Di Santiago Anno 1983, quando io e altri compagni venimmo a sapere che l’Associazione di Amicizia Italia Cuba organizzava tutti gli anni un viaggio nell’isola. Si trattava di una brigata di lavoro solidale della durata di più di un mese. Andammo a prendere informazioni e fummo accettati nella lista dei candidati. I posti erano limitati e non era sicura la partecipazione. Certi del nostro successo ci mettemmo al lavoro preparandoci per l’avventura. Prima di tutto corso di spagnolo standard presso l’associazione. Un corso di tre mesi con una ragazza guatemalteca come docente. Imparai lo spagnolo in tempi record grazie anche al metodo applicato da Marjorie, la docente, una scampata alla dittatura. Successivamente, visto l’impegno, fummo accettati a partecipare. Da Firenze eravamo io e un altro compagno con le rispettive compagne oltre ad altri dalla provincia di Livorno. Venne il giorno della partenza, da Milano Malpensa con un volo Interflug, la compagnia di bandiera della DDR oggi estinta, a bordo di un Tupolev 134 di fabbricazione sovietica, raggiungemmo Berlino dove ci aspettava la coincidenza per L’Avana. Volo intercontinentale con un Iliushin, scalo tecnico a Shannon in Irlanda e infine atterraggio a L’Avana, aeroporto internazionale Josè Martì. La prima cosa percepita all’apertura dei portelli fu un pesante odore di nafta sovietica. Poi, a bordo di un bus di fabbricazione cecoslovacca, ci portarono all’accampamento di Caimito, nei pressi della capitale, dove ci aspettava il comitato di benvenuto con musica, bonghi e salsa. Cena veloce, assegnazione dei posti e via a dormire, sfiniti dal lungo viaggio. L’accampamento era costituito da diverse lunghe baracche di tipo militare, uomini e donne separati in edifici diversi. Eravamo la Brigata Josè Martì, IX Contingente, formata da delegazioni di mezza Europa. Più di 500 persone provenienti da Svizzera, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Austria, Belgio oltre alla delegazione italiana e a quella cubana che aveva compiti di coordinamento. I cubani in delegazione erano tutti rigorosamente membri del Partito o della gioventù Comunista. Ogni delegazione doveva nominare un capo e una serie di responsabili. La delegazione italiana era la più numerosa, forte dell’allora partito comunista più grande d’Europa. Ben 54 compagni di tutte le età da tutta Italia. Il programma era lavoro solidario nel campo e nelle costruzioni intervallato da visite guidate in varie strutture e istituzioni, oltre a diverse serate di spettacoli messi in scena nel piazzale al centro dell’accampamento. Tuttavia eravamo anche liberi di girare per la città, non esisteva nessun obbligo se non quello di rientrare a fine giornata. Noi italiani ci misero a lavorare nel campo, si partiva la mattina presto, la sveglia era una famosa canzone di Sara Gonzales, La Vittoria. Poi colazione nel refettorio, pulmann e via al lavoro. Raccolta di arance o caffè ma il compito principale era il diserbaggio. sarchiare la yucca con la guataca (zappa) e strappare i rampicanti che infestavano gli alberi del caffè erano i compiti principali. Non usavano diserbanti anche perché grazie al bloqueo, nessuno al mondo glieli vendeva. A metà mattina il capo cubano urlava “MERIENDAAAA”, e...
Viaggi Geopolitici
Il CeSem Centro Studi Eurasia-Mediterraneo, in collaborazione con l’Associazione Viaggiatori Indipendenti– OTRA, organizza un viaggio in Transnistria / Pridnestrovie nei giorni 31 ottobre 2023 – 5 novembre 2023.