18 Luglio 2026

Mese: Febbraio 2022

Putin
di Pepe Escobar Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto colpire l’orso russo. Ora l’orso è completamente sveglio: dopo l’Ucraina, è probabile che i russi facciano piazza pulita dei belligeranti stranieri che si aggirano nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero. Ecco cosa succede quando un branco di iene cenciose, sciacalli e minuscoli roditori colpisce l’Orso: nasce un nuovo ordine geopolitico a una velocità mozzafiato. Da una drammatica riunione del Consiglio di Sicurezza russo a una lezione di storia delle Nazioni Unite tenuta dal presidente russo Vladimir Putin, dalla successiva nascita dei Baby Twins – le Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk – fino all’appello delle repubbliche separatiste a Putin affinché intervenisse militarmente per espellere le forze di bombardamento e ucraine sostenute dalla NATO dal Donbass, il processo che si è messo in modo è stato senza soluzione di continuità ed eseguito a velocità mozzafiato. La goccia (nucleare) che (quasi) ha fatto traboccare il vaso – e lo ha costretto a fare un balzo – è stata il presidente comico/ucraino Volodymy Zelensky, che, di ritorno dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco intrisa di russofobia, evento dove è stato salutato come un Messia, ha sostenuto che il memorandum di Budapest del 1994 dovrebbe essere rivisto e l’Ucraina dovrebbe essere dotata di armi nucleari. Sarebbe l’equivalente di avere un Messico nucleare a sud dell’Egemone. Putin ha immediatamente capovolto la responsabilità di proteggere (R2P): un costrutto americano inventato per lanciare guerre è stato adattato per fermare un genocidio al rallentatore nel Donbass. Prima è arrivato il riconoscimento dei Baby Twins, la decisione di politica estera più importante di Putin da quando ha inserito i jet russi nello spazio aereo siriano nel 2015. Questo è stato il preambolo per la prossima svolta: una “operazione militare speciale… mirata alla smilitarizzazione e alla denazificazione dell’Ucraina“, come lo ha definito Putin. Fino all’ultimo il Cremlino ha cercato di affidarsi alla diplomazia, spiegando a Kiev gli imperativi necessari per prevenire tuoni heavy metal: riconoscimento della Crimea come russa; abbandonare qualsiasi progetto di adesione alla NATO; negoziare direttamente con i Baby Twins – un anatema per gli americani dal 2015; infine, smilitarizzare e dichiarare neutrale l’Ucraina. Gli amministratori di Kiev, prevedibilmente, non avrebbero mai accettato il pacchetto, poiché non hanno accettato il pacchetto principale che conta davvero, che è la richiesta russa di “sicurezza indivisibile”. La consequenza, quindi, è divenuta inevitabile. In un lampo, tutte le forze militari ucraine tra la cosiddetta linea di contatto e i confini originali degli oblast di Donetsk e Luhansk sono state riqualificate come un esercito di occupazione nei territori alleati della Russia che Mosca aveva appena giurato di proteggere. Esci – o altro Il Cremlino e il Ministero della Difesa russo non stavano bluffando. Al termine del discorso di Putin con cui annunciava l’operazione, in una sola ora i russi hanno decapitato con missili di precisione tutto ciò che contava per l’esercito ucraino: aviazione, marina, aeroporti, ponti, centri di comando e controllo, l’intera flotta di Bayraktar, i droni turchi in dotazione all’esercito di...
Purple Tears FNaF The PuppetMarionette by BaptismOnFire on
di Supratim Barman Quando il leader di Donetsk Denis Pushilin e il leader di Lugansk Leonid Pasechnik hanno chiesto formalmente il riconoscimento a Mosca, il successivo riconoscimento da parte di Vladimir Putin (come Presidente della Russia) il 21 febbraio 2022 della Repubblica popolare di Donetsk (DPR) e della Repubblica popolare di Lugansk (LPR) come Stati sovrani è stata forse l’azione più logica e profondamente umana che un leader politico di qualsiasi nazione abbia intrapreso nel 21° secolo. Rivela la profonda consapevolezza del popolo della Federazione Russa, delle cicatrici ancora aperte e del trauma del caos e della distruzione che caratterizzarono gli eventi della grande guerra contro il fascismo, che si concluse apocalitticamente nel 1945. Rivela anche la pura determinazione e la forza del carattere e la precisione della chiarezza di pensiero sotto forte pressione, e nel processo decisionale, del presidente russo e della figura eccezionalmente intelligente ed eroica del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Rivela anche cosa stavano fronteggiando in un ministro degli esteri britannico con l’ambizione di guadagnarsi il posto più alto all’interno del proprio gabinetto, ignara della distanza tra il Mar Nero e il Mar Baltico e quali parti della Federazione Russa sono ufficialmente riconosciute dal suo stesso governo come legalmente parte della Russia. Ha anche rivelato l’instabilità mentale e lo squilibrio di un capo di Stato, quello ucraino, che in un precedente avatar ha interpretato il ruolo principale di un clown in una commedia televisiva, e che ora, nella sua attuale reinvenzione, si scopre essere profondamente sconvolto e totalmente distaccato dalla realtà dell’amministrazione di una nazione, fatto attestato dalla minaccia di usare armi nucleari tattiche sul proprio territorio, indicando così chiaramente che poteva fregarsene della situazione catastroficamente pericolosa in cui stava mettendo la sua stessa gente; anche se, forse, pensando che questo fosse tutto uno spettacolo televisivo in cui interpretare un nuovo ruolo, quello di pagliaccio burattino su un palco imperialista. Rivela, inoltre, gli elementi fascisti che ora sono profondamente e pericolosamente radicati in ogni aspetto della società civile, dell’amministrazione governativa, delle bande di milizie armate, dell’esercito e delle autorità decisionali all’interno di un paese, l’Ucraina, che un tempo era considerato il granaio d’Europa. È triste credere che un leader di una nazione avrebbe chiesto alle sue forze armate di bombardare la propria gente fuori dalle loro case, indiscriminatamente dal fatto che fossero donne e bambini innocenti, in un inverno gelido e, poi, avrebbe apertamente cercato di ucciderli mentre fuggivano, tentando di bombardare a tappeto le vie di fuga. Queste sono tattiche uscite direttamente dalla mente fascista di un altro maniaco squilibrato che ha lasciato questo mondo, aiutato nel suo cammino verso l’inferno dall’esercito sovietico sotto il maresciallo Zhukov nel 1945. È anche triste la convinzione che queste stesse forze armate sarebbero, poi, effettivamente andate avanti e avrebbero fatto questo, (per essere precisi), uccidendo la propria gente in atti di folle violenza vendicativa per qualsiasi motivo le forze armate li avessero ritenuti meritevoli di tale punizione. Sembravano nutrire il pensiero che la loro stessa gente...
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УКРАИНА: ИТАЛИЯ-РОССИЯ-МНЕНИЕ РИМ, 22 февраля. /Корр. ТАСС Вера Щербакова/. Россия с признанием суверенитета Донецкой и Луганской народных республик (ДНР и ЛНР) получила дополнительный рычаг давления в переговорах с США и НАТО о недопущении расширения Североатлантического альянса на восток. Такое мнение высказал в четверг в беседе с корр. ТАСС замдиректора итальянского журнала “Евразия” и глава внешних связей Центра исследований “Евразия – Средиземноморье” Стефано Верноле. Он полагает, что решение о признании республик Донбасса “было неизбежно из-за военного давления со стороны Украины, которую в свою очередь подталкивали НАТО и США к военным провокациям в отношении Донецка и Луганска”. “В прошлые месяцы Россия уже многое сделала для экономической интеграции двух республик. Москва больше не могла смотреть на рост военной напряженности в этих районах. Сейчас Россия получила дополнительный рычаг давления в переговорах, которые параллельно ведутся с США и НАТО, чтобы не допустить дополнительного укрепления позиций Североатлантического альянса на востоке”, – сказал эксперт. Он считает, что для Европы последствия сложившейся ситуации будут тяжелыми. “Европа останется под полным влиянием США, в том числе военным контролем посредством НАТО. Посмотрим, какими будут экономические последствия. Я не думаю, что будет полное прекращение экономических отношений, особенно в энергетической сфере, с Россией”, – сказал собеседник агентства. При этом он отметил, что Италия наряду с Германией и Францией наиболее подвержена негативным эффектам от вероятных экономических санкций. Россия же, по его мнению, использует выстраиваемые последние годы привилегированные отношения с Пекином, чтобы дать понять Западу, что есть альтернатива. Он также не исключил, что среди европейских стран “могут быть те, которые не последуют полностью жесткой санкционной линии США”. Президент России Владимир Путин 21 февраля заявил о признании суверенитета Донецкой и Луганской народных республик. С их лидерами были подписаны договоры о дружбе, сотрудничестве и взаимной помощи. Путин поручил МИД РФ установить дипломатические отношения с ДНР и ЛНР, а Минобороны РФ – обеспечить поддержание мира на их территориях. Ситуация на линии соприкосновения на востоке Украины обострилась на прошлой неделе. В ДНР и ЛНР сообщили о самых активных за последние месяцы обстрелах со стороны Украины. Они привели к повреждению ряда объектов гражданской инфраструктуры. В пятницу главы ЛНР и ДНР Леонид Пасечник и Денис Пушилин в связи с нарастающей угрозой боевых действий заявили об эвакуации жителей республик в Россию. В субботу в республиках была объявлена всеобщая мобилизация. ТАСС 22.02.2022, 12:19 MSK
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Parere di Stefano Vernole a TASS ROMA, 22 febbraio. /Corr. TASS Vera Shcherbakova/. La Russia, con il riconoscimento della sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (DPR e LPR), ha un’ulteriore leva nei negoziati con gli Stati Uniti e la NATO per impedire l’espansione dell’Alleanza Atlantica a Est. Questa opinione è stata espressa giovedì in un’intervista al corrispondente. TASS Vicedirettore della rivista italiana “Eurasia” e responsabile delle relazioni esterne del Centro Studi “Eurasia-Mediterraneo” Stefano Vernole. Vernole ritiene che la decisione di riconoscere le repubbliche del Donbass “era inevitabile a causa delle pressioni militari dell’Ucraina, che a sua volta è stata spinta dalla Nato e dagli Stati Uniti a provocazioni militari contro Donetsk e Luhansk”. “Negli ultimi mesi la Russia ha già fatto molto per l’integrazione economica delle due repubbliche. Mosca non poteva più guardare alla crescita delle tensioni militari in queste aree. Ora la Russia ha ricevuto ulteriore leva nei negoziati che si stanno conducendo in parallelo con gli Stati Uniti e la NATO al fine di impedire un ulteriore rafforzamento delle posizioni dell’Alleanza Nord Atlantico a est”, ha affermato l’analista. Vernole ritiene che per l’Europa le conseguenze della situazione attuale saranno gravi. “L’Europa rimarrà sotto la piena influenza degli Stati Uniti, compreso il controllo militare attraverso la NATO. Vediamo quali saranno le conseguenze economiche. Non credo che ci sarà una cessazione completa delle relazioni economiche, soprattutto nel settore energetico, con la Russia”, ha detto l’interlocutore all’agenzia. Allo stesso tempo, ha osservato che l’Italia, insieme a Germania e Francia, è più suscettibile agli effetti negativi di possibili sanzioni economiche. La Russia, a suo avviso, sta usando le relazioni privilegiate che ha costruito con Pechino negli ultimi anni per far capire all’Occidente che c’è un’alternativa. Inoltre, non ha escluso che tra i Paesi europei “potrebbero esserci quelli che non seguono la linea completamente rigida delle sanzioni statunitensi”. Il 21 febbraio il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il riconoscimento della sovranità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. Con i loro capi furono firmati trattati di amicizia, cooperazione e mutua assistenza. Putin ha incaricato il Ministero degli Esteri russo di stabilire relazioni diplomatiche con la DPR e la LPR e il Ministero della Difesa russo di garantire il mantenimento della pace nei loro territori. La situazione sulla linea di contatto nell’Ucraina orientale è peggiorata la scorsa settimana. La DPR e la LPR hanno riportato i bombardamenti più attivi dall’Ucraina negli ultimi mesi. Hanno causato danni a numerose infrastrutture civili. Venerdì, i capi di LPR e DPR, Leonid Pasechnik e Denis Pushilin, in connessione con la crescente minaccia di ostilità, hanno annunciato l’evacuazione dei residenti delle repubbliche in Russia. Sabato è stata annunciata la mobilitazione generale nelle repubbliche.
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di Giulio Chinappi Vladimir Čižov, ambasciatore russo presso l’Unione Europea, ha rilasciato una lunga intervista pubblicata il 25 febbraio sul sito EurActiv. Il diplomatico ha affrontato numerose tematiche d’attualità legate alle operazioni militari russe in Ucraina. Ex viceministro degli Esteri della Federazione Russa, Vladimir Čižov è un diplomatico di lungo corso che dal 2005 ricopre l’incarico di ambasciatore russo presso l’Unione Europea. Nell’intervista realizzata dal giornalista bulgaro Georgi Gotev per EurActiv e pubblicata da questo portale il 25 febbraio, Čižov ha affrontato le tematiche più scottanti del momento, ribadendo la posizione russa sulle operazioni militari in Ucraina e smentendo le accuse provenienti dal mondo occidentale. Quando sente parlare di “invasione dell’Ucraina”, Čižov ribadisce immediatamente: “Questa non è un’invasione. È un’operazione militare speciale di applicazione della pace”. Ad alcuni questa espressione può ricordare la retorica utilizzata dagli imperialisti occidentali per giustificare le proprie guerre umanitarie in giro per il mondo, con però la sostanziale differenza che la Russia è intervenuta in difesa della popolazione russa della Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e della Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e solo su richiesta dei governi dei due Paesi, non in continenti remoti senza che nessuno lo abbia chiesto, come invece sono soliti fare gli Stati Uniti e i loro alleati. “In realtà, quello che stanno facendo le forze armate russe è sostenere il contrattacco delle milizie delle due repubbliche del Donbass ora riconosciute. Che hanno intrapreso un grande sforzo militare, perché dopo otto anni di continui bombardamenti da parte delle forze armate ucraine, e soprattutto da parte di quei cosiddetti battaglioni nazionalisti volontari, evidentemente la loro pazienza è venuta meno”, ha ribadito l’ambasciatore. Čižov ha anche affermato che la Russia sta compiendo uno sforzo di “denazificazione” dell’Ucraina, come già ribadito da numerosi esponenti del governo di Mosca: “[I nazisti sono] quelli che marciano con il saluto nazista, quelli che girano per Kiev e altre città con i ritratti dei criminali nazisti, come Stepan Bandera, il cui compleanno è stato proclamato festa nazionale”, spiega il diplomatico. La Russia accusa anche l’Ucraina di perpetrare un genocidio nei confronti delle minoranze che abitano il Paese, in particolare nei confronti della popolazione di lingua ed etnia russa. “Il numero delle vittime delle operazioni militari ucraine in questi otto anni indica chiaramente che ci sono state più di una dozzina di migliaia di civili morti in conseguenza di ciò”, spiega Čižov. In effetti, ci si dimentica troppo spesso che in Ucraina la guerra è in corso ininterrottamente dal colpo di Stato del 2014, e che l’intervento russo ha rappresentato solamente una reazione ad otto anni di persecuzioni perpetrate dai governi di Kiev e dalle forze paramilitari neonaziste, sostenute neanche troppo velatamente dalle potenze occidentali. Secondo l’ambasciatore, la politica applicata dall’Ucraina nei confronti della popolazione russa corrisponde perfettamente alla definizione di genocidio data dal diritto internazionale. “In realtà, l’esercito russo non è lì per iniziare la guerra, è lì per porre fine alla guerra”. In pochi, poi, sanno che l’attuale governo ucraino trama anche di realizzare la bomba atomica utilizzando le conoscenze ereditate dall’Unione Sovietica. Questo rappresenterebbe una violazione del Memorandum di Budapest del 5 dicembre 1994, con...
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di Fabio Massimo Parenti Premessa – Per rimanere ai fatti degli ultimi decenni, partiamo da alcune constatazioni inconfutabili per contestualizzare in modo semplice la crisi Ucraina nei suoi rapporti con la Russia, o meglio nel bel mezzo della contesa geostrategica russo-statunitense, che suo malgrado coinvolge anche la Cina. Primo: la NATO è dominata dagli Usa e dai loro interessi strategici. Origine storica, peso finanziario-militare e controllo dei ruoli esecutivi chiave ne sono una conferma. Secondo: dall’implosione sovietica al 2020, la NATO si è allargata verso est inglobando altri 14 paesi tra Europa dell’est e Balcani occidentali. Terzo: la NATO ha preteso di divenire “globale”, come definito chiaramente nei nuovi concetti strategici dell’organizzazione (1991, 1999, 2010). Non deve sorprendere, pertanto, che contestualmente alla sua espansione, essa si sia impegnata in numerose guerre di invasione, dalla ex-Jugoslavia al Medioriente passando per il Nord Africa. Non più un’organizzazione multilaterale regionale e di difesa, dunque, ma globale e di offesa. Così facendo, agli occhi di molti paesi – tanto i nuovi emergenti in Eurasia (Russia, Iran e Cina soprattutto), quanto le vittime dirette delle sue aggressioni – la NATO è diventata sinonimo di “North Atlantic Threat”, ovvero “minaccia nord-atlantica, anziché “organizzazione del trattato nord-atlantico”. Quarto: il fallito stato ucraino, che gli Usa avrebbero voluto nella NATO come la Georgia, pur non essendo ufficialmente nella NATO, ha sviluppato negli ultimi venti anni vari meccanismi di dialogo e cooperazione con essa, come ad esempio la Partnership for Peace (1994). Insomma, la NATO è in Ucraina da molto tempo. Quinto: stiamo assistendo allo sgretolamento dell’Occidente e della fine dell’imperialismo occidentale. C’è un filo rosso che unisce queste prime constatazioni ed aiuta a comprendere come siamo arrivati a questo punto. Il dramma ucraino e le responsabilità occidentali – Senza risalire alla “rivoluzione arancione” ucraina del 2004-5, con la quale si è cercato di dare una sterzata anti-russa e filo-occidentale, gioverà soffermarsi almeno su ciò che accadde nel 2014 per aggiungere elementi di comprensione alla complicata situazione attuale. In quell’anno, il colpo di stato preparato e sostenuto dagli Usa, con le forze di intelligence e NATO, fece cadere il paese in una condizione di guerra civile permanente, dapprima in tutto il paese e poi nella regione orientale del Donbass. Col risultato di decine di migliaia di morti in otto anni di guerra, da imputare agli ultra-nazionalisti ucraini al governo e appartenenti a vari gruppi estremisti (Fatherland, Svoboda, Pravy Sector), che fin dal primo giorno della presidenza Poroshenko (e dentro al governo di Yatsenyuc, del partito Fatherland) hanno avviato una campagna di pesante discriminazione etnico-linguistica e politica contro i russi in Ucraina (lingua, partiti, organizzazioni e media banditi e resi illegali). Parliamo di gruppi di combattimento filo-nazisti, il più delle volte orgogliosi eredi degli ex-collaborazionisti del Terzo Reich. Questo ha sostenuto l’Europa a seguito degli Usa. Niente male come simbolo di democrazia e libertà. Non dimentichiamo, ma anzi sottolineiamo, che nei giorni precedenti il golpe del 2014 la Victoria Nuland – diplomatica di lungo corso statunitense, all’epoca assistente del...
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di Andrew Korybko ARTICOLO ORIGINALE Se la Russia si fosse sottomessa al tentativo di ricatto nucleare degli Stati Uniti, Washington avrebbe immediatamente messo gli occhi sulla Cina; dopo di che, se fosse successivamente riuscita a neutralizzare strategicamente anche quel Paese, avrebbe ripristinato la sua declinante egemonia unipolare sul pianeta. L’autore ha già avvertito all’inizio di questa settimana che “Kiev deve ritirarsi da Donetsk e Lugansk se vuole veramente evitare la guerra“, sottolineando che Mosca sosterrà in modo decisivo i suoi nuovi alleati del Donbass con mezzi militari al fine di garantire la sicurezza delle loro popolazioni civili se l’Ucraina manterrà la sua offensiva genocida non provocata. Purtroppo, gli Stati Uniti non sono riusciti a tenere a freno il loro esercito per procura dell’Europa orientale con la conseguenza che la Russia è stata spinta ad iniziare la sua operazione speciale – ancora in corso – in Ucraina. L’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite Vasily Nebenzya ha articolato le ragioni alla base della decisione del presidente Putin all’inizio di questa mattina (24 febbraio 2022, ndr): accusando l’Occidente guidato dagli Stati Uniti di sfruttare il popolo del Donbass come una “merce di scambio nel gioco geopolitico che cerca di indebolire la Russia e avvicinare la NATO ai nostri confini“, ha criticato il loro doppio standard verso quegli stessi diritti umanitari che finora hanno affermato di ritenere sacri, anche se lo affermano solo quando questo avvantaggia i loro obiettivi geostrategici. Il continuo rifiuto di Kiev di attuare gli Accordi di Minsk sostenuti dall’United Nation Security Council ha provocato l’intervento diretto e decisivo di Mosca nel resto dell’Ucraina che la Russia riconosce ancora ricadere sotto l’ordine di quel governo. Per l’esattezza, dopo essere stato preso in consegna dagli Stati Uniti in seguito al colpo di Stato del 2014 che ha seguito la follia di terrorismo urbano lunga mesi popolarmente conosciuta come “EuroMaidan”, il Cremlino crede, in realtà, che il Governo ucraino non eserciti più nemmeno la sovranità pratica. Semantica a parte, l’operazione russa mira a costringere le autorità ucraine post-Colpo di Stato sostenute dagli Stati Uniti a tornare alle loro politiche pacifiche pre-cambiamento di regime nei confronti del proprio popolo, della Russia e del resto della regione. Il discorso del presidente Putin alla nazione giovedì mattina ha affermato che gli obiettivi del suo paese sono garantire la smilitarizzazione, la denazificazione del Paese e assicurare alla giustizia coloro che hanno commesso crimini contro i civili, compresi i cittadini russi. Il contesto più ampio in cui ciò si sta verificando è la crisi missilistica non dichiarata provocata dagli Stati Uniti in Europa, iniziata dal desiderio di Washington di neutralizzare le capacità di attacco nucleare di Mosca in modo da metterla perennemente in una posizione di ricatto nucleare. Il presidente Putin ha precedentemente elaborato queste preoccupazioni molto credibili durante la sua “riunione allargata del consiglio del ministero della Difesa” del 21 dicembre, nonché la “riunione del consiglio di sicurezza” del 21 febbraio e il successivo discorso alla nazione tenuto più tardi quella stessa sera. L’obiettivo finale è quello di procedere ad una revisione dell’architettura della...
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Articolo originale di Konrad Rękas NOTA: Stavamo lavorando alla traduzione dell’articolo presentato qui sotto quando gli eventi ucraini verificatisi la notte tra il 23 e il 24 febbraio hanno reso superati un paio di paragrafi; l’articolo, in generale e nella sostanza, non ne risente ed anzi si rivela prezioso scritto per comprendere le dinamiche del mondo che verrà e, per tale motivo, abbiamo deciso di pubblicarlo. Buona lettura! Il problema è che i profeti della terza guerra mondiale avevano ragione. Solo – come nella poesia del poeta polacco-lituano Czesław Miłosz sulla fine del mondo che nessuno ha notato – che forse non ci sarà più guerra globale ma piuttosto una guerra permanentemente ibrida. E gli abitanti delle parti del mondo non infette dubiteranno che sia reale, ma una guerra senza fine per il Nuovo Ordine Mondiale si diffonderà ovunque su sempre più fronti. Gli Stati Uniti e la Russia negoziano sulla limitazione della corsa agli armamenti, che ora è ancora più ovvia. I media centroeuropei minacciano l’opinione pubblica con lo slogan Nuova Yalta promettendo allo stesso tempo l’inevitabile vittoria dell’unico sistema giusto, quello euro-atlantico. Nel frattempo, la situazione geopolitica e geostrategica è sempre più complessa e molto più pericolosa e non solo per l’intera Europa essendo qualcosa di diverso dalla semplice nuova demarcazione di sfere di influenza tra i poteri. Zona senza missili La Guerra Fredda è sempre stata la più vicina alla transizione verso un periodo caldo quando si è trattato di equilibrio strategico di potere misurato dal dispiegamento e dalla portata dei sistemi missilistici. Questo è stato il caso del 1962 quando l’Unione Sovietica annullò un tentativo di localizzare missili americani in Turchia, ciò che è noto con il nome fuorviante di crisi cubana. Negli anni ’80, i simboli dell’imperialismo aggressivo di Reagan e Thatcher erano Pershing, Tomahawk e il Trident System. Ogni volta che i falchi di guerra prevalgono nella zona euro-atlantica, lo si può vedere nella traslocazione dei sistemi di combattimento offensivi che si muovono avvicinandosi sempre di più ai confini della Federazione Russa. In pratica, dal momento che la politica anti-cinese di Donald Trump ha ucciso l’INF (ДРСМД), non esiste al momento un’efficace regolamentazione internazionale che governi la corsa agli armamenti in atto, sebbene non ufficialmente annunciata, tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Certo, una corsa molto unilaterale, perché sebbene nessuno neghi la modernità e l’addestramento delle Forze armate della Federazione Russa e il potere dell’Esercito popolare di liberazione cinese, sono gli americani, tuttavia, che spendono di più (778 miliardi di dollari) sugli armamenti rispetto ai successivi undici paesi in questa lista messi insieme, otto dei quali sono alleati americani e paesi dipendenti. Questa massiccia dipendenza della politica statunitense dagli interessi del complesso militare-industriale, immutato dalla Guerra Fredda, lascia sempre un margine di preoccupazione se un arsenale così vasto alla fine indurrà qualcuno ad utilizzarlo. Fosse anche solo per fare spazio ai nuovi acquisti… Si rendono, quindi, necessari negoziati per il disarmo o almeno per la non-proliferazione; negoziati urgenti come quelli...
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Tradotto da Guido Benni da https://ru.oxu.az/politics/575819 Il 22 febbraio a Mosca, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev e il presidente della Russia Vladimir Putin hanno firmato una Dichiarazione sulla cooperazione alleata tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Federazione Russa. Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica dell’Azerbaigian ha presentato il testo del documento. Dichiarazione sulla cooperazione alleata tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Federazione Russa Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliev, avendo considerato in modo esauriente lo stato e le prospettive per lo sviluppo delle relazioni russo-azerbaigiane, basandosi sulle tradizioni storiche di amicizia e buon vicinato, profondi legami culturali e umanitari tra Russia e Azerbaigian e i popoli dei due paesi, basato sul Trattato di amicizia, cooperazione e sicurezza reciproca tra la Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian del 3 luglio 1997, la Dichiarazione di amicizia e partenariato strategico tra la Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian del 3 luglio 2008 e la Dichiarazione Congiunta del Presidente della Federazione Russa V.V. Putin e del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian I.G. Aliev del 1° settembre 2018, sforzandosi di elevare le relazioni bilaterali a un livello qualitativamente nuovo e da alleati, che soddisfi pienamente gli interessi dei popoli della Federazione Russa e della Repubblica dell’Azerbaigian, contribuisca a garantire e rafforzare la sicurezza e la stabilità regionali e internazionali, riconoscendo l’importanza del ravvicinamento dei due paesi negli ambiti politico, economico, della difesa, culturale, umanitario, educativo, sociale, nonché nel campo della sanità, della cooperazione giovanile e dello sport, esprimendo un impegno incrollabile ad ampliare la cooperazione globale e paritaria tra i due paesi, basata sui principi del rispetto e della fiducia reciproci, spinti dal desiderio di sviluppare la cooperazione su questioni di reciproco interesse nelle organizzazioni internazionali e regionali, i cui membri sono la Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian, tenendo conto dell’interesse delle Parti nello sviluppo di processi di integrazione nello spazio della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e del ruolo chiave della Federazione Russa negli sforzi pertinenti, seguendo gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite (ONU), dell’Atto finale di Helsinki e di altri documenti di consenso dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), i principi e le norme generalmente riconosciuti del diritto internazionale, notando l’importanza di costruire un mondo multipolare basato sul diritto internazionale e il ruolo centrale delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, dichiarare quanto segue: 1. La Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian costruiscono le loro relazioni sulla base dell’interazione alleata, del rispetto dell’indipendenza reciproca, della sovranità statale, dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità dei confini statali dei due paesi, nonché dell’adesione ai principi di non – interferenza reciproca negli affari interni, dell’uguaglianza e del mutuo vantaggio, della composizione pacifica delle controversie e sul mancato uso o minaccia della forza. 2. La Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian perseguono una politica estera indipendente volta a tutelare i propri interessi nazionali. 3. La Federazione Russa e la Repubblica dell’Azerbaigian cooperano per rafforzare la pace,...
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di Giulio Chinappi Le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea contro la Russia rischiano di provocare una grave crisi economica ed energetica nel nostro continente. Ma i governi europei preferiscono servire gli interessi del proprio padrone nordamericano. I Paesi europei sono solo province remote dell’impero statunitense. Questo è noto da tempo, ma in questi giorni sta diventando particolarmente chiaro anche a chi generalmente fa finta di ignorare il rapporto di forze impari che esiste tra i Paesi membri della NATO. Un Paese libero e sovrano, infatti, non danneggerebbe mai il proprio interesse nazionale per compiacere una potenza straniera, seppur alleata. Questo è invece il comportamento che assumerebbe una colonia, una provincia periferica dell’impero, appunto, sfruttata fino al midollo per l’interesse del potere egemonico centrale. È in quest’ottica che va letto l’annuncio fatto ieri Josep Borrell, alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea, quando ha affermato che i Paesi membri hanno deciso di approvare all’unanimità le sanzioni contro la Russia: “Abbiamo risposto rapidamente in 24 ore, dimostrando la nostra risolutezza. Abbiamo raggiunto all’unanimità la decisione di adottare il pacchetto di sanzioni per infliggere danni, ingenti danni alla Russia“, ha dichiarato il funzionario spagnolo. Borrell dimentica però di dire che questa mossa rischia di infliggere danni ancora più ingenti agli stessi Paesi europei. Sono anni, infatti, che l’UE continua ad imporre sanzioni contro la Russia che ricalcano quelle di Washington, al fine di compiacere il proprio padrone nordamericano. La differenza è che gli Stati Uniti non hanno grandi rapporti economico-commerciali con la Russia, e dunque non risentono delle conseguenze di queste sanzioni. Al contrario, l’UE dipende in gran parte proprio da Mosca per quanto riguarda le forniture di energia, ed intrattiene con la Russia scambi importanti anche in altri settori. Le sanzioni imposte dall’UE contro la Russia sono dunque le prime sanzioni della storia che arrecano nocumento a colui che sanziona, ancor più che a colui che viene sanzionato – e questo accade oramai da anni. I Paesi europei continuano a considerare gli Stati Uniti come un proprio alleato, ma non si rendono conto che in realtà per Washington l’Europa è solo una colonia da sfruttare a proprio vantaggio, se non addirittura un competitor da indebolire e sconfiggere. Con queste sanzioni, Washington vuole danneggiare tanto Mosca quanto le principali potenze europee, al fine di perseguire il proprio progetto egemonico di dominio mondiale. Le tensioni in Ucraina, le sanzioni contro la Russia ed il fatto che gli Stati Uniti continuino ad opporsi risolutamente al gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania hanno causato l’impennata del prezzo del gas naturale, a discapito delle tasche della classe lavoratrice europea. Nella sola giornata di ieri, infatti, il prezzo del gas è aumentato del 10%. Secondo Marija Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di conquistare il mercato energetico europeo. Limitando le importazioni di gas russo, l’Europa sarà costretta a rivolgersi ad altri fornitori, e gli Stati Uniti saranno pronti ad intervenire, e naturalmente a trarne profitto. “Il Nord Stream 2...