di Fabio Massimo Parenti ARTICOLO PUBBLICATO SU BEPPE GRILLO.IT Un numero crescente di paesi in America Latina, Africa e Asia ha aderito, o ha chiesto di farlo, ad organizzazioni formatesi negli ultimi venti anni, come la Shanghai Cooperation Organization (SCO) e il gruppo dei BRICS (non a caso rinominato BRICS plus). Quali sono le ragioni di questa tendenza e della sua accelerazione più recente? Si tratta in sostanza di ragioni economiche, di sicurezza e, in ultima istanza, politiche: c’è un sentire comune di molti paesi (tradizionalmente definiti “periferici” o “semiperiferici”) che riguarda la necessità di emanciparsi dalle trappole di dipendenza create dall’imperio occidentale, la cui sintesi è oggi data dal sistema US-Nato ed in precedenza dagli imperi europei. Dal colonialismo schiavista al neocolonialismo, dalle crisi finanziare alle trappole del debito create ad hoc, dallo sfruttamento economico alle sanzioni commerciali, il cosiddetto “Sud del mondo” continua a ricercare vie di uscita dai vincoli dettati dal sistema di potere occidentale. Quest’ultimo, in virtù del proprio dominio, è rimasto troppo a lungo impunito (almeno agli occhi dei popoli sfruttati) di fronte alla distruzione di molteplici paesi ed al loro asservimento. Dati i cambiamenti della geografia economica mondiale, con l’emergere di nuove potenze regionali, oggigiorno nessuno è più disposto a subire il congelamento delle riserve monetarie, gli embarghi, i boicottaggi o le imposizioni sulla politica interna nazionale (si vedano i piani di aggiustamento strutturale e le politiche di austerità) alla luce delle storiche relazioni di dipendenza economico-politica. Non è forse il caso di iniziare ad interrogarsi seriamente sul modo in cui concepiamo la cosiddetta “comunità internazionale” che, spesso, viene fraintesa ed interpretata come un riflesso delle volontà e dei desideri occidentali? In realtà, la “comunità internazionale”, come peso demografico, e sempre più economico, è rappresentata soprattutto da ciò che esiste al di fuori dell’occidente. Ne sono un esempio l’evoluzione della SCO e, di converso, l’attuale congiuntura geopolitico-economica in Europa che risulterebbero incomprensibili se ci limitassimo a guardare solo gli eventi più recenti. Deficit di analisi strategica, democratici e di formazione-autonomia politica ci hanno portato, in Europa, ad alimentare e subire dinamiche internazionali che, come scritto in precedenza, stanno colpendo duramente il nostro tessuto produttivo e sociale ed aprendo ad un’ondata recessiva allarmante. Ciò nonostante, ci si continua ad illudere di poter isolare la Russia e, in alcuni casi estremi, la Cina. L’analisi dei processi di lungo termine ci restituisce un quadro opposto rispetto a certe valutazioni superficiali, che, ahinoi, dominano le alte sfere europee. È l’occidente che si sta isolando dal resto del mondo, non viceversa. Il recente vertice SCO di Samarcanda, così come molti altri eventi e decisioni prese nei paesi emergenti, necessita di essere contestualizzato in modo accurato. Mentre gli Usa sono intenti a contrastare militarmente i propri competitor, il resto del mondo si riorganizza (non da oggi) secondo legittimi interessi nazionali di sviluppo economico ed integrazione regionale. Il summit in terra uzbeka, tenutosi lo scorso settembre, ha confermato una tendenza storica di riorganizzazione degli equilibri di potere al livello regionale...
Vertice Samarcanda 2023
di Obid Khakimov ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU INTERNATIONAL AFFAIRS REVIEW Il Summit SCO di Samarcanda è già entrato nella storia dell’organizzazione, sia per il numero di documenti preparati e adottati, sia per la dinamica del coinvolgimento dei nuovi Stati nel lavoro dell’organizzazione. Il recente vertice della SCO tenutosi a Samarcanda è stato un brillante successo della politica di apertura e integrazione dell’Uzbekistan nell’economia mondiale perseguita dal presidente Shavkat Mirziyoyev. Il 15-16 settembre si è tenuto a Samarcanda il vertice dei capi degli Stati membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), evento che è diventato una piattaforma per discutere lo stato e le prospettive per lo sviluppo della cooperazione all’interno della SCO. Il vertice è stato il primo incontro faccia a faccia dei leader della SCO dal 2019. Presieduto dall’Uzbekistan, il vertice ha visto l’enfasi principale posta sul rafforzamento dei legami economici e commerciali, sulla promozione della cooperazione industriale, sull’espansione dell’interconnessione dei trasporti e delle comunicazioni, sulla trasformazione digitale e sull’economia “verde”. Durante la presidenza uzbeka sono state sviluppate le bozze di 14 nuovi documenti concettuali avviati dal presidente dell’Uzbekistan… CONTINUA A LEGGERE IL TESTO IN LINGUA INGLESE
Il vertice di Samarcanda ha segnato un una svolta epocale verso un mondo sempre più multipolare sotto il profilo geopolitico e geoeconomico. In questo momento così delicato, le strategie di politica interna ed estera significano molto, anche per il nostro Paese. Ne parliamo in conferenza con Fabio Massimo Parenti, professore associato di Geopolitica e Geoeconomia alla China Foreign Affairs University, Stefano Vernole, analista geopolitico del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo e Daniele Perra, analista geopolitico della Rivista Eurasia. Modera Fabio De Maio.
di Veronica Vuotto Lo scorso 15 e il 16 settembre, l’Uzbekistan ha ospitato il ventiduesimo vertice annuale che riunisce i Capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO). Il Summit ha avuto luogo a Samarcanda, l’antica capitale dell’impero Tamerlano, una delle città più importanti della regione euroasiatica, sia per essere una delle più antiche città al mondo, conosciuta per i suoi famosi mausolei e le incantevoli moschee, sia per la sua crescita avvenuta grazie alla posizione lungo la Via della seta, la principale via commerciale di terra tra Cina ed Europa. Un tempo parte del Primo Impero Persiano,in queste ultime settimane Samarcanda è stata al centro dell’attenzione dell’intera comunità internazionale per via del vertice dei Capi di Stato dei Paesi dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, eventi che ha attratto molta curiosità e, al tempo stesso, dubbi e timori, soprattutto agli occhi dell’Occidente. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è un’organizzazione internazionale fondata nel 1996 da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan. Durante i 20 anni trascorsi dal suo primo incontro dei leader di questi cinque paesi nel 1996, l’organo si è espanso sempre più sullo scacchiere internazionale. Le lingue ufficiali della SCO sono il russo e il cinese e l’organizzazione ha due organi permanenti, uno dei quali è il Segretariato Generale con sede a Pechino e l’altro è il Comitato Esecutivo della Struttura Regionale Antiterrorismo situato a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan. Sin dalla sua fondazione – all’epoca nata e conosciuta come “Shanghai Five”, in Italia “Gruppo di Shanghai” comprendente Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan – l’organizzazione si è occupata di diverse tematiche, evolvendosi in concomitanza e di pari passo con l’evoluzione delle relazioni internazionali nell’epoca del post-Guerra Fredda. Se in un primo momento la cooperazione tra i cinque Stati era volta principalmente al rafforzamento della fiducia reciproca e del disarmo tra i Paesi vicini, con il passare degli anni, i temi maggiormente abbracciati sono diventati quelli relativi allo sviluppo e alla pace, non tralasciando, comunque, le questioni relative al rafforzamento delle relazioni di buon vicinato, di fiducia reciproca, amicizia e cooperazione tra gli Stati membri. L’inizio del meccanismo Shanghai Five si può fissare nel momento in cui è stata posta la firma su due trattati fondamentali: il Treaty on Deepening Military Trust in Border Regions, e Agreement on reduction of military forces in border regions, il cui scopo era quello di promuovere la cooperazione tra gli Stati membri e ridurre gli schieramenti ai confini militari individuali di ogni Stato1. A seguito di ciò, queste riunioni annuali sono diventate una pratica standard, prendendo luogo alternativamente in ciascuno dei cinque Paesi: tra il 1998 e il 2000, i vertici del formato “Shanghai Five” si sono tenuti ad Almaty, Bishkek e Dushanbe (durante quest’ultimo incontro, il presidente dell’Uzbekistan Islom Karimov è stato invitato dal Tagikistan come ospite). Già dai primi anni, i risultati sono stati ben visibili. Basti pensare che ben prima dell’11 settembre, il gruppo Shanghai Five si era occupato, tra le altre cose, di problematiche quali il terrorismo, l’estremismo e il separatismo, con il...
di Mario Lettieri e Paolo Raimondi ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU ARIANNA EDITRICE I risultati del summit dei Capi di Stato dei Paesi della Shanghai Cooperation Organization (Sco), tenutasi il 16 settembre a Samarcanda, nell’Uzbekistan, meritano di essere analizzati senza paraocchi ideologici o precostituiti. Permetterebbe di evitare errori di valutazione geopolitica di cui in seguito ci si potrebbe pentire. La Sco è stata creata nel 2001, con lo scopo di coordinare le attività dei Paesi membri nella lotta al terrorismo, per la sicurezza e soprattutto per la cooperazione economica, tecnologica e infrastrutturale. Oggi conta nove membri, fra cui la Cina, l’India e la Russia. Insieme rappresentano il 40% della popolazione e il 25% del pil mondiale. Sbaglia chi cerca di vedere nella Sco la realizzazione di una Nato dell’Eurasia. Le differenze tra i partecipanti sono troppe e profonde. Sarebbe altrettanto sbagliato, però, sottovalutarne l’importanza. Sarebbe profondamente fuorviante ripetere per la Sco gli errori di valutazione che molti intenzionalmente fanno in rapporto al ruolo dei Brics. Una lettura attenta della Dichiarazione finale di Samarcanda aiuterebbe a capire meglio i processi in atto. E’ opportuno, anzitutto, rilevare che, tra i vari Capi di Stato, erano presenti il presidente cinese Xi Jinping, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente russo Vladimir Putin. Ciò nonostante, va sottolineato, il totale isolamento occidentale nei confronti di Putin e le sanzioni contro la Russia. E’ opportuno, invece, prendere atto della valutazione geopolitica e geoeconomica offerta dal summit. Rispetto alla sicurezza si afferma che “Il mondo sta attraversando cambiamenti globali. Questi processi sono accompagnati da una maggiore multipolarità. L’attuale sistema di sfide e minacce internazionali sta diventando più complesso, la situazione nel mondo è pericolosamente peggiorata, i conflitti e le crisi locali si stanno intensificando e ne stanno emergendo di nuovi”. Circa l’economia si dice che “il crescente divario tecnologico e digitale, le continue turbolenze nei mercati finanziari globali, la riduzione dei flussi d’investimento, l’instabilità nelle catene di approvvigionamento, l’aumento delle misure protezionistiche e altri ostacoli al commercio internazionale si aggiungono alla volatilità e all’incertezza nell’economia globale.” Il concetto più ripetuto è quello della “multilateralità”, ponendo così la questione agli Stati Uniti e all’Occidente… CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO
di Wang Yi – Traduzione a cura di Giulio Chinappi Quella che segue è la traduzione di un articolo pubblicato sul sito del ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, nel quale si espone l’analisi fatta dal ministro degli Esteri Wang Yi sulla partecipazione del presidente Xi Jinping al Vertice di Samarcanda. Dal 14 al 16 settembre 2022, il presidente Xi Jinping ha partecipato alla 22ma riunione del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO, secondo l’acronimo inglese, ndt) a Samarcanda e ha effettuato visite di stato in Kazakistan e Uzbekistan su invito. Al termine della visita, il consigliere di Stato e ministro degli Esteri Wang Yi ha informato i giornalisti di accompagnamento sulla visita. Wang Yi ha affermato che a metà autunno il presidente Xi Jinping ha intrapreso il viaggio in Asia centrale, ricevendo attenzione internazionale. La visita si svolge in un momento in cui il mondo sta subendo cambiamenti accelerati mai visti in un secolo, una prolungata pandemia di COVID-19, profondi aggiustamenti nelle relazioni tra i principali Paesi, la diffusione e il propagarsi di conflitti geopolitici e crescenti difficoltà e sfide che l’umanità deve affrontare in generale. A livello nazionale si terrà presto il 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC). La vasta terra della Cina è ricca di vigore e vitalità. Il popolo cinese è unito in uno sforzo comune e apre prospettive luminose per il ringiovanimento nazionale della Cina. Essendo la prima visita all’estero del presidente Xi Jinping dall’inizio del COVID-19, la visita è di grande importanza e il momento della visita è piuttosto speciale. Si tratta di un’importante azione diplomatica del Comitato Centrale del PCC nei confronti dell’Eurasia alla luce degli imperativi sia nazionali che internazionali, e un’importante visita storica intrapresa in un momento cruciale e storico. I media globali hanno seguito da vicino la visita con un’intensa copertura. Cooperazione, sicurezza, sviluppo, apertura, fiducia reciproca e rispetto sono diventate le parole d’ordine chiave nella copertura dei media mainstream internazionali. Il commento internazionale ha descritto la scelta dell’Asia centrale come prima visita all’estero del presidente Xi Jinping dai tempi del COVID-19 come un passo strategico di grande importanza strategica che la Cina ha intrapreso per unirsi ai suoi amici della SCO al fine di penetrare nel tentativo di accerchiamento da parte degli Stati Uniti. Mostra pienamente la forte fiducia e influenza del presidente Xi Jinping e la crescente posizione e influenza internazionale della Cina. In tre giorni e due notti, il presidente Xi Jinping è volato a Nur-Sultan (capitale del Kazakistan, ndt) e poi a Samarcanda (Uzbekistan, ndt) e, in un soggiorno di 48 ore, ha partecipato a quasi 30 eventi multilaterali e bilaterali con un duplice focus su sicurezza e sviluppo. Nonostante la sua brevità, la visita ha avuto molti momenti salienti e ha creato risultati fruttuosi. Grazie alla visita, l’ampliamento della SCO ha fatto un nuovo passo avanti. La visita ha anche guidato con successo le relazioni della Cina con i Paesi interessati a nuovi livelli. È una visita che ha...
di Patrizio Antonini I media occidentali si sono occupati del Vertice di Samarcanda dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai presentandolo in modo sbrigativo, come una coalizione autoritaria e anti-occidentale, oppure evidenziandone aspetti penalizzanti per Putin, dove viene ipotizzato che il presidente russo abbia ricevuto un “freno” da India e Cina salvo tuttavia “rimproverare” in maniera contraddittoria questi stati per non aver dato abbastanza peso alla crisi Russia-Ucraina. Questi sono aspetti che tratteremo solo marginalmente, dato che si trovano a riguardo opinioni per “tutti i gusti” nei media italiani. L’ Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), come ben sappiamo è un organo sovrannazionale fondato nel 1996 da Russia, Cina, Kazakhistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 2001 si è aggiunto l’Uzbekistan e nel 2017 anche India e Pakistan firmarono l’adesione al Vertice di Astana come membri a pieno titolo. Successivamente, nel Vertice di Ekaterinburg la Bielorussia è stata inclusa come partner e nel 2015 è stata elevata al ruolo di stato osservatore. Nel 2021 Afghanistan e Iran sono stati nominati Paesi osservatori. Quest’anno Armenia, Azerbagian e Turchia hanno ricevuto accoglienza con il ruolo di “partner“. É ormai confermato che anche Arabia Saudita, Egitto e Qatar stiano valutando un avvicinamento anch’essi a titolo di “partner“. Si è più volte sottolineato – soprattutto dai media turchi più importanti – che Ankara sta avendo un ruolo importante in questi dialoghi internazionali, e ciò alimenta una cooperazione con Russia, Iran e Cina che prende corpo sempre di più. Si ritiene giusto – come accennato in premessa – evidenziare brevemente che i media occidentali hanno sollevato molte critiche al recente Vertice di Samarcanda, additandolo come una sorta di “covo anti-occidentalista” e di alleanza di “stati autoritari“, oltre che dipingerlo come una scappatoia per le sanzioni occidentali. Inoltre viene rimproverato a questi stati di aver salutato positivamente Putin senza dare peso alla guerra in Ucraina. In sostanza, per esser chiari, viene rinfacciato a queste nazioni di non aver tenuto il broncio alla Russia e gran parte dei giornali cartacei e online occidentali non sono mancati nel redarguire la coalizione per la “colpa” di volersi affrancare dall’occidente e di trovare un modo “furbetto” per rendere inutili le “punizioni” e i “castighi” , vale a dire le sanzioni degli stati occidentali; un discorso assolutamente fuori dalla realtà, già solo per il fatto che si considera scontato che l’occidente possa – ad oggi – punire questi stati a prescindere, sulla base della sua superiorità morale. Si potrebbe commentare l’assurdità di questi toni da parte dei media occidentali ancora a lungo, e parlare di un distacco assoluto dalla realtà verso una sorta di metaromanzo fantapolitico globale, ma non è questo il tema che ci interessa oggi, anche perché, purtroppo, i mainstream media occidentali si commentano da soli. Pur riconoscendo pertanto piuttosto riduttive, svilenti e parziali le critiche di molti giornali europei e anglosassoni riguardo alla coalizione e allo specifico appuntamento di Samarcanda, si può senza dubbio dire che quest’ultimo è un forum finalizzato anche a ridurre il ruolo degli Stati Uniti...
A cura di Giulio Chinappi Venerdì il presidente cinese Xi Jinping ha pronunciato un discorso alla 22ma riunione del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, chiedendo di seguire la tendenza dei tempi e rafforzare la solidarietà e la cooperazione per abbracciare un futuro migliore. Di seguito la traduzione integrale del discorso Eccellenza Presidente Shavkat Mirziyoyev [1],Colleghi, Sono lieto di partecipare alla riunione del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO, secondo il suo acronimo inglese, ndt). Vorrei ringraziarla, Presidente Mirziyoyev, per la sua calorosa ospitalità e per la premurosa disposizione. Rendo omaggio all’Uzbekistan per l’ottimo lavoro svolto nel promuovere la cooperazione della SCO in vari campi durante la sua presidenza nell’ultimo anno. Samarcanda, rinomata come la perla della Via della Seta, è stata testimone della gloria dell’antica Via della Seta, un percorso che ha notevolmente aumentato il flusso di merci, la diffusione della scienza e della tecnologia, l’interazione di idee e l’integrazione di diverse culture nel continente eurasiatico. In effetti, l’antica Via della Seta è rimasta una fonte storica di ispirazione per noi Stati membri della SCO mentre perseguiamo la pace e lo sviluppo. Quest’anno ricorre il 20° anniversario della Carta della SCO e il 15° anniversario del Trattato sul buon vicinato a lungo termine, l’amicizia e la cooperazione tra gli Stati membri della SCO. Nel corso degli anni, guidati da questi due documenti fondanti, siamo riusciti a esplorare un nuovo percorso per lo sviluppo delle organizzazioni internazionali, e c’è molto a cui possiamo attingere tra le ricche pratiche della SCO. — Fiducia politica. Guidati dalla visione di forgiare un’amicizia duratura e una pace tra gli Stati membri della SCO, rispettiamo i reciproci interessi fondamentali e la scelta del percorso di sviluppo di ciascuno, e ci sosteniamo a vicenda nel raggiungimento della pace, della stabilità, dello sviluppo e del ringiovanimento. — Cooperazione vantaggiosa per tutti. Soddisfiamo gli interessi reciproci, rimaniamo fedeli al principio di consultazione e cooperazione per vantaggi condivisi, rafforziamo la sinergia tra le nostre rispettive strategie di sviluppo e seguiamo il percorso della cooperazione vantaggiosa per tutti verso la prosperità comune. — Uguaglianza tra le nazioni. Ci impegniamo a rispettare il principio di uguaglianza tra tutti i Paesi indipendentemente dalle loro dimensioni, il principio del processo decisionale basato sul consenso e il principio dell’affrontare i problemi attraverso consultazioni amichevoli. Rifiutiamo la pratica del bullismo del grande e forte ai danni del piccolo e debole. — Apertura e inclusione. Sosteniamo la convivenza armoniosa e l’apprendimento reciproco tra diversi Paesi, nazioni e culture, il dialogo tra le civiltà e la ricerca di un terreno comune, accantonando le differenze. Siamo pronti a stabilire partnership e sviluppare una cooperazione vantaggiosa per tutti con altri Paesi e organizzazioni internazionali che condividono la nostra visione. — Equità e giustizia. Ci impegniamo a rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite; affrontiamo le principali questioni internazionali e regionali sulla base dei loro meriti e ci opponiamo al perseguimento della propria agenda a scapito dei legittimi diritti e interessi...
a cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ha rafforzato i legami tra Russia e Cina come principali potenze garanti della stabilità mondiale di fronte alla destabilizzazione e alle provocazioni degli Stati Uniti. Il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), tenutosi nella storica città uzbeka di Samarcanda, crocevia dell’antica Via della Seta, ha giustamente ricevuto una grande attenzione mediatica per via della’ difficile’intricata situazione planetaria, ed ha segnato un nuovo passo verso l’affermazione di un mondo multipolare che vede i propri garanti principali nella Russia e nella Cina, insieme alle altre potenze partecipanti. I Paesi dell’OCS si oppongono infatti al progetto egemonico di un mondo unipolare a guida statunitense, e respingono le azioni di destabilizzazione e provocazione operate dagli USA per evitare l’ascesa delle potenze emergenti. A ricevere la massima attenzione è stato naturalmente l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin, tenutosi giovedì. In quest’occasione, il leader cinese ha affermato che la Cina è pronta a collaborare con la Russia per estendere un forte sostegno reciproco su questioni riguardanti i rispettivi interessi fondamentali. Secondo quanto riportato dalla testata Global Times, gli analisti cinesi hanno affermato che il vertice dei due leader rappresenta una garanzia cruciale per il costante sviluppo dei legami bilaterali, segnalando che le relazioni Cina-Russia non saranno influenzate da fattori esterni. Dal canto suo, Putin ha espresso il sostegno della Russia al principio di “una sola Cina” e ha denunciato le provocazioni statunitensi nello Stretto di Taiwan e i tentativi di creare un “mondo unipolare” da parte di Washington. Il leader della Federazione Russa ha anche parlato positivamente della posizione equilibrata della Cina nella crisi ucraina, ritenendo che l’incontro con Xi rafforzerà ulteriormente i legami bilaterali. “Gli analisti hanno affermato che le parole di Putin sulla posizione equilibrata della Cina sulla crisi ucraina sono obiettive, poiché la Cina ha sempre mantenuto un atteggiamento di molteplici preoccupazioni e comprensione e spera di risolvere pacificamente i conflitti. Nel caso della questione di Taiwan, i diritti e i torti sono molto chiari. Le osservazioni di Putin riflettono il partenariato strategico globale Cina-Russia di coordinamento per una nuova era”, si legge sul Global Times. Quello di Samarcanda è stato il primo incontro diretto tra Xi Jinping e Vladimir Putin dall’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina. Secondo Yang Jin, ricercatore associato presso l’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali, l’incontro tra i due leader ha evidenziato che legami più stretti tra Cina e Russia possono portare maggiore stabilità e certezza in un mondo turbolento. “Ci sono grandi prospettive di cooperazione politica tra Cina e Russia in relazione all’ordine globale e regionale, ad esempio attraverso l’ONU e l’OCS. Attraverso la Belt and Road Initiative proposta dalla Cina, le due parti possono approfondire la cooperazione in economia, scienza e tecnologia, così come nei campi dell’energia, delle importazioni di grano e negli scambi di valuta”, ha aggiunto l’accademico cinese. Il vertice di Samarcanda conferma ancora una volta come una visione del mondo eurocentrica o occidentalocentrica...