Dopo la vittoria alle legislative del Pacto Histórico, la Colombia entra nella fase decisiva verso le presidenziali del 31 maggio. Iván Cepeda si presenta come candidato della continuità progressista, della pace e dell’inclusione sociale contro il ritorno delle destre.
America Latina
Il primo turno delle elezioni presidenziali peruviane conferma la profondità della crisi istituzionale aperta dal golpe parlamentare contro Pedro Castillo. Con Keiko Fujimori in testa e Roberto Sánchez in corsa per il ballottaggio, il Perù affronta il rischio di una nuova restaurazione autoritaria.
Il voto dell’11 febbraio consegna al Barbados Labour Party una vittoria totale e rafforza il terzo mandato di Mia Mottley come primo ministro. Il risultato consolida una leadership interna dominante e una politica estera che difende il Caribe come Zona di Pace.
Un possibile accordo commerciale parziale tra Mercosur e Cina segnala un cambio di fase in Sud America: sotto la pressione del protezionismo statunitense, i governi della regione rivalutano in modo pragmatico i rapporti con Pechino per tutelare crescita, investimenti e autonomia.
Sabato 31 gennaio a Firenze si è discusso della attuale situazione che stanno vivendo l’America Latina ed i Caraibi alla luce di quello accaduto in Venezuela e della conseguente nuova crisi cubana.
L’area latinoamericana e caraibica ha una storia profonda e complessa, con popolazioni e civiltà antiche che hanno lasciato un segno indelebile nel cammino dell’umanità.Dagli Olmechi agli Aztechi e dagli Inca ai Maya (solo per fare alcuni esempi) lo sviluppoumano di questa parte di mondo ha fatto di essa un luogo dove erano presenti alcune delle Civiltà più significative della storia dell’umanità e dell’intero globo.
L’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump contro il Venezuela ha sollevato gravi questioni legali. Dalle norme inderogabili del diritto internazionale – come la Carta delle Nazioni Unite e la Convenzione di Montego Bay – fino alle disposizioni della Costituzione americana, emergono violazioni sostanziali dei principi di legalità e dello stato di diritto, sia sul piano esterno che interno.
La crisi in Venezuela: la necessità di fare i conti con la “responsabilità morale” degli Stati Uniti
Le azioni statunitensi contro il Venezuela, dal sequestro di petroliere all’ipotesi di intervento armato, hanno suscitato critiche globali e allarme regionale. L’editoriale del Global Times chiede a Washington di assumersi la propria responsabilità morale, rispettare il diritto internazionale e sostenere la sovranità venezuelana.
Di Stefano Vernole. Articolo pubblicato su Strategic Culture Foundation il 6 novembre 2025 Il 28 e 29 ottobre 2025 si è dibattuta e votata per la 32esima volta, durante la sessione ordinaria dell’Assemblea Generale dell’ONU, la risoluzione presentata da Cuba intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”. Dal 1992 Cuba chiede al mondo l’opinione sul vergognoso embargo che gli Stati Uniti dal 1962 applicano all’Isola caraibica per il solo fatto di essere un Paese indipendente da Washington. Durante la sessione, tutte le nazioni e le organizzazioni che hanno preso la parola, ad eccezione ovviamente degli Stati Uniti, hanno manifestato il loro rifiuto riguardo al blocco e hanno chiesto di cancellare l’embargo che ogni giorno mette i cubani di fronte a mille problemi. Le pressioni esercitate dalla Casa Bianca non hanno ottenuto l’effetto immaginato dall’Amministrazione Trump: 165 Paesi hanno votato a favore della risoluzione presentata da Cuba, 7 contro e 12 si sono astenuti. Hanno votato contro: Stati Uniti, Israele, Ucraina, Ungheria, Argentina, Macedonia del Nord, Paraguay. Si sono astenuti: Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Moldavia, Micronesia, Palau, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Singapore, Svezia, Togo, Somalia. Un chiaro segnale di come tutti i Paesi del Sud globale e quindi la maggioranza mondiale abbiano rigettato la linea del “Washington Consensus”. Le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti contro Cuba sono iniziate nel 1960 con misure commerciali restrittive, ma l’embargo totale è stato imposto il 7 febbraio 1962 dal Presidente John F. Kennedy. Le restrizioni si sono intensificate nel corso degli anni, in particolare negli anni ‘90 e 2010, e sono state nuovamente rafforzate nel 2021 con il reinserimento di Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Approfittando opportunisticamente della pandemia globale di Covid-19, Washington ha rafforzato l’assedio economico contro Cuba. La politica del “carburante zero” con il preciso scopo di spegnere le luci domestiche, paralizzare i trasporti, la fornitura di acqua potabile e di elettricità, avrebbe dovuto provocare la disperazione della popolazione, che negli intendimenti della CIA si sarebbe dovuta sollevare contro il Governo cubano. Per intensificare il blocco economico, commerciale e finanziario che dura da più di 60 anni, gli Stati Uniti hanno attuato più di 240 misure unilaterali, con l’obiettivo di sabotare il commercio estero, i pagamenti e i crediti cubani, nonché cercando di interrompere il commercio nazionale. Tali sanzioni sono state accompagnate da un’intensa campagna propagandistica contro la collaborazione medica internazionale di Cuba, mettendo in discussione la professionalità dei medici cubani ed impedire allo Stato l’ingresso di entrate economiche tramite questa via. L’interruzione dell’arrivo delle navi da crociera, il divieto di rimesse alle famiglie cubane e dei voli dagli Stati Uniti verso le province del Paese, sono alcune delle misure adottate contro le compagnie cubane e i loro partner stranieri, insieme alla creazione di “liste nere” di entità e persone … Il Cuban Liberty and Democratic Solidarity Act del 1996, meglio nota come legge federale Helms-Burton, ha esteso l’applicazione territoriale dell’embargo iniziale alle società straniere che...
La ridefinizione degli assetti geopolitici su base multilaterale in corso a livello globale sta determinando un effetto diretto sulla dinamica delle relazioni geoeconomiche, sia macroregionali che intercontinentali.