Nella migliore tradizione intellettuale russa si colloca quest’opera illuminante e rigorosa del grande Leonid Savin. Analisi esaustiva e al contempo sintetica delle poderose e complesse problematiche geostrategiche fronteggiate dalla Federazione Russa, lungo tutte le sue “frontiere” – definite ed indefinite – in un tempo di accelerata evoluzione geopolitica globale.
Spazio Post-Sovietico
Esodo verso Oriente | Nel contesto dell'avvio dei negoziati con l'amministrazione di Donald Trump e delle speranze di una rapida risoluzione del conflitto in Ucraina, si è tornati a parlare di “Nord globale” e di un'alleanza geopolitica con l'Occidente. Si teme che il “pivot verso Est” della Russia possa concludersi prima ancora di iniziare.
L’incontro tra Xi Jinping e Aljaksandr Lukašėnka a Pechino conferma l’alto livello del partenariato strategico tra Cina e Bielorussia, fondato su fiducia politica, cooperazione economica, Belt and Road e coordinamento multilaterale.
L’anno scorso, in un ampio articolo sulla Carta eurasiatica della diversità e della multipolarità nel XXI secolo, pubblicato su *Russia in Global Affairs*, ho sostenuto che le interferenze esterne negli affari dei paesi eurasiatici hanno costantemente ostacolato il loro sviluppo autonomo e di successo. Ho rintracciato questo schema dalla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e alle strategie statunitensi del dopoguerra fredda di «allargamento» e dominio geostrategico articolate dagli ex consiglieri per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Anthony Lake e Zbigniew Brzezinski.
Sergej Panasyuk ha sottolineato che tutti gli slogan sul nuovo «percorso europeo» vengono lanciati da Bruxelles «in combinazione con la garanzia della sicurezza dell’Europa», nonché con una sorta di effimero «futuro democratico migliore per i bielorussi»
Di Alessandro Fanetti “Non vi è progresso senza conflitto: questa è la legge che la civiltà ha seguito fino ai nostri giorni.” – Karl Marx Il 2026 si sta configurando come uno degli anni più densi di tensioni geopolitiche dalla fine della Guerra Fredda. Il confronto tra un ordine internazionale unipolare, emerso dopo il crollo dell’URSS (1989–1991), e una crescente spinta multipolare, sostenuta da potenze emergenti, attraversa ormai tutti i continenti. Non si tratta più di una contrapposizione “teorica”: è uno scontro concreto che si manifesta in una serie di “punti caldi” globali, dove le grandi potenze sono coinvolte direttamente o indirettamente sotto tutti i punti vista. Con il rischio sempre maggiore che questi vari conflitti diventino un tutt’uno, portando i vari poli più attivi e potenti in questo scontro unipolarismo – multipolarismo a fronteggiarsi anche militarmente senza “intermediazioni”. America Latina e il caso Venezuela: laboratorio geopolitico L’America Latina è tornata al centro della competizione globale, con il Venezuela che ne rappresenta oggi il caso più emblematico insieme a Cuba. Nel gennaio 2026 un’operazione militare statunitense, fuori da ogni norma internazionale, ha portato al sequestro del Presidente Maduro e di sua moglie a Caracas (con il martirio anche di 32 cubani che li difendevano), ufficialmente venduto come lotta al narcotraffico (anche se poi l’accusa è miseramente caduta anche negli uffici giudiziari di New York). “Scopiazzando” Sallustio che nel 54 A.C. scrisse “Invettiva contro Cicerone e gli spacciatori di onestà”, si potrebbe scrivere un pamphlet intitolato “Invettiva contro il mancato premio Nobel per la Pace e gli (altri) spacciatori di onestà”. L’evento ha suscitato generali reazioni internazionali indignate, con Russia, Cuba e Cina in primis (ma anche altri attori) che lo hanno definito come una palese violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Dopo la cattura, il potere è passato alla Vicepresidente Delcy Rodríguez, con il nuovo esecutivo che ha avviato un processo di ristrutturazione interna (rilascio di vari prigionieri, tentativi di apertura economica, riorganizzazione del potere e allontanamento di figure chiave legate al precedente assetto). Tra i cambiamenti più rilevanti vi è stata anche la rimozione del Ministro della Difesa Vladimir Padrino López dopo più di dieci anni di fedele e leale servizio, figura centrale del sistema chavista. Questa mossa segnala un tentativo di consolidamento del potere da parte della nuova leadership e di ridefinizione degli equilibri tra politica e forze armate. Anche se ancora oggi nella gestione politica più in “basso” il Chavismo è lontano dall’essere stato “rimodellato” o addirittura cancellato. Cuba: resistenza sotto pressione Cuba rappresenta un altro nodo fondamentale della regione. L’isola continua a vivere una situazione economica estremamente difficile, aggravata dalle sanzioni e dalle restrizioni statunitensi, peggiorate con l’Amministrazione Trump. La carenza di energia e carburante, con le conseguenti difficoltà sociali, sono elementi strutturali di questa crisi. Nonostante ciò, il sistema politico cubano resiste e anche il famoso poeta cubano Silvio Rodrìguez ha lanciato un appello alla resistenza “esigendo un fucile AKM” per contribuire alla difesa di Cuba in caso di aggressione (nonostante la...
L'Ambasciata della Repubblica di Belarus nella Repubblica Italiana ha preso atto con preoccupazione della dichiarazione congiunta del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, Antonio Tajani, e del Ministro per lo Sport e i Giovani della Repubblica Italiana, Andrea Abodi, relativa al disaccordo del Governo Italiano con le decisioni del Comitato Paralimpico Internazionale sul pieno ripristino dell'adesione dei comitati paralimpici di Bielorussia e Russia, nonché sulla partecipazione di atleti e delegazioni nazionali bielorusse e russe ai Giochi Olimpici di Milano con l'esposizione dei simboli nazionali, incluso l'inno.
In vista delle elezioni parlamentari in Gagauzia, previste per il 22 marzo 2026, la discussione politica nella regione sta entrando in una fase particolarmente importante. La Gagauzia, autonoma all'interno della Repubblica di Moldova, continua a rappresentare un caso unico nel panorama politico e istituzionale dell'Europa orientale.
La Transnistria vive una fase di crescente vulnerabilità: stretta tra Moldova e Ucraina, attraversata da pressioni economiche e politiche, e esposta a narrazioni di “minaccia” che hanno come reale obiettivo la Russia. Le elezioni legislative del 30 novembre si inseriscono in questo scenario.
Alla fine di novembre Vladimir Putin ha compiuto una visita di Stato in Kirghizistan che ha rilanciato l’alleanza strategica con Sadır Japarov. Accordi su sicurezza, pagamenti in valute nazionali ed energia, cooperazione umanitaria e universitaria. Sullo sfondo, le elezioni legislative anticipate del 30 novembre.