18 Luglio 2026

Mese: Gennaio 2022

Iran-Bandiera
di Matthew EhretTraduzione di Costantino Ceoldo per GEOPOLITICA.RU Benjamin Franklin scrisse una volta ai suoi compagni coloniali: “O ci impiccano assieme o ci impiccano separatamente”. Quelle parole sono vere oggi come lo erano 270 anni fa, perché gli imperi hanno sempre controllato dividendo le loro vittime in interessi tribali regionali per poterle conquistare meglio. Sebbene le tecniche si siano adattate ai tempi moderni, gli ingredienti essenziali per la scienza della discordia rimangono relativamente immutati: mantenere scarse le risorse, aumentare la paura e l’ignoranza e lasciare che una popolazione presa di mira si scontri sui rendimenti decrescenti della scarsità. In mezzo a questa divisione, i miopi pregiudizi etnici, religiosi e linguistici hanno un terreno fertile per crescere a beneficio di un’élite oligarchica. Gli americani di oggi, seduti come sono sul precipizio dei loro scontri civili interni e del collasso economico più in generale, non hanno ascoltato abbastanza bene i consigli dei loro padri fondatori. Tuttavia, non è un’ironia da poco che il consiglio di Franklin venga preso a cuore in un’altra parte del mondo molto lontana dalla sua decadente repubblica. L’alleanza Cina-Russia-Iran sfida il disordine basato su regole Da quando l’Iran ha finalizzato il suo piano di cooperazione di 25 anni con la Cina il 27 marzo, è sorta una geometria completamente nuova nel sud-ovest asiatico, che si sta evolvendo ad una velocità vertiginosa.Antica civiltà che funge da terzo pilastro fondamentale a sostegno della Grande Partnership Eurasiatica e dopo aver aderito all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) il 17 settembre, l’Iran è finalmente emerso come uno dei principali motori per la stabilizzazione e il progresso. Oltre agli accordi di sicurezza con la Russia che hanno visto le due nazioni condurre esercitazioni militari nell’Oceano Indiano nel febbraio 2021, Russia, Iran e Cina (RIC) hanno anche annunciato che tutte e tre le parti terranno esercitazioni navali congiunte nel Golfo Persico entro l’inizio del 2022. Le relazioni russo-iraniane non finiscono qui, ma è nelle fasi finali dei negoziati anche un accordo di cooperazione ventennale – sul modello dell’accordo Iran-Cina – tra le due potenze. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha dichiarato l’11 dicembre: “Come la tabella di marcia di cooperazione di 25 anni che abbiamo sviluppato con la Cina, possiamo fare lo stesso con i principali paesi vicini”. Tra le molte impossibilità che ora diventano possibili con questo nuovo sistema, il corridoio di trasporto e transito internazionale Golfo Persico-Mar Nero guidato dall’Iran, che molti pensavano fosse morto da tempo, è tornato in vita con forza nel 2016. Questo corridoio di trasformazione è un’ovvia componente sinergica della Belt and Road Initiative est-ovest guidata dalla Cina e del Corridoio di Trasporto Internazionale nord-sud guidato dalla Russia, che stanno entrambi attraversando l’isola mondo. Lo scambio di gas Iran-Azerbaigian-Turkmenistan Al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) del 28 novembre ad Ashgabat, i leader di Azerbaigian, Iran e Turkmenistan hanno superato enormi ostacoli finalizzando un importante accordo di scambio di gas che vedrà l’Iran ricevere due miliardi di metri cubi di gas all’anno...
republika srpska
di Enrico Vigna Nuovi scenari si riaprono nei Balcani, che interesseranno tutti gli equilibri internazionali. Come una legge, imposta dall’esterno, ha fatto esplodere tutte le contraddizioni già latenti nella regione. Una crisi che viene da lontano, che è storica e politica, ma che, nel corso del 2021 è cresciuta in modo sistematico in tutti gli aspetti statali e sta denotandosi come quasi irreversibile. Ora la speranza per la popolazione locale è quella che sia un percorso concordato, pacifico e negoziale, come pubblicamente richiesto dal presidente serbo bosniaco M. Dodik, rivolgendosi anche ad un ruolo costruttivo degli USA. Un dato è certo, nel contesto bosniaco ci sono in campo tutte le contraddizioni della politica internazionale di questa fase, e tutti i maggiori protagonisti della scena mondiale, ma soprattutto anche nei Balcani, lo scontro è globale, ancora una volta è tra concezioni di un mondo unipolare a guida USA/NATO e gli interessi e una concezione di un mondo multipolare, che permetta a ciascun paese e popolo, di scegliere sulla base di interessi e di sovranità nazionali, di sviluppo economico e sociale, oltreché politico, indipendenti e non subordinati ad interessi esterni, o ricatti, pressioni e consuete minacce di aggressioni armate. Molti politici e analisti occidentali valutano la situazione attuale in Bosnia come “la crisi più grave dell’ultimo quarto di secolo“, dalla conclusione degli accordi di Dayton del 1995, che avevano posto fine alla sanguinosa guerra durata quasi quattro anni. Molti intuiscono che il Paese è sull’orlo della disintegrazione e considerano anche il rischio di un nuovo conflitto armato. Il momento focale dell’attuale crisi si è verificato con l’entrata in vigore della nuova legge in Bosnia-Erzegovina sul reato di negazione della concezione di genocidio e la difesa di criminali di guerra e sulla questione nodale delle Forze armate, che erano stati promossi in estate, dall’Alto rappresentante (non eletto) delle Nazioni Unite per la Bosnia, Christian Schmidt. Questa forzatura sfacciatamente antiserba, ha portato a un blocco delle attività istituzionali da parte dei rappresentanti serbi, portando Dodik, il membro della Srpska nella Presidenza a tre, a dichiarare che, con questo atto “l’esistenza della Bosnia non aveva più senso“. Per ribadire questa posizione ha comunicato che le principali funzioni delle autorità centrali bosniache, per quanto riguarda gli affari e interessi serbi, sarebbero stati trasferite alla Repubblica Srpska, compresa la creazione di proprie forze armate. Nel contempo lo stesso leader serbo ha ribadito che tutto ciò non intendeva negare gli accordi di Dayton, ma solamente affermare il diritto della RS al diritto ad uno status di uguaglianza. Da subito Stati Uniti, NATO e UE hanno dichiarato di ritenere queste dichiarazioni come un passo illegale verso una “secessione”. Il politologo sebo V. Antic esperto di giurisprudenza internazionale ha fatto notare che, la RSrpska, in un atteggiamento conciliatorio e costruttivo, aveva negli scorsi anni accettato ” il trasferimento di molte funzioni della RS all’Assemblea di Sarajevo, pur se questo non fosse realmente previsto dagli accordi di Dayton. Furono trasferite diversi anni fa per decisione del Parlamento della Bosnia-Erzegovina con il...
polis etica
Mercoledì 26 gennaio 2022, si è svolta la Tavola Rotonda organizzata da POLIS ETICA su un tema molto scottante: IL PROBLEMA EUROPEO, TRA USA E RUSSIA. Il panel di esperti italiani ha analizzato i punti di vista di tutti coloro che hanno un ruolo nella crisi dei rapporti tra Ucraina e Russia, «di fatto gestita per lo più da Stati Uniti e NATO» ha evidenziato il Dr. Stefano Vernole, Vicepresidente del CeSEM. «L’Unione Europea è messa in un angolo dall’iniziativa di Francia e Germania nella perenne lotta per la leadership europea». Il Sen. Luigi Marino riscontra «i 3 tipi di Stati europeisti: Atlantisti Radicali (baltici, Polonia, ecc.), Autonomisti (Francia) e Pragmatici (l’Italia della DC), perciò conta come si sta nell’Alleanza e fin dove si deve sempre dire di sì». Infatti, tutto ciò può avvenire proprio a causa della debolezza istituzionale europea, voluta e mantenuta dai singoli Stati. L’Ambasciatore Prof. Maurizio Melani ha precisato che “la soluzione diplomatica da perseguire deve basarsi sulla piena attuazione degli accordi di Minsk e sulla prospettiva di una rinnovata architettura di sicurezza europea con una nuova stagione di controllo degli armamenti e di costruzione di fiducia reciproca. Putin fa pressioni con esercitazioni militari per spingere l’Occidente al negoziato, ma sono giochi che possono rivelarsi molto pericolosi se avviene un incidente imprevisto”. Guido De Simone: obietta che è altrettanto se non più pericoloso che Washington dia all’esercito ucraino armi di ultima generazione. L’antropologo Eliseo Bertolasi, analista per Vision & Global Trends ritiene improbabile un vero attacco russo sul territorio ucraino. Il Dr. Marco Ghisetti, analista del CeSEM/Eurasia, prevede più un atto dimostrativo della Russia vicino agli USA e cita Hungtinton e le linee di faglia su cui i conflitti sono possibili, perché è il caso dell’Ucraina, che va demilitarizzata, perché quella militare è l’unica barriera tra Europa e Asia. Il Dr. Stefano Vernole evidenzia che, mentre c’è un’America democratica che preferisce contare sulla pace per fare affari, i guai sono creati dall’Élite del complesso militare industriale USA che ha bisogno della Russia come “Nemico” e cerca di accerchiarla anacronisticamente. De Simone conclude suggerendo un’inedita alleanza TRILATERALE tra TUTTI gli occidentali, Russia inclusa, che, oltre a creare un indubbio benessere e convenienza generale, permette di indurre la Cina, dalla crescita impetuosa, a non prendere atteggiamenti unipolari simili a quelli dell’Élite globalista con quartier generale negli USA. Hanno contribuito alla discussione: il politologo Sen. Luigi Marino, il Vicepresidente del CeSEM, Dr. Stefano Vernole, l’Antropologo analista di Vision & Global Trends Dr. Eliseo Bertolasi, l’analista del CeSEM/Eurasia, Marco Ghisetti, moderati dal Dr. Leonardo Dini, Direttore del Dipartimento Politica Internazionale di POLIS ETICA e dal Fondatore di quest’ultima, Guido De Simone.
Xi
Articolo Originale Il 25 gennaio, Xi Jinping ha tenuto un discorso per celebrare i trent’anni di relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese e le cinque repubbliche dell’Asia centrale nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan). Di seguito la traduzione integrale. Cari colleghi e amici, Il popolo cinese dice spesso: “Bisognerebbe potersi stabilire all’età di 30 anni“. Gli scambi e la cooperazione tra la Cina e i Paesi dell’Asia centrale, giunti al loro 30° anno, sono stati stabiliti sulla base di sincerità, fiducia reciproca, uguaglianza e reciproco vantaggio. Negli ultimi 30 anni abbiamo seguito la tendenza dei tempi, onorato l’impegno e promosso l’amicizia. Sulla base della comprensione e dell’accomodamento reciproci, abbiamo completamente risolto i problemi di confine lasciati dalla storia, trasformando gli oltre 3.300 chilometri di confini condivisi in un legame di amicizia, fiducia reciproca e cooperazione. Abbiamo stabilito partenariati strategici, approfondendo la fiducia politica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa, aprendo una nuova scia di amicizia di buon vicinato e cooperazione vantaggiosa per tutti e dando un buon esempio di promozione di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Negli ultimi 30 anni, ci siamo uniti in una comune ricerca di sviluppo. Il commercio e gli investimenti nei due sensi sono cresciuti più di cento volte. Sono stati completati con successo diversi grandi progetti di importanza strategica, tra cui il gasdotto Cina-Asia centrale, il gasdotto Cina-Kazakistan, l’autostrada Cina-Kirghizistan-Uzbekistan e la superstrada Cina-Tagikistan. Il China-Europe Railway Express che attraversa l’Asia centrale ha visto una rapida crescita. Guidata dai principi di ampia consultazione, contributo congiunto e benefici condivisi, la cooperazione Belt and Road tra Cina e Paesi dell’Asia centrale sta fiorendo e sta portando frutti in Asia centrale. Negli ultimi 30 anni abbiamo condiviso il bene e il male e perseguito la sicurezza comune. Seguendo il nuovo pensiero di sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile, abbiamo unito gli sforzi per combattere le tre forze del terrorismo, del separatismo e dell’estremismo, la criminalità organizzata transnazionale e il traffico di droga, e per respingere risolutamente le interferenze esterne o i tentativi di istigare rivoluzioni colorate. Insieme, abbiamo sostenuto fermamente i nostri interessi di sicurezza comuni e la pace e la stabilità nella nostra regione. Negli ultimi 30 anni, abbiamo migliorato la comprensione e l’affinità reciproche attraverso scambi reciproci. Le 58 coppie di città gemellate e le centinaia di migliaia di visite reciproche ogni anno aiutano a portare avanti un’amicizia di oltre 2000 anni tra i popoli dei nostri Paesi. “Sono uno straniero, ma non sono un estraneo“. Queste parole di Ismail Daurov, un giovane kazako che aiuta nella risposta locale al Covid-19 nella provincia dello Shaanxi, hanno toccato il cuore di molti in Cina. Sono episodi commoventi come questo che hanno formato una commovente sinfonia di persone cinesi e dell’Asia centrale che si sostengono a vicenda nel bene e nel male. Negli ultimi 30 anni, ci siamo stati vicini e abbiamo sostenuto con fermezza la giustizia. In qualità di difensori del multilateralismo, ci siamo sostenuti reciprocamente su questioni riguardanti i reciproci interessi fondamentali e ci siamo...
Burkina-Faso-flag
Io so che il Burkina Faso e l’Unione Sovietica avevano degli stretti legami. Le relazioni erano particolarmente forti quando il Paese era diretto da un ufficiale e rivoluzionario, Thomas Sankara, spesso soprannominato il “Che Guevara africano”. I cittadini anziani di questo Paese continuano a ricordarsi con nostalgia dei tempi della nostra amicizia e della nostra cooperazione, compresa quella nel settore tecnico/militare. Molto tempo è passato, la situazione nel Burkina Faso è cambiata. Io so che recentemente si è avuta una crisi di sicurezza e che l’esercito ha subito perdite pesanti per mano dei militanti che controllano vasti territori e terrorizzano la popolazione locale. L’esercito francese, che conduce un’operazione anti-terrorismo in questa regione da oltre un decennio, malauguratamente non ha ottenuto alcun successo. La collera pubblica è scoppiata lo scorso novembre quando alcuni militanti di Al-Qaeda hanno ucciso una cinquantina di militari. E tali scacchi sono stati numerosi. Parallelamente, la società è rimasta scioccata dalle informazioni secondo cui le truppe lealiste che combattono i terroristi non hanno ricevuto razioni alimentari da almeno due settimane. Gli ufficiali dell’esercito hanno preteso le risorse necessarie per combattere i militanti jihadisti, ma la direzione in tutta risposta, scartata la migliore delle ipotesi, nella peggiore, ha condotto una repressione politica per farli tacere. Le persone hanno iniziato ad uscire nelle strade esigendo le dimissioni del Governo e un migliore sostegno materiale ai soldati e alle loro famiglie. Di conseguenza l’esercito ha annunciato alla televisione il rovesciamento del presidente, lo scioglimento del Governo e del Parlamento e la chiusura delle frontiere allo scopo di mettere sotto controllo la situazione nel Paese. Il suo obiettivo è di vincere il terrorismo e di proteggere il proprio popolo. E’ una buona causa e la società è d’accordo con i militari. Delle manifestazioni di sostegno si stanno svolgendo nella capitale: il popolo è favorevole a una nuova generazione di “Che Guevara africano”, come in Mali. Io credo che se degli istruttori russi saranno invitati a formare l’esercito del Burkina Faso, lo potranno fare efficacemente. E questo non sarà un compito facile, ma io sono sicuro che i nostri colleghi sapranno farlo. La CUSI è pronta a condividere l’esperienza acquisita nella Repubblica Centroafricana sull’organizzazione rapida e di qualità del lavoro al fine di costituire un esercito pronto a combattere e a ristabilire una situazione di sicurezza in poco tempo. Traduzione di Stefano Vernole per il CeSEM
Traduzione Paolo Marcenaro Panoramica Negli ultimi giorni (22-25 gennaio), i rappresentanti delle forze dell’ordine della Repubblica del Kazakistan (Қазақстан Республикасы / Республика Казахстан) hanno fornito le ultime informazioni e statistiche a seguito di un’indagine in corso sui disordini verificatisi nel Paese al principio del corrente mese di gennaio 2022. Questo documento fornisce una sintesi di queste informazioni. È importante notare che i dati forniti di seguito potrebbero risultar soggetti a modifiche man mano che l’indagine sui disordini di gennaio continua e si approfondisce. Ultime informazioni e statistiche sull’indagine sui tragici eventi di gennaio 2022 Sui casi e numero di detenuti Yeldos Kilimzhanov, vice capo del 1° servizio dell’ufficio del procuratore generale, ha fornito le seguenti informazioni: ● Al 25 gennaio, i tribunali hanno esaminato 9.257 casi amministrativi relativi agli eventi di gennaio. ● Quasi la metà dei casi considerati non ha ricevuto alcuna punizione pratica – 4.584 persone hanno ricevuto solo un avviso. ● 1.149 persone sono state rilasciate dalla custodia, 577 sanzioni sono state sostituite con un’ammonizione, 393 procedimenti amministrativi sono stati archiviati per assenza di reato. ● 63 persone su 3.314, che sono state condannate alla detenzione amministrativa, sono ancora agli arresti. ● Le squadre investigative hanno 2.044 procedimenti penali pendenti. Inoltre 898 sospetti sono stati detenuti in questi casi. 802 di loro sono stati presi in custodia con autorizzazione del tribunale, 50 persone sono state poste agli arresti domiciliari, 21 persone sono state rilasciate su cauzione, altre 12 sono state invitate a impegnarsi per iscritto a non lasciare la città e il livello di punizione per altri tredici individui è ancora in esame. Inoltre, Sanjar Adilov, capo del Dipartimento Investigativo del Ministero degli Affari Interni, ha fornito i seguenti aggiornamenti: ● Circa il 70% dei casi (1.356) sono legati a furti, per lo più commessi in locali commerciali ad Almaty durante il caos causato dai disordini. ● Sono in corso indagini su 127 procedimenti penali per detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni e altri 30 casi sono oggetto di indagine per furto di armi. ● 63 procedimenti penali riguardano danni intenzionali e distruzione di proprietà, 12 casi di sequestro di veicoli, 24 casi penali di saccheggio e rapina e 23 casi di violenza e attentati alla vita di agenti delle forze dell’ordine. ● 274 persone sono state detenute e collocate in strutture di detenzione temporanea per furto e rapina. ● Dal 12 gennaio più di 1.500 casi sono stati segnalati presso il sito web STOPTERRORISM.KZ, che sono allo studio degli investigatori. I materiali sono stati utilizzati per stabilire i fatti e le circostanze dei disordini. Alla restituzione delle armi rubate ● Durante l’operazione antiterroristica sono state trovate e sequestrate 515 armi rubate. Questi includevano 75 fucili d’assalto, 133 pistole, 2 mitragliatrici; 47 armi a canna lunga rigata e 103 obsoleti moschetti a canna liscia; oltre 100 granate e 9.000 cartucce. ● Un totale di 98 persone sono state arrestate e detenute per furto di armi e 61 sono state collocate in strutture di detenzione temporanea per detenzione illegale di armi da fuoco. ● I cittadini hanno l’opportunità di consegnare volontariamente le armi. La Procura generale garantisce l’esonero dalla responsabilità penale per le persone che consegnano volontariamente armi da fuoco, munizioni ed esplosivi detenuti illegalmente, purché non abbiano commesso un’altra attività criminale. ● Ad oggi, 31...
Donbas
La Russia viene accusata di schierare truppe al confine con l’Ucraina, ma le Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk sono territori indipendenti sotto attacco da parte di Kiev. ARTICOLO ORIGINALE L’aumentare delle tensioni tra la Federazione Russa e il blocco occidentale a guida statunitense circa la cosiddetta “questione ucraina” hanno fatto scatenare la stampa filoimperialista, che già grida alla ventura invasione dell’Ucraina da parte delle forze di Mosca. In effetti, la Russia sta schierando le proprie forze nella regione, ma non al confine con il territorio ucraino, bensì con le Repubbliche Popolari di Doneck e Lugansk, che sono territori de facto indipendenti da Kiev. Per coloro che hanno la memoria corta, il colpo di Stato che ha avuto luogo in Ucraina nel febbraio 2014, con la conseguente deposizione del presidente legittimo Viktor Janukovyč, portò successivamente alla nascita di un governo nazionalista antirusso, che impose forti restrizioni e pesanti disciminazioni alla popolazione di etnia e lingua russa. Fu allora che, il 7 aprile, la Repubblica Popolare di Doneck (RPD) dichiarò unilateralmente la propria indipendenza, seguita, il 12 maggio, dalla Repubblica Popolare di Lugansk (RPL). In precedenza, l’11 marzo, anche la Repubblica Autonoma di Crimea aveva proclamato l’indipendenza, per poi entrare a far parte della Federazione Russa in seguito all’esito del referendum organizzato il 16 marzo. Se si considera il quadro, appare chiaro come sia l’Ucraina, naturalmente per conto della NATO, a minacciare militarmente l’indipendenza delle due repubbliche, mentre la Russia si schiera a difesa della RPD e della RPL in quanto abitate in maggioranza da una popolazione di etnia e lingua russa. Da tempo, l’imperialismo occidentale usa l’Ucraina come una propria pedina all’unico scopo di provocare Mosca, come nel caso delle esercitazioni militari tenute illegalmente dalla NATO nelle acque della Crimea. Lo scopo sembra essere proprio quello di causare un incidente, per poi dare la colpa alla Russia per lo scoppio di un eventuale conflitto armato. Secondo quanto affermato dalle autorità militari di Lugansk, le forze armate ucraine hanno intensificato di recente le proprie attività nella regione del Donbass al fine di dare vita a spedizioni punitive contro le due repubbliche autoproclamate. Secondo i dati dell’intelligence della RPL, inoltre, i membri della 35ma brigata di fanteria navale separata sono stati schierati nella regione di Odessa, al fine di essere inviati al confine con la Repubblica Moldava di Pridnestrovie, meglio nota come Transnistria, altra repubblica autoproclamata filorussa. Anche i vertici militari di Doneck hanno confermato di aver rilevato le unità delle forze armate ucraine dispiegate nella regione del Donbass in vista di un’offensiva. La posizione del Cremlino sulla “questione ucraina” è sempre stata limpida, ed è stata ribadita in queste ore da Gennadij Kuzmin, vice rappresentante permanente russo alle Nazioni Unite. Il diplomatico ha affermato che i governi e i media occidentali stanno enfatizzando la presunta minaccia russa al fine di giustificare un aumento del flusso di armamenti verso l’Ucraina, il che potrebbe causare una intensificazione degli scontri armati con le due Repubbliche Popolari. Kuzmin ha accusato le potenze della NATO di “continuare a pompare armi all’Ucraina, inviando i loro consiglieri militari e connivendo con le...
verso-un-futuro-piu-luminoso-anteo-edizioni
Recensione di Città Futura Verso un futuro più luminoso (Anteo Edizioni, 2021), a cura di Zhang Yun, ripercorre la storia recente del Tibet, smentendo alcuni luoghi comuni e tracciando la parabola dello sviluppo di questa regione dal 1959 a oggi. Il Tibet è spesso oggetto delle attenzioni della stampa occidentale come mezzo di discredito nei confronti del governo cinese. Secondo i luoghi comuni propinati da costoro, il Tibet sarebbe stata una regione abitata da una popolazione pacifica improvvisamente sottomessa e repressa dalle autorità cinesi dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il 1° ottobre 1949, da parte di Mao Zedong. Tale visione è smentita dal curatore Zhang Yun sin dalla prefazione: “Nei tempi antichi, il Tibet non era il leggendario Shangri-La, come a volte è stato affermato, bensì una servitù feudale sottomessa a un regime teocratico. In passato, quella tibetana era una società oscurantista caratterizzata da una gerarchia rigida e da un sistema punitivo crudele” (p. 11). Al contrario, la fondazione della Repubblica Popolare Cinese e l’inizio del governo di Pechino sulla regione tibetana, divenuto effettivo nel 1959, hanno portato a un importante progresso sociale ed economico, a vantaggio della maggioranza della popolazione, un tempo costretta da un rigido sistema di caste: “La riforma democratica lanciata nel 1959 ha cambiato radicalmente il tessuto sociale di questa regione e le vite di oltre un milione dei suoi abitanti. Fu in quell’anno che il Tibet abolì l’autocrazia teocratica feudale che durava da quasi un millennio, operando una grande transizione da nuova società democratica a socialista” (p. 12). Il primo capitolo, “Oscurantismo nel vecchio Tibet”, analizza in maniera approfondita quelle che erano le dinamiche della società tibetana del passato, attraverso testimonianze, documenti ufficiali e ricostruzioni storiche. La rigidità gerarchica della società tradizionale tibetana è sancita da antichi codici, nei quali si legge chiaramente: “Le persone sono divise in tre classi (superiore, media e inferiore). Ogni classe è ulteriormente suddivisa in tre gradi secondo il lignaggio e lo stato sociale. Data questa suddivisione, anche il valore della vita di una persona sarà alto o basso” (p. 18). La suddivisione gerarchica istituiva di fatto una teocrazia nei quali alcuni monaci di alto rango disponevano di un potere e una ricchezza spropositati nei confronti del resto della popolazione, secondo un modello feudale: “Per un periodo piuttosto lungo, in Tibet è esistito un serio fenomeno di polarizzazione gerarchica. Funzionari, nobili e monaci di livello superiore possedevano la terra e controllavano la vita, la morte e il matrimonio dei servi della gleba che venivano considerati proprietà privata” (pp. 24-25). Anche studiosi occidentali, come il lussemburghese Albert Ettinger, hanno affermato: “Sebbene il Tibet non fosse la sola area nella quale si perpetravano punizioni barbare, è stata l’unica o comunque una delle pochissime che ha portato avanti un sistema penale così crudele fino alla metà del XX secolo” (p. 39).  Non va poi dimenticato che, nell’ottobre del 1903, l’esercito britannico invase il Tibet a partire dalla propria colonia indiana, al fine di indebolire ulteriormente la dinastia Qing. Questo avrebbe dato origine alla cosiddetta “questione tibetana” al momento della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Proprio di questa fase si parla nel secondo capitolo, “Storia e scelta del popolo”. Nel...
piu-vicini-al-paradiso-anteo
Recensione di Città Futura Più vicini al Paradiso (Anteo Edizioni, 2021) ripercorre i viaggi di Erik Nilsson attraverso le regioni più remote della Repubblica popolare cinese, evidenziando i successi del paese nell’alleviamento della povertà e nella conquista di una moderata prosperità. Il contenuto di Più vicini al Paradiso (Anteo Edizioni, 2021) è ben riassunto dal sottotitolo del libro: “Il viaggio di un «nomade globale» attraverso la Cina e il suo alleviamento della povertà”. Il “nomade globale” è Erik Nilsson, giornalista statunitense che ha dedicato molti anni della sua vita a viaggiare nelle regioni più remote della Cina, assistendo in prima persona ai successi del paese nel percorso di alleviamento della povertà anche di fronte a grandi sfide e ostacoli: “Il giornalismo mi ha mostrato che la Cina è un paese che si scopre meglio sul dorso di yak, struzzi, cavalli, elefanti e cammelli. Cioè, navigandone in prima persona le tundre, i terreni agricoli, le praterie, le giungle ed i deserti” (p. 6). Il 12 maggio 2008, Wenchuan, nella regione del Sichuan, fu colpita da un terremoto di magnitudo 7.95. Con quasi 90mila morti confermati, è ad oggi il terzo terremoto più mortale del XXI secolo dopo il maremoto dell’Oceano Indiano nel dicembre del 2004 e il terremoto di Haiti nel gennaio del 2010. Il viaggio di Nilsson inizia proprio da qui, nella prima parte “Quando la terra non sta ferma”.  “Gli edifici semplicemente non c’erano più. Quasi tutto quello che avevamo visto dal finestrino della macchina, ora dopo ora, giorno dopo giorno, era un susseguirsi chilometro dopo chilometro di tende e macerie, seguite da tende e macerie – e ancora tende e altre macerie” (p. 19). Nilsson, nei suoi numerosi viaggi nel Sichuan, ha avuto modo di constatare la distruzione causata dal terremoto e la capacità della popolazione locale e delle autorità regionali e nazionali di risollevarsi dalla tragedia. Il capitolo è costellato di storie di persone che l’autore ha avuto modo di incontrare nel corso dei suoi viaggi, e che spesso ha aiutato personalmente grazie alle azioni di solidarietà messe in piedi da Nilsson e dai suoi amici. Il terremoto, pur avendo rappresentato un evento tragico e traumatico, è stato utilizzato come occasione per ricostruire in meglio, risolvendo molti dei problemi che affliggevano la popolazione in passato e prevenendo possibili futuri eventi catastrofici. Dagli edifici alle vie di comunicazione, il tutto è stato rimesso in piedi utilizzando tecniche e materiali all’avanguardia, portando a una modernizzazione accelerata delle aree colpite dal sisma. “Tutti hanno una casa. E l’industria si è ripresa” ha detto qualche anno dopo Huang Zhuo, segretario del Partito Comunista della città di Hongbai (p. 101). “La ricostruzione della città come insediamento moderno e resistente ai disastri è stato un risultato monumentale”. La città di Shuimo, tra le più vicine al terremoto, è stata ricostruita secondo un ambizioso progetto portato avanti dall’Università di Pechino: “I progettisti hanno deciso che doveva essere trasformata in una destinazione turistica rispettosa dell’ambiente” (p. 109). “Ciò ha comportato la garanzia di basse emissioni di carbonio.” Una reazione simile ha avuto luogo poco tempo dopo in occasione...
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di Ted Snider ARTICOLO ORIGINALE Il 10 gennaio, funzionari americani e russi si sono incontrati per discutere la proposta di Putin sulle garanzie di sicurezza reciproca. I media occidentali e gli analisti politici hanno analizzato le richieste di Putin riguardanti il fatto che la NATO non si espanda più a est in Ucraina e che la NATO non stabilisca basi militari negli ex stati sovietici né le utilizzi per svolgere attività militare come audace e impossibile.Ecco sei elementi cruciali di fondo che i media occidentali non ti diranno. La promessa della NATO Le richieste avanzate da Putin sono audaci solo se è audace chiedere alla NATO di mantenere le sue promesse; le sue richieste sono impossibili solo se è impossibile per la NATO mantenere le sue promesse. Il 9 febbraio 1990, il Segretario di Stato James Baker assicurò a Gorbaciov che se la NATO avesse ottenuto la Germania – un’enorme concessione – la NATO non si sarebbe espansa di un pollice a est della Germania. Il giorno successivo, il ministro degli Esteri della Germania occidentale Hans-Dietrich Genscher fece la stessa promessa al suo omologo sovietico, Eduard Shevardnadze. In precedenza, il 31 gennaio 1990, Genscher nel corso di un importante discorso aveva già pubblicamente dichiarato che non ci sarebbe stata “un’espansione del territorio della NATO a est, in altre parole, più vicino ai confini dell’Unione Sovietica“. Documenti recentemente declassificati chiariscono che tutte le potenze occidentali, inclusi non solo Stati Uniti e Germania, ma anche Regno Unito e Francia, hanno ripetutamente fatto la stessa promessa alla Russia. Sette anni dopo, quando gli Stati Uniti avevano già infranto quella promessa, Clinton fece alla Russia una seconda promessa. Avendo ampliato la NATO nell’estremo est della Germania, promise almeno che non ci sarebbero state forze di combattimento sostanziali in modo permanente. Questa era la promessa firmata dagli Stati Uniti nell’atto istitutivo del trattato NATO-Russia sulle relazioni reciproche. Era una reiterazione della precedente promessa del febbraio 1990: non solo l’espansione della NATO, ma anche le truppe della NATO non si sarebbero estese a est. Quindi, lungi dall’essere audaci o chiedere il ridicolo, ciò che i media non ti diranno è che Putin non sta chiedendo nuove concessioni da parte degli occidentali. Chiede solo che l’Occidente onori gli impegni che ha già preso. Il colpo di Stato Il catalizzatore della crisi odierna in Ucraina è stato il colpo di stato del 2014. Quel colpo di stato è stato organizzato e sostenuto dagli Stati Uniti. Il presidente ucraino Viktor Yanukovich si è trovato di fronte alla scelta dell’alleanza economica con l’Unione Europea o con la Russia. I sondaggi dell’epoca mostravano chiaramente che gli ucraini erano quasi equamente divisi su quale alleanza economica scegliere. La scelta di Yanukovich di uno dei due pacchetti avrebbe diviso il paese. Putin ha offerto a Yanukovich una via d’uscita: sia la Russia che l’UE avrebbero potuto aiutare l’Ucraina e Yanukovich non sarebbe stato costretto a scegliere. Gli Stati Uniti e l’UE hanno respinto l’offerta di pace avanzata da Putin. Secondo Stephen Cohen,...