Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Phoenix TV: Il 5 agosto, il Segretario di Stato americano Antony Blinken, il Ministro degli Esteri australiano Penny Wong e il Ministro degli Esteri giapponese Hayashi Yoshimasa hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dopo aver tenuto un dialogo strategico trilaterale. “Non vi è alcun cambiamento nelle rispettive politiche di una sola Cina, ove applicabili, e nelle posizioni di base su Taiwan di Australia, Giappone e Stati Uniti”, si legge nella dichiarazione. Una formulazione simile si trovava nella dichiarazione rilasciata in precedenza dai ministri degli Esteri del G7 e dall’Alto rappresentante dell’UE la scorsa settimana. Qual è il commento della Cina? Wang Wenbin: Il principio di una sola Cina è un consenso internazionale consolidato e una norma di base ampiamente accettata nelle relazioni internazionali. Fa parte dell’ordine mondiale del secondo dopoguerra ed è affermato nella risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. È il fondamento politico per l’istituzione e lo sviluppo delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i Paesi del mondo. L’Ufficio degli Affari legali del Segretariato delle Nazioni Unite ha sottolineato nei suoi pareri legali che “le Nazioni Unite considerano “Taiwan” come una provincia della Cina senza uno status separato”. Alcuni Paesi hanno aggiunto unilateralmente precondizioni e clausole alla politica di una sola Cina nel tentativo di distorcere, falsare e svuotare il loro impegno di una sola Cina. Questo è illegale, nullo e non valido. La Cina è fermamente contraria. La definizione del principio dell’unicità della Cina è chiarissima: esiste una sola Cina al mondo, Taiwan fa parte della Cina e il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legale che rappresenta l’intera Cina. L’applicabilità di questo principio è universale, incondizionata e indiscutibile. Tutti i Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina e tutti gli Stati membri dell’ONU dovrebbero aderire incondizionatamente al principio di una sola Cina e seguire le indicazioni della Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Quello che hanno fatto alcuni singoli Paesi è essenzialmente un tentativo di travisare e distorcere il principio di una sola Cina. Si tratta in effetti di una sfida ai principi fondamentali del diritto internazionale e alle norme di base che regolano le relazioni internazionali. Si tratta anche di una sfida all’ordine mondiale del secondo dopoguerra. Una persona senza credibilità non ha posto nella società; e un Paese che perde la propria credibilità vacilla. Esortiamo alcuni Paesi ad assicurarsi di leggere la storia, di rispettare gli impegni che hanno seriamente preso nero su bianco e di riconoscere quanto sia pericoloso e dannoso agire in malafede e giustificare le forze separatiste “indipendentiste di Taiwan”. I tentativi di sfidare il principio di una sola Cina, lo Stato di diritto internazionale e l’ordine internazionale sono destinati a essere respinti dalla comunità internazionale e a non portare a nulla. Bloomberg: Vorrei solo chiarire, il gruppo ASEAN ha appoggiato la Cina sulle recenti azioni di Taiwan? Lo chiedo perché anche Antony Blinken cita l’ASEAN a sostegno della posizione degli Stati Uniti. Mi chiedevo se potesse chiarire un po’ la...
repubblica popolare cinese
di Olivier Renault Traduzione dal francese di Veronica Vuotto, articolo originale I media parlano dei pericoli dell’ondata di caldo, ma hanno indicato che i vigili del fuoco hanno appiccato incendi scoppiati in tutta la Francia. Questi vigili del fuoco incendiari sono come i leader politici degli Stati Uniti che arrivano in Asia affermando di difendere la democrazia e i diritti umani. Nancy Pelosi è la figura di spicco di questa pratica anche se si è lanciata davanti alle telecamere di tutto il mondo dichiarando di venire “in pace” nella regione. Il pericolo di una terza guerra mondiale c’è, ma la provocazione continua. Paradossalmente, le autorità degli Stati Uniti o dell’UE hanno proclamato all’inizio della settimana la loro volontà di non provocare un cataclisma nucleare. Il 1° agosto, prima del viaggio di Nancy Pelosi in Asia, nel suo discorso alla Casa Bianca Joe Biden, come ha osservato il Continental Observer, ha dichiarato: “Gli Stati Uniti rinnovano il loro impegno nei confronti del mondo [essendo] responsabili del loro arsenale nucleare e di continuare a lavorare verso l’obiettivo finale di un mondo senza armi nucleari“. Aggiungendo: “Ecco perché la mia amministrazione ha dato la priorità alla riduzione del ruolo delle armi nucleari nella nostra strategia di sicurezza nazionale“. Così, gli Stati Uniti dichiarano sulla carta di non voler provocare gravi conflitti che potrebbero spazzare via la vita sulla Terra, ma mandano Nancy Pelosi a Taiwan che è, totalmente, l’opposto di quanto annuncia l’amministrazione americana, ossia far regnare la pace nel mondo. “Il mondo ha bisogno che l’America faccia da guida“. Sul suo sito web Nancy Pelosi dichiara: “Come americani, dobbiamo proteggere i diritti umani sia in patria che all’estero”. Sottolinea che dobbiamo avere “il diritto a vivere liberamente senza la minaccia della violenza o della repressione, il diritto a vivere con dignità e rispetto”. Inoltre, afferma: “Nel corso della nostra storia [storia degli Stati Uniti], la nostra reputazione internazionale si è basata in parte sui nostri valori democratici e sul nostro impegno per i diritti umani. Ovunque io vada, la chiamata è chiara: il mondo ha bisogno dell’America faccia da guida. Dobbiamo lavorare per una politica estera sostenibile che rifletta i valori americani“. “Viaggiando a Taiwan, onoriamo il nostro impegno per la democrazia: riaffermiamo che le libertà di Taiwan – e di tutte le democrazie – devono essere rispettate“, ha twittato la speaker mentre guidava una delegazione del Congresso degli Stati Uniti che l’ha accompagnata nella visita a Taiwan. Sul Washington Post ha spiegato il suo gesto in un contesto di forti tensioni internazionali dove gli Stati Uniti, l’UE, l’AUKUS (alleanza tra Stati Uniti, Regno Unito, Australia), impongono sanzioni ai paesi BRICS (Russia e Cina): “Dobbiamo stare al fianco di Taiwan, che è un’isola di resilienza“, base americana contro Cina e Russia, dunque. Comunque sia, la politica americana va contro la volontà della Cina o della Russia di costruire un mondo pacifico e multipolare, desiderando, invece, un unico mondo unificato sotto la guida di Washington e del suo braccio armato: la NATO....
di Fabio Massimo Parenti La visita di Nancy Pelosi a Taiwan è grave, una pura provocazione contro la RPC. L’inalienabilità dell’isola dal territorio cinese è un principio su cui si è costruito un consenso internazionale fin dall’inizio degli anni Settanta, tanto in ambito ONU (risoluzione 2758), quanto al livello di accordi bilaterali con tutti i Paesi del mondo (fatte salve alcune micro eccezioni). Gli stessi Stati Uniti hanno recepito e accettato il principio di una sola Cina sancito dal combinato di ben tre comunicati congiunti: 1972, 1978 e 1982. Il Taiwan Relations Act e le Sei Rassicurazioni, votati rispettivamente nel 1979 e nel 2016, per “controbilanciare” le decisioni delle Amministrazioni Nixon, Carter e Reagan, e per mantenere un supporto e un sostegno in via ufficiosa all’isola, sono semplici atti del Congresso Usa. Leggi interne che Washington pretende tuttavia di porre al di sopra del diritto internazionale per regolare questioni estranee al territorio nazionale statunitense. Pertanto, alla luce delle continue provocazioni militari e politiche statunitensi, ne consegue che Washingtoncontinua a tenere un atteggiamento volutamente ambiguo, riconoscendo il principio di una sola Cina da una parte ma nel contempo continuando a fornire armamenti a Taiwan e ad utilizzare la questione per indebite ingerenze negli affari interni della RPC al fine di modificare lo status quo e bloccare il processo pacifico di riunificazione tra le due sponde dello Stretto, cominciato nel 1992 ma disconosciuto dalla governatrice Tsai Ing-wen e dalle principali componenti della Coalizione Pan-Verde che la sostiene. Gli Usa appoggiano nei fatti le frange indipendentiste dell’isola, oggi al governo, e ciò non fa altro che acuire le tensioni con la Cina e di conseguenza l’instabilità regionale e internazionale. Continuano a mostrarsi irresponsabili agli occhi della comunità internazionale. Minacciano la sicurezza e la pace internazionale proprio in una fase storica di escalation bellica tra Russia-Europa-Usa. Una fase che richiederebbe ben altra visione e ben altri comportamenti, più ragionevoli e responsabili. Le continue provocazioni alla RPC, come quelle di questi giorni, hanno un unico risultato: la perdita di credibilità internazionale degli Stati Uniti, che non rispettano la parola data, non rispettano i patti internazionali, non rispettano le norme comuni del diritto internazionale. Il tanto sbandierato sistema basato su regole comuni, a cui fanno ipocritamente riferimento gli Usa per porsi in contrapposizione con gran parte del mondo emergente, viene messo sotto i piedi e stracciato dai loro falsi fautori. Il mondo osserva e riconosce negli Stati Uniti d’America la forza più distruttiva della convivenza civile al livello internazionale. In conclusione, ribadiamo che la posizione della Cina su Taiwan è appannaggio della comunità internazionale, il consenso intorno all’appartenenza di Taiwan alla RPC è parte della giurisprudenza internazionale, violata e disconosciuta, nella prassi, dagli Usa. Ciò che sta accadendo consente una sola valutazione: gli Usa rappresentano la più grande fonte di insicurezza internazionale, la più grande minaccia alla pace mondiale. Nei fatti che si dispiegano di fronte a noi.
A cura della redazione de L’Antidiplomatico La speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, arrivata oggi a Singapore per la prima tappa del suo tour in Asia che la porterà anche in Malesia, Corea del Sud e Giappone, potrebbe essere già domani sera a Taiwan. Una provocazione bella e buona nei confronti della Cina che ritiene – a giusta ragione – l’isola un proprio territorio. La scelta di visitare Taiwan in questa fase storica appare davvero immotivata e provocatoria. Quali sono gli interessi strategici degli Stati Uniti su Taiwan? Secondo Jin Carong – professore alla School of International Relations, Renmin University of China, esperto di questioni americane – intervistato da Guancha, sono quattro i punti di interesse degli Stati Uniti: «Il primo grande interesse è cercare di contenere la Cina continentale nella prima catena di isole controllando Taiwan. La situazione geografica della Cina è in realtà molto strana: la superficie terrestre è di quasi 10 milioni di chilometri quadrati, l’area d’acqua del mare interno e del mare di confine è di circa 4,7 milioni di chilometri quadrati e ci sono 7.600 isole grandi e piccole nel zona di mare. Si scopre che abbiamo un’idea sbagliata che la Cina sia un paese continentale, ma in realtà la Cina è un paese complesso terra-mare. Tuttavia, abbiamo un posto imbarazzante in mare, cioè siamo sigillati nella prima catena di isole composta da Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Filippine. Se Taiwan torna nella madrepatria, la prima catena di isole sarà completamente spezzata e la Cina affronterà l’Oceano Pacifico. Il secondo grande interesse è quello economico. Taiwan ha ancora un certo valore economico per gli Stati Uniti. Oltre ai semiconduttori, Taiwan è anche l’8° partner commerciale degli Stati Uniti (dati 2021). CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO “I quattro interessi degli Stati Uniti sulla questione Taiwan“
A cura di Giulio Chinappi Tra il 12 e il 15 luglio, il presidente cinese Xi Jinping ha visitato la Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang. Di seguito la traduzione del resoconto delle attività svolte dal presidente, pubblicato dall’agenzia stampa Xinhua. Il presidente Xi Jinping ha sottolineato gli sforzi per attuare pienamente e fedelmente le politiche del Partito Comunista Cinese (PCC) per il governo dello Xinjiang nella nuova era, evidenziando la stabilità sociale e la sicurezza duratura come obiettivo generale. Xi, anche segretario generale del Comitato centrale del PCC e presidente della Commissione militare centrale, ha fatto le osservazioni durante il suo viaggio di ispezione nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, nella Cina nord-occidentale, da martedì a venerdì. Xi ha esortato lo sviluppo dello Xinjiang in una regione unita, armoniosa, prospera e culturalmente avanzata, con ecosistemi sani e persone che vivono e lavorano soddisfatte. Durante il giro di ispezione, Xi si è recato a Urumqi, capitale della regione, e nelle città di Shihezi e Turpan, visitando un’università, un’area portuale internazionale, una comunità residenziale, musei, un villaggio e il Corpo di produzione e costruzione dello Xinjiang (XPCC), tra gli altri siti. Durante una visita all’Università dello Xinjiang martedì pomeriggio, Xi ha appreso della sua storia e del suo sviluppo e dei suoi sforzi nel coltivare talenti e promuovere gli scambi tra diversi gruppi etnici. Xi ha anche ascoltato un briefing degli studenti che avevano condotto uno studio sul campo. Xi ha affermato che, in quanto Paese multietnico unificato, la Cina vanta relazioni armoniose tra i suoi diversi gruppi etnici intrecciati. Ha affermato che tutti i gruppi etnici godono di uguaglianza, unità e progresso sotto il sistema socialista, sottolineando che le teorie e le politiche del Partito riguardanti i gruppi etnici sono solide e hanno prodotto l’effetto desiderato. Ha chiesto di promuovere la ricerca sulle questioni fondamentali della comunità per la nazione cinese. Xi ha detto che, nel coltivare il talento, è essenziale promuovere la virtù. Ha chiesto all’università di evidenziare i suoi vantaggi e le sue caratteristiche uniche, promuovere un team di insegnanti di alto livello e migliorare le sue capacità di ricerca e innovazione. Durante la visita all’area portuale terrestre internazionale di Urumqi, Xi ha notato che lo Xinjiang si è trasformato da un entroterra relativamente chiuso in una prima linea di apertura, poiché il Paese sta promuovendo l’espansione dell’apertura, lo sviluppo delle regioni occidentali e la costruzione congiunta della Belt and Road. Xi ha sottolineato di portare avanti la costruzione dell’area centrale della cintura economica della Via della Seta e di incorporare la strategia di apertura regionale dello Xinjiang nel piano generale del Paese di apertura verso ovest. Xi ha sottolineato l’importanza di innovare il sistema per un’economia aperta, promuovere la costruzione di grandi corridoi di apertura, utilizzare meglio i mercati e le risorse nazionali e internazionali e servire attivamente e integrarsi nel nuovo modello di sviluppo. Ha anche chiesto di sostenere la politica dinamica zero-Covid, chiedendo una risposta mirata al Covid-19 che sia conveniente per il popolo. Mercoledì mattina, Xi...
di Xi Jinping (a cura di Giulio Chinappi) Il presidente cinese Xi Jinping ha pronunciato venerdì 1° luglio un discorso in occasione della celebrazione per il 25° anniversario del ritorno di Hong Kong alla madrepatria, svoltasi in concomitanza con l’insediamento del nuovo governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong. Connazionali, Cari amici, Oggi siamo qui riuniti per celebrare questa grande occasione che segna il 25° anniversario del ritorno di Hong Kong alla madrepatria e per tenere la cerimonia inaugurale del sesto mandato di governo della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong (RASHK). In primo luogo, vorrei porgere un sincero saluto a tutto il popolo di Hong Kong. Porgo anche cordiali saluti al nuovo capo esecutivo della RAS di Hong Kong per il sesto mandato, il sig. John Lee, ai principali funzionari del sesto mandato del governo della RAS di Hong Kong e ai membri del Consiglio esecutivo. E permettetemi di esprimere un sincero apprezzamento a tutti i nostri compatrioti sia in patria che all’estero, e agli amici internazionali per il loro sostegno alla causa di “un Paese, due sistemi” e per la prosperità e la stabilità di Hong Kong. Negli oltre 5.000 anni di storia della civiltà cinese, i nostri antenati che lavoravano duramente nella terra a sud delle Cinque Creste rappresentano un capitolo importante. Nella storia della Cina moderna dopo la guerra dell’oppio nel 1840, l’umiliazione della cessione di Hong Kong è una pagina di dolore, e include anche la lotta del popolo cinese per la sopravvivenza del nostro Paese. Il secolo scorso è stato testimone di come il Partito Comunista Cinese ha unito e guidato il popolo cinese nei suoi magnifici sforzi per un futuro migliore, a cui i cinesi di Hong Kong hanno dato un contributo unico e significativo. Nel corso della storia, le persone a Hong Kong hanno sempre mantenuto uno stretto legame con la madrepatria, nel bene e nel male. Il ritorno di Hong Kong alla madrepatria ha segnato l’inizio di una nuova era per la regione. Negli ultimi 25 anni, con il pieno sostegno del Paese e gli sforzi congiunti del governo della RAS di Hong Kong e di persone di ogni classe sociale a Hong Kong, il successo di “un Paese, due sistemi” ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo. Dal suo ritorno, Hong Kong, tra le monumentali riforme e gli sforzi di apertura della Cina, ha aperto nuovi orizzonti, fungendo da importante ponte tra la Cina continentale e il resto del mondo. Di conseguenza, ha dato un contributo insostituibile al miracolo economico del nostro Paese caratterizzato da una crescita a lungo termine, stabile e rapida. Integrandosi proattivamente nello sviluppo generale del Paese e ritagliandosi il proprio ruolo nelle strategie nazionali, Hong Kong ha mantenuto i suoi punti di forza nel suo alto grado di apertura e nell’allineamento con le regole internazionali. In tal modo, la regione ha svolto un ruolo importante nel portare l’apertura della Cina a un livello superiore con una copertura e una portata più ampie. Con aree in continua espansione e meccanismi abilitanti per la...
ARTICOLO ORIGINALE Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della terza menzogna anticinese. Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA Parte 2: la nuova Guerra Fredda Falsità 3: la nostra diplomazia si basa sulla collaborazione e sul rispetto degli interessi reciproci, mentre la Cina pratica la diplomazia coercitiva contro altri Paesi e si vendica incautamente. Il nostro compito è dimostrare ancora una volta che tutti i paesi saranno liberi di tracciare i propri percorsi senza coercizione. Realtà: sono gli Stati Uniti che hanno inventato la “diplomazia coercitiva” ed eccellono nell’intimidere Paesi terzi. Nel corso degli anni, imponendo blocchi economici, sanzioni unilaterali e altri mezzi, gli Stati Uniti hanno praticato la diplomazia coercitiva in tutto il mondo con esempi da manuale. ◆ Nel 1971, lo studioso statunitense Alexander George avanzò per la prima volta il concetto di “diplomazia coercitiva” per riassumere la politica degli Stati Uniti nei confronti di Laos, Cuba e Vietnam in quel momento. Il governo degli Stati Uniti ha costretto il governo militare di Haiti a dimettersi nel 1994, definendolo “un esempio da manuale di diplomazia coercitiva”. Nel 2003, ha definito esplicitamente 30,3 miliardi di dollari USA di spese militari aggiuntive come spese sostenute per la “diplomazia coercitiva”. Il governo degli Stati Uniti ha congelato sette miliardi di dollari USA della banca centrale afgana per punire i talebani afgani e ha persino rivendicato come proprio il “denaro salvavita” del popolo afgano, il che ha provocato il deterioramento della situazione umanitaria in Afghanistan. Mohammad Naeem, portavoce dell’Ufficio politico talebano a Doha, ha affermato che il sequestro è “indicativo del livello più basso del decadimento umano e morale di un Paese e di una nazione”. Per costringere il parlamento nepalese ad approvare l’accordo Millennium Challenge Corporation (MCC), gli Stati Uniti hanno apertamente emesso un “ultimatum”, dicendo che gli Stati Uniti rivedranno i loro legami con il Nepal se non ratificherà il patto. Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha istituito la “Task Force KleptoCapture” per trovare, congelare e sequestrare yacht, appartamenti, jet privati e enormi depositi di cittadini russi negli Stati Uniti e in Europa. Ciò dimostra pienamente che il “diritto inviolabile e sacro alla proprietà” propagandato dagli Stati Uniti è solo una bugia. Gli Stati Uniti hanno costretto altri Paesi a schierarsi e hanno fatto pressioni su di loro affinché si unissero alle sanzioni contro la Russia. E chi si rifiuta di farlo pagherà un “prezzo”. Dopo che la Cina e le Isole Salomone hanno firmato un accordo quadro sulla cooperazione bilaterale in materia di sicurezza, gli Stati Uniti hanno inviato nel Paese alti funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale, facendo tutto il possibile per ostacolare la legittima cooperazione tra Cina e Isole Salomone. Un articolo del Solomon Star ha sottolineato: “Washington DC, che ha letteralmente dimenticato le Isole Salomone dalla seconda guerra mondiale, si...
Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un documento dal titolo “Reality Check: Falsehoods in US Perceptions of China“, nel quale si elencano alcune falsità che la propaganda statunitense diffonde sul conto della Cina. Di seguito l’analisi della seconda menzogna anticinese. PARTE UNO: Parte 1: l’ordine mondiale a guida USA Falsità 2: gli Stati Uniti non cercano un conflitto o una nuova Guerra Fredda. Non cercano di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedire alla Cina di far crescere la sua economia o promuovere gli interessi del suo popolo. Realtà: nonostante le sue affermazioni di non cercare di sottrarre la Cina al suo ruolo di grande potenza, né di impedirle di far crescere la sua economia, gli Stati Uniti stanno in realtà dispiegando le proprie risorse interne ed esterne per contenere e sopprimere senza scrupoli la Cina. ◆ Senza produrre alcuna prova credibile, il governo degli Stati Uniti usa la sicurezza nazionale come pretesto generico e tutto il suo apparato per sopprimere e sanzionare in modo arbitrario Huawei, limitando l’ingresso dei suoi prodotti nel mercato statunitense, interrompendo il suo accesso ai chip e al sistema operativo, e costringendo i Paesi di tutto il mondo ad escludere Huawei dal lancio del 5G. Gli Stati Uniti hanno anche orchestrato e fatto pressioni sul Canada affinché detenesse il CFO di Huawei per quasi tre anni senza motivo. ◆ In violazione del principio della concorrenza leale, dell’economia di mercato e delle regole del commercio internazionale, gli Stati Uniti cercano di ostacolare le aziende hi-tech cinesi competitive attraverso ogni tipo di accuse inventate. Ad oggi, hanno inserito oltre 1.000 aziende cinesi in vari elenchi di sanzioni, hanno sottoposto la biotecnologia e le tecnologie di intelligenza artificiale a controlli rafforzati sulle esportazioni e a una rigorosa revisione degli investimenti, e hanno cercato di vietare le piattaforme di social media cinesi tra cui TikTok e WeChat. ◆ Con il pretesto di proteggere i diritti umani, gli Stati Uniti hanno fabbricato disinformazione e fake news sullo Xinjiang, come l’esistenza del ”lavoro forzato”, e, sulla base di tali storie infondate, hanno adottato l’Uyghur Forced Labor Prevention Act che prende di mira maliziosamente la concorrenza dello Xinjiang su cotone, pomodori e solare fotovoltaico per contenere la crescita cinese. Ciò ha interrotto l’ordine commerciale internazionale e destabilizzato le catene industriali e di approvvigionamento globali. ◆ La precedente amministrazione statunitense, in grave violazione delle regole dell’OMC, ha condotto una massiccia guerra commerciale contro la Cina. Sulla base della propria indagine della Sezione 301, ha imposto tre round di tariffe elevate su circa 360 miliardi di dollari USA di importazioni cinesi. Nel settembre 2021, l’attuale amministrazione statunitense ha avviato un’indagine della sezione 232 per determinare gli effetti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti dalle importazioni di magneti permanenti al neodimio-ferro-boro in un momento in cui i prezzi delle materie prime globali si aggiravano a livelli elevati. ◆ Gli Stati Uniti hanno un record di gravi interferenze negli affari interni della Cina su questioni riguardanti gli interessi fondamentali della Cina, tra cui Taiwan, Xinjiang, Tibet e Hong Kong. Cercano di minare...
di Giulio ChinappiARTICOLO ORIGINALE Urumqi, capoluogo della Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, ha ospitato lo scorso 10 maggio la Conferenza virtuale sulla situazione della libertà di credo religioso nello Xinjiang. La Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, come sappiamo, è oramai da tempo al centro della propaganda anticinese della macchina mediatica occidentale. Il governo di Pechino viene infatti accusato di perpetrare le peggiori nefandezze in questa regione del proprio territorio, sebbene gli accusatori non abbiano mai mostrato prove concrete di quanto affermano. Tra le accuse che vengono mosse alla Cina, c’è quella di sopprimere la libertà religiosa della popolazione, che nello Xinjiang vede un notevole numero di musulmani. In questo contesto, si è svolta lo scorso 10 maggio la Conferenza virtuale sulla situazione della libertà di credo religioso nello Xinjiang, organizzata ad Urumqi, capoluogo della regione cinese. A presiederla, il portavoce del governo regionale Xu Guixiang, che ha introdotto il tema della libertà religiosa nello Xinjiang, prima di dare la parola ai numerosi ospiti dell’evento, che comprendevano sia rappresentanti delle autorità che comuni cittadini. “I residenti musulmani di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang hanno trascorso il Ramadan in tranquillità e armonia dal 3 aprile al 2 maggio 2022. In occasione dell’Eid al-Fitr (la fine del Ramadan, ndr) che è caduto il 3 maggio, persone di tutti i gruppi etnici hanno avuto un giorno libero come previsto dal governo locale”, ha esordito il portavoce Xu. Le festività che si sono tenute in occasione della fine del Ramadan basterebbero da sole a dimostrare che lo Xinjiang rispetta e protegge la libertà di credo religioso. “Durante il Ramadan, i residenti musulmani di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang tengono normali attività religiose basate sulla tradizione religiosa e sulla propria volontà. Il culto, il digiuno e l’osservanza delle feste religiose si sono svolti senza intoppi”, ha raccontato ancora Xu, che ha anche mostrato dei video in cui vengono documentate le attività dei fedeli musulmani e delle moschee dello Xinjiang. Zumrat Obul, membro del Comitato del Partito Comunista Cinese nello Xinjiang, ha ricordato che questa regione rappresenta una delle aree del pianeta più ricche per quanto riguarda le etnie, le culture ed i credi religiosi che vi convivono: “Religioni come l’Islam, il Buddismo, il Cristianesimo, il Cattolicesimo e il Taoismo coesistono in pace e si sviluppano in modo ordinato. I cittadini che credono nella religione o non credono nella religione, o credono in religioni diverse si rispettano e si trattano alla pari. Sono uniti e cooperativi. Persone di tutte le etnie godono pienamente della felicità e della serenità apportate dalla stabilità sociale, dalla solidarietà etnica e dall’armonia religiosa”. Come affermato dallo stesso rappresentante del PCC locale, la libertà di credo religioso è un diritto ampiamente garantito dalla Costituzione della Repubblica Popolare Cinese, che recita: “I cittadini godranno della libertà di credo religioso. Nessun organo statale, organizzazione sociale o individuo può costringere i cittadini a credere o a non credere nella religione. Né discriminano i cittadini che credono o non credono in nessuna religione”. Alla legge fondamentale si aggiunge poi regolamento degli affari religiosi della Repubblica Popolare Cinese, il...
di Giulio ChinappiARTICOLO ORIGINALE Il 22 giugno, Pechino ha ospitato il BRICS Business Forum, con la partecipazione dei massimi esponenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’evento, che ha ricevuto grande attenzione mediatica, dimostra come la Russia non sia affatto isolata come vorrebbe la propaganda occidentale. Il 22 giugno si è tenuto a Pechino il BRICS Business Forum, un evento che ha visto la partecipazione delle cinque principali economie emergenti del pianeta: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Al vertice, che si è svolto con il doppio formato online e offline, sono intervenuti il presidente cinese Xi Jinping, il presidente russo Vladimir Putin, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa. L’evento ha rappresentato un duro colpo alla propaganda massmediatica occidentale, che vorrebbe la Russia come un Paese isolato dalla diplomazia internazionale. Al contrario, il vertice dei BRICS dimostra come Paesi dal grande peso economico e demografico siano uniti nel progetto di un mondo che ponga definitivamente fine al progetto egemonico statunitense, basandosi sul multilateralismo e su delle relazioni internazionali tra pari. Ad aprire l’evento, in quanto leader del Paese organizzatore, è stato proprio Xi Jinping, che ha pronunciato un discorso intitolato “Tenersi al passo con la tendenza dei tempi per plasmare un futuro luminoso”. Il presidente cinese ha affrontato alcune delle principali tematiche di attualità, come il Covid-19 e la difficile situazione economica internazionale, ed ha anche condannato le sanzioni illegali che gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali impongono contro i Paesi che si oppongono all’egemonia di Washington, come nel caso della stessa Russia. Il presidente Xi ha esordito sottolineando che in questo momento il nostro mondo sta affrontando cambiamenti drastici e una pandemia mai vista nell’ultimo secolo: “Continuano a emergere varie sfide alla sicurezza. L’economia mondiale deve ancora affrontare forti venti contrari sulla via della ripresa e lo sviluppo globale ha subito gravi battute d’arresto. Dove va il mondo: Pace o guerra? Progresso o regressione? Apertura o isolamento? Cooperazione o confronto? Queste sono scelte dei tempi con cui dobbiamo confrontarci“. Il presidente Xi ha sottolineato che la storia umana, come un fiume, continua a crescere, con momenti di acque calme che si alternano a grandi mareggiate: “Nonostante i cambiamenti in un ambiente globale in evoluzione, la tendenza storica all’apertura e allo sviluppo non invertirà il corso e il nostro desiderio condiviso di affrontare le sfide insieme attraverso la cooperazione rimarrà forte come sempre. […] Dobbiamo levarci in piedi per andare avanti con determinazione verso l’obiettivo di costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità“. “In primo luogo, dovremmo abbracciare solidarietà e coordinamento e mantenere congiuntamente la pace e la stabilità nel mondo. Le tragedie del passato ci dicono che l’egemonia e lo scontro tra i blocchi non portano pace o sicurezza; portano solo a guerre e conflitti. La fede cieca nella cosiddetta “posizione di forza” e i tentativi di espandere le alleanze militari e cercare la propria sicurezza a spese degli altri non faranno che tramutarsi in un dilemma di sicurezza. Solo quando tutti noi amiamo e sosteniamo la pace e non dimentichiamo mai le dolorose lezioni della guerra può esserci speranza di pace. Dovremmo rimanere...