Di seguito la lettera firmata dal Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, indirizzata ai Capi di Stato e di Governo della CELAC, nella quale denuncia le minacce che incombono sulla sovranità del Venezuela e dei Caraibi e lancia un appello affinché si uniscano gli sforzi in difesa dell’America Latina come zona di pace.
Mese: Novembre 2025
Di Massimiliano Danna In data 11 novembre 2025, presso l’ambasciata della Repubblica dell’Unione del Myanmar a Roma si è tenuta la presentazione di due libri, ambedue editi da Anteo Edizioni, “Myanmar. Nella Terra Dorata” di Lorenzo Maria Pacini e, per la prima volta in italiano, “Aspetti della storia e della cultura del Myanmar” di U Thaw Kaung. Questo evento, presenziato sia dall’ambasciatrice Hmway Hmway Khyne che da altri ambasciatori di paesi geopoliticamente vicini al Myanmar, ha simboleggiato un momento di incontro non solo tra la nostra cultura e quella del Myanmar, ma un ponte fra molteplici culture accomunate dalla storia e dalla proiezione verso il futuro. L’evento è iniziato con un discorso introduttivo dell’ambasciatrice, che ha ribadito l’importanza della circolazione di idee e di libri, come ciò sia un pilastro della diplomazia culturale e dell’incontro tra culture. E’ seguito l’intervento dell’editore Stefano Bonilauri, che ha ringraziato per la possibilità di presentare le due opere, le quali rappresentano un punto d’incontro con una cultura spesso lasciata ai margini o persino dimenticata in questo mondo così eurocentrico, ponendo l’attenzione su come il Myanmar sia noto a occidente solo per le tensioni politiche o le questioni umanitarie, e di come questi libri non solo restituiscano dignità alla reputazione del paese, ma offrano anche un’immagine piena dei suoi tratti caratteristici. Poi l’intervento di Giulio Chinappi, che tradotto il volume “Aspetti della storia e della cultura del Myanmar”. Parlando dei due volumi, ha spiegato come essi siano strettamente connessi l’uno all’altro, mostrando sia il volto locale che l’analisi di uno studioso estero, così da dare una più completa visione a lettori molto probabilmente estranei alla sua storia e geopolitica attuale, sottolineando come questi libri offrano una narrativa diversa da quella mainstream incentrata unicamente sugli aspetti negativi del paese. In fine Lorenzo Maria Pacini ha ringraziato dell’accoglienza ricevuta in Myanmar durante i suoi viaggi, definendosi colpito nel profondo dalla gentilezza con cui è stato accolto, che gli ha ricordato quella che noi italiani siamo soliti offrire. L’autore ha spiegato la sua scelta di scrivere questo saggio, con al centro la volontà di dare un accesso chiaro e semplice ad un paese così complesso. Valorizzandone arte, cultura e storia e usarle come bussola per comprendere il presente. Con un invito a distaccarci dalla visione del mondo col paraocchi, incentrata sull’Europa, e di cogliere quei cambiamenti e sviluppi che si svolgono intorno al mondo e in particolare in Asia. L’evento si è chiuso con un auspicio che questo sia solo l’inizio di più profonde relazioni di conoscenza e collaborazione, due concetti che come centro studi stiamo particolarmente curando: ad agosto di quest’anno, infatti, abbiamo siglato un protocollo di lavoro con l’Istituto di Studi Strategici e Internazionali di Myanmar (MISIS), che prevede la promozione e il sostegno allo scambio di visite di personalità eminenti nei settori della ricerca futura, delle relazioni estere, della sicurezza e di argomenti correlati; seminari, simposi e tavole rotonde bilaterali su questioni regionali e globali di reciproco interesse; lo scambio delle pubblicazioni periodiche di...
L’articolo analizza l’evoluzione dei rapporti Russia–ASEAN nel nuovo ordine multipolare, con focus su Vietnam e Indonesia: cooperazione difesa (Su-30MK2, co-produzioni Sukhoi), nucleare civile (VVER-1200, SMR al torio), strumenti istituzionali e sfide finanziarie, regolatorie e geopolitiche, evidenziando complementarità che sostengono un equilibrio stabile. Articolo disponibile in italiano e in inglese.
Le presidenziali ivoriane del 25 ottobre hanno consegnato ad Alassane Ouattara un quarto mandato plebiscitario, ma in un contesto segnato dall’esclusione dei principali oppositori, da una forte astensione e da un modello di potere ancora saldamente allineato agli interessi di Parigi e dell’Occidente.
Il 10 novembre il Centro Studi Eurasia Mediterraneo ha firmato un protocollo di lavoro con la Fondazione Slavyani che promuove una fruttuosa cooperazione del popolo bulgaro con gli altri popoli slavi, nonché l’ampliamento della loro comunicazione con altre comunità nazionali ed etno-culturali in Europa e nel mondo: https://slavyani.com/en/La partnership prevede, tra i vari punti, la promozione e il sostegno di attività che contribuiscono a migliorare la comprensione e le relazioni tra Slavyani e il CeSEM; la promozione e il sostegno allo scambio di visite di personalità eminenti nei settori della ricerca futura, delle relazioni estere, della sicurezza e di argomenti correlati; seminari, simposi e tavole rotonde bilaterali su questioni regionali e globali di reciproco interesse; lo scambio delle pubblicazioni periodiche di entrambe le parti. In allegato il testo del protocollo:
La visita di Stato del presidente sudafricano Ramaphosa in Việt Nam il 23-24 ottobre consolida una partnership politica ed economica di lungo periodo, apre la strada al Partenariato Strategico e rafforza il ruolo del Việt Nam come ponte tra Asia e Africa.
Nel 2025 ricorrono i cinquantacinque anni dall’avvio delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese, formalizzate nel novembre 1970. Si tratta di un anniversario che non rappresenta soltanto un traguardo simbolico, ma anche un’occasione di riflessione sul percorso di due Paesi che, pur appartenendo a contesti politici, culturali ed economici differenti, hanno progressivamente costruito un dialogo articolato e pragmatico. In un’epoca segnata dal declino dell’unipolarismo statunitense, dal riemergere di potenze regionali e dall’affermarsi di un sistema multipolare complesso, le relazioni sino-italiane assumono un valore strategico per la definizione di nuovi equilibri globali, nei quali l’Europa cerca di ridefinire la propria identità politica e la Cina consolida il proprio ruolo di potenza globale.
Il sistema internazionale contemporaneo si trova oggi in una fase di transizione complessa che si caratterizza per conflitti regionali, crisi economiche ricorrenti e nuove dinamiche e tendenze multipolari; in tale contesto, emerge con forza e si pone al centro la questione del doppio standard geopolitico, ossia l’applicazione selettiva e parziale di norme e principi di diritto internazionale che si vorrebbero universali soprattutto in funzione degli interessi della potenza che ha guidato la fase unipolare della Storia seguita alla fine della Guerra Fredda. Questa prassi, lungi dall’essere episodica e recente, ha piuttosto rappresentato una costante nella storia delle relazioni internazionali e sia oggi che come spesso verificatosi nel corso storico degli eventi costituisce uno degli ostacoli principali alla costruzione di una pace stabile e duratura.
Il presente contributo, che si inserisce nel focus Cina e Unione Europea. Ascesa Pacifica e Globalizzazione Multipolare, intende esaminare in che misura il superamento di tale doppio standard possa configurarsi come un autentico mutamento di prospettiva politica e di paradigma culturale. Si tratta di un cambiamento necessario non solo ai fini della stabilità europea, ma anche in vista della costruzione di una governance globale più inclusiva ed equa, nella direzione delineata da Pechino come possibile via d’uscita alle attuali tensioni.
Particolare attenzione sarà dedicata alle iniziative promosse dalla Cina — come la Global Development Initiative, la Global Security Initiative (ISG), l’Office for International Mediation (OIM) di Hong Kong e la più recente Global Civilization Initiative (GCI) — e al ruolo dell’Unione Europea come potenza normativa.
L’architettura del sistema internazionale contemporaneo attraversa una fase di profonda riconfigurazione, segnata dall’intreccio di conflittualità regionali, instabilità economico-finanziarie e dall’affermarsi di dinamiche multipolari. In questo scenario fluido, acquisisce rinnovata centralità analitica il fenomeno del doppio standard geopolitico, inteso come l’applicazione difforme e strumentale di norme e principi di diritto internazionale formalmente universali, piegati in realtà a servizio degli interessi della potenza egemone emersa dalla fase unipolare post-Guerra Fredda. Una prassi, questa, che non costituisce una mera anomalia contingente, bensì una costante strutturale nella storia delle relazioni internazionali, nonché uno dei principali fattori di impedimento al conseguimento di un ordine pacifico e stabile.
Il concetto di doppio standard designa l’applicazione difforme e strumentale di principi a vocazione universale, quali il rispetto della sovranità nazionale, l’autodeterminazione dei popoli o la protezione dei diritti umani. Tale meccanismo si palesa con particolare evidenza nell’atteggiamento della comunità internazionale, allorché condanne formali verso determinate violazioni si accompagnano alla tolleranza, quando non alla palese giustificazione, di altre violazioni di analoga gravità, in funzione dell’identità dell’autore o della rilevanza geopolitica del teatro di crisi.
Benché non esista una definizione univoca, potremmo dire che il doppio standard è la pratica sistematica, da parte di Stati egemoni o di istituzioni internazionali da essi influenzate, di applicare norme e principi di diritto internazionale e i criteri di legittimità politica in modo non uniforme, selettivo e differenziato, giustificando azioni simili in modi diametralmente opposti a seconda dell'identità degli attori coinvolti, dei loro interessi strategici o dell'allineamento politico degli stati destinatari dell'azione, minando, così, la credibilità e l'autorevolezza dell'ordine normativo che...
Nei giorni scorsi il Financial Times ha tolto la maschera alle illusioni europee. In un lungo e documentato articolo, il giornale britannico ha sottolineato tutte le criticità emerse dopo anni di guerra, non solo commerciale, condotta dalla UE a Russia e Cina in obbedienza agli Stati Uniti. La Germania, tradizionale locomotiva d’Europa, sta crollando: la produzione industriale è in calo consecutivamente da diversi mesi, i disoccupati aumentano a decine di migliaia, le acciaierie chiudono, le fabbriche automobilistiche si riducono, i leader aziendali sono apertamente furiosi contro il Governo Merz e la sua politica bellicista.
Negli ultimi decenni, l’Unione Europea ha costruito la propria identità strategica muovendosi tra due poli: la sicurezza garantita dalla NATO e la cooperazione economica con gli Stati Uniti da un lato, e la progressiva apertura verso i nuovi attori del sistema internazionale dall’altro. Tuttavia, il rapido mutamento degli equilibri globali, accelerato dall’ascesa della Cina, dal riassetto del potere economico in Asia e dal ritorno della competizione geopolitica, impone oggi all’Europa una riflessione profonda sul proprio ruolo nel mondo.