7 Agosto 2026

Turchia

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Martedì 14 Marzo 2023, Federico De Renzi, turcologo e saggista, responsabile dell’area Turan del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo, interverrà all’evento La Turchia tra passato Kemalista e Futuro Eurasiatico. L’evento si terrà presso il Caffé Letterario Horafelix, via Reggio Emilia 89 a Roma e rientra nel programma di Aperitivo Strategico. Info e contatti: 06 45618749 horafelixroma@gmail.com
President_of_Ukraine_Volodymyr_Zelenskyy_in_Kyiv_during_the_Russo-Ukrainian_War
di Thierry Meyssan FONTE ARTICOLO: La sconfitta dell’Ucraina si va delineando, di Thierry Meyssan (voltairenet.org)TRADUZIONE di Rachele Marmetti È un segreto di pulcinella: il governo di Kiev sta perdendo militarmente di fronte alle forze armate russe, che avanzano senza fretta e costruiscono la difesa delle regioni in cui un referendum ha sancito l’adesione alla Federazione di Russia. Ma questa inesorabile realtà ne cela altre. Per esempio, che la Turchia, membro della Nato, sostiene la Russia e le fornisce componenti di armamenti. Non soltanto l’Alleanza Atlantica sta perdendo, ma mostra crepe al suo interno. Il futuro dell’Ucraina si sta delineando. Il conflitto oppone da un lato il governo di Kiev, che rifiuta di onorare la firma degli Accordi di Minsk, dall’altro la Russia, che intende far rispettare la risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza che li ha ratificati. Da una parte uno Stato che rifiuta il diritto internazionale ed è sostenuto dagli Occidentali, dall’altra uno Stato che rifiuta le regole occidentali ed è sostenuto da Cina e Turchia. Come è accaduto che il presidente Volodymyr Zelensky, eletto per applicare gli Accordi di Minsk, si sia trasformato in nazionalista integralista [1], in difensore di fanatici eredi dei peggiori criminali del XX secolo? È un mistero. L’ipotesi più probabile è finanziaria: con la pubblicazione dei Paradise Papers è emerso che Zelensky possiede conti off-shore, nonché proprietà in Inghilterra e Italia. In realtà Zelensky non ha molto in comune con i nazionalisti integralisti. È un codardo. All’inizio della guerra è rimasto per diverse settimane nascosto in un bunker, probabilmente nella periferia di Kiev. Ne è uscito solo dopo che il primo ministro israeliano, Naftali Bennet, gli ha garantito di aver ricevuto da Putin l’impegno a non uccidere il presidente ucraino [2]. Da allora Zelensky fa il gradasso in video a ogni vertice politico e festival artistico occidentali. Come è accaduto che la Turchia, membro della Nato, si sia impegnata dalla parte della Russia? È più facile capirlo per chi ha seguito i tentativi di uccisione del presidente Recep Tayyip Erdogan da parte della CIA. Agli inizi Erdogan non era che un teppista di strada. Successivamente si è identificato in una milizia islamica che l’ha condotto ad avvicinarsi sia agli insorti afghani sia agli jihadisti russi d’Ichkeria. Solo dopo questo percorso è entrato in politica, nel senso classico del termine. Quando sosteneva i gruppi mussulmani antirussi era un agente della CIA. Come accade spesso, arrivato al potere ha visto le cose sotto un altro aspetto. Si è progressivamente staccato da Langley e si è messo al servizio del popolo turco. Però la sua evoluzione personale ha coinciso con i numerosi cambiamenti di strategia del Paese. La Turchia, che non ha mai digerito la caduta dell’Impero Ottomano, si è cimentata in diverse strategie: è candidata dal 1987 a entrare nell’Unione Europea; nel 2009, con Ahmet Davutoglu, ha pensato di ripristinare l’influenza ottomana. Passo dopo passo, Ankara ha immaginato di poter fondere l’obiettivo nazionale e il percorso personale del presidente e diventare patria dei Fratelli Mussulmani, nonché ripristinare il Califfato,...
Closeup shot of a crack in a concrete wall
di Aldo Braccio Fronteggiare l’imprevedibile. Pianificare e organizzare il prevedibile. Come ogni Paese soggetto a gravi rischi di eventi sismici la Turchia deve rispondere a questi due imperativi vitali dopo il disastroso terremoto del febbraio 2023 (anno del centenario della fondazione della Repubblica, iniziato così tragicamente). Una nuova fortissima (magnitudo 6,4) scossa registrata ad Antakya (Antiochia) il 20 febbraio ha purtroppo ricordato che lo sciame sismico è virulento e destinato a protrarsi, anche se sperabilmente in misura decrescente. Il terremoto del 6 febbraio si è manifestato in due diverse faglie, rendendo la situazione ancora più tragica e imprevista: la prima faglia orientata da nordest a sudovest, per effetto della spinta da sud della placca arabica, che ha determinato uno spostamento di oltre tre metri del blocco anatolico; la seconda orientata da est a ovest, con angolo acuto rispetto alla prima. La discussione si è comprensibilmente accesa su quanto poteva essere e non è stato fatto per scongiurare o almeno mitigare una tragedia di queste proporzioni (ricordiamo: circa 40.000 vittime solo in Turchia a fine febbraio, senza cioè tenere il conto della gravissima situazione siriana, con le sue migliaia di vittime). Le autorità turche, e anche il mondo scientifico turco e quello internazionale, pongono l’accento sull’assoluta eccezionalità degli eventi, sottolineando che a poche ore di distanza fra l’una e l’altra si sono verificate due scosse di immane potenza sulle due diverse linee di faglia: una cosa mai vista prima. Il professore di geofisica ed esperto di terremoti riconosciuto internazionalmente Övgün Ahmet Ercan afferma che “non c’è mai stato al mondo un terremoto di questo tipo”. Il professore Edwin Nissen, dell’Università di Victoria, in Canada, sostiene che si sia trattato di uno “tra i cinque più grandi terremoti mai verificatasi”. Sembra pertanto giusto riconoscere l’eccezionalità dell’evento di fronte alla quale probabilmente qualsiasi intervento umano sarebbe risultato inadeguato. Tuttavia resta da chiedersi se in Turchia opportune ed efficaci misure di prevenzione del rischio fossero state prese: parliamo qui di Turchia e non di Siria, in cui la situazione tragica determinata da anni di aggressione internazionale e di sanzioni contro quella martoriata nazione ha di fatto impedita ogni misura di protezione del territorio. Dopo il tragico terremoto del 1999 – quasi 20.000 in quell’occasione furono le vittime – in Turchia fu introdotta una normativa antisismica che è stata concretamente attuata solo in parte. L’arresto di diverse decine di costruttori edili subito dopo il terremoto del 6 febbraio lascia presagire la realtà di edificazioni costruite senza rispetto degli standard antisismici e senza efficaci controlli da parte degli enti pubblici preposti; al 25 febbraio risultano oltre 600 le persone indagate, di cui quasi 200 già in carcere. Molte case e palazzi edificati senza strutture portanti in cemento armato, cattiva qualità del calcestruzzo, tondini di acciaio troppo sottili, risparmio sui costi, queste le denunce provenienti da più parti che si sommano a quelle provenienti dall’Unione delle camere degli ingegneri e degli architetti turchi (Türk Mühendis ve Mimar Odaları Birliği) in merito alla costruzione dell’aeroporto di Hatay...
di Redazione Centro Studi Eurasia e Mediterraneo In seguito al gravissimo terremoto che ha recentemente colpito Siria e Turchia, il CeSEM ha deciso di creare questa pagina a disposizione di quanti vogliono aiutare questi sfortunati Paesi. All’interno della pagina troverete le indicazioni fornite dalle Associazioni e dalle comunità che già da anni lavorano all’interno della Siria e della Turchia in ambito umanitario. SIRIA:  Rappresentanza permanente della Repubblica Araba Siriana presso le Nazioni Unite Comunità Siriana d’Italia Bonifico Bancario Beneficiario: Comunità siriana d’Italia Causale: aiuto alla Siria IBAN: IT39A030696768451168771958 Contatto veloce sig. Adnan 3491667474 Associazioni coinvolte: ХО Корени / OdV Koreni Comunita’ Siriana In Italia -الجالية السورية في ايطاليا Verona per la libertà. Frati Francescani proterrasancta.org (Emergenza Terremoto) – email: sossiriaterremoto@gmail.com (ricercano Ingegneri Edili o Operatori del Settore). Associazione Islamica Imam Mahdi Islamshia » Raccolta fondi per le popolazioni vittime del terremoto in Siria e Turchia Per versamenti tramite bollettini postali C/C: 66991514 Per bonifici tramite Banca IBAN: IT-79-R-07601-03200-000066991514 Causale: sostegno a Siria e Turchia Contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – +39 3394968095 Associazione Islamica Imam Mahdi oraprosiriablogspot.com: EMERGENZA SIRIA: PER SOSTENERE IL LAVORO DI FRA IBRAHIM ALSABAGH E MONS GEORGES ABOU KHAZEN NELLE OPERE DEL VICARIATO APOSTOLICO DI ALEPPO: Delegazione di Terra Santa – Banca CARIGE Agenzia 11 – ROMA Iban:  IT48A0343105018000000155180 CAUSALE: Vicariato Apostolico (OMETTERE di Aleppo, PER VIA DEL BLOCCO BANCARIO ALLA SIRIA). Fondazione Sos Cristiani d’Oriente https://www.fondazionesoscristianidoriente.it/ Iniziative collaterali In Siria ed Iraq con l’Associazione “Viaggiatori Indipendenti”: https://www.viaggiatorindipendenti.it/ Appello per rimuovere le sanzioni alla Repubblica Araba Siriana: https://oraprosiria.blogspot.com/2023/02/appello-pressante-dalle-trappiste.html Monache trappiste a ‘Azeir (HOMS): https://www.nostrasignoradellapace.it/donations/donazione-per-i-progetti-in-siria/ Patriarchi comunità cristiane: http://www.fides.org/it/news/73390-ASIA_SIRIA_Patriarchi_e_Capi_delle_Chiese_dopo_il_terremoto_basta_sanzioni_e_embargo_contro_il_popolo_siriano “Gli Usa abrogano le sanzioni in Siria” è una Fake News. Gli Usa annunciano l’esenzione dalle sanzioni solo per le Transazioni relative ai soccorsi per il terremoto in Siria per 180 giorni. Le sanzioni riguardano tutto il resto (aiuti, carburante, macchinari, medicine..) rimangono in vigore (vedi allegato).
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A cura di Guido de Simone ARTICOLO ORIGINALE Il tema del vertice è “Nuova era della civiltà turca: sulla via del progresso e della prosperità comuni”. Aprendo la riunione del Consiglio dei Capi di Stato, il Presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev ha salutato gli ospiti. Nel suo discorso, ha parlato dei compiti dell’Organizzazione degli Stati turchi e delle prospettive di espansione della cooperazione. NOTA BENE: Il termine “Stati turchi” si riferisce a tutti i Paesi lungo la Via della Seta la cui cultura e lingua hanno le proprie radici nella cultura turca. Riferimento: L’Organizzazione degli Stati turchi (precedentemente chiamata Consiglio turco) unisce cinque stati di lingua turca (Uzbekistan, Azerbaigian, Turchia, Kirghizistan, Kazakistan), Ungheria e Turkmenistan sono inclusi come osservatori Discorso del Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev alla riunione del Consiglio dei Capi di Stato dell’Organizzazione degli Stati turchi Illustri capi di stato e di governo! Cari amici! Sono molto lieto di vederti nella grande città di Samarcanda, uno dei centri della civiltà mondiale, situata all’incrocio della Grande Via della Seta. Vorrei esprimere la mia speciale gratitudine a tutti voi per aver partecipato al Vertice della nuova Organizzazione degli Stati turchi. Benvenuti nella terra dell’Uzbekistan, cari amici! Cari partecipanti al vertice! In primo luogo, desidero esprimervi la mia sincera gratitudine per aver sostenuto l’iniziativa di dichiarare la città di Samarcanda, che è simbolo di amicizia e di pace, un centro di scienza e di educazione per i popoli del mondo, come « Capitale della civiltà turca». È noto che l’antica terra turca collega l’Oriente e l’Occidente da migliaia di anni, avvicinando le civiltà del mondo e arricchendo varie culture. Siamo giustamente orgogliosi che le pagine luminose del grande passato del mondo turco siano state create insieme dai nostri grandi antenati. È il compito più importante per tutti noi preservare un patrimonio così inestimabile, studiarlo a fondo e tramandarlo alle generazioni future. Un’altra importanza del nostro vertice di oggi è che per la prima volta nella nostra storia plurimillenaria la nostra famiglia turca si riunisce in un formato così completo, come parte della nostra rinnovata organizzazione. Indubbiamente, all’insegna del motto «Una nuova era della civiltà turca: verso il progresso e la prosperità comuni» entriamo in una fase completamente nuova di crescita comune. Illustri capi delegazione! Oggi tutti noi stiamo attraversando le difficili prove legate alle acute contraddizioni geopolitiche, alla crisi economica globale e alle conseguenze negative del cambiamento climatico. Pertanto, nell’attuale situazione pericolosa, è essenziale che i nostri paesi individuino approcci comuni e coordinino gli sforzi per affrontare i problemi più urgenti. Siamo in grado di superare qualsiasi difficoltà attraverso l’amicizia, la cooperazione e il sostegno reciproco. Vorrei sottolineare che durante la presidenza di Türkiye presso la nostra Organizzazione lo scorso anno, è stato svolto molto lavoro in varie direzioni e la nostra cooperazione reciproca è diventata più attiva. Durante la presidenza dell’Uzbekistan, intendiamo anche: attuare efficacemente il concetto di «Visione mondiale turca – 2040» e la «Strategia quinquennale dell’organizzazione degli stati turchi» che viene adottata oggi, per rafforzare ulteriormente l’autorità della...
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di Mikhail Gamandiy-Egorov ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU OBSERVATEURCONTINENTAL.FR I rapporti economici ed energetici tra Mosca e Ankara sono in buono stato. E nell’attuale congiuntura, con un’UE completamente soggiogata a Washington, la Turchia ha l’opportunità di diventare il principale hub per il gas russo destinato all’Europa. I presidenti russo e turco – che sono al loro quarto incontro in tre mesi, questa volta nell’ambito del 6°vertice della Conferenza per l’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA) tenutosi nella città di Astana, in Kazakistan – hanno discusso della possibilità di portare la partnership energetica a un livello superiore. Vladimir Putin ha infatti proposto al suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan la creazione di un hub del gas per le consegne in altri paesi, in particolare in Europa, ricordando che la Turchia ha dimostrato di essere attualmente la via più sicura per le consegne di gas russo. Il presidente russo ha anche indicato che questa piattaforma gaziera sarà utilizzata non solo per garantire gli approvvigionamenti di gas, ma anche per determinarne i prezzi.  Se questo progetto si concretizzerà – e secondo molte fonti turche è probabile che si concretizzi – il ruolo di Ankara diventerà cruciale in un settore così strategico come lo è quello relativo all’approvvigionamento energetico internazionale.  Inoltre, ciò permette ad Ankara di avere ulteriore leva contro un’Europa di Bruxelles che, ancora una volta, non manca di arroganza. Per la Russia l’interesse è ovviamente quello di avere un partner energetico affidabile. E in questo senso la Turchia ha ampiamente dimostrato di avere questa capacità essendo l’unico paese membro della NATO a non aver aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, sviluppando attivamente le sue relazioni con Mosca, sapendo tanto più che quest’anno sarà sicuramente quello in cui il livello storico delle relazioni economiche e commerciali tra i due paesi toccherà il punto più alto, nonché disponendo Erdogan della capacità di condurre una politica sovrana e pragmatica. Non è tutto. Contrariamente ai rappresentanti masochisti dell’Europa – in particolare della Germania – che assistono, davanti ai loro occhi, ad atti terroristici che prendono di mira i loro interessi economici ed energetici senza alcuna reazione degna di questo nome, le autorità turche hanno finora sempre assicurato un livello di sicurezza di alto livello per il gasdotto Turk Stream, misura attuate in coordinamento con le loro controparti russe, proprio come nel caso del processo di consegna del gas. Ovviamente è più che probabile che se questo progetto si concretizzerà, sarà enormemente disapprovato a Washington, come a Bruxelles e in altre capitali occidentali. Se nel secondo e nei successivi casi non c’è nemmeno bisogno di commentare in quanto si parla di nani geopolitici e di puri e semplici vassalli, nel caso statunitense è del tutto possibile aspettarsi attacchi economici, in particolare attraverso sanzioni, o semplicemente nuovi atti terroristici, che sono parte integrante del “savoir-faire” e del “savoir-vivre” dei cowboy di Washington. Solo che ciò che funziona così facilmente con le élite europeiste – il cui masochismo è forse legato anche ai quartieri malfamati di Bruxelles – non funziona necessariamente con...
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di Pierre – Emmanuel Thomann Nuova configurazione geopolitica e crollo dell’ordinamento giuridico derivante dal mondo unipolare.Come dare un senso a questo conflitto? Deve essere inserito nella configurazione geopolitica globale emergente, cioè nell’evoluzione dell’ordine geopolitico. Il diritto internazionale è di scarsa utilità per comprendere la situazione a parte il modo in cui è strumentalizzato dalle potenze rivali. La guerra in Nagorno-Karabakh conferma che i confini in Eurasia stanno cambiando e si spostano di nuovo, perché dalla fine del mondo bipolare, con l’emergere del mondo multipolare si è avviato un processo di disgelo dei territori. Stiamo assistendo al ritorno di guerre di conquista territoriale, legate alle questioni di rivalità tra potenze su scala mondiale, con aggiustamento tra aree di influenza attraverso la guerra per procura. Il mondo si sta frammentando e si apre la strada ad una ricomposizione dei territori. La frammentazione geopolitica del mondo con il nuovo corso di fronti mobili e linee rosse tra grandi potenze si sta inesorabilmente rafforzando. Assomiglia sempre di più al mondo come funzionava prima della Seconda guerra mondiale. Il diritto internazionale non può essere legittimo senza un ordine spaziale (riferimento a Carl Schmitt). Ciò significa che le risoluzioni dell’ONU sul Nagorno-Karabakh, così come quelle del gruppo di Minsk, riflessi del periodo unipolare segnato dall’indebolimento della Russia dopo la caduta dell’URSS, sono da tempo obsolete. Ciò è stato appena confermato dalla nuova situazione geopolitica, vale a dire un nuovo ordine spaziale, che apre la strada a un nuovo regime giuridico ancora sconosciuto. La guerra nel Nagorno-Karabakh era stata a lungo preparata da Azerbaigian e Turchia, e tutte le potenze lo sapevano. Ma ognuno pensava che alla fine avrebbe potuto trarre un vantaggio geopolitico. Secondo l’accordo del 9 novembre tra i militari belligeranti, Armenia e Azerbaigian sotto il patrocinio della Russia, gli effetti sono asimmetrici. Nella loro impresa di conquista, gli azeri non ottengono l’intero Nagorno-Karabakh ma i territori adiacenti tutt’intorno. Il Nagorno-Karabakh viene smembrato di più della metà dei suoi possedimenti territoriali prima del conflitto a beneficio dell’Azerbaigian, territori che fanno tutti parte dell’Armenia storica. Le popolazioni di questi territori sono fuggite, il che equivale a una definitiva pulizia etnica perché è dubbio che torneranno. D’altra parte, gli azeri che hanno subito anche la pulizia etnica dagli armeni dopo la guerra del 1994 dovrebbero reinvestire in queste aree. Probabilmente stiamo tornando al conflitto congelato sulla porzione più piccola del Nagorno-Karabakh che rimarrà con gli armeni. Il suo status futuro non è ancora specificato. Gli azeri controllano Shushi, una storica città armena. Al di là della posta in gioco del conflitto regionale tra Azerbaigian e Armenia, il conflitto costituisce una tappa importante nel confronto tra le grandi potenze ei loro progetti geopolitici antagonistici, principalmente Turchia, Russia e, meno esplicitamente, Stati Uniti, UE e NATO per la creazione di zone di influenza nel continente eurasiatico. È il momento della valutazione provvisoria. La Russia estende la sua presa territoriale. Prima lezione, la Russia ha ristabilito il suo primato sul Caucaso meridionale, che fa parte del suo estero vicino....
Focus CESEM (a cura della redazione)   I colloqui diretti che si svolgono a Mosca tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan rappresentano lo snodo strategico per la risoluzione o l’aggravamento della crisi mediorientale. Dopo alcuni mesi di schermaglie e temporeggiamenti nel tentativo di evacuare pacificamente i jihadisti assembrati nella provincia siriana di Idlib, l’esercito di Damasco con il sostegno dell’aviazione russa ha decisamente rotto gli indugi per riconquistarne il controllo. La Turchia, invece di rispettare gli Accordi di Astana e Sochi sulle zone di demilitarizzazione, ha finito per far coincidere le proprie postazioni di osservazione sul territorio siriano con quelle dei gruppi di “Al Nusra” (ramo dell’estremismo islamista legato ad Al Qaeda, oggi racchiusa all’interno della sigla di “Tahrir Al Sham”). Dal 19 dicembre 2019, quando è scattata l’offensiva dell’Esercito Arabo Siriano (SAA) fedele al Presidente Bashar al-Assad, i ribelli hanno perso metà degli 8000 chilometri quadrati che controllavano a Idlib e nelle confinanti Aleppo e Hama. In un territorio dimezzato, poco più grande della Valle d’Aosta, sono stipate oltre 3 milioni di persone, compresi 980 mila profughi e 12 checkpoints turchi. La situazione ad Idlib si è aggravata dopo che i terroristi del gruppo fondamentalista “Tahrir al-Sham”, il 27 febbraio 2020, hanno avviato un’offensiva su vasta scala contro le posizioni delle forze governative siriane. L’uccisione di 34 militari turchi e il ferimento grave di altre decine (alcune fonti parlano addirittura di 165 soldati turchi uccisi) in seguito alla reazione militare di Damasco, ha provocato la furente risposta di Erdogan; lo scorso 29 febbraio, le Forze Armate di Ankara hanno lanciato una profonda offensiva aerea e terrestre all’interno del territorio siriano, i cui risultati appaiono però controversi. Durante il primo attacco di Ankara, il ministro della Difesa Hulusi Akar ha precisato che l’artiglieria e i droni armati turchi hanno distrutto “5 elicotteri, 23 tank, 23 cannoni, 2 sistemi di difesa anti-aerea” e “neutralizzato”, cioè ucciso e ferito “309 soldati del regime siriano”; più significativo ancora di questi numeri tutt’altro che verificati (lo Stato Maggiore di Ankara ha mostrato all’opinione pubblica diversi video risultati poi falsi), è stata la conquista della città siriana di Saraqib da parte dei “ribelli”, divenuti ormai ufficialmente la fanteria dell’esercito turco. Con il successivo intervento denominato “Scudo di Primavera” e approfittando del fatto che i russi non avevano predisposto l’abituale no fly zone a sostegno dell’esercito siriano, l’avanzata turca sembrava risultare ancora più incisiva. Il bilancio proclamato da Erdogan parla di 2 aerei e 2 droni siriani abbattuti, 8 elicotteri distrutti insieme a 135 tanks, 5 sistemi di difesa aerea, 86 cannoni, 77 veicoli armati e soprattutto 2557 tra soldati e ausiliari delle SAA uccisi o feriti. Cifre sicuramente esagerate e contraddette da un attento incrocio delle fonti presenti sul terreno. L’avanzata terrestre turco-jihadista del 29 febbraio ha conseguito uno sfondamento al centro delle forze siriane attorno ad Idlib, sorprendendo evidentemente i russi che forse non si aspettavano un attacco di tale intensità. Ankara ha utilizzato dai 12...
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articolo originale: Young Diplomats Turkey is now in a tough position to choose between America’s F-35 advanced jets and Russia’s S-400 missile defence system as Washington has given a deadline to cancel its orders with Russia and purchase the US Patriot air defence system instead. Turkey has already made a deal with Russia and has sent some of its officials to Russia to be trained on the S-400. Though Turkey is a member of NATO and a part of the US F-35 warplane programme, it’s not ready to reconsider the deal that has already made with Russia as part of Russia-Turkey alliance. What is S-400 Triumf It is an upgraded version of the S-300 family, an anti-aircraft weapon system developed in the late 1970s. It has been used in the Russian Armed Forces since 2007. The current S-400 is the latest version of this family and it has also been described by The Economist as “one of the best air-defence system currently made.” Why the US opposes S-400 Russia has been working on radar and missiles targetting the low observable aircraft. The primary concern of Kremlin is to tackle US air power. S-400 is one of the most sophisticated surface-to-air missile systems in the world with the range of 400Km. It has the ability to shoot up to 80 targets simultaneously ranging from low-flying drones to aircraft or long-range missiles. The reason behind the worries of the US officials is that the S-400 radar could access sensitive US military technologies in service and also it would gather technical details of their F-35. Other countries with S-400 deal with Russia China and India have already placed their orders and now Turkey joins the list. China also faces US sanctions for buying S-400 and other arms from Russia. In October last year, India signed a 5 billion dollar deal to buy five S-400 regimental units amidst US concerns over this deal. Neither India nor Turkey has come to the US sanction list yet. Iran has also shown its interest to purchase S-400 from Russia but Russia has rejected the deal as there is already increasing tensions between Iran and the USA after President Trump called off the nuclear deal with Iran and Russia didn’t want a further escalation of tension in the region. Here’s another article explaining the capabilities of such Russian air defense system: https://www.young-diplomats.com/s-300-missiles-in-syria-bad-news-for-israel/
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Articolo originale apparso su Young Diplomats Erdogan – The once-great strategist he was when it comes to power struggles in the domestic scene is now having troubles finding the balance between his personal political gains and the sacrifices he has made in order to make such gains. He has been very sufficient in maximizing the damages he can cause to the country and in turn to himself while gaining very little in return. The very recent defeats the AKP has suffered in the municipal elections and the re-election in Istanbul are a great testament to this. He has virtually gone against the policies the AKP had pursued ever since they came to power in the early 2000s in every conceivable way. Not only has he torpedoed the relations with the US by fanatically insisting on purchasing the Russian-supplied S-400 anti-aircraft missile programs despite the risk of losing F-35 contracts and facing potential economic sanctions but also his authoritarian conducts involving repeated transgressions of democratic institutions and the blatant disdain to some European countries’ calls have contributed to the long-term deterioration in Turkey’s relations with the EU. His intransigence in refusing to let the Kurds have their own strongholds and persistence in launching a land invasion into Tel Rifaat, Manbij and the east of the Euphrates to chase them out have also added to the causes of tension with Turkey’s NATO allies. But that’s not all. He has also managed to tremendously wreck the relations with both his strategic allies and the neighboring states. The Idlib demilitarized zone agreement he brokered with Putin last year has become a disaster because of his failure to deliver his promises, which has triggered growing impatience in both Damascus and Moscow, ultimately resulting in a Russian-backed Syrian offensive into the region. The very recent aggressive attempt to drill offshore oil in the disputed areas nearing Cyprus’s coast has also sent alarming signals to both Greece and the internationally-recognized regime in Cyprus. The only two adjoining entities that have maintained relatively better relations with Ankara, apart from Iran, are Iraq and the Kurdistan regional government, but that is only because Iraq has suffered tremendous loss in the war against ISIS and is currently too weak to lose friends, and in the case of the KRG, it is because a huge proportion of its revenues comes from Turkey through trades and oil deals. In addition, the 2017 referendum in the KRG has not only pushed Baghdad and Ankara together but also made Erbill even more dependent on Turkey. Nevertheless, these ostensibly amicable relations are also about to be seriously tested. The ongoing Turkish military campaign that started last year involving frequent cross-border airstrikes targeting PKK fighters in areas within the Kurdistan region has drawn increasing condemnation on the part of Iraq. Reacting to two very recent air raids that caused five civilian casualties, Baghdad has begun to depict Turkey’s incursion as “unilateral acts of war” and urge Ankara to stop violating Iraq’s sovereign integrity. Although falling behind...