica L’approccio cinese all’intelligenza artificiale rappresenta una rottura significativa rispetto al modello occidentale. Se gli Stati Uniti puntano su massicci investimenti di capitale, potenza computazionale brute-force ed ecosistemi chiusi, la Cina sta tracciando una rotta diversa, fondata sulla pianificazione strategica di lungo termine tipica della sua economia pianificata socialista. Questo sistema consente di ottimizzare l’efficienza, l’accessibilità e la sostenibilità materiale delle tecnologie AI, anziché inseguire semplicemente la massima potenza di calcolo. La divergenza è filosofica prima ancora che tecnica. L’Occidente, guidato da attori privati come OpenAI, Google e Nvidia, persegue una logica di profitto immediato e di accumulo di vantaggio competitivo attraverso modelli proprietari chiusi. La Cina, invece, coordina pubblico e privato in un’ottica di sviluppo sociale integrato: l’IA non è fine a sé stessa, ma strumento per ridurre le disuguaglianze, potenziare la produttività nazionale e costruire una società più equa. La crisi del silicio occidentale: quando il mercato diventa cartello De-democratizzazione del silicio Comincia tutto con un annuncio che passa in sordina. Micron — uno dei tre pilastri del dominio mondiale sulla memoria DRAM — chiude il brand Crucial, sinonimo di SSD e RAM accessibili per l’utente finale. Il silicio che alimentava Crucial viene requisito per un altro scopo: i data center dell’intelligenza artificiale. E mentre ciò accadeva, Micron incassava ~$6,4 miliardi dal CHIPS Act, fondi pubblici destinati a ‘salvare la sovranità tecnologica americana’. Ma il Robin Hood al contrario ha anche una porta girevole: Micron ha speso oltre $4 milioni all’anno in lobbying (amministrazioni Biden e Trump), donato $1 milione per l’inaugurazione presidenziale, e fondi per la sala da ballo della Casa Bianca. Lo Stato preleva dalle tasse, trasferisce a Micron, e Micron re-investe in protezioni politiche. I cittadini pagano due volte. L’informatica sta smettendo di essere un bene che si possiede per diventare un servizio da cui si dipende. Il calcolo non avviene più sulla vostra scrivania, ma in hangar refrigerati nel Nebraska o in Virginia, mentre voi ricevete solo il risultato finale su uno schermo. Siete diventati affittuari perpetui del cloud. Scarsità strutturale indotta L’intelligenza artificiale non è solo GPU. È anche — e soprattutto — storage. Enormi quantitativi di memoria NAND per archiviare modelli, dataset e pesi di reti neurali. Vera Rubin, l’architettura Nvidia del 2026, richiede oltre un petabyte di SSD per sistema. Per dare un’idea, un petabyte sono un milione di gigabyte. E se moltiplicate questo per le migliaia di sistemi che i grandi provider cloud stanno installando, scoprite che solo Vera Rubin assorbirà oltre il 9,3% dell’intera domanda mondiale di NAND entro il 2027 (stima Citi: 2,8% nel 2026, 9,3% nel 2027). Non il 9,3% di un settore, non il 9,3% di una nicchia: il 9,3% di tutto il silicio di memoria prodotto sul pianeta, mangiato da un’architettura di una sola azienda. Una domanda simile, improvvisa e vorace, avrebbe dovuto mandare in tilt i mercati, spingere la produzione, generare una...