A quasi quindici anni dalla caduta di Gheddafi, la Libia resta ingovernabile e segnata da spaccature profonde.
Libia
Dopo gli scontri tra milizie dello scorso maggio, la situazione a Tripoli sembra essersi stabilizzata. Tuttavia, la Libia rimane al centro di un complesso gioco di interessi geopolitici che ne condizioneranno la stabilità ancora per lungo tempo.
Roma, 30 gen. - "Il caso Al-Masri" testimonia un "uso strumentale del diritto internazionale da parte del governo italiano", che, in una situazione analoga, ha deciso "di non dar seguito a un mandato di arresto della Corte Costituzionale Internazionale, arrestando Netanyahu".
L'interesse dell'Unione Europea verso le risorse africane, focalizzata principalmente nel settore energetico del gas naturale e fonti rinnovabili, riveste un ruolo cruciale nella definizione di una strategia geopolitica che mira a rafforzare i legami tra i due continenti. Nel precedente articolo abbiamo visto come i principali paesi europei abbiano recepito il potenziale africano a seguito della rottura delle relazioni energetiche con la Russia. Questa prospettiva è intrinsecamente legata anche ad una visione di cooperazione e prossimità nel bacino del Mediterraneo che potrebbe ridefinire partenariati strategici che non solo indirizzano le esigenze energetiche dell'Europa, ma promuovono anche lo sviluppo sostenibile e la stabilità nella regione africana.
di Manlio Dinucci ARTICOLO RIPRESO DA GLOBALRESEARCH.CA The original source of this article is ilmanifesto.itCopyright © Manlio Dinucci, ilmanifesto.it, 2021 Dieci anni fa, il 19 marzo 2011, le forze Usa/Nato iniziano il bombardamento aeronavale della Libia. La guerra viene diretta dagli Stati Uniti, prima tramite il Comando Africa, quindi tramite la Nato sotto comando Usa. In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettua 30 mila missioni, di cui 10 mila di attacco, con oltre 40 mila bombe e missili. L’Italia – con il consenso multipartisan del Parlamento (Pd in prima fila) – partecipa alla guerra con 7 basi aeree (Trapani, Gioia del Colle, Sigonella, Decimomannu, Aviano, Amendola e Pantelleria); con cacciabombardieri Tornado, Eurofighter e altri, con la portaerei Garibaldi e altre navi da guerra. Già prima dell’offensiva aeronavale, erano stati finanziati e armati in Libia settori tribali e gruppi islamici ostili al governo, e infiltrate forze speciali in particolare qatariane, per far divampare gli scontri armati all’interno del Paese. Viene demolito in tal modo quello Stato africano che, come documentava nel 2010 la Banca Mondiale, manteneva «alti livelli di crescita economica», con un aumento del pil del 7,5% annuo, e registrava «alti indicatori di sviluppo umano» tra cui l’accesso universale all’istruzione primaria e secondaria e, per oltre il 40%, a quella universitaria. Nonostante le disparità, il tenore medio di vita era in Libia più alto che negli altri paesi africani. Vi trovavano lavoro circa due milioni di immigrati, per lo più africani. Lo Stato libico, che possedeva le maggiori riserve petrolifere dell’Africa più altre di gas naturale, lasciava limitati margini di profitto alle compagnie straniere. Grazie all’export energetico, la bilancia commerciale libica era in attivo di 27 miliardi di dollari annui. Con tali risorse lo Stato libico aveva investito all’estero circa 150 miliardi di dollari. Gli investimenti libici in Africa erano determinanti per il progetto dell’Unione Africana di creare tre organismi finanziari: il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun); la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria); la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli. Tali organismi sarebbero serviti a creare un mercato comune e una moneta unica dell’Africa. Non è un caso che la guerra Nato per la demolizione dello Stato libico inizi nemmeno due mesi dopo il vertice dell’Unione Africana che, il 31 gennaio 2011, aveva dato il via alla creazione entro l’anno del Fondo monetario africano. Lo provano le email della segretaria di Stato dell’Amministrazione Obama, Hillary Clinton, portate alla luce successivamente da WikiLeaks: Stati uniti e Francia volevano eliminare Gheddafi prima che usasse le riserve auree della Libia per creare una moneta pan-africana alternativa al dollaro e al franco Cfa (moneta imposta dalla Francia a 14 ex colonie). Lo prova il fatto che, prima che nel 2011 entrino in azione i bombardieri, entrano in azione le banche: esse sequestrano i 150 miliardi di dollari investiti all’estero dallo Stato libico, di cui sparisce la maggior parte. Nella grande rapina si distingue la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari statunitense, di cui Mario Draghi...
di Omar Kamal Othman Khalifa Il presente articolo vuole descrivere brevemente il percorso che dal rovesciamento di Gheddafi ha portato fino al caos attuale, analizzando la rosa dei candidati a queste presidenziali, le numerose criticità legate alle elezioni, e i possibili risvolti post-elettorali. Nota preliminare al testo: L’Alta Commissione nazionale per leelezioni in Libia ha annunciato ufficialmente il rinvio delle elezionipresidenziali, che erano fissate per il 24 dicembre. Toccherà ora allaCamera dei rappresentanti fissare una nuova data per il voto Dal rovesciamento di Gheddafi alle prossime elezioni presidenziali e parlamentari imminentiLe elezioni presidenziali in Libia sono state fissate per il 24 dicembre, mentre le elezioni parlamentari, in un primo momento fissate in concomitanza con le presidenziali, sono invece previste per il 14 febbraio. Queste elezioni, sulla carta, dovrebbero tirare la Libia fuori da una decade, quella appena trascorsa, contraddistinta da una lunga e infinita guerra civile, caos, interessi di Paesi terzi che hanno fatto di tutto per far valere i propri interessi schierando milizie e mercenari lungo tutto il Paese. Il coinvolgimento internazionale ha di fatto reso pressoché inutili le numerose conferenze di pace che si sono indette negli ultimi anni a Berlino, Abu Dhabi, Palermo, e Parigi. Un tutti contro tutti, che ha di fatto diviso la Libia in due dal 2014: la regione della Tripolitania a est, la zona più densamente abitata del Paese, sotto il controllo del governo di Tripoli, il GNA (Governo di Unità Nazionale) supportato dalle Nazioni Unite, e la regione della Cirenaica a ovest, scarsamente popolata e controllata dal LNA (Esercito Nazionale della Libia), sotto il diretto controllo del generale Khalid Haftar, il quale controlla anche vaste porzioni di territorio nel sud del Paese. Come si è arrivati a questa condizione di criticità?Nel 2011, sull’onda delle primavere arabe e con l’aiuto della NATO, il regime di Muammar Gheddafi, che durava dal 1969, venne rovesciato. Si sperava in un nuovo inizio per il Paese, una transizione democratica, e invece la caduta di Gheddafi fu solo l’inizio di una spirale di caos. Nel 2014 si tennero delle elezioni per eleggere un nuovo governo democratico, ma il risultato contestato di quella tornata elettorale diede solo il via ad una guerra civile tra l’ovest e l’est. In quell’occasione, il generale Haftar si autoproclamò generale dell’esercito LNA, che altri non è che un insieme di mercenari, fuorilegge, salafiti radicali, combattenti incriminati per la maggior parte per crimini di guerra, dando inizio così alle ostilità. Una guerra civile così inquadrata diede spazio alle potenze straniere per potersi intromettere e curare i propri interessi, e così Francia e Turchia diedero man forte alla parte ovest del Paese, mentre Russia e Emirati Arabi Uniti a quella est. L’Onu ha provato a creare il GNA, un governo di unità al fine di riunire la Libia, ma l’iniziativa non ebbe successo. Il conflitto si protrasse per anni, e nel 2019 il generale Haftar provò a conquistare Tripoli, in un assalto durato 14 mesi. Fu un assalto sanguinoso, ci fu un ingente numero di...
di Sorel Mbah Dieci anni dopo la caduta di Gheddafi, la Francia attraverso il presidente Emmanuel Macron ha finalmente ammesso le sue responsabilità nella situazione caotica che prevale in Libia. Anche se questo atto si rivela essere salutare per quanto riguarda lo stato delle relazioni tra i due Paesi, che da qualche anno non risultano purtroppo stabili, rimangono però degli interrogativi sulle intenzioni reali della Francia nei confronti della Libia. “Abbiamo un debito verso la Libia, un debito chiaro: un decennio di disastro/caos’’. E’ con queste parole che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha riconosciuto le responsabilità della Francia nella situazione che prevale in Libia da più di dieci anni: una situazione caotica e disastrosa in cui il Paese di Gheddafi è stato trascinato in seguito al suo rovesciamento dopo l’intervento militare della NATO incoraggiato dal suo predecessore, Nicolas Sarkozy, nel 2011. In effetti, il presidente libico decaduto, Muammar Gheddafi, è stato ucciso il 20 ottobre 2011, nei pressi di Sirte, dopo che il convoglio che lo trasportava è stato bombardato dalla NATO. La caduta del leader libico ha portato con sé degli sconvolgimenti che vanno oltre la Giamahiria Araba Libica. Inoltre, la situazione della sicurezza si è progressivamente degradata attraverso diversi Paesi limitrofi tra cui il Mali, il Niger, la Tunisia, il Ciad e l’Egitto. Questi Paesi sono stati anch’essi colpiti dagli effetti legati alla fine dell’egemonia del leader libico dopo 42 anni di regno; i loro Governi, in particolare quelli del Sahel, hanno dovuto affrontare un afflusso di centinaia di migliaia di rimpatriati traumatizzati ed indifesi e l’arrivo di un numero incalcolabile di armi e munizioni di cui non si sa nulla se non che provengono dall’arsenale libico, come precisato dal rapporto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una volontà di rimettere le cose in ordine indubbiamente senza precedenti Dal 2011, la Libia ha conosciuto diverse vicissitudini alla ricerca di un piano di uscita dalla crisi. Una ricerca che per molti anni si è conclusa con la divisione del Paese in due Governi rivali dopo il fallimento del processo di transizione democratica. Da una parte il Governo di Khalifa Belqasim Haftar all’Est e dall’altra, il Governo d’Unione Nazionale di Fayez Al-Sarraj all’Ovest del Paese. Emmanuel Macron aveva già qualificato nel 2017 in Algeri e nel 2018 a Tunisi come “errore” l’intervento francese in Libia. Tuttavia, c’è da ricordare che lo stesso Macron aveva dato un sostegno attivo al Governo Haftar, il quale ha però conosciuto un’umiliante sconfitta militare alle porte di Tripoli nel giugno scorso. Riconoscendo le sue colpe la Francia cerca sicuramente di riposizionarsi sullo scenario delle relazioni con la Libia laddove i Paesi come la Russia e la Turchia sono già ben presenti grazie ai loro gruppi mercenari dispiegati sul terreno. Il nuovo Governo unificato di Libia, la speranza della Francia per un ritorno da protagonista La Libia da qualche giorno ha aperto un nuovo capitolo nella sua storia politica, il Governo unificato libico ha visto infatti l’adesione del maresciallo Haftar e di Fayez...
Articolo originale: http://www.young-diplomats.com/italy-libya-ngos-forbidden-enter-libyan-territorial-waters/ Lo scorso 23 aprile, il procuratore italiano Carmelo Zuccaro accusò alcune Organizzazioni Non Governative (Ong) operanti nel Mar Mediterraneo di ricevere finanziamenti illeciti nel contesto della crisi dei rifugiati. Come spiegato in una intervista a La Stampa, Zuccaro dichiarò di avere prove a supporto della relazione tra Ong e trafficanti di immigrati sulle coste libiche, come comunicazioni radio e segnali luminosi. Perciò, il 13 luglio, il ministro degli Interni italiano ha presentato una bozza di articoli alla riunione dei ministri degli Interni europei che si è tenuta a Tallin, fornendo alcune regole basilari, con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Ong al loro scopo. Ciononostante, poiché alcuni di questi termini sono stati considerati dannosi e sconvenienti per le operazioni di salvataggio, alcune Ong – per esempio Medici senza frontiere – non hanno siglato l’accordo sopra menzionato. E’ stato anche evidenziato che rispettare del Codice delle Ong poteva anche comportare responsabilità internazionale per le Ong e i loro volontari. Il punto più controverso di questa bozza di articoli è quello che riguarda il divieto per le barche di salvataggio di entrare nelle acque territoriali libiche, il divieto di trasferire i migranti su altre imbarcazioni durante le operazioni di soccorso e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia a bordo, anche in acque internazionali. Gli immigrati meritano i loro diritti come esseri umani non a causa della loro funzione nella Società Dopo le iniziali tensioni tra il Viminale e le Ong – e grazie al prezioso contributo di Sos Mediterranée – l’11 agosto il ministro degli Interni italiano ha accettato un emendamento al Codice con il quale il divieto delle procedure di trasbordo e l’indiscriminata presenza delle forze di polizia a bordo delle navi sono state riconsiderate. In aggiunta, le politiche mutevoli di Tripoli in materia non aiutano. La Guardia Costiera libica, infatti, ha recentemente minacciato le navi italiane nelle proprie acque territoriali accusando un’interferenza non dovuta in operazioni nazionali (dopo che il Governo della Libia aveva accettato aiuto da Roma qualche settimana prima). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Khalifa Haftar ha fatto chiarezza sulla sua posizione sull’argomento: le minacce erano per riaffermare la sovranità libica e sono state l’effetto dell’inadempienza di Sarraj alla dichiarazione congiunta siglata a Parigi lo scorso 25 luglio. Al contrario, il generale Haftar dovrebbe essere informato su un accordo tra Tripoli e Roma, specialmente mentre sono in atto operazioni militari. Italia pronta ad un intervento militare in Libia “Lontano e mai tornate indietro”. Perciò, con queste parole, il 14 agosto la nave spagnola Golfo Azzurro è stata minacciata dalla guardia costiera libica, essendo conseguentemente costretta ad abbandonare le operazioni di soccorso sulla costa della Libia. Inoltre, nei giorni precedenti, altre Ong come Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children, avevano deciso di abbandonare le loro operazioni di soccorso per questo cambiamento di circostanze. Nel 2016, la stessa Italia aveva ricevuto 138.000 immigranti provenienti dalla Libia, una cifra significativa, considerato il fatto che l’intera Unione Europea ne ha ammessi circa 360.000 quell’anno. Inoltre, con 130...
L’Associazione di Studio, Ricerca ed Internazionalizzazione in Eurasia ed in Africa (ASRIE) in collaborazione con il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (CeSEM) è lieta di mettere annunciare la pubblicazione del report Focus SICUREZZA LIBIA. Il report vede l’introduzione di Fabrizio Di Ernesto, giornalista esperto dell’area libica autore del libro “Petrolio, cammelli e finanza” in cui ha preso in esame l’ultimo secolo di relazioni italo – libiche e gli sviluppi politici ed economici interni del paese nord africano. A seguire una Cronologia degli eventi inerenti la Libia a partire dal XX secolo e poi le analisi a cura di Daniel Pescini, giornalista e blogger specializzato in Scienze delle Relazioni Internazionali e curatore del blog Geopolitica Italiana, Silvio Majorino, analista specializzato in Libia e geopolitica del Mediterraneo, Gaetano Mauro Potenza, Country Analyst e Security Manager collaboratore del CeSEM e di ASRIE, Pilar Buzzetti, Junior Analyst – Desk Mondo Arabo & Nord Africa della OSINT Unit di ASRIE, ed Antonio Lamanna, anch’egli Junior Analyst – Desk Mondo Arabo & Nord Africa dell’Associazione. E’ possibile leggere e consultare il report oppure scaricarlo in formato pdf direttamente dal link qui sotto riportato Scarica il Focus Sicurezza Libia
ASRIE FOCUS – LA SICUREZZA IN LIBIA ARTICOLO ORIGINALE Italia e Libia vantano relazioni internazionali di lungo corso che fondano le proprie radici agli inizi del ‘900 quando il paese del Nord Africa entrò a far parte dell’allora Regno d’Italia divenendone una colonia fino al 1947. Il seguente report delineato da Antonio Lamanna, Junior Analyst Desk Mondo Arabo & Nord Africa della OSINT Unit di ASRIE, mira a presentare il processo storico delle relazioni italo-libiche cercando di individuare i momenti fondamentali che hanno caratterizzato i rapporti tra i due paesi e sottolineando il ruolo importante e fondamentale che lo Stato italiano può ancora giocare all’interno della Libia. La Libia fu una colonia del Regno d’Italia dal 1912 al 1947. Nel 1911, quando il processo di colonizzazione volgeva ormai al termine, il Regno d’Italia decise di invadere la Cirenaica e la Tripolitania (unite sotto il nome di Libia solo nel 1934) che appartenevano ad un Impero ottomano ormai morente. Durante gli anni in cui la Libia fu una colonia italiana, molti italiani si trasferirono nel paese nord africano aprendo imprese e fabbriche e contribuendo ai primi passi di modernizzazione; un grave errore delle allora autorità italiane fu quello di non comprendere la grande ricchezza energetica presente in Libia (gas naturale e petrolio). Nel 1943 l’Italia perse il controllo del territorio e vi rinunciò ufficialmente nel 1947. Dal quel momento la Libia fu posta sotto l’amministrazione provvisoria di Francia e Gran Bretagna che la portano all’indipendenza nel 1951, con l’istituzione della monarchia sotto la guida di re Idris. Nel 1969, un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi istituì un regime autoritario il quale aprì il contenzioso con l’Italia sul passato coloniale con l’obiettivo di nazionalizzare i beni italiani e degli italo-libici ed istituendo il ‘giorno della vendetta’ il 7 ottobre, in ricordo della ritorsione anti-italiana. Per anni i rapporti tra Libia e Italia si sono centrati sulla richiesta, da parte della Libia, di risarcimenti per i danni causati dagli italiani nel corso della colonizzazione e delle guerra per conquistare le allora Cirenaica e Tripolitania. L’importanza degli interessi petroliferi, gli interessi dell’ENI presente nel Paese fin dagli anni ’50, la minaccia di Gheddafi di influenzare i flussi migratori diretti verso l’Italia e il suo sostegno al terrorismo internazionale, hanno impedito all’Italia di rifiutare ogni richiesta da parte della Libia. Un primo punto di svolta nella questione delle pretese libiche si ebbe nel 1998, il 4 luglio, con il cosiddetto Comunicato Congiunto, durante il primo governo Prodi tra Dini e Mountasser. L’accordo prevedeva una serie di impegni relativi alla realizzazione, da parte del Governo italiano, di alcuni progetti in Libia da parte di una società a capitale misto che avrebbe raccolto contributi da vari soggetti pubblici e privati, italiani e libici. Il progetto del Comunicato Congiunto procedette abbastanza lentamente e, nel 2001, si fece strada l’idea di un gesto simbolico, poi ribattezzato ‘Grande gesto’ con il quale accontentare le pretese libiche. Il Gesto si risolse con l’istituzione di un ospedale oncologico sotto la supervisione dei maggiori specialisti italiani, accordo raggiunto...