3 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

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  Il popolo ha in mano il proprio destino La riforma democratica e di autonomia regionale etnica attuati in Tibet dopo la fuoriuscita dal vecchio stato di servitù feudale ha consentito l’implementazione dei sistemi di Congresso del popolo e di autonomia etnica regionale, grazie ai quali le persone di tutti i gruppi etnici in Tibet hanno preso in mano le redini del paese, della società e del proprio destino. Con lo sviluppo e il miglioramento della democrazia socialista in tutto il paese, il Tibet ha visto crescere il processo di partecipazione al proprio interno, ha instaurato forme di democrazia sempre più diversificate e canali di autogestione politica sempre più raffinati. Il sistema del Congresso del popolo è un sistema politico fondamentale della Repubblica Popolare Cinese, perché garantisce il diritto della popolazione ad essere sovrana in patria. Con questo sistema i cinesi esercitano il potere statale attraverso il Congresso nazionale del popolo (Anp) e le assemblee popolari locali a vari livelli. Nel settembre del 1965 la Prima Sessione del Congresso del Popolo della Regione Autonoma del Tibet, che si tenne a Lhasa, segnò l’istituzione formale di questo sistema anche in Tibet. Organi giudiziari e amministrativi, come ad esempio il Procuratore del Tibet, sono stati creati dal Congresso del popolo regionale, nei confronti del quale vengono ad essere allo stesso tempo responsabili e controllori. I grandi affari regionali sono decisi dal Congresso del popolo regionale, gli organi amministrativi del Tibet promulgano poi le leggi, i regolamenti, le regole, le risoluzioni e le decisioni adottate da questo organismo. Attraverso i deputati al Congresso del popolo a diversi livelli, le persone in Tibet esercitano il loro diritto a gestire gli affari statali e regionali. Tutti i cittadini cinesi che vivono in Tibet, dai 18 anni in avanti, indipendentemente da sesso, professione, background familiare, etnia, credo religioso, formazione, condizioni finanziarie o durata della residenza in questa regione, godono del diritto di voto e del diritto ad essere eletti. Persone di tutti i gruppi etnici in Tibet eleggono direttamente i deputati nelle assemblee popolari presso la contea (distretto) e la borgata (città), e questi deputati successivamente eleggono i propri deputati al Congresso regionale e alla NPC (National People’s Congress). Entrambi i gruppi etnici Moinba e Lhoba, nonostante si tratti di piccole popolazioni, eleggono i loro rappresentanti presso l’NPC e nei congressi locali a tutti i livelli. Durante le elezioni a livello regionale, di prefettura (città), contea (distretto) e villaggio, il tasso di affluenza alle urne è cresciuto costantemente nel corso degli anni; alle elezioni del 2012, in questi quattro livelli, il tasso di affluenza alle urne ha superato il 94%. Deputati tibetani e di altre minoranze etniche costituiscono la stragrande maggioranza nei congressi e rappresentano la popolazione locale a tutti i livelli. Nel 2012, tra i 34.244 deputati eletti direttamente e indirettamente a questi quattro livelli, 31.901 provenivano dall’etnia tibetana, dai Moinba, Lhoba, Naxi, Hui, Zhuang e altre minoranze etniche, che rappresentano oltre il 93% della popolazione totale. Tra gli attuali deputati alla NPC, 20...
ippolito desideri
Una figura di assoluto rilievo, in un viaggio storico culturale nel Tibet della prima metà del XVIII secolo, è senza ombra di dubbio quella di Ippolito Desideri, figura tanto trascurata quanto preziosa. Ai fini del nostro lavoro, ripercorrere l’esperienza biografica e le considerazioni filosofiche e teologiche di questo missionario pistoiese del Settecento risulta di fondamentale interesse, in quanto Desideri fu probabilmente il primo esploratore culturale della regione tibetana di lingua italiana, almeno per quanto concerne i suoi successivi studi e la straordinaria opera divulgativa che compì di ritorno dai suoi viaggi in oriente. Alcune note biografiche fondamentali. Ippolito Desideri nacque a Pistoia il 20 dicembre 1684 da Iacopo Desideri e Maria Maddalena Cappellini e fu battezzato il 21 dicembre. Il giovane Ippolito studiò nel Collegio dei Gesuiti di Pistoia e il 27 aprile 1700 entrò nella Compagnia di Gesù nella casa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, iniziando il noviziato il 9 maggio 1700. Emise la professione religiosa il 28 aprile 1702, dopodiché fu trasferito al Collegio Romano. Dal 1706 al 1710 insegnò nei Collegi della Compagnia di Orvieto e di Arezzo. Ritornato nel 1710 al Collegio Romano, cominciò gli studi di teologia, in cui dimostrò un indubbio talento. Il desiderio di partire per le missioni maturato dalla frequentazione degli Esercizi di Ignazio e per la testimonianza dei gesuiti missionari dei quali si conosceva la storia (Francesco Saverio, Roberto De Nobili, Alessandro Valignano e Matteo Ricci, tra gli altri) si incontrò con la necessità da parte della Compagnia di riaprire una missione in Tibet dopo che i Cappuccini avevano lasciato quel territorio nel 1711. I Gesuiti avevano già fatto vari tentativi nel passato, a partire da quello di Antonio de Andrade (1580-1634), di stabilire una sede in Tibet, ma la Congregazione di Propaganda Fide aveva affidato nel 1703 quel territorio ai Cappuccini. Cosicché il 14 agosto 1712 Ippolito fece domanda al Generale della Compagnia Michelangelo Tamburini di partire per le missioni. La sua domanda fu accolta il giorno dopo e, senza che completasse l’ultimo anno di studi, fu ordinato suddiacono il 21 agosto, diacono il 25 agosto ed infine sacerdote il 28 agosto. Dopo essere stato ricevuto da Papa Clemente XI, il 27 settembre partì insieme a padre Ildebrando Grassi da Roma. Dopo essersi fermati a Firenze e a Pistoia, i due proseguirono fino a Livorno dove si imbarcarono per Genova, arrivandovi il 31 ottobre. Da Genova salparono il 23 novembre arrivando a Lisbona a metà marzo 1713. Qui incontrarono i sovrani del Portogallo. Il lungo ed estenuante viaggio marittimo da Lisbona a Goa durò dall’8 aprile 1713 al 20 settembre 1713. Giunto in India dai suoi confratelli gesuiti, il 13 novembre il Provinciale Antonio de Azevedo gli comunicò la nuova partenza per il Tibet. Desideri partì da Goa tre giorni dopo e attraverso diverse tappe giunse l’11 maggio 1714 a Delhi, capitale dell’Impero Moghul. Durante questo viaggio e grazie alla padronanza della lingua portoghese che aveva acquisito nel viaggio dall’Europa a Goa, Desideri si dedicò alla cura spirituale...
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Essendo finito il Summit del Premi Nobel per la Pace, svoltosi a Roma dal 12 al 14 Dicembre, il Dalai Lama ha completato il proprio viaggio in Italia e possiamo fare qualche semplice riflessione. Come sanno tutti il Summit è stato spostato a Roma perché il Governo del Sudafrica non ha concesso il visto al Dalai Lama. Questo ha attirato al Governo Sudafricano parecchie critiche, con tanto di centinaia di persone arrabbiate che mostravano il proprio sdegno tramite email alle varie ambasciate sudafricane in giro per il mondo. La decisione di Pretoria non è stata inaspettata: facendo parte dei BRICS, gode di una amicizia strategica con la Cina che il governo vuole tenere cara. La scelta del Sudafrica è da comprendere e non da condannare: questo tipo di favori sono normali tra paesi alleati. L’Italia e altri paesi europei hanno fatto molto peggio: se ben ricordate, nel 2013 sospettando la presenza di Edward Snowden nell’aereo del presidente boliviano Evo Morales, con un atto di “prepotenza imperialistica” diversi paesi non hanno concesso il permesso di viaggiare nel proprio territorio all’aereo sospettato, costringendo il presidente del Bolivia ad una sosta di 10 ore a Vienna. Per fare un favore agli Stati Uniti abbiamo fatto una pessima figura internazionale. Come ci si aspettava, la visita del Dalai Lama in Italia è stata segnata da gravi proteste ad opera della New Kadampa Tradition, l’organizzazione più famosa che ha protetto e diffuso il culto di Dorje Shugden, il Protettore vietato dal Dalai Lama, nel mondo occidentale. E’ stato molto curioso osservare come nei giorni immediatamente precedenti alla visita del Dalai Lama nei maggiori quotidiani sia uscita la notizia che la famosa cantante Romina Power si è convertita al Buddhismo e pratica proprio Dorje Shugden, quasi a voler preparare l’opinione pubblica sulla controversia che, dal Tetto del Mondo, si sarebbe spostata pochi giorni dopo a Roma. Questa notizia ha sicuramente dato il suo contributo al fatto che, a differenza dell’ultima protesta di Livorno, i media italiani non hanno trascurato il fenomeno e gli hanno attribuito la giusta importanza. Tutti tranne “Repubblica”, probabilmente. Ma questo non deve stupirci se consideriamo che il suo corrispondente per l’Asia, Raimondo Bultrini, ha scritto un libro molto famoso su questa controversia, chiamato “Il demone e il Dalai Lama”. Questo libro non costituisce una trattazione imparziale ma – come ammesso dallo stesso autore – è un vero atto di propaganda della posizione di Tenzin Gyatso su questa spinosa controversia. A ogni modo, la visita del Dalai Lama in Italia ha probabilmente ricevuto più attenzione mediatica del previsto per un altro accadimento, relativo al fatto che il Papa non ha accettato di concedergli udienza nonostante le ripetute richieste. Questo ha attirato su Papa Francesco, per la prima volta dall’inizio del suo pontificato, un’ondata di critiche da parte di giornalisti e politici. Per diversi media è stata una notizia molto succosa il fatto che il nuovo Papa, che per alcuni è già rivestito da un’aura di santità, si sia piegato in maniera così...