3 Novembre 2026

repubblica popolare cinese

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Il giorno mercoledi 16 novembre 2022, alle ore 16.30, a Modena presso il Caffé Concerto in Piazza Grande si terrà l’incontro geopolitico a tema La questione di Taiwan. Perché per la Cina è così importante? L’evento è stato organizzato da Azione Universitaria in collaborazione con il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSE-M). Interverrà Stefano Vernole, vicedirettore e responsabile delle relazioni esterne del CeSE-M. FOTO DELL’EVENTO
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di Xi JinpingTraduzione a cura di Giulio Chinappi Relazione al 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese – Tenere alta la grande bandiera del Socialismo con caratteristiche cinesi e unirsi per costruire un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti1 16 ottobre 2022 VERSIONE PDF VERSIONE TESTO Xi Jinping Compagni, A nome del 19° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), consegnerò ora un rapporto al 20° Congresso Nazionale. Il 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese è un incontro di grande importanza. Si svolge in un momento critico in cui si imbarcano l’intero Partito e il popolo cinese di tutti i gruppi etnici in un nuovo viaggio per trasformare la Cina in un moderno Paese socialista a tutti gli effetti e avanzare verso il Secondo Obiettivo del Centenario. Il tema di questo Congresso è tenere alta la grande bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi, attuare pienamente il Pensiero sul Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era, portare avanti il grande spirito fondatore del Partito, rimanere fiduciosi e costruire forza, sostenere i principi fondamentali e aprire nuove strade, avanzando con intraprendenza e forza d’animo, e lottando in unità per costruire un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti e promuovere il grande ringiovanimento della nazione cinese su tutti i fronti. Dalla sua fondazione un secolo fa, il Partito Comunista Cinese ha intrapreso un viaggio straordinario. Il nostro Partito si è dedicato al raggiungimento di una grandezza duratura per la nazione cinese e si è impegnato per la nobile causa della pace e dello sviluppo per l’umanità. La nostra responsabilità non ha eguali per importanza e la nostra missione è gloriosa senza paragoni. È imperativo che tutti noi nel Partito non dimentichiamo mai la nostra aspirazione originaria e la nostra missione fondante, che rimaniamo sempre modesti, prudenti e laboriosi e che abbiamo il coraggio e la capacità di portare avanti la nostra lotta. Dobbiamo rimanere fiduciosi nella nostra storia, mostrare una maggiore iniziativa storica e scrivere un capitolo ancora più magnifico per il Socialismo con caratteristiche cinesi nella nuova era. I. Il lavoro degli ultimi cinque anni e i grandi cambiamenti nel primo decennio della nuova era I cinque anni trascorsi dal 19° Congresso Nazionale sono stati davvero importanti e straordinari. Il Comitato Centrale del Partito ha perseguito una strategia di ringiovanimento nazionale in mezzo a cambiamenti globali di una portata che non si vedeva da un secolo. Ha convocato sette sessioni plenarie, durante le quali ha adottato decisioni e risoluzioni su questioni importanti come la revisione della Costituzione cinese, l’approfondimento della riforma delle istituzioni del Partito e dello Stato, il mantenimento e il miglioramento del sistema del Socialismo con caratteristiche cinesi e la modernizzazione del sistema e della capacità di governo, formulando il quattordicesimo piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale e gli obiettivi a lungo raggio fino al 2035, e conducendo un’approfondita revisione dei più grandi successi e dell’esperienza storica del Partito nel secolo trascorso. In queste sessioni sono stati elaborati anche importanti piani strategici per...
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di Fabio Massimo Parenti ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU italiana.cri.cn Negli ultimi 10 anni la rete cinese di amici e partnership ha continuato ad ampliarsi significativamente, confermando ed accrescendo l’importanza dello status mondiale della Cina (in termini di funzioni e responsabilità). Il paese è divenuto il più influente portavoce dell’idea dell’eguaglianza tra i popoli, opponendosi al bullismo internazionale, alla legge del più forte, e facendosi promotore di una rinnovata governance globale con al centro l’ONU, il rafforzamento di organizzazioni multilaterali, come la SCO, e la condivisione dello sviluppo socioeconomico attraverso una più marcata cooperazione multilivello: per condividere i benefici dello sviluppo e sostenere la prosperità comune dell’umanità. La Cina ha rapporti diplomatici stabili con 181 paesi del mondo (erano 172 dieci anni fa) ed ha stabilito 113 partnership con paesi e organizzazioni regionali (erano 41 dieci anni fa). Questi pochi numeri sono sufficienti a dimostrare l’attivismo cinese nell’accrescere legami e relazioni al fine di dare un contributo secondo le proprie aspirazioni, che coincidono con quelle dell’umanità intera. Ma andiamo a vedere di cosa si tratta.     Nel corso della lunga strada verso la piena modernizzazione (2035) e la costruzione di un paese socialista forte ed armonico (2049), la Cina continua ad integrare sperimentazione interna e condivisione internazionale. Senza mai perdere l’attenzione sulle esigenze dello sviluppo nazionale, guidato dagli interessi del popolo, il XX Congresso Nazioanle del PCC ha confermato la ferrea volontà di voler ispirare il mondo con il proprio esempio, sulla base dei principi universali di coesistenza pacifica, sviluppo condiviso, uguaglianza tra i popoli, multilateralismo e cooperazione win-win. I concetti più importanti che troviamo nel rapporto di Xi Jinping – come ad esempio quelli di modernizzazione socialista, di grande diplomazia con caratteristiche cinesi, di comunità umana dal futuro condiviso ecc. – sono il frutto della storia della Repubblica popolare, incardinata a sua volta in un processo di civilizzazione durato migliaia di anni. Tali concetti, che rappresentano delle vere e proprie aspirazioni al miglioramento della qualità di vita dei cittadini cinesi e dei popoli del mondo, sono stati via via affinati attraverso l’esame critico della storia del PCC e del Paese (si vedano le tre risoluzioni 1945, 1981 e 2021) ed attraverso una costante sperimentazione di politiche pensate e praticate sempre nell’ambito di visioni di lungo termine: guardando al paese ed al suo ruolo nel mondo.   Ciò premesso, gli obiettivi della realizzazione della prosperità comune (riduzione delle disuguaglianze e miglioramento generalizzato del popolo e del rapporto uomo-natura), della costruzione di nuove forme di relazioni internazionali e di una comunità umana dal futuro condiviso (XIX Congresso PCC) confermano la costante integrazione del percorso di sviluppo domestico (socialismo con caratteristiche cinesi) con la visione globale della Cina attraverso il tempo. Prendendo in prestito le parole di Michael Dunford, che ha recentemente dedicato uno studio al senso e all’evoluzione della “prosperità comune”, come idea e ambizione cinese, è importante ricordare che: “La realizzazione della prosperità comune fa eco alla costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l’umanità. La costituzione di una...
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Domenica è stato ufficializzato il terzo mandato di Xi Jinping come segretario generale del Partito Comunista. Li Qiang si appresta a diventare il nuovo primo ministro dopo la fine del mandato di Li Keqiang. Terminato il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, il 23 ottobre ha avuto luogo la prima sessione plenaria del 20° Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, che ha ratificato la conferma di Xi Jinping come segretario generale per un terzo mandato. Xi è stato anche nominato presidente della Commissione militare centrale del PCC. Oltre al segretario generale, il Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCC sarà composto da Li Qiang, Zhao Leji, Wang Huning, Cai Qi, Ding Xuexiang e Li Xi. Li Qiang, segretario del Partito Comunista a Shanghai sin dal 2017, diviene dunque il nuovo numero due del PCC, destinato con ogni probabilità ad assumere la carica di primo ministro a partire da marzo, quando Li Keqiang raggiungerà il limite dei due mandati. La nomina di Li Qiang ha colto di sorpresa molti analisti, visto che storicamente il nuovo premier era sempre stato scelto tra i vice premier. Li Keqiang, ad esempio, aveva ricoperto il ruolo di primo vice premier tra il 2008 ed il 2013, prima di ottenere i suoi due mandati da primo ministro. Per questo stesso motivo, molti pensavano che il suo successore sarebbe stato Wang Yang, ma Wang, al pari di Li Keqiang, non è stato neppure confermato all’interno del Comitato Centrale del PCC, fatto che lo ha immediatamente escluso dall’elenco dei pretendenti. Li Qiang viene considerato come uno dei fedelissimi di Xi Jinping, e la sua probabile nomina come nuovo premier non poteva che suscitare le scomposte reazioni dei commentatori occidentali. Le élite nostrane speravano infatti nella nomina del già citato Wang Yang o di Hu Chunhua, considerati come due riformisti che avrebbero aperto la porta alla trasformazione capitalista della Repubblica Popolare. I commentatori anticinesi non hanno trovato di meglio che criticare Li Qiang per la gestione del lockdown a Shanghai – i cui risultati sono in realtà stati migliori rispetto a quelli ottenuti da qualsiasi Paese occidentale – e per non aver introdotto riforme orientate al mercato. Tutto questo non fa altro che dimostrare la correttezza della linea del PCC. Durante l’incontro con la stampa, tenutosi domenica nella Grande Sala del Popolo di Pechino, Xi Jinping ha affermato che una Cina prospera creerà molte più opportunità per il mondo: “Proprio come la Cina non può svilupparsi isolata dal mondo, il mondo ha bisogno della Cina per il suo sviluppo”, ha osservato Xi. “Attraverso oltre 40 anni di incessanti riforme e aperture, la Cina ha creato i due miracoli della rapida crescita economica e della stabilità sociale a lungo termine”, ha aggiunto il segretario generale del PCC. “Mentre gli Stati Uniti si stanno impegnando nella costruzione del confronto e dell’unilateralismo, oltre a guidare il mondo intero in una situazione più conflittuale e caotica, la Cina, la seconda economia più grande del mondo, sta facendo esattamente l’opposto“, ha commentato Wang Yiwei, vice preside dell’Accademia...
di Redazione CESeM Introdotto dal responsabile relazioni esterne del CeSEM – Stefano Vernole – si è tenuto a Modena un importante incontro organizzato dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo e dedicato al XX Congresso del Partito Comunista Cinese in programma in questi giorni. Si è trattato del primo incontro del CeSEM organizzato sulla Cina in presenza dopo le difficoltà dovute al Covid-19 ma segue un percorso ormai decennale di iniziative di approfondimento svoltesi in diverse città italiane e coronate da una ricca bibliografia. I tre relatori – Zou Jiangjun Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, l’Ambasciatore Alberto Bradanini e il responsabile dipartimento del CeSEM Marco Costa – hanno dibattuto su tutte le principali questioni alla base del convegno. Il “Sogno cinese” del grande rinascimento della nazione (alla base del concetto di ringiovanimento nazionale) continuerà con la politica intrapresa dal PCC fin dai tempi di Deng: riforme e apertura al mondo che hanno consentito di soddisfare le crescenti esigenze materiali e culturali del miliardo e mezzo di abitanti del Paese di Mezzo. Nell’ultimo anno con dati disponibili, il 2021, la Cina ha contribuito a circa il 18% del PIL globale, dopo aver trascinato la crescita mondiale per diverso tempo anche del 30%. Negli ultimi 10 anni non si è pensato alla stabilità soltanto attraverso le nuove riforme come il Codice Civile e la Legge sugli investimenti esteri, ma si è spinto fortemente sulla lotta alla corruzione: sono stati infatti aperti 4.388.000 casi di indagine e sono stati puniti 4.709.000 membri del partito, una prova di autodisciplina che ha conferito maggiore consenso al PCC. Se la cooperazione con l’Africa rappresenta senza dubbio il più significativo esempio di lotta al neo-colonialismo occidentale, tuttavia la Cina ha bisogno di pace per soddisfare la domanda interna e sviluppare i propri interessi commerciali. L’idea del mondo multipolare (alla base anche del progetto della Belt and Road Initiative) non deve quindi essere intesa solo come il contenimento dell’egemonia unipolare statunitense ma come la creazione di un sistema internazionale in cui anche le piccole nazioni possono sopravvivere. Concetti che sono recepiti dalla politica dei BRICS (ormai BRICS PLUS) volta alla creazione di un nuovo sistema monetario basato sull’oro e non più sul dollaro, in cooperazione con altre istituzioni multilaterali come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai o attraverso la stipula di enormi trattati commerciali come il RCEP. L’Europa e in particolare l’Italia – disseminate di basi militari statunitensi – dovrebbero perciò adottare non solo una prospettiva euroatlantica ma anche euroasiatica in vista dell’inevitabile sorpasso economico della RPC sugli USA nel 2030. Se quindi la Cina è una macchina, indubbiamente il Partito Comunista Cinese ne è il suo motore, con gerarchia e disciplina quali valori imprescindibili. Senza dimenticare che da Mao a Xi passando per Deng, il marxismo – seppur riformato e adattato alle tradizioni culturali del Paese – è rimasto alla base del sistema ideologico cinese, come testimoniato dalla continuità tra il socialismo armonioso e il socialismo con caratteristiche cinesi. Con una grande differenza però rispetto...
Il vertice di Samarcanda ha segnato un una svolta epocale verso un mondo sempre più multipolare sotto il profilo geopolitico e geoeconomico. In questo momento così delicato, le strategie di politica interna ed estera significano molto, anche per il nostro Paese. Ne parliamo in conferenza con Fabio Massimo Parenti, professore associato di Geopolitica e Geoeconomia alla China Foreign Affairs University, Stefano Vernole, analista geopolitico del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo e Daniele Perra, analista geopolitico della Rivista Eurasia. Modera Fabio De Maio.
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A cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il 5 settembre, la testata cinese Global Times ha pubblicato un articolo nel quale svela i retroscena del rapporto sullo Xinjiang pubblicato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR, secondo la sua sigla inglese). Di seguito la traduzione integrale dell’articolo. Il cosiddetto rapporto di valutazione sulla regione cinese dello Xinjiang, che è stato rilasciato dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR), è stato rimuginato dal 2019 senza seguire il consiglio del governo cinese o ottenere l’autorizzazione dal Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite o avere basi credibili, il Global Times ha appreso da fonti correlate. In risposta alla “valutazione delle preoccupazioni sui diritti umani” nella regione cinese dello Xinjiang rilasciata mercoledì dall’OHCHR, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha detto giovedì in una conferenza stampa che la “valutazione” è stata orchestrata e prodotta dagli Stati Uniti e da alcune forze occidentali, ed era un mosaico di disinformazione che funge da strumento politico per gli Stati Uniti e alcune forze occidentali al fine di utilizzare strategicamente le questioni relative allo Xinjiang per contenere la Cina. Il Global Times ha appreso in esclusiva dalle fonti che gli Stati Uniti e alcune forze occidentali hanno saldamente conquistato molte posizioni importanti nell’OHCHR e vi hanno piazzato molti individui pieni di pregiudizi ideologici per assumere queste posizioni. Inoltre, insieme a organizzazioni non governative anti-cinesi, avevano esaltato la visita dell’Alto Commissario Michelle Bachelet in Cina, passando dall’esortarla a venire in Cina al criticarla per essere andata in Cina e persino chiedendole e facendole pressioni affinché si dimettesse dopo aver terminato la visita in Cina. Hanno anche fatto pressioni sull’OHCHR affinché rilasciasse immediatamente un “rapporto” sulla regione cinese dello Xinjiang. “Un prodotto con tre NO” Da dove viene il “rapporto”? Perché il ministero degli Esteri cinese lo definisce “un mosaico di disinformazione?” Il Global Times ha appreso che l’OHCHR ha redatto il “rapporto” sulla base delle esigenze politiche delle forze anti-cinesi all’estero, non ha chiesto il parere del governo cinese e non è stato autorizzato dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Esperti in questioni internazionali sui diritti umani hanno sottolineato che l’OHCHR è un dipartimento del Segretariato delle Nazioni Unite che dovrebbe lavorare per offrire assistenza e aiuto al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, compreso l’adempimento delle sue responsabilità in conformità con le relative risoluzioni delle Nazioni Unite e sotto l’autorità del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. In quanto dipartimento dell’organismo delle Nazioni Unite per i diritti umani, l’OHCHR dovrebbe attenersi alla Carta delle Nazioni Unite e ai principi universali, oggettivi e non politici per promuovere gli scambi internazionali sullo sviluppo dei diritti umani e dialoghi costruttivi tra gli Stati membri. Non dovrebbe interferire negli affari interni degli Stati membri. Tuttavia, secondo gli analisti, il “rapporto” fatto dall’OHCHR sulla regione cinese dello Xinjiang è un “prodotto senza basi fattuali, senza autorità e senza credibilità“. Il Global Times ha anche appreso dalle fonti che gli Stati Uniti e alcune forze occidentali hanno offerto fondi...
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A cura di Giulio Chinappi – ARTICOLO ORIGINALE Il rapporto pubblicato dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani rappresenta una mosaico di disinformazione ed un’arma politica al servizio degli interessi della propaganda statunitense. L’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR, secondo la sua sigla inglese) ha pubblicato un rapporto sui diritti umani sulla Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang, immediatamente denunciato e respinto dalle autorità della Repubblica Popolare Cinese come completamente non valido, nonché come strumento politico al servizio degli Stati Uniti e di alcune forze occidentali per contenere la Cina. Un documento di tale faziosità dimostra come l’OHCHR sia divenuto complice degli USA e di alcune forze occidentali contro i Paesi in via di sviluppo, secondo quanto affermato dalle fonti ufficiali cinesi. Wang Wenbin, portavoce del ministero degli Esteri cinese, è intervenuto in conferenza stampa per ricordare come la questione dello Xinjiang sia uno strumento utilizzato dalla propaganda mediatica statunitense ed occidentale per contenere la Cina. “Tale “rapporto” viola gravemente il mandato dell’OHCHR, violando i principi di non politicizzazione e oggettività. Ha dimostrato ancora una volta che l’OHCHR è diventato un esecutore e complice degli Stati Uniti e di alcune forze occidentali contro i Paesi in via di sviluppo”, ha affermato il funzionario. Tuttavia, persino il rapporto dell’OHCHR, per quanto criticabile, ha messo in evidenza come alcune delle menzogne poste in circolazione dalla propaganda mediatica anticinese siano completamente prive di fondamento. Il “genocidio” del popolo uiguro e la “sterilizzazione forzata”, cavalli di battaglia di pseudostudiosi come Adrian Zenz, sono stati definiti come “argomenti infondati” da parte del rapporto. A tal proposito, Wang Wenbin ha detto che ciò dimostra come “la menzogna del secolo creata dagli Stati Uniti e da alcune forze occidentali sullo Xinjiang cinese sia crollata”. Secondo Pechino, il rapporto dell’OHCR non tiene conto del contesto specifico della regione dello Xinjiang, area nella quale in passato si sono verificati episodi di terrorismo e di estremismo religioso, in particolare da parte delle forze che promuovono la cosiddetta “indipendenza” del Turkestan Orientale. “Il rapporto minimizza quanto gravemente la regione dello Xinjiang abbia sofferto a causa del terrorismo e dell’estremismo: ciò è ingiusto e non può rappresentare appieno la situazione nella regione”, ha affermato Wang Jiang, dell’Università Normale dello Zhejiang, intervistato dal Global Times. “Qualsiasi governo nel mondo dovrebbe assumersi la responsabilità di combattere il terrorismo per proteggere i residenti locali”. Lo Xinjiang è stato a lungo vittima delle attività di gruppi terroristici ed estremisti. Grazie all’efficacia della lotta antiterrorismo condotta dal governo centrale cinese e dal governo regionale dello Xinjiang, la regione ha vissuto in pace per più di cinque anni consecutivi, senza subire nessun attentato terroristico nell’arco di questo periodo di tempo. “Attualmente, lo Xinjiang gode di stabilità sociale, sviluppo economico, prosperità culturale e armonia religiosa. Persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang vivono una vita in pace. È la migliore pratica in materia di diritti umani e il più grande successo in materia di diritti umani”, ha commentato Liu Yuyin, portavoce della Missione permanente della Repubblica Popolare Cinese presso le Nazioni Unite. Il rapporto pubblicato dall’organismo internazionale presenta diversi limiti oggettivi, come quello...
Traduzione dall’inglese di Giulio Chinappi: Il 25 agosto, la Missione della Repubblica Popolare Cinese presso l’Unione Europea ha pubblicato un nuovo documento che analizza il punto di vista di Pechino sulla questione di Taiwan e sulla provocatoria visita di Nancy Pelosi sull’isola. Di seguito la traduzione integrale del testo. Introduzione La presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, ha recentemente compiuto una visita provocatoria nella regione cinese di Taiwan, ignorando i severi avvertimenti della parte cinese. La visita viola gravemente la sovranità e la sicurezza della Cina, mina gravemente l’integrità territoriale della Cina, mette seriamente a repentaglio la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan ed erode gravemente le basi politiche delle relazioni Cina-USA. La parte cinese è stata costretta a prendere contromisure. La parte statunitense ha spinto la disinformazione per confondere il vero e il falso e confondere bianco e nero, criticando le legittime contromisure della Cina e cercando di fuorviare il mondo sulla questione di Taiwan. È necessario mettere le cose in chiaro con i fatti e mettere a nudo la natura egemonica e la logica mafiosa degli Stati Uniti. Fatto n. 1: il principio di “una sola Cina” è il fondamento politico delle relazioni Cina-USA. Il significato di questo principio è chiaro e preciso. C’è una sola Cina al mondo, Taiwan fa parte della Cina e il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) è l’unico governo legale che rappresenta l’intera Cina. Questo è il significato originario di “una sola Cina” e rappresenta un consenso universale della comunità internazionale. Gli Stati Uniti, pur affermando di sostenere la politica di “una sola Cina”, stanno in effetti usando la “tattica del salame” per distorcere, falsificare, oscurare e svuotare il principio di “una sola Cina”. ◆ Taiwan appartiene alla Cina fin dall’antichità. Questa affermazione ha una solida base nella storia e nella giurisprudenza. Un gran numero di documenti storici e annali documentano lo sviluppo di Taiwan da parte del popolo cinese in periodi precedenti. I primi riferimenti si trovano nel 230 d.C. durante il periodo dei Tre Regni. A partire dalle dinastie Song e Yuan, i governi centrali della Cina avevano istituito organi amministrativi per esercitare la giurisdizione sulle isole Penghu e su Taiwan. Dopo la metà del XVI secolo, durante la dinastia Ming, i documenti ufficiali iniziarono a usare formalmente il nome Taiwan. Nel 1624, i colonialisti olandesi invasero e occuparono la parte meridionale di Taiwan. Nel 1662, l’eroe nazionale Zheng Chenggong guidò una spedizione per espellere gli occupanti olandesi e recuperare Taiwan. Successivamente, il governo della dinastia Qing aumentò gradualmente i suoi organi amministrativi a Taiwan. Nel 1684 fu istituita un’amministrazione della prefettura di Taiwan sotto la giurisdizione della provincia del Fujian. Nel luglio 1894, il Giappone lanciò una guerra di aggressione contro la Cina, nota come la prima guerra sino-giapponese. Nell’aprile 1895, il governo Qing sconfitto fu costretto a cedere Taiwan e le isole Penghu al Giappone. Durante la guerra di resistenza popolare cinese contro l’aggressione giapponese, il Partito Comunista Cinese (PCC) fece proposte chiare per la riconquista di Taiwan. Durante una conversazione con il giornalista statunitense Nym Wales, il 15 maggio 1937,...
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di Andrea Turi “Stabilendo buone leggi per il mondo, puoi governare il mondo; stabilendo buone leggi per un paese, puoi governare un paese” Xi Jinping Nel Piano sulla costruzione dello Stato di Diritto in Cina (2020 – 2025)1la leadership del Partito Comunista Cinese ha inteso fissare le linee guida atte alla realizzazione di uno Stato di diritto coerente con le caratteristiche dello Stato e della società cinese, uno Stato di diritto socialista con caratteristiche cinesi; adottato dal Comitato Centrale del Partito Comunista e dal Consiglio di Stato, il piano riafferma il concetto che lo Stato di diritto rappresenta “un segno distintivo del progresso, è il metodo di base per governare il Paese ed è una ferma intenzione del Partito Comunista Cinese e del popolo cinese; uno Stato di diritto fiorente fa prosperare il Paese e uno Stato di diritto forte rende forte il Paese. Questo piano è formulato per il coordinamento generale e l’avanzamento della costruzione dello Stato di diritto in Cina2; stando alle intenzioni di Pechino, il piano deve guidare verso la realizzazione di un sistema di Stato di diritto socialista tipicamente cinese che prenderà forma entro il 2025 e sarà sostanzialmente costruito su solide fondamenta già entro il 2035; un piano in cui viene attribuita notevole l’importanza ad una governance basata su una legge che, a sua volta, deve essere elevata e posta su una posizione che le permetta di assumere una valenza generale, strategica e fondamentale; un piano, quindi, che stabilisce i principi basilari atti alla piena costruzione dello Stato di diritto in Cina: tra questi, il mantenimento della leadership centralizzata e unificata del Partito Comunista Cinese, una filosofia di azione governativa e decisionale incardinate sul popolo e sulle persone e sulla risoluzione dei loro problemi mentre, al contempo, si intende portare la Repubblica Popolare a muovere avanti lungo una nuova strada che porti dritta e senza tante deviazioni all’obiettivo finale stabilito da Pechino: costruire un Paese socialista moderno con caratteristiche cinesi. Secondo l’Ufficio della Commissione per la governance generale basata sul diritto del Comitato centrale del PCC, “il testo è un documento guida per la promozione della governance basata sulla legge nella Cina della nuova era e soddisfa le nuove richieste e aspettative del popolo in materia di democrazia, Stato di diritto, equità, giustizia, sicurezza e ambiente3”; il piano, dunque, propone misure insieme di riforma e sviluppo in tutta una serie di settori che coprono i più disparati campi sociali e giuridici tra cui l’attuazione completa della Costituzione, l’istituzione di un sistema completo delle leggi, un sistema efficiente per l’applicazione della legge, un rigoroso sistema di controllo giuridico, un forte sistema di garanzia legale e un solido sistema di regolamenti intra-partitici. Non solo: il Piano sulla costruzione dello Stato di Diritto in Cina (2020 – 2025) comprende, inoltre, capitoli che si occupano della salvaguardia della sovranità, della sicurezza e degli interessi nazionale, difesi e sviluppati, oggi, in conformità con la legge vigente. Il giorno successivo la pubblicazione del documento (11 agosto 2021), l’agenzia di stampa...