15 Giugno 2026

Iraq

Negli ultimi due decenni Washington ha esercitato un rigido controllo sulle entrate petrolifere irachene. Il 31 gennaio, la Commissione per le Finanze del Parlamento iracheno ha rilasciato una dichiarazione con cui chiedeva che la vendita di petrolio fosse effettuata in valute diverse dal dollaro USA, con l'obiettivo di contrastare le sanzioni statunitensi sul sistema bancario iracheno.
Se è vero che, come sosteneva il teorico Sir Halford John Mackinder, la connettività terrestre e il controllo delle rotte di comunicazione ha un peso fondamentale per la conformazione dell’assetto geopolitico del globo, allora i progetti di collegamento che si stanno venendo a creare nel blocco eurasiatico assumono un ruolo di straordinaria rilevanza nel contesto internazionale, soprattutto per quel che riguarda la promozione dello sviluppo delle relazioni tra i paesi coinvolti. Stando al pensiero elaborato da Mackinder, la costruzione di infrastrutture di trasporto consentirebbe a uno o più stati di espandere la propria influenza attraverso le nuove rotte. Visto in questa prospettiva, lo sviluppo della rete ferroviaria tra Iran, Iraq e Siria riveste un’importanza peculiare all’interno del più ampio quadro degli attuali sforzi volti a un avvicinamento e alla normalizzazione dei rapporti di collaborazione tra i paesi del Golfo Persico, affermando, così, il rinnovato ruolo centrale di questa regione attraversata negli ultimi anni da lunghi periodi di instabilità. Già nel corso del mese di marzo di questo 2023, dopo sette anni di interruzione dei rapporti le diplomazie di Teheran e Riyad erano giunte ad un’intesa mediata da Pechino con la quale veniva concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi a lungo rivali regionali e di riaprire, così, le rispettive ambasciate. A questo si aggiunge il nuovo abbraccio diplomatico tra la Siria e il consesso dei Paesi della Lega Araba avvenuto nel maggio di quest’anno, ben dodici dopo anni dall’espulsione di Damasco da questa importante istituzione del mondo arabo. Il progetto di sviluppo della rete ferroviaria oggetto della trattazione di questo breve articolo rappresenterebbe, dunque, un nuovo passo verso un Medio Oriente più stabile e più collaborativo; la costruzione del collegamento ferroviario se esteso ad altre potenze della regione come l’Arabia Saudita, potrebbe infatti avviare un’importante trasformazione dei rapporti all’interno dell’area MENA (Middle East and North Africa, Medio Oriente e Nordafrica, ndR), riducendo il livello delle tensioni tra i nemici storici della regione, rafforzandone al contempo i legami economici. In questo quadro di rinnovata collaborazione, i corridoi euroasiatici rappresentano un modo per collegare paesi impegnati in scontri e rivalità che, per alcuni, si protraggono da decenni. Così, come le arterie collegano ogni parte del corpo, strade e ferrovie sono capaci di svolgere un ruolo fondamentale nell’unire Paesi e creare visioni e scenari che uniscano manifestazioni di tradizioni politiche contrastanti e culture diverse, creando un’architettura internazionale organica in cui le singole parti esistono solo in funzione del tutto. Le origini del progetto L’idea della costruzione di una linea ferroviaria che collegasse l’Iran all’Iraq era emersa già nel 2011, quando la ferrovia Khorramshahr-Shalamcheh – lunga di 17 chilometri – era stata completata. Dal 2012, i due paesi hanno condotto una serie di negoziati per l’attuazione del progetto ferroviario Shalamcheh – Bassora, unico collegamento mancante per unire le ferrovie iraniane alla medesima città irachena. Secondo gli accordi, l’Iran avrebbe avuto la responsabilità della costruzione del ponte sul fiume Shatt al-Arab che, nei fatti, avrebbe collegato i due paesi, mentre la...
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di Luca Pingitore Uno sguardo fugace dal finestrino dell’auto sulla quale viaggiamo tradisce i nostri volti non autoctoni. Il militare, fino a pochi istanti prima svogliato, diventa più attento e ci intima lo stop. Riconosciutici italiani, con tono deciso, comunica al nostro autista che dovrà sottoporci ad alcune domande. La portiera del veicolo si apre di scatto ed il soldato ci intima: “Chi è tifoso del Milan può passare. Se qualcuno fosse invece della Juventus verrà trattenuto.” Il milite se la ride divertito. Anche lui sfoggia il tipico baffo nero “alla Saddam” che qui in Iraq deve esser considerato una sorta di status symbol. Finanche alcuni manichini notati in botteghe di abbigliamento in diversi suk se ne fregiano. La strada che va da Baghdad a Mosul, principale via di comunicazione che collega la capitale dell’Iraq con il nord e la Repubblica Autonoma del Kurdistan, è disseminata di controlli e posti di blocchi. In particolar modo il segmento che da Tikrit si snoda appunto verso Mosul. La città dove nel 2014 fu proclamata la nascita del fantomatico Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, meglio conosciuto come Isis. Una città che ora si presenta distrutta nel suo centro storico ma già in fase di ricostruzione grazie all’aiuto anche di fondi internazionali. Chi ha visitato la Siria di recente, passeggiando adesso per Mosul, prova un sussulto al cuore ma allo stesso tempo avverte compiacimento per come la situazione sia in fase di ripresa e intravede speranza anche per il futuro dell’attiguo Stato siriano il quale si trova invece all’anno zero. Mosul e l’area nord – ovest dell’Iraq sono tornati sotto il controllo governativo solo da pochi anni ma la situazione non è ancora completamente stabile e di conseguenza esercito regolare, polizia e diverse milizie paragovernative vigilano la zona. I resti archeologici dell’antica città di Hatra sono ancora sotto il controllo difensivo militare iracheno in quanto l’Isis stabilì proprio qui uno dei suoi quartier generali. Furia iconoclasta sulle statue e scritte nere inneggianti allo Califfato sono tuttora ben visibili. Fino a poco tempo fa l’Iraq risultava praticamente spezzato in due ed era consigliato spostarsi in aereo per bypassare la zona. I punti di controllo disseminati sulla strada in concomitanza delle vie di accesso alle cittadine della regione o sulle convenzionali linee di confine tra i governatorati come anche in altre zone cruciali di passaggio sono numerosi. Si rallenta, i veicoli vengono sottoposti a controllo visivo e se non destano sospetto lasciati proseguire per la propria marcia. Niente di paragonabile ai veri e propri check point militari che caratterizzano il nord della Siria da Hama ad Aleppo1. Ma lì la guerra è ancora in corso e l’autostrada, in alcuni punti, funge sostanzialmente da linea del fronte con i battaglioni di Al Nusra. Il comune denominatore di queste postazioni di controllo è però l’affabilità e la cordialità dei militi. Sia in Siria che in Iraq, seppur nel rispetto dei ruoli, il trattamento ricevuto è sempre stato di cortesia e curiosità. Finanche quando, nei dintorni di...