7 Agosto 2026

Mese: Settembre 2017

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Si è tenuta giovedì 21 settembre, a Modena nell’aula convegni della facoltà di Giurisprudenza la conferenza pubblica dal titolo Cosa succede in Venezuela? Nel labirinto di una crisi senza fine. Evento promosso dal Centro Studi Eurasia e Mediterraneo e Azione Universitaria, patrocinato da b, è stato contrassegnato dall’intervento del dr. William Bavone, collaboratore di “Scenari Internazionali”, che nella sua analisi storica e geoeconomica si è avvalso anche di alcune slides. Per il futuro del Venezuela risulteranno decisive le elezioni regionali, fissate nell’ottobre 2017 ma soprattutto le elezioni presidenziali del 2018. L’incontro è stato introdotto dal docente di Giurisprudenza, Prof. Giuseppe Pellacani e da Lorenzo Rizzo di “Azione Universitaria”.   Stefano Vernole, che ha moderato il dibattito per il CeSEM, si è brevemente soffermato su alcuni punti focali: 1) Il Venezuela rappresenta oggi un importante laboratorio geopolitico alla luce del confronto storico tra gli USA, sostenitori dell’unipolarismo e il progetto multipolarista portato avanti dai Paesi BRICS. Quanto il mondo stia avanzando in quest’ultima direzione è testimoniato non solo dal Venezuela (e nell’attuale mancata caduta di Maduro nonostante le ripetute provocazioni statunitensi), ma anche dalle contemporanee crisi coreana, ucraina e siriana. In tutti questi casi il blocco eurasiatico è riuscito, almeno temporaneamente, ad evitare la vittoria delle forze atlantiste. 2) In particolare la Cina sta oggi sostenendo il Venezuela con ingenti prestiti e una serie di progetti di cooperazione economica, finanziaria, culturale e infrastrutturale, la Russia soprattutto attraverso l’interscambio commerciale e la cooperazione energetica. Non a caso il Governo di Caracas sta iniziando a quotare e a vendere il proprio petrolio in yuan, anche per aggirare le sanzioni statunitensi.  
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Justo fabulas singulis at pri, saepe luptatum mei an. Duo idque solet scribentur eu, natum iudico labore te eos, no utinam tibique nam. Viderer labitur nostrud et per, disputationi mediocritatem necessitatibus ex eam. Verterem qualisque no per. Id oratio veritus antiopam duo, forensibus dissentiunt eam eu.
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Articolo originale: http://www.young-diplomats.com/italy-libya-ngos-forbidden-enter-libyan-territorial-waters/ Lo scorso 23 aprile, il procuratore italiano Carmelo Zuccaro accusò alcune Organizzazioni Non Governative (Ong) operanti nel Mar Mediterraneo di ricevere finanziamenti illeciti nel contesto della crisi dei rifugiati.  Come spiegato in una intervista a La Stampa, Zuccaro dichiarò di avere prove a supporto della relazione tra Ong e trafficanti di immigrati sulle coste libiche, come comunicazioni radio e segnali luminosi.  Perciò, il 13 luglio, il ministro degli Interni italiano ha presentato una bozza di articoli alla riunione dei ministri degli Interni europei che si è tenuta a Tallin, fornendo alcune regole basilari, con l’obiettivo di limitare il lavoro delle Ong al loro scopo. Ciononostante, poiché alcuni di questi termini sono stati considerati dannosi e sconvenienti per le operazioni di salvataggio, alcune Ong – per esempio Medici senza frontiere – non hanno siglato l’accordo sopra menzionato. E’ stato anche evidenziato che rispettare del Codice delle Ong poteva anche comportare responsabilità internazionale per le Ong e i loro volontari. Il punto più controverso di questa bozza di articoli è quello che riguarda il divieto per le barche di salvataggio di entrare nelle acque territoriali libiche, il divieto di trasferire i migranti su altre imbarcazioni durante le operazioni di soccorso e l’obbligo di accettare ufficiali di polizia a bordo, anche in acque internazionali.   Gli immigrati meritano i loro diritti come esseri umani non a causa della loro funzione nella Società Dopo le iniziali tensioni tra il Viminale e le Ong – e grazie al prezioso contributo di Sos Mediterranée – l’11 agosto il ministro degli Interni italiano ha accettato un emendamento al Codice con il quale il divieto delle procedure di trasbordo e l’indiscriminata presenza delle forze di polizia a bordo delle navi sono state riconsiderate. In aggiunta, le politiche mutevoli di Tripoli in materia non aiutano. La Guardia Costiera libica, infatti, ha recentemente minacciato le navi italiane nelle proprie acque territoriali accusando un’interferenza non dovuta in operazioni nazionali (dopo che il Governo della Libia aveva accettato aiuto da Roma qualche settimana prima). In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il generale Khalifa Haftar ha fatto chiarezza sulla sua posizione sull’argomento: le minacce erano per riaffermare la sovranità libica e sono state l’effetto dell’inadempienza di Sarraj alla dichiarazione congiunta siglata a Parigi lo scorso 25 luglio. Al contrario, il generale Haftar dovrebbe essere informato su un accordo tra Tripoli e Roma, specialmente mentre sono in atto operazioni militari.   Italia pronta ad un intervento militare in Libia “Lontano e mai tornate indietro”. Perciò, con queste parole, il 14 agosto la nave spagnola Golfo Azzurro è stata minacciata dalla guardia costiera libica, essendo conseguentemente costretta ad abbandonare le operazioni di soccorso sulla costa della Libia. Inoltre, nei giorni precedenti, altre Ong come Medici senza frontiere, Sea Eye e Save the Children, avevano deciso di abbandonare le loro operazioni di soccorso per questo cambiamento di circostanze. Nel 2016, la stessa Italia aveva ricevuto 138.000 immigranti provenienti dalla Libia, una cifra significativa, considerato il fatto che l’intera Unione Europea ne ha ammessi circa 360.000 quell’anno. Inoltre, con 130...
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Articolo originale: Five Themes to Watch at BRICS 2017 di John Goodrich http://infobrics.org/news/25595/?lang=en Nell’ultima decade, i BRICS hanno ondeggiato tra alti e passi ma adesso stanno reclamando la loro posizione come potente voce globale con mercati che crescono a forte velocità. Con l’invito rivolto a cinque paesi che non fanno parte del gruppo ad unirsi al summit Brics 2017 tenutosi in Cina e sullo sfondo teso e in ebollizione dei fatti della penisola coreana, quali sono stati i temi chiave degli incontri tra leader che si sono tenuti a Xiamen tra il 3 e il 5 di settembre?    RINGIOVANIRE I BRICS Brics is back! I Brics sono tornati! Questo il messaggio emerso dai tre giorni del summit cinese: le economie di Cina e India stanno continuando a crescere velocemente; il Brasile è rimbalzato dalla recessione, la diversificazione dal petrolio della Russia sta incoraggiando gli investitori dopo le difficoltà economiche di Mosca degli ultimi due anni. L’economia del Sudafrica sta lottando ma gli investimenti nel Paese continuano. Nel mese di luglio, durante un incontro informale tra i leader dei BRICS a margine del G20 di Amburgo, il presidente cinese Xi Jinping ha notato come l’economia globale sta mostrando segni positivi e che i BRICS godono di prospettive di sviluppo più luminose. Nel 2015 Goldman Sachs, dove l’acronimo BRICS fu coniato nel 2001, aveva chiuso il suo relativo fondo di investimento dopo uno crollo del valore degli asset ma adesso è tornato sui mercati emergenti. Jim O’Neill, l’economista che se ne uscì con l’acronimo, continua ad insistere che l’aumento dei consumatori dei mercati emergenti, guidati dalla classe media cinese, è il motore principale dell’economia mondiale. Lo scorso anno, la Cina è stata il più grande partner commerciale degli altri quattro membri del gruppo, e la promozione di una globalizzazione che funzioni in modo più giusto è stato prominente al summit di Xiamen. Il vertice ha incluso il primo forum dei Business Leader BRICS, un’opportunità per i leader dell’industria per scambiare idee e forgiare nuove partnership.   L’OMBRA DI TRUMP Il vertice di Xiamen è stato un evento internazionale raro perché il Presidente degli Stati Uniti non era il centro dell’attenzione – ma la sua agenda è stata un sottotesto importante. Dal commercio globale ai cambiamenti climatici, la direzione del viaggio dei BRICS non è il linea con quella dell’amministrazione Trump. Zhong Shan, ministro del commercio cinese, ha avvertito contro il favoritismo commerciale al meeting con i suoi omologhi dei paesi BRICS che si è tenuto in agosto; sentimento ripetuto anche a Xiamen. “La salvaguardia del sistema commerciale multilaterale e la crescita contro il protezionismo servono gli interessi comuni delle economie emergenti e in via di sviluppo” ha dichiarato il ministro Shan.   AFFARI GLOBALI Quando i leader mondiali si riuniscono, i temi all’ordine del giorno non sono mai lontani dalla superficie, non importa quale sia l’agenda ufficiale. Nessun vertice internazionale è completo senza l’intrigo di “incontri” tra i leader mondiali. A Xiamen, ce ne sono stati dieci. In una settimana in cui la Corea del Nord ha lanciato un missile sul Giappone...
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Giovedì 21 settembre, a Modena nell’aula convegni della facoltà di Giurisprudenza (Via San Gemignano, 3 – Modena) si terrà la conferenza dal titolo Cosa succede in Venezuela? Nel labirinto di una crisi senza fine. Evento promosso dal Centro Studi Eurasia e Mediterraneo e Azione Universitaria, patrocinato da Unimore.    
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Articolo originale http://www.opinione-pubblica.com/ritorno-dal-tibet-regione-autonoma-cinese-alcune-osservazioni/ Reportage dalla Regione Autonoma del Tibet a cura del Prof. Fabio Massimo Parenti, autore di questo bellissimo articolo che infrange molti tabù. Sviluppo, alias “infrastrutture, integrazione ed istruzione” Agosto 2017: da Beijing a Xining, capitale del Qinghai e tappa della via della seta, per poi proseguire verso Lhasa. Queste le principali città visitate in un viaggio di studio attraverso l’altopiano tibetano, ad altitudini tra i 2200 e i 3700 metri. Tra incontri con autorità locali, tibetologi, esperti dell’Accademia di scienze sociali, visite museali e religiose le prime cose che saltano agli occhi sono lo sviluppo socioeconomico generalizzato – grazie ai risultati dei governi della provincia di Qinghai e della regione autonoma del Tibet-Xizang, nonché della strategia di sviluppo detta “go west” a partire dalla seconda metà anni Novanta – e il sostegno delle autorità centrali e locali alle minoranze etniche. Gli elementi direttamente visibili sono gli interventi infrastrutturali, la mobilità e i servizi di trasporto, l’ammodernamento abitativo e la vita sociale. Ad un’analisi più accurata, poi, parlano i numeri. Tutti gli insediamenti sono stati raggiunti da servizi essenziali, come acqua potabile, elettricità e telecomunicazioni (lo sviluppo di fibre ottiche e comunicazioni satellitari sta progredendo repentinamente); le questioni ecologiche sono oggetto di numerosi interventi (energie rinnovabili, riforestazione, riserve naturali); il bilinguismo è garantito e sostenuto da programmi governativi locali che godono anche di cospicui trasferimenti da Beijing; e il numero delle scuole è cresciuto in modo molto soddisfacente, con circa 1000 scuole nel solo Tibet. Si pensi che negli anni Cinquanta erano completamente assenti. Ecco dunque il chiaro passaggio dalla povertà allo sviluppo, dal nomadismo alla stanzialità. Qinghai-Tibet: il plateau tibetano Il plateau tibetano della Repubblica popolare cinese ospita le sorgenti dei tre grandi fiumi della civiltà cinese ed ha un’estensione geografica enorme: la provincia del Qinghai è più del doppio dell’Italia, mentre il Tibet raggiunge quasi la superficie dell’Europa occidentale. Tuttavia, in questi territori immensi risiedono pochi milioni di abitanti (6 milioni in Qinghai e 3 milioni in Tibet) proprio a causa dell’inospitabilità di alcuni territori. Questi ultimi sono caratterizzati da altitudini spesso proibitive o comunque ai limiti della vita antropica (si pensi che Lhasa si trova a 3670 metri, quasi la vetta del Gran Paradiso, e che l’altitudine media in Tibet è di 4600 metri). Ciò nonostante, grazie allo sviluppo degli ultimi decenni la popolazione in Tibet è raddoppiata e il tasso di mortalità si è dimezzato. Nella provincia del Qinghai e nella Regione autonoma del Tibet vivono, oltre ai tibetani, un gran numero di minoranze etniche: soprattutto nel Qinghai, mentre in Tibet, come noto, sono i tibetani a rappresentare più del 90% della popolazione. L’articolazione amministrativa del Qinghai garantisce autonomie locali ai livelli di prefetture e contee, dove i tibetani sono la maggioranza. Se in Tibet vi sono rappresentanti di circa 14 minoranze, in Qinghai se ne contano più di 50, benché di gruppi estremamente esigui. Geomorfologie imponenti degli altipiani del Qinghai Veduta panoramica del lago di Qinghai   Libertà di culto, tutela delle minoranze e “privilegi” La libertà...
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L’11 agosto 2017 nella città di Tashkent si è tenuta la Conferenza Internazionale “L’Asia Centrale è la priorità principale della politica estera dell’Uzbekistan”. Il ministro degli Esteri della Repubblica dell’Uzbekistan Abdulaziz Kamilov ha notato che oggi nella regione dell’Asia Centrale si aprono le opportunità favorevoli per la risoluzione dei problemi regionali cronici, per l’ampliamento delle relazioni economiche, commerciali, culturali e umanitarie. Il progresso dell’Uzbekistan ha innalzato il livello di fiducia politica con i vicini e ha raggiunto dei risultati rilevanti in molte sfere. L’Uzbekistan come nessun altro ha un interesse oggettivo nel trasformare la regione dell’Asia Centrale in una zona di stabilità, di sviluppo sostenibile e di buon vicinato. “ Il titolo della nostra Conferenza evidenzia “l’attenzione dottrinale” della politica estera dell’Uzbekistan sull’approfondimento globale delle relazioni e lo sviluppo complessivo della cooperazione con gli Stati dell’Asia Centrale”- ha detto il capo del MAE. “Il nostro imperativo assoluto è l’Asia Centrale sicura, economicamente fiorente”– ha detto il ministro, citando il presidente Shavkat Mirziyoyev, – “Non si può realizzare alcun progetto regionale importante di trasporto, di comunicazione o energetico senza un’interazione con i paesi della regione e senza un’integrazione stabile tra loro”. “La regione dell’Asia Centrale non è solamente un’area geografica e geopolitica, ma anche uno spazio civile e culturale – ha ricordato il ministro – i popoli, che vivono nella regione, sono uniti da valori spirituali comuni, dalle tradizioni e dai costumi simili, dal passato storico comune. L’identità di ogni Stato dell’Asia Centrale ha delle radici regionali comuni, sviluppate nei tempi della Via della Seta, influenzate dalle espansioni delle culture dell’Oriente e dell’Occidente, del Nord e del Sud”. Pertanto, l’Uzbekistan è sempre stato e rimane un forte sostenitore della politica aperta, amichevole e pragmatica nei confronti dei suoi vicini. “Siamo aperti all’approfondimento globale della cooperazione con i Paesi dell’Asia Centrale, rispettando i principi di uguaglianza e considerando l’interesse di ognuno – ha sottolineato A. Kamilov – Tashkent è pronta al dialogo costruttivo, alla ricerca delle soluzioni di problemi più urgenti a condizioni e compromessi ragionevoli”. Secondo il ministro, i passi concreti politici e diplomatici presi nella direzione dell’Asia Centrale ne dimostrano una prova pratica. “Siamo riusciti a creare un nuovo clima politico nella regione, innalzare il livello di fiducia politica con i vicini e raggiungere dei risultati rilevanti nelle cooperazioni”. “Parlando dell’Asia Centrale non si può dimenticare di un’innegabile realtà: la regione storicamente, geograficamente e geopoliticamente confina con l’Afghanistan.– ha proseguito il ministro – L’Afghanistan è il nostro vicino e il principale elemento organico del sistema di sicurezza regionale. Il nostro Presidente ha notato che la chiave per la sicurezza regionale nell’Asia Centrale è l’Afghanistan stabile e prospero. Il passaggio dell’Afghanistan alla pace dipende dallo sviluppo economico, dove possono e devono partecipare i paesi della nostra regione”. Il ministro ha osservato che l’Uzbekistan è attivamente coinvolto negli sforzi multilaterali per risolvere la questione afghana e ha ampliato significativamente le relazioni bilaterali con l’Afghanistan. “La parte uzbeka continuerà a sostenere e promuovere il ripristino economico dell’Afghanistan e la sua transizione allo...
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Qual è la ragione della crescente radicalizzazione dei giovani e come può essere neutralizzata? Secondo il ministro degli esteri dell’Uzbekistan, ci sono quattro fattori necessari per risolvere questo problema. Il primo è l’accesso all’istruzione di qualità. In particolare, si tratta dell’educazione, dell’istruzione e della formazione spirituale e morale della gioventù. A questo proposito, a Tashkent, verrà creato il Centro Culturale Islamico ed il suo motto sarà “L’educazione contro l’ignoranza.” La seconda è la creazione di un clima di intolleranza a qualsiasi forma di manifestazione di estremismo religioso. Per ottenerlo è necessario svolgere un importante lavoro educativo e di promozione con le ONG, i media, la televisione, il cinema e il coinvolgimento della cultura e dell’arte. Il terzo è la formazione di un’ideologia argomentata e scientifica basata sulla vera interpretazione degli scritti islamici sacri. È necessario per sradicare l’ideologia dell’estremismo religioso. Il grande contributo a questo presta la partecipazione attiva del clero dell’Asia Centrale ai lavori sulla creazione a Samarcanda del Centro Internazionale per lo studio del patrimonio religioso dei nostri grandi antenati. Il quarto è garantire la tolleranza interetnica, migliorare il benessere delle persone e mantenere il dialogo con il popolo. Il concetto di tolleranza religiosa in Uzbekistan si è trasformato in un’atmosfera d’armonia religiosa e d’apertura. In altre parole, la nostra unità è nella diversità. Particolare attenzione è rivolta al mondo del lavoro, in particolare all’occupazione dei laureati di collegi professionali e università, all’attuazione dei programmi d’edilizia abitativa per migliorare il livello e la qualità della vita delle persone nelle regioni considerate particolarmente vulnerabili al reclutamento terroristico. L’Uzbekistan sostiene l’adozione accelerata della Convenzione Generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro il terrorismo internazionale e sostiene la creazione di un nuovo Dipartimento per la lotta contro il terrorismo delle Nazioni Unite. Fonte: «Uzbekistan Oggi»
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Fonte: Uza La città di Tashkent ha ospitato il convegno dedicato ai temi della stabilità sociale e della tutela della vera essenza e del contenuto della sacra religione dell’Islam. Alla conferenza hanno partecipato i leader del Consiglio musulmano dell’Uzbekistan, i capi religiosi, gli attivisti delle fondazioni “Nuroniy” e “Makhalla”, i rappresentanti del Movimento Pubblico Giovanile e del Comitato delle Donne, delle khokimiyats, delle forze dell’ordine, della scienza e la cultura, del pubblico, i leader e gli studenti delle istituzioni d’istruzione islamica. Il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev nel suo discorso ha osservato la grande importanza attuale della nuova fase di lavoro sociale e spirituale, del consolidamento dell’ambiente sano nella famiglia, nella makhalla e nella società, rafforzando la solidarietà e l’amicizia interetnica e interconfessionale, prestando più attenzione alla formazione dei giovani, tutelando la vera essenza e il contenuto della sacra religione dell’Islam. Il Capo dello Stato ha sottolineato che il dialogo con le persone non rappresenta una campagna temporanea, come alcuni pensano, ma è una priorità continua della politica statale, che richiede una costante attenzione. Al fine di ottenere la fiducia del popolo, di realizzare le sue speranze e le aspirazioni, è stata organizzata l’attività dell’Accoglienza di cittadini e dell’Accoglienza Virtuale del Presidente dell’Uzbekistan. In Uzbekistan oggi vivono e lavorano in pace i rappresentanti di più di 130 nazioni e nazionalità, di diverse confessioni religiosi, che mantengono la loro cultura nazionale, costumi e tradizioni, grazie alle condizioni favorevoli create nel paese e le attività di 138 centri culturali nazionali. Per incoraggiare le loro attività e per lo sviluppo delle relazioni culturali con i paesi stranieri, il Centro Culturale Internazionale della Repubblica ha formato il Comitato per le relazioni amichevoli interetniche con i paesi stranieri presso il Consiglio dei ministri. Sin dai primi anni d’indipendenza dell’Uzbekistan è stata una priorità garantire la libertà di coscienza: è stato fatto tanto per mantenere la purezza della nostra santa religione, per la rinascita dei valori nazionali, per onorare la memoria e la tutela del patrimonio dei nostri grandi antenati, l’abbellimento di loro luoghi di riposo e questo processo continua.  stato fatto tanto per mantenere la purezza della nostra santa religione, per la rinascita dei valori nazionali, per onorare la memoria e la tutela del patrimonio dei nostri grandi antenati, l’abbellimento di loro luoghi di riposo e questo processo continua. Tuttavia, non sono ancora pienamente esplorate la ricca storia e cultura del paese, che rappresenta una delle culle della scienza e della cultura islamica, della vita e del patrimonio spirituale di inestimabile valore dei nostri grandi scienziati. Presidente Shavkat Mirziyoyev si è soffermato sugli dettagli dell’inizio dei lavori per la creazione del Centro culturale islamico dell’Uzbekistan a Tashkent per la ricerca del ricco patrimonio storico, scientifico e spirituale del nostro popolo, la sua diffusione tra la comunità internazionale e, soprattutto, per la divulgazione del vero spirito umanistico e il contenuto della religione islamica. Il Centro si impegnerà a raccogliere informazioni esaustive su grandi studiosi islamici e scienziati, scrittori e poeti illustri, pittori e calligrafi,...