3 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

Mohammad Keshavarzzadeh
ARTICOLO ORIGINALE tradotto da Paolo Marcenaro L’11 febbraio ricorre, come festa nazionale iraniana, il 43° anniversario della rivoluzione islamica del 1979. In un’intervista esclusiva al Global Times (GT), l’ambasciatore iraniano in Cina Mohammad Keshavarzzadeh ha parlato con i giornalisti Hu Yuwei e Bai Yunyi, riconoscendo con entusiasmo le vittorie duramente conquistate sia dagli Iraniani che dal popolo cinese nel preservare le rispettive integrità territoriali e sovranità politiche. Il diplomatico ha applaudito alle “Olimpiadi invernali di Pechino storicamente gloriose e visivamente memorabili”. Ha anche sottolineato gli sforzi congiunti Iran-Cina volti alla pace e alla stabilità regionale e globale, lanciando al contempo un avvertimento che le stesse politiche degli Stati Uniti finiranno fatalmente per rovesciare l’egemonia globale americana. L’Iran garantirà una fornitura costante di petrolio alla Cina e ha la prospettiva di una maggiore cooperazione militare con la Repubblica Popolare, ha osservato. PARTE 1 – Radici comuni e appoggio fermo GT: l’11 febbraio è la festa nazionale iraniana. Ci saranno dei festeggiamenti a Pechino? Quali messaggi vorrebbe trasmettere al popolo cinese in questo giorno?Keshavarzzadeh: Alla luce delle misure di prevenzione della pandemia, non avremo manifestazioni pubbliche a Pechino per commemorare la nostra Giornata Nazionale. Ma abbiamo considerato varie alternative online tra cui webinar, messaggi, articoli, interviste e post sui social media. Il 22 di Bahman (11 febbraio) è un ricordo di orgoglio e onore alla nazione iraniana a seguito del cambiamento fondamentale avvenuto con l’unità storica del popolo che, insieme e sotto la guida dell’Imam Khomeini, ha scelto la strada della lotta rivoluzionaria per un domani migliore. Iran e Cina hanno avuto splendide civiltà nei tempi antichi. La rivoluzione iraniana del 1979 è stata una vittoria per il popolo iraniano contro le ingerenze straniere e l’asservimento agli Usa. In tempi contemporanei, sia l’Iran che la Cina hanno fatto molti sforzi per preservare la loro integrità territoriale e la sovranità e il diritto dei loro cittadini all’autogoverno. Cina e Iran sono sempre stati in prima linea contro l’egemonia statunitense e condividono punti di vista e atteggiamenti simili su molte questioni internazionali e regionali. La Cina si oppone alle sanzioni statunitensi imposte ingiustamente all’Iran e l’Iran sostiene fermamente l’integrità territoriale della Cina e la sua posizione sugli affari di Hong Kong e Taiwan, che gli Stati Uniti hanno cercato incessantemente di influenzare. GT: Se Cina e Stati Uniti entrassero in guerra per la questione di Taiwan, quale posizione prenderebbe l’Iran? E se gli Stati Uniti bloccano le rotte di trasporto petrolifero della Cina, l’Iran continuerà a fornire petrolio alla Cina? Keshavarzzadeh: Il principio della Cina unica è per noi una linea di base importante. Sulla questione di Taiwan, l’Iran sostiene pienamente Pechino e speriamo anche che gli Stati Uniti non accendano erroneamente un conflitto militare con la Cina piuttosto che negoziare. In caso di conflitto, l’Iran sosterrà sicuramente la Cina e garantirà la sicurezza della fornitura di energia. La relazione Cina-Iran è di vasta portata e l’Iran non cambierà la sua politica nei confronti della Cina a causa dei cambiamenti negli atteggiamenti degli...
piu-vicini-al-paradiso-anteo
Recensione di Città Futura Più vicini al Paradiso (Anteo Edizioni, 2021) ripercorre i viaggi di Erik Nilsson attraverso le regioni più remote della Repubblica popolare cinese, evidenziando i successi del paese nell’alleviamento della povertà e nella conquista di una moderata prosperità. Il contenuto di Più vicini al Paradiso (Anteo Edizioni, 2021) è ben riassunto dal sottotitolo del libro: “Il viaggio di un «nomade globale» attraverso la Cina e il suo alleviamento della povertà”. Il “nomade globale” è Erik Nilsson, giornalista statunitense che ha dedicato molti anni della sua vita a viaggiare nelle regioni più remote della Cina, assistendo in prima persona ai successi del paese nel percorso di alleviamento della povertà anche di fronte a grandi sfide e ostacoli: “Il giornalismo mi ha mostrato che la Cina è un paese che si scopre meglio sul dorso di yak, struzzi, cavalli, elefanti e cammelli. Cioè, navigandone in prima persona le tundre, i terreni agricoli, le praterie, le giungle ed i deserti” (p. 6). Il 12 maggio 2008, Wenchuan, nella regione del Sichuan, fu colpita da un terremoto di magnitudo 7.95. Con quasi 90mila morti confermati, è ad oggi il terzo terremoto più mortale del XXI secolo dopo il maremoto dell’Oceano Indiano nel dicembre del 2004 e il terremoto di Haiti nel gennaio del 2010. Il viaggio di Nilsson inizia proprio da qui, nella prima parte “Quando la terra non sta ferma”.  “Gli edifici semplicemente non c’erano più. Quasi tutto quello che avevamo visto dal finestrino della macchina, ora dopo ora, giorno dopo giorno, era un susseguirsi chilometro dopo chilometro di tende e macerie, seguite da tende e macerie – e ancora tende e altre macerie” (p. 19). Nilsson, nei suoi numerosi viaggi nel Sichuan, ha avuto modo di constatare la distruzione causata dal terremoto e la capacità della popolazione locale e delle autorità regionali e nazionali di risollevarsi dalla tragedia. Il capitolo è costellato di storie di persone che l’autore ha avuto modo di incontrare nel corso dei suoi viaggi, e che spesso ha aiutato personalmente grazie alle azioni di solidarietà messe in piedi da Nilsson e dai suoi amici. Il terremoto, pur avendo rappresentato un evento tragico e traumatico, è stato utilizzato come occasione per ricostruire in meglio, risolvendo molti dei problemi che affliggevano la popolazione in passato e prevenendo possibili futuri eventi catastrofici. Dagli edifici alle vie di comunicazione, il tutto è stato rimesso in piedi utilizzando tecniche e materiali all’avanguardia, portando a una modernizzazione accelerata delle aree colpite dal sisma. “Tutti hanno una casa. E l’industria si è ripresa” ha detto qualche anno dopo Huang Zhuo, segretario del Partito Comunista della città di Hongbai (p. 101). “La ricostruzione della città come insediamento moderno e resistente ai disastri è stato un risultato monumentale”. La città di Shuimo, tra le più vicine al terremoto, è stata ricostruita secondo un ambizioso progetto portato avanti dall’Università di Pechino: “I progettisti hanno deciso che doveva essere trasformata in una destinazione turistica rispettosa dell’ambiente” (p. 109). “Ciò ha comportato la garanzia di basse emissioni di carbonio.” Una reazione simile ha avuto luogo poco tempo dopo in occasione...
Isolated China flag with  a map of the african continent
di Giacomo Leccese Come sottolineato da Lei Yu, professore all’Università di Studi Internazionali di Pechino, “c’è un consenso generale nei circoli politici e accademici cinesi delle relazioni internazionali sulla crescente importanza dell’Africa in ambito politico, strategico ed economico per l’ascesa della Cina, in considerazione del suo peso politico nel suo insieme negli affari internazionali, della sua abbondanza di risorse strategiche e del suo grande potenziale economico”.i Negli ultimi anni, la Cina ha rafforzato sempre più la sua presenza economica in Africa, soprattutto in seguito al lancio della Belt and Road Initiative (BRI), di cui il continente africano ha costituito il blocco principale con l’adesione di 44 paesi al 2021. Dal 2009, la Cina è diventata il primo principale investitore nel continente e il numero di imprese e cittadini cinesi in Africa è in costante aumento. Tuttavia, nonostante gli interessi in gioco, il PLA (Esercito Popolare di Liberazione) ha ancora una proiezione limitata in Africa e, di recente, più voci stanno spingendo per aggiungere una maggiore impronta militare alla massiccia presenza economica, aumentando il ruolo cinese come attore securitario nel continente. Già il White Paper della difesa cinese del 2019, infatti, affermava che “una delle missioni delle forze armate cinesi è proteggere efficacemente la sicurezza, i diritti e gli interessi legittimi di persone, organizzazioni e istituzioni cinesi all’estero“. Allo stesso tempo, specificava che “gli interessi esteri della Cina sono messi in pericolo da minacce immediate come disordini internazionali e regionali, terrorismo e pirateria” e che “missioni diplomatiche, imprese e personale cinesi in tutto il mondo sono stati attaccati in più occasioni“. Oltre a queste esigenze specifiche, la spinta verso un ruolo più attivo nella sicurezza africana risponde anche al cambiamento più generale della politica estera e di sicurezza cinese. Come sottolineato da Xi Jinping, infatti, la Cina diventerà il leader globale entro il 2049 e, in virtù del suo nuovo ruolo, il Paese dovrà perseguire una “visione globale della politica di sicurezza nazionale” e modellare attivamente un ambiente internazionale favorevole all’emergere della Cina.ii Un’impronta militare cinese più profonda nel continente, tuttavia, deve affrontare due importanti vincoli. Da un lato, sembra essere un ostacolo il tradizionale approccio di basso profilo che Pechino persegue nei rapporti con l’Africa: un maggiore coinvolgimento del PLA, infatti, potrebbe contribuire a cambiare la percezione africana della Cina, che ha sempre evitato di mostrarsi come una “potenza imperialista ed egemonica” e ha sempre promosso l’approccio della non ingerenza negli affari interni (“Soluzioni africane ai problemi africani“). Dall’altro, la Cina affronta anche vincoli logistici che spiegano la sua continua preferenza per un’impronta militare “leggera”. In effetti, secondo le analisi dell’Accademia Cinese di Scienze Militari, al momento le capacità di spedizione all’estero della Cina sono “deboli”, “insufficienti” e “inadatte” al compito di proteggere gli interessi d’oltremare. iii Considerando questi vincoli reputazionali e logistici, quindi, la seguente analisi, dopo aver illustrato le principali ragioni dietro la necessità cinese di incrementare il suo ruolo di attore securitario in Africa, cercherà di identificare quali siano le migliori politiche, tra quelle fino ad...
propaganda-anticinese
di Hu Xijin Traduzione Paolo Marcenaro da Global Times “Safeguard Defenders”, una cosiddetta organizzazione per i diritti umani con sede in Spagna, ha pubblicato martedì un rapporto, affermando che i criminali in fuga all’estero che sono stati inseguiti e rimpatriati in Cina durante le operazioni annticrimine cinesi note come Fox Hunt e Sky Net; tra questi rimpatriati vi sarebbero, secondo le pretese dell’organizzazione, molti dissidenti politici. Detta organizzazione avrebbe criticato ciò come una grave violazione dei Diritti umani e un danno alla sovranità giudiziaria dei Paesi interessati. L’organizzazione ha invitato tali Paesi a porre fine alla cooperazione giudiziaria sull’estradizione con la Cina.Va sottolineato che l’accusa di “Safeguard Defenders” è tutta basata sull’ideologia, opponendosi palesemente al popolo cinese che odia la corruzione e i crimini economici, che sono gli unici addebiti in base ai quali tali criminali sono stati fermati, arrestati ed estradati. “Safeguard Defenders”, lungi dal proteggere ‘Diritti’ si comporta come un culto contro l’Umanità. Ciò che è insolito è che, sebbene non sia molto influente in Occidente, non appena il rapporto dell’organizzazione è stato pubblicato, i media occidentali hanno immediatamente pubblicato numerose notizie correlate. Ciò dimostra che diffamare la Cina ha un mercato dell’opinione pubblica enorme e anormale in tutto l’Occidente. Come è noto a tutti, le operazioni anticrimine Fox Hunt e Sky Net sono misure importanti per la campagna anticorruzione cinese e la governance basata sulla legge. Ci sono stati risultati essenziali dal lancio delle due operazioni nel 2014 e nel 2015. Migliaia di funzionari corrotti latitanti e criminali economici sono stati estradati o riportati in Cina per scontare i loro crimini, recuperando decine di miliardi di yuan in perdite economiche e imponendo un forte deterrente per potenziali fuggitivi. “Safeguard Defenders” difende quei criminali e usa l’ideologia per distruggere le nozioni di base di bene e male nell’ambito della cooperazione giudiziaria tra Paesi occidentali e Nuova Cina. Quei funzionari corrotti hanno forse fornito fondi all’organizzazione per tale servigio di propaganda a loro favore? La domanda é lecita e, se il ‘Rasoio di Occam’, ha qualche validità la risposta ha ottime probabilità di risultare positiva. “Safeguard Defenders” sarebbe dunque un bastione di propaganda anticinese pronto a farsi foraggiare da conclamati criminali per coprire le loro colpe e presentarli alle ignare opinioni pubbliche europee ed americane come innocenti agnelli perseguitati dal tirannico Governo comunista. Qui, voglio fare appello affinché le persone rette in Spagna dovrebbero contro-accusare “Safeguard Defenders”, e spingere per indagare sui suoi conti e vedere se il denaro speso contiene contributi illeciti versati da criminali, che hanno sottratto ricchezza dalla Cina e dal suo popolo lavoratore. Inoltre, è necessario promuovere un’indagine per verificare, oltre ai pregiudizi ideologici, se ci sono collegamenti di interessi dietro le voci che attaccano l’operazione cinese anticrimine Fox Hunt, e se c’è di per sé corruzione. Nella maggior parte dei casi, l’inseguimento dei fuggitivi all’estero da parte del personale cinese richiede il supporto e la cooperazione del Paese in cui si trovava il fuggitivo in quel momento. Se gli atti del personale cinese violano le leggi dei Paesi interessati e danneggiano l’ordine locale,...
beijing_2022_logo_olympics
Conferenza a Roma organizzata dall’Istituto Diplomatico Internazionale. Martedì 11 gennaio il presidente dell’IDI Istituto Diplomatico Internazionale, Paolo Giordani, organismo accreditato al Consiglio Economico delle Nazioni Unite ECOSOC con lo status special; l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia, Li Junhua; il prof. Fabio Massimo Parenti; la prof. Daniela Caruso; i giornalisti Thomas Fazi e Federico Giuliani hanno approfondito vari aspetti inerenti l’organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino, definiti nel documento di sintesi dell’ultimo G20 come simbolo di resilienza dell’umanità. Partendo da questo auspicio, condiviso dai 20 Paesi più rappresentativi della comunità internazionale, le relazioni degli esperti intervenuti alla conferenza si sono concentrate sul significato e le ampie implicazioni del prossimo evento sportivo che partirà il 4 febbraio a Pechino. Giochi Olimpici invernali come simbolo di resilienza dell’umanità: che significato hanno i Giochi? Quali particolarità e ambizioni si celano dietro l’organizzazione della Repubblica Popolare Cinese? Come possiamo collegare questi Giochi con le politiche di transizione ecologica e l’attuale contesto internazionale? A queste ed altre domande si è tentato di rispondere durante l’evento. La conferenza, moderata dal professor Parenti, si è posta l’obiettivo di far conoscere gli sforzi compiuti dalla Cina per migliorare la sostenibilità ecologica delle attività di questi grandi appuntamenti. Sforzi finalizzati a promuovere buone pratiche socio-ambientali anche per altri Paesi, dando così un impulso costruttivo sulla strada della costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità.Uno spazio della discussione è stato, inoltre, dedicato all’analisi della sostenibilità economica dei grandi eventi internazionali, ragionando sui limiti e le opportunità per i territori direttamente coinvolti.In un contesto internazionale particolarmente difficile, a causa della prolungata pandemia e delle ricadute negative sull’economia mondiale, l’IDI ha ritenuto fondamentale discutere approfonditamente i punti salienti dell’organizzazione di questo evento. Si è voluto analizzare la questione ecologica, sottolineando anche i valori di solidarietà, unità e cooperazione tra i popoli che muovono gli sforzi, i sacrifici e le ambizioni degli atleti di tutto il mondo. Pechino 2022 potrà rappresentare un modello virtuoso anche per le prossime alle Olimpiadi invernali che si terranno a Cortina d’Ampezzo (Belluno). Un aspetto questo che lega Italia e Cina in una nuova forma di cooperazione incentrata sui valori di cooperazione e solidarietà tra i popoli a partire dagli sport invernali. Molti gli scambi avviati tra i due Paesi, come ha ricordato l’ambasciatore Li Junhua nel video messaggio proiettato all’inizio della Conferenza. Gli interventi Il professor Parenti ha introdotto i vari aspetti delle Olimpiadi invernali di Pechino che sono stati in seguito approfonditi dai relatori. Parenti ha sottolineato che le più alte ambizioni della Cina nell’organizzazione di questo evento internazionale attengono soprattutto alla volontà del Paese di fornire buone pratiche nella direzione della costruzione di una comunità dal destino condiviso per tutta l’umanità. Accrescere la cooperazione pacifica tra i popoli rimane la stella polare dell’opera della Cina nel mondo, anche ospitando numerosi eventi internazionali. S.E. l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese Li Junhua ha inviato un video-messaggio ricco di spunti, ricordando il sostegno internazionale ai Giochi olimpici invernali di Pechino e il carattere...
Show commemorating the 100th anniversary of the founding of the Communist Party of China, in Beijing
ARTICOLO ORIGINALE Tra tutti i documenti ufficiali rilasciati in Cina nel corso del 2021, due spiccano in particolare: il Comunicato della VI Sessione Plenaria del 19° Comitato Centrale del PCC e la Risoluzione del Comitato Centrale del PCC sui Grandi Risultati e l’Esperienza Storica del Partito sul Secolo passato. Per comprendere il loro significato e il modo in cui i due documenti influenzeranno lo sviluppo futuro della Cina, TIO ha condotto un’intervista con il professor Xie Maosong, membro senior dell’Istituto Taihe. Di seguito la traduzione dell’intervista. Iniziamo una discussione, Professor Xie, sulla funzione delle sessioni plenarie del Comitato Centrale del Partito. In particolare, qual è il significato storico della VI Sessione Plenaria del 19° Comitato Centrale? La Sessione ha adottato un documento chiave: la terza Risoluzione. Qual è la funzione storica di questa delibera? Perché dobbiamo adottare questa risoluzione in questo momento? In primo luogo, le sessioni plenarie del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC) sono di grande importanza per la Cina perché l’obiettivo di ogni sessione plenaria è stato, ed è tuttora, quello di affrontare le questioni più significative che il Paese deve affrontare in tale periodo di tempo particolare. Ad esempio, i problemi economici e il cosiddetto knowng wenti (三农 问题), che significa questioni legate alla produzione agricola, al benessere degli agricoltori e allo sviluppo dell’area rurale cinese. L’obiettivo della VI Sessione Plenaria era la costruzione del Partito. Per il PCC, l’unità di pensiero conta di più per il processo di elaborazione e attuazione delle politiche. Questa è una grande differenza tra la Cina e l’Occidente. In Paesi come gli Stati Uniti e alcuni Stati europei, i partiti politici sono partiti di interessi. Ci sono alcuni partiti che rappresentano le classi medio-basse, altri che rappresentano la classe superiore. Quindi, in Occidente, l’enfasi di un partito politico è sulla “parte”. In Cina, invece, il PCC, in quanto organo di governo, rappresenta il tutto. Rappresenta i diritti e gli interessi dell’intera nazione e dell’intera popolazione cinese. In altre parole, affinché una pratica politica possa essere attuata, deve esserci un consenso all’interno del Partito, dall’alto verso il basso. In questo senso, le sessioni plenarie del Comitato Centrale del Partito sono incontri di lavoro con funzioni politiche perché convocano tutti i membri centrali e di spicco del Partito per lavorare sulla pianificazione dello sviluppo della Cina sulla base delle principali questioni che la Cina deve affrontare. L’incontro si tiene dopo che è stata raggiunta l’unità di pensiero a ogni livello dell’organizzazione del partito. Le decisioni politiche adottate durante le sessioni non sono, quindi, retoriche, ma pratiche e sostanziali. Saranno attuate come affermato nei discorsi pronunciati da funzionari chiave o come indicato nel comunicato rilasciato dopo l’incontro. Quindi, è necessaria una grande quantità di lavoro in vista della sessione. Ci sarà molto tempo per la preparazione, la ricerca, l’indagine, il lavoro sul campo, la negoziazione e la consultazione. I partecipanti alle sessioni plenarie non hanno un dibattito in loco, in cui o il vincitore decide cosa fare per gli anni successivi o tutto si ferma...
ARTICOLO ORIGINALETraduzione di Guido Benni I ministri degli Esteri della Federazione Russa e della RPC Sergej Lavrov e Wang Yi hanno discusso telefonicamente della situazione in Kazakistan, secondo i siti web dei ministeri degli esteri dei due Paesi. Wang Yi ha sostenuto una lotta congiunta con la Russia contro l’interferenza straniera negli affari dei paesi dell’Asia centrale. “Le parti devono continuare a rafforzare il coordinamento e l’interazione, resistere all’interferenza di forze esterne negli affari interni dei paesi dell’Asia centrale e anche prevenire le “rivoluzioni colorate” e le “tre forze del male” (terrorismo, estremismo, separatismo – Kommersant) dal creare caos”, – le sue parole sono citate sul sito del ministero degli Affari esteri della Repubblica Popolare Cinese (tradotto da TASS). “I ministri sono stati unanimi nella valutazione degli eventi in Kazakistan”, afferma il sito web del ministero degli Esteri russo. “Hanno sottolineato la loro preoccupazione per l’interferenza di forze esterne, inclusa la partecipazione di mercenari stranieri, agli attacchi contro civili e agenti delle forze dell’ordine, il sequestro di istituzioni statali e altri obbiettivi. È stato osservato che le azioni decisive del presidente del Kazakistan Tokaev sono stati tempestivi e proporzionati all’entità della minaccia affrontata dalla repubblica”. Il 2 gennaio sono iniziate violente proteste in Kazakistan per l’aumento dei prezzi del gas liquefatto. I manifestanti in seguito iniziarono a fare richieste politiche ed economiche. Le forze dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva furono inviate in Kazakistan. Durante i disordini, decine di persone sono state uccise, centinaia sono rimaste ferite, il danno è stimato in 2-3 miliardi di dollari.
Wang Yi, ministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha rilasciato all’agenzia stampa Xinhua una lunga intervista pubblicata il 31 dicembre, nella quale traccia il bilancio diplomatico del 2021. Di seguito la traduzione integrale. Nel 2021, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha celebrato il suo centenario e la Cina ha completato la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e ha raggiunto il suo obiettivo del primo centenario. Anche la “diplomazia della nuvola” del capo di stato cinese è stata molto frequente. Qual è la sua valutazione complessiva della diplomazia cinese nel 2021? Il 2021 passerà alla storia come un anno importante sia per il mondo che per la Cina. In tutto il mondo, l’evoluzione di cambiamenti senza precedenti ha preso velocità a causa di una pandemia mai vista nell’ultimo secolo. Abbiamo assistito alla rivolta del Campidoglio degli Stati Uniti, al momento di Kabul, al nazionalismo dei vaccini, alla rinascita della mentalità della guerra fredda e a molti altri disordini. Il mondo sta entrando in un periodo di turbolenza e trasformazione a un ritmo più veloce. In Cina, sotto la forte guida del Comitato Centrale del PCC con al centro il compagno Xi Jinping, abbiamo completato la costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti, abbiamo celebrato solennemente il centenario del PCC e abbiamo intrapreso con orgoglio un nuovo viaggio verso l’obbiettivo del secondo centenario. Sul fronte diplomatico, abbiamo tratto forza dai 100 anni di successi del PCC, portati avanti attraverso competizioni e sfide con coraggio e grinta, scrivendo un nuovo capitolo della diplomazia di un grande Paese con caratteristiche cinesi. In primo luogo, la diplomazia dei capi di stato ha svolto il ruolo guida sul fronte diplomatico cinese. Il presidente Xi Jinping ha avuto 79 telefonate con leader di Paesi stranieri e organizzazioni internazionali e ha partecipato a 40 importanti eventi diplomatici tramite collegamento video. Ha intensificato la comunicazione strategica con i leader stranieri per creare consenso e promuovere la cooperazione in tutto il mondo, elaborando così il grande progetto e formando una forte sinergia per costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. La diplomazia dei capi di stato ha efficacemente promosso la stabilità complessiva delle relazioni tra i principali Paesi, ha approfondito l’amicizia tra la Cina e i suoi vicini e ha rafforzato la cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i paesi in via di sviluppo in Asia, Africa, America Latina e Caraibi. Ha consentito alla Cina di costruire una rete di partnership globale più completa e solida. In secondo luogo, la diplomazia anti-Covid ha attestato il forte senso di responsabilità internazionale della Cina. Siamo sempre stati tra i primi a promuovere la cooperazione globale contro la pandemia, abbiamo sempre sostenuto la caratteristica principale dei vaccini come beni pubblici globali e siamo sempre stati in prima linea per un’equa distribuzione dei vaccini. Siamo stati tra i primi a impegnarci a rendere i vaccini per il Covid un bene pubblico globale, a sostenere la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale sulla ricerca...
di Stefano Vernole Lo Xinjiang è una regione multietnica e l’unità della popolazione è stata fondamentale per preservare l’unificazione nazionale a lungo termine e la convivenza. A parte le eccezioni rappresentate dalle infiltrazioni esterne, tutti i gruppi etnici comunicano regolarmente e difendono la frontiera e lo Stato in generale, condividono le risorse e rendono complementari i rispettivi vantaggi. Gli scambi culturali all’interno dell’XPCC hanno aumentato la comprensione reciproca tra persone di diversi gruppi etnici, facilitato lo sviluppo di una cultura avanzata nello Xinjiang e rafforzato la coesione della nazione nelle aree di confine della Cina. La difesa interna Lo Xinjiang ha un lungo confine e la sua salvaguardia è responsabilità che lo Stato cinese ha affidato allo Xinjiang Production and Construction Corps (XPCC). Forza paramilitare altamente organizzata sin dalla sua fondazione, l’XPCC ha per molti anni assunto sia compiti di produzione che di sicurezza, ogni membro assumendo il duplice ruolo di soldato e lavoratore. L’XPCC possiede una robusta milizia e forze di polizia armate i cui membri sono in grado sia di combattere che di lavorare. Insieme ai gruppi dell’esercito, alle forze di polizia e ai residenti locali di vari gruppi etnici dello Xinjiang, il Corpo ha costruito un forte sistema di difesa congiunto alle frontiere. Esso ha inoltre svolto un ruolo speciale nel salvaguardare l’unificazione del Paese e la stabilità sociale dello Xinjiang e nel reprimere i crimini terroristici violenti. Le fattorie reggimentali di frontiera sono forze importanti per la sicurezza dei confini e si prendono cura di intere aree; mentre le aziende si occupano di sottozone, le singole milizie sono responsabili dei propri lotti. L’XPCC ha istituito anche il sistema di difesa comune “quattro in uno”, in cui truppe di stanza, polizia armata, milizie locali e milizie in servizio del Corpo lavorano insieme per salvaguardare la sicurezza delle frontiere cinesi. L’XPCC ha quindi costantemente rafforzato le fattorie reggimentali di frontiera in conformità con lo spiegamento strategico della Cina. Dal 2000 il Corpo ha portato avanti il ​​”Progetto Jinbian”, che si concentra sul miglioramento dell’acqua potabile, dei trasporti, dei servizi medici, delle reti di trasmissione, dell’ambiente e dei servizi igienico-sanitari, della promozione della cultura e della ristrutturazione di case fatiscenti. Ha sfruttato appieno i vantaggi geografici per aprire le zone di confine e promuovere il commercio estero e gli scambi culturali. Ha anche migliorato le condizioni di lavoro e di vita dei residenti locali e ha aumentato la solidarietà, l’attrattività e la forza complessiva delle fattorie reggimentali di confine1. Il compito cruciale dell’XPCC nel mantenere la stabilità dello Xinjiang è anche una necessità concreta per realizzare una pace e una stabilità durature. Dagli anni Ottanta è cresciuta la minaccia delle “tre forze” – separatisti, estremisti religiosi e terroristi – alla stabilità sociale dello Xinjiang. Per far loro fronte, divisioni, reggimenti, compagnie, imprese e istituzioni pubbliche sotto l’XPCC hanno istituito battaglioni, compagnie e plotoni di milizia di emergenza che gli consentono di rispondere rapidamente alle esplosioni di attività particolarmente violente. L’XPCC ha svolto ruoli cruciali nella lotta al terrorismo...
sprengben-hong-kong-skyline
Articolo Originale Le elezioni svoltesi lo scorso 19 dicembre a Hong Kong sono state l’occasione per analizzare l’evoluzione del sistema politico di questo territorio dal periodo coloniale britannico a oggi. L’Ufficio Informazione della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un libro bianco qui disponibile in traduzione. Per i media occidentali, le elezioni tenutesi lo scorso 19 dicembre a Hong Kong per il rinnovamento dei 90 seggi del Consiglio Legislativo hanno rappresentato l’ennesima occasione per gettare fango sul governo regionale di Hong Kong e su quello centrale della Repubblica Popolare Cinese. Al contrario, le autorità cinesi hanno colto l’opportunità per pubblicare un interessante libro bianco che analizza e spiega l’evoluzione del sistema politico di Hong Kong verso la democrazia dopo il passaggio di consegne tra il potere coloniale britannico e quello del governo di Pechino. Le elezioni di quest’anno, in particolare, sono state le prime dopo la nuova riforma elettorale, volta a migliorare il sistema politico della regione: “Le elezioni di oggi sono le prime dall’entrata in vigore della riforma elettorale, che ha un grande significato”, ha detto il capo esecutivo Carrie Lam, leader del governo regionale di Hong Kong. Per la prima volta nella storia di Hong Kong, tutti i seggi hanno visto una competizione tra almeno due candidati, mentre in passato alcuni scranni venivano assegnati automaticamente.  Come spiegano Chen Qingqing, Bai Yunyi e Zhao Juecheng sul Global Times, “il precedente metodo elettorale ad Hong Kong era concesso dal governo centrale in accordo con la Costituzione e la Legge fondamentale, ma dal sistema precedente erano emersi problemi dato che il Consiglio Legislativo si era spinto troppo contro lo spirito della Legge fondamentale, diventando un palcoscenico per la lotta politica radicale”. Il nuovo Consiglio Legislativo, invece, “dovrebbe essere un luogo con voci diverse e un’ampia rappresentanza”, ma dovrebbe anche essere “un luogo in cui trovare un terreno comune e soluzioni pratiche per lo sviluppo economico e sociale di Hong Kong piuttosto che creare problemi, come hanno fatto alcuni legislatori anti-governativi in ​​passato per ostacolare oltre 100 progetti di legge con l’ostruzionismo”. Il nuovo sistema elettorale garantirà il pluralismo ma sarà volto ad evitare turbolenze come quelle del 2019, concesse dalle debolezze del sistema precedentemente in vigore: “Qualunque sia la forma di democrazia praticata in qualsiasi luogo, la sicurezza nazionale non può essere messa a repentaglio e, a quel tempo, Hong Kong era diventata un luogo in cui le forze esterne potevano istigare la rivoluzione colorata sfruttando le scappatoie della governance”. Questi ed altri elementi sono analizzati nel dettaglio nel libro bianco sulla democrazia a Hong Kong, che segue la pubblicazione di un libro bianco sull’intero processo democratico popolare cinese e un altro libro bianco sulla democrazia statunitense che esponeva le carenze e gli abusi della democrazia negli Stati Uniti. Il testo in questione inizia con il contesto storico di Hong Kong sotto il dominio coloniale britannico, quando “non esisteva una vera democrazia“. A quel tempo, infatti, il governo britannico ha ripetutamente respinto tutte le richieste di riforme democratiche a Hong Kong e il suo improvviso interesse per le cosiddette riforme elettorali alla fine del dominio coloniale...