di Valerie Insinna ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU BREAKING DEFENSE La strategia di sicurezza nazionale (NSS) è finalmente uscita, dopo 22 mesi di amministrazione Biden. Ma cosa dice in realtà? WASHINGTON — Ventidue mesi dopo il suo insediamento, l’amministrazione Biden ha finalmente rilasciato la sua strategia di sicurezza nazionale, ponendo fine a un lungo processo che è stato aggravato dall’invasione russa dell’Ucraina a febbraio. Nel complesso, la strategia ha riservato poche sorprese sostanziali. Le preoccupazioni per l’ascesa della Cina – e la minaccia che lo stato autocratico rappresenta sia per i suoi vicini che per gli Stati Uniti – continuano a essere il principale obiettivo di sicurezza nazionale per l’amministrazione. E mentre la guerra in Ucraina ha portato un senso di immediatezza e maggiore attenzione alla minaccia ancora rappresentata dalla Russia, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha affermato che il conflitto non ha comportato modifiche sostanziali alla strategia. Tuttavia, il diavolo è sempre nei dettagli, hanno detto gli esperti della difesa a Breaking Defense. Ecco quelli che vedono come i principali punti da tenere bene in considerazione. Il concetto di “deterrenza integrata” potrebbe già essere in difficoltà Sebbene una versione non classificata della Strategia di difesa nazionale non sia stata ancora rilasciata, i funzionari del Pentagono – incluso il Segretario alla Difesa Lloyd Austin in una dichiarazione rilasciata sull’NSS – hanno chiarito che una pietra angolare dell’NDS sarà un concetto chiamato “deterrenza integrata ”, che chiede alle forze armate statunitensi di collaborare con altre agenzie governative statunitensi e partner internazionali per imporre sanzioni a tutto campo ad un Paese nemico. “Faremo affidamento sulla deterrenza integrata, come dettagliato nella Strategia di difesa nazionale del Dipartimento, che sarà presto rilasciata in forma non classificata“, ha affermato Austin nella dichiarazione, definendo così il concetto: “unendo senza soluzione di continuità le nostre capacità per convincere potenziali avversari che i costi delle loro attività ostili superano di gran lunga qualsiasi possibile beneficio, in tutti i teatri, in tutti i domini e attraverso lo spettro di potenziali conflitti”. Sebbene la “deterrenza integrata” è stata menzionata nell’NSS, tale concetto è citato soltanto in una sezione sulla modernizzazione militare degli Stati Uniti; il che potrebbe indicare che si tratta di un concetto del Dipartimento della Difesa che non sarà ampiamente adottato da altre agenzie governative, ha affermato Stacie Pettyjohn, direttore del programma di difesa presso il Center for a New American Security. “La deterrenza integrata, a mio avviso, ha sempre avuto più senso come fulcro della strategia di sicurezza nazionale in cui il Dipartimento della Difesa si concentra sulla deterrenza di fascia alta”, ha detto a Breaking Defense. E siccome l’NSS “coscrive in modo più restrittivo” la porzione di deterrenza integrata del Dipartimento della Difesa come il tradizionale rinforzo delle capacità convenzionali e nucleari, il concetto “non sembra essere il fulcro di esso nel modo in cui si potrebbe sperare, dal momento che la deterrenza integrata include un focus su tutti gli strumenti del governo, e che ciò accada è al di là del mandato...
Geopolitica
“Sabotare la Germania, incolpare la Russia”. Un’altra visione dell’attacco alla pipeline Nord Stream
ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU THE INTERNATIONAL AFFAIRS “Mettendo insieme i pezzi, la ragione e le prove indicano che gli Stati Uniti sono gli autori dell’attacco. Il motivo è forte, l’evidenza circostanziale è potente e non vi è altro sospetto plausibile” scrive Thomas Palley, un economista americano che è stato capo economista per l’US – China Economic and Security Review Commission, e attualmente Schwartz Economic Growth Fellow presso la New America Foundation. Il sistema Nord Stream è un progetto la cui proprietà è a maggioranza russa ed è una risorsa fondamentale sia per la Russia che per la Germania. Per la Russia, il Nord Stream è una risorsa sia economica che geopolitica. Per quanto riguarda l’economia, è un’importante fonte di esportazioni e guadagni in valuta estera. Per quanto riguarda la geopolitica, invece, il gasdotto fornisce a Mosca una leva sulla Germania. Per la Germania, Nord Stream è stata un’importante e affidabile fonte di gas a basso costo capace di fornire energia per la sua economia e materie prime per la sua importante industria chimica. L’arresto del gasdotto in questione aveva già comportato enormi costi in termini economici conseguente all’aumento dei prezzi dell’energia e alla carenza nell’approvvigionamento. Per la Russia distruggere il gasdotto è analogo a distruggere sé stessa con le proprie armi nucleari: non guadagna nulla ma perde enormemente. L’unico obiettivo che può ottenere da tale sabotaggio è indebolirsi sia economicamente che geopoliticamente. L’Ucraina è uno dei sospettati. Ha la motivazione per cui se distrugge il gasdotto indebolisce la Russia, rafforzando al contempo l’Ucraina stessa che, così, acquisisce una leva finanziaria sia sulla Russia che sulla Germania. Anche Polonia, Svezia e Danimarca sono sospettati. La Polonia ha un animus estremo per la Russia e ha costantemente sostenuto il sostegno militare all’Ucraina, arrivando a chiedere persino il coinvolgimento diretto della NATO. Nonostante la sua reputazione progressista, la Svezia ha un potente collegio elettorale antirusso di destra, specialmente all’interno delle sue forze armate. Tuttavia, la Svezia è in procinto di unirsi alla NATO, mentre la Danimarca è un fedele giocatore della squadra NATO. Di conseguenza, è un enorme sforzo pensare che uno dei due Paesi attacchi unilateralmente un asset così importante per la Germania. L’ultimo sospettato sono gli Stati Uniti che hanno sia capacità che il movente per compiere il sabotaggio. Molto prima del conflitto in Ucraina, gli Stati Uniti si erano già opposti fermamente al gasdotto Nord Stream 2 e hanno usato più volte tutta la loro forza diplomatica per impedire che entrasse in servizio. In questa fase, gli Stati Uniti sono l’enorme vincitore dell’attacco al Nord Stream. In un colpo, hanno danneggiato economicamente la Russia, ridotto la leva a disposizione di Mosca sulla Germania e ridotto l’incentivo della Germania a impegnarsi con la Russia. L’attacco ai gasdotti Nord Stream è uno di quei momenti in cui la nebbia della guerra si alza improvvisamente, permettendo di vedere la realtà (se disposti a guardare): L’attacco a Nord Stream è un attacco alla Germania, che è un grande alleato europeo e la dice lunga sull’impunità con...
di Andrew Korybko ARTICOLO ORIGINALE In poche parole, l’Iran è arrivato inaspettatamente a svolgere un ruolo fondamentale nella transizione sistemica globale alla multipolarità, motivo per cui il recente incidente connesso alla decisione politica dell’hijab obbligatorio viene adesso sfruttato come evento scatenante per un altro round di guerra ibrida. Il Golden Billion dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti sostiene apertamente l’ultimo tentativo di Rivoluzione Colorata contro l’Iran, sfruttando le percezioni nazionali e internazionali su un recente incidente collegato alla sua politica sull’obbligatorietà dell’hijab per giustificare un altro round di guerra ibrida . Come ho spiegato in dettaglio al Young Journalists Club iraniano nel novembre 2019, “la guerra ibrida sostenuta dagli Stati Uniti mira a destabilizzare il vostro paese” esacerbando le linee di frattura preesistenti all’interno della società […] al fine di catalizzare un ciclo di destabilizzazione autosufficiente. È quindi possibile per gli osservatori riconoscere simultaneamente come legittime le rimostranze dal punto di vista di alcuni dei partecipanti a questi ultimi disordini, concludendo, però, anche che i mezzi che stanno impiegando per riformare l’atto legislativo sotto attacco sono contrari agli interessi oggettivi del loro paese. Questo rende la stragrande maggioranza dei partecipanti degli “utili idioti” per gli interessi di potenze straniere mentre altri sono dei veri e propri “agenti di influenza”. Alcuni sono anche certamente sul libro paga di agenzie di intelligence ostili. Stante così il contesto, si può dire che le dinamiche socio-politiche in atto sono sia organiche che creato in modo artificiale. L’ultima instabilità che ha scosso l’Iran arriva in un momento significativo nella transizione sistemica globale al multipolarismo dopo, cioè, che la confluenza di questi complessi processi ha subito una accelerata a seguito dell’ultima fase del conflitto ucraino provocata dagli Stati Uniti, scoppiata a fine febbraio. Da allora la Repubblica islamica è diventata parte dell’insostituibile valvola di sfogo dell’India dalla pressione occidentale sulla Russia – guidata dalla grande necessità strategica di scongiurare preventivamente la dipendenza potenzialmente sproporzionata del suo partner dalla Cina – attraverso il rilancio congiunto del corridoio di trasporto nord-sud (NSTC). In effetti, questi tre Paesi stanno ora attivamente lavorando insieme per creare informalmente un terzo polo di influenza in quello che può essere descritto come l’ordine mondiale bipolare . Questo paradigma si riferisce alle due superpotenze, Stati Uniti e Cina, che esercitano la maggiore influenza sul sistema internazionale, seguite da grandi potenze come Russia, India e Iran, al di sotto delle quali ci sono stati relativamente di medie e piccole dimensioni con quasi nessuna influenza. Ci si aspetta, quindi, che tutti e tre questi livelli entrino in vari gradi di cooperazione con gli Stati all’interno dei loro ranghi e oltre, il che alla fine porterà alla creazione di una complessa multipolarità. Prima di ciò, tuttavia, questa emergente Troika formata da Russia, India e Iran prevede di aprire la strada a una forma di tripolarità eurasiatica per facilitare la fase finale della transizione sistemica globale in corso. Russia e India non possono farlo da sole per ovvie ragioni geografiche che limitano notevolmente il loro reciproco potenziale economico; ergo la necessità che, a tal fine, entrambe facciano affidamento sull’Iran. Dal grande punto di vista strategico degli Stati Uniti, è quindi assolutamente imperativo rimuovere l’Iran da questo asse multipolare...
di Yohann Sparfell Traduzione dal francese a cura di Maxence Smaniotto Come per ogni oggetto di nostro interesse in questo mondo neoliberale, spesso abbiamo una visione superficiale della geopolitica, visione che ci permette solo di formarci un’opinione o di avvicinarci ad essa in modo superficiale. Da quel momento in poi, ci poniamo in una posizione intellettuale volta a razionalizzare gli eventi legati alle relazioni internazionali per cercare di seguire il movimento generale che essi generano (cioè per cercare di dedurne una finalità e, sempre, mantenendo un ritardo temporale), per cercare di dedurre uno scopo e, sempre un passo indietro, per subire il minor disagio possibile, o di criticarne la validità per negarne il vero e profondo significato per paura di dover riflettere su noi stessi e sulle nostre pretese idealistiche, mettendo al contempo in dubbio le nostre nuove utopie globaliste (che si rivelano in realtà: negando la realtà). Nel primo caso, tendiamo a fare della geopolitica un semplice strumento deduttivo dei nostri calcoli strategici (rimanendo allo stato di “matematica dottrinale” lontana dal futuro del mondo), nell’altro caso, o preferiamo ignorare le direzioni che stanno prendendo le relazioni internazionali e inter-civili e ripieghiamo sulla presunta superiorità dei nostri pregiudizi nazionali e dottrinali, attualizzati dalla postmodernità, o ci accontentiamo di denunciare la sua imbarazzante propensione a far emergere alcuni aspetti inevitabili dell’uomo nella società, che poi macchiano i presunti capricci ideologici progressisti. Come per l’autorità e per molti altri concetti così come li intendiamo oggi, la superficialità delle nostre interpretazioni attuali, perché non sappiamo più confrontarle con l’esperienza, perché le manteniamo allo stato di astrazioni, ci porta a generare un dualismo che, per una civiltà veramente consapevole della complessità della vita umana e radicata tra passato e futuro, non avrebbe posto. Per il resto, la nostra interpretazione del radicamento non ci porta a farne un semplice attaccamento a una terra, ma l’espressione stessa di una vicinanza a quelle “cose” che ci circondano e che fanno tanto per noi quanto loro. Il dualismo è infatti nel nostro tempo il sintomo di una consumata estraneità alle “cose”, che possiamo poi descrivere e allontanare da noi stessi come semplici oggetti. In altre parole, per quanto riguarda la geopolitica, potremmo far finta che semplicemente non esista, così come, al contrario, potremmo trasformarla in un oggetto concettuale, uno strumento dei nostri impulsi razionalizzanti. Oggi è chiaro che non siamo più in grado di comprendere la vera posta in gioco, perché non sappiamo più pensarla come un test di Realtà. Pensare alla geopolitica significa innanzitutto ammettere che essa è di fatto ineludibile, perché è uno dei modi principali con cui possiamo affrontare questi comportamenti (modi di portare insieme, di produrre in comune) di fronte alle “cose” che strutturano profondamente i nostri spazi di vita. La geopolitica è prima di tutto nient’altro che una parola, ma per tutto questo e per come è composta (geo-politica), questa parola ispira verso uno di quei comportamenti particolari che ci legano alle cose del nostro spazio, e a nessun altro. Questa parola...
di Tatiana Medvedev ARTICOLO ORIGINALE È uscito un nuovo libro dell’economista Sergey Glazev, “L’incidente ucraino: dall’aggressione americana alla guerra mondiale”. Il corrispondente della rivista russa “La Cultura” ha parlato con l’autore e ha cercato di comprendere gli intrecci della geopolitica mondiale, i meccanismi della crisi economica e le sue vie d’uscita. Cultura: Secondo Lei, cosa succederà adesso nel mondo? Glazev: Stiamo vivendo una crisi strutturale dell’economia mondiale legata al cambiamento dei modi tecnologici di produzione, che si realizza attraverso la corsa agli armamenti, la militarizzazione e la guerra. Negli anni 70-80 del secolo scorso una simile guerra aveva avuto un carattere freddo. Gli Stati Uniti, avendo sviluppato una corsa agli armamenti universale, sono diventati il fulcro dell’informazione tecnologica. Quella superiorità tecnologica li ha fatti crescere a un tasso stabile del 25% all’anno – fino a poco tempo fa – che ha portato allo sviluppo dell’intera economia e fornito del necessario gli Stati Uniti. In precedenza, un’analoga trasformazione strutturale ha richiesto 30 anni – attraverso la militarizzazione dei principali paesi europei – e ha portato all’incubo della seconda guerra mondiale. Ora siamo di nuovo approssimativamente nella stessa situazione. Cultura: la leadership mondiale passa dagli Stati Uniti ai paesi di Asia, Giappone, Corea del Sud, Cina. Perché loro? Glazev: Il sistema educativo di cui si gode oggi in Cina e che, prima, si è goduto in Giappone e Corea, a causa dell’efficienza e del modo in cui è organizzata l’organizzazione dell’attività umana, supera di gran lunga il sistema americano del capitalismo oligarchico, in cui ora c’è un deprezzamento delle gigantesche masse di capitale attraverso le bolle finanziarie. Il passaggio da un ciclo secolare di accumulazione a un altro ( esiste una teoria così nota a riguardo) nella storia è sempre stato accompagnato da guerre. Inoltre, i paesi emergenti hanno cercato di non parteciparvi e ciò ha alimentato la possibilità di una rottura. Come regola generale, le guerre hanno contrapposto il vecchio potere egemonico e una parte della periferia mondiale. Nel primo ciclo secolare di accumulazione, nel XVII secolo – XVIII, la Spagna stava combattendo contro l’Inghilterra e la leadership passò ai Paesi Bassi. Nel secondo ciclo (XIX secolo) fu il tempo delle guerre napoleoniche, il colpo di stato contro la Russia e l’ascesa dell’Inghilterra. Il terzo ciclo ( secolo ХХ ): due guerre mondiali, con grandi perdite per Germania e Russia, hanno elevato gli Stati Uniti. Cultura: E adesso? Glazev: Ora abbiamo la stessa sceneggiatura geopolitica. Gli americani devono vincere una guerra per preservare l’egemonia nel mondo, poiché non hanno possibilità nella competizione con la Cina. Le due guerre mondiali hanno condizionato i flussi di capitali, le tecnologie e la mentalità dell’Europa secondo i desideri degli Stati Uniti, diventando una forza trainante per l’elevazione del capitalismo americano. Seguendo questo percorso tradizionale, gli americani sponsorizzano i nazisti ucraini e formano il regime terroristico russo anti – in Ucraina. Cultura: È difficile presentare Ucraina e Russia come nemici… Glazev: Questa è la tattica degli americani. L’Ucraina — come parte del mondo russo — non può essere seriamente percepita...
A cura di La Casa Del Sole TV “Cari cittadini russi, cittadini delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, cittadini delle regioni Zaporizhzhya e Kherson, deputati della Duma di Stato e senatori della Federazione Russa! Come sapete, si sono svolti i referendum nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, nelle regioni di Zaporizhzhya e di Kherson. Sono stati raccolti i dati e i risultati sono noti. La gente ha fatto la propria scelta, una scelta inequivocabile. Oggi firmiamo i trattati di adesione alla Russia della Repubblica Popolare di Donetsk, della Repubblica Popolare di Lugansk, della Regione di Zaporizhzhya e della Regione di Kherson. Sono sicuro che l’Assemblea federale sosterrà le leggi costituzionali sull’adesione e la formazione di quattro nuove regioni, quattro nuovi soggetti costitutivi della Federazione Russa, poiché tale è la volontà di milioni di persone”.
Il vertice di Samarcanda ha segnato un una svolta epocale verso un mondo sempre più multipolare sotto il profilo geopolitico e geoeconomico. In questo momento così delicato, le strategie di politica interna ed estera significano molto, anche per il nostro Paese. Ne parliamo in conferenza con Fabio Massimo Parenti, professore associato di Geopolitica e Geoeconomia alla China Foreign Affairs University, Stefano Vernole, analista geopolitico del Centro Studi Eurasia-Mediterraneo e Daniele Perra, analista geopolitico della Rivista Eurasia. Modera Fabio De Maio.
di John Pilger ARTICOLO PUBBLICATO SU POPULAR RESISTENCE Nel 2014 John Pilger aveva avvertito che gli “Stati Uniti Stavano Minacciando Di Portare Il Mondo In Guerra”. Sull’Ucraina, queste parole hanno assunto un nuovo significato. Originariamente pubblicato in The Guardian il 13 maggio 2014. Perché tolleriamo la minaccia di un’altra guerra mondiale in nostro nome? Perché permettiamo bugie che giustificano questo rischio? La scala del nostro indottrinamento, ha scritto Harold Pinter, è un “atto di ipnosi brillante, persino spiritoso, di grande successo“, come se la verità “non fosse mai accaduta neppure mentre stava accadendo“. Ogni anno lo storico americano William Blum pubblica il suo “Sommario aggiornato della documentazione sulla politica estera degli Stati Uniti” che mostra come, dal 1945, gli Stati Uniti hanno cercato di rovesciare più di 50 Governi, molti dei quali eletti democraticamente; gravemente interferito nelle elezioni in 30 paesi; bombardato le popolazioni civili di 30 paesi; usato armi chimiche e biologiche; e ha tentato di assassinare leader stranieri. In molti casi la Gran Bretagna è stata una loro collaboratrice. Il grado di sofferenza umana, per non parlare della criminalità, è poco riconosciuto in Occidente, nonostante la presenza delle comunicazioni più avanzate del mondo e nominalmente del giornalismo più libero. […] Il nome del “nostro” nemico è cambiato nel corso degli anni, dal comunismo all’islamismo, ma in generale è qualsiasi società indipendente dal potere occidentale e che occupa un territorio strategicamente utile o ricco di risorse, o semplicemente che possa offrire un’alternativa al dominio degli Stati Uniti. I leader di queste nazioni ostruttive sono di solito violentemente messi da parte, come i democratici Muhammad Mossedeq in Iran, Jacobo Arbenz in Guatemala e Salvador Allende in Cile, o vengono assassinati come Patrice Lumumba nella Repubblica Democratica del Congo. Tutti sono stati sottoposti a una campagna mediatica occidentale di diffamazione – pensa Fidel Castro, Hugo Chávez, ora Vladimir Putin. Il ruolo di Washington in Ucraina è diverso solo nelle sue implicazioni per il resto di noi. Per la prima volta dagli anni di Reagan, gli Stati Uniti stanno minacciando di portare il mondo in guerra. Con l’Europa orientale e i Balcani ora avamposti militari della NATO, l’ultimo “stato cuscinetto” al confine con la Russia – Ucraina – viene fatto a pezzi dalle forze fasciste scatenate dagli Stati Uniti e dall’UE. Noi occidentali stiamo ora sostenendo i neonazisti in un paese in cui i nazisti ucraini hanno appoggiato Hitler. Avendo ideato il colpo di stato a febbraio contro il governo democraticamente eletto a Kiev, il previsto sequestro di Washington della storica e legittima base navale – della Russia in Crimea è fallito. I russi si sono difesi, come hanno fatto contro ogni minaccia e invasione proveniente dall’occidente per quasi un secolo. Ma l’accerchiamento militare della NATO ha subito una accelerazione, insieme agli attacchi orchestrati degli Stati Uniti – contro i russi etnici in Ucraina. Se Putin può essere provocato a venire in loro aiuto, il suo ruolo di “paria” pre-ordinato giustificherà una guerra di guerriglia gestita dalla NATO – che probabilmente si riverserà nella stessa Russia. Invece, Putin ha confuso il partito...
di Ivelina Dimitrova Il 21 settembre il presidente russo si è rivolto alla nazione, per seconda volta dopo l’inizio dell’operazione militare speciale in Ucraina, annunciando una parziale mobilitazione nazionale a partire dallo stesso giorno. In realtà, i discorsi alla nazione dell’uomo forte del Cremlino segnano sempre eventi e notizie importanti da comunicare. Come il discorso di febbraio che ha segnato l’inizio dell’operazione militare in Ucraina. La notizia di oggi non è una sorpresa, ma un evento aspettato per una serie di motivi. Nell’ultimo mese le forze ucraine hanno iniziato una controffensiva e sono riuscite a riprendere il controllo di territori importanti nella regione di Kharkiv, la loro controffensiva nella regione strategica di Kherson non ha ottenuto i risultati sperati ma a Kharkov le forze russe sono state costrette a ritirarsi. Questa sequenza di eventi ha causato un notevole malcontento in Russia, sia nella società che nell’élite al potere. Dei leader come il presidente ceceno Ramzan Kadyrov hanno chiesto una risposta più dura agli eventi in corso. Allo stesso tempo, la notizia di una parziale mobilitazione militare arriva subito dopo l’annuncio che in quattro regioni – Donetsk, Luhansk, Zaporozhye e Kherson avrà luogo un referendum dal 23 al 27 di settembre per l’annessione alla Federazione Russa. Kiev ha promesso una risposta dura e, al fine di mantenere le proprie posizioni ed i territori conquistati, Mosca ha dovuto cercare maggiori riserve interne. Un fatto interessante da notare è che le regioni in cui avrà luogo il referendum sono quelle in cui Mosca si è impegnata maggiormente ed è riuscita a resistere a tutte le controffensive di Kiev. Questi territori sono di importanza strategica in quanto collegano la terraferma russa alla Crimea e tagliano l’accesso di Kiev al mar d’Azov, limitando al contempo notevolmente anche il suo accesso alle coste del Mar Nero, come si evince dalla mappa sottostante. Ecco i punti principali del discorso di mezz’ora di Putin alla nazione che meritano attenzione in quanto esso segna una nuova fase delle attività militari: Il discorso di Putin era rivolto a tutte le nazionalità che convivono all’interno della “grande Russia storica”. Si fa nuovamente riferimento ai confini storici dell’Impero russo, che Putin vuole ripristinare, visto che nel discorso con cui ha annunciato l’inizio dell’operazione militare lui è stato piuttosto critico nei confronti dell’URSS e di alcuni suoi leader, come Lenin, accusandoli della situazione attuale. La mobilitazione militare è stata definita come necessaria per proteggere l’integrità territoriale e la sovranità dello Stato che sono state definite “a rischio”. L’Ucraina non è stata nominata direttamente come nemico, anzi, si è fatto riferimento solo al regime di Kiev. Per la situazione attuale è stata accusata “l’élite occidentale” che, secondo Putin, “a tutti i costi e con tutti i mezzi cerca di mantenere la sua posizione di supremazia, bloccando lo sviluppo dei centri indipendenti”. Nel discorso l’Occidente collettivo è stato anche accusato di aver continuamente cercato di “indebolire e distruggere la Russia stessa”. Sono state anche avanzate accuse relative al fatto che l’Occidente ha sostenuto gruppi...
Discorso del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin alla nazione 21 settembre 2022 Cari amici! Il tema del mio intervento è la situazione nel Donbass e i progressi dell’operazione militare speciale per liberarlo dal regime neonazista che ha preso il potere in Ucraina nel 2014 a seguito di un colpo di Stato armato. Oggi mi rivolgo a voi, a tutti i cittadini del nostro Paese, a persone di diverse generazioni, età e nazionalità, al popolo della nostra grande Patria, a tutti coloro che sono uniti dalla grande Russia storica, ai soldati e agli ufficiali, ai volontari che ora combattono in prima linea e sono al loro posto di combattimento, ai nostri fratelli e sorelle – abitanti delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, delle regioni di Kherson e Zaporozhye e di altre aree liberate dal regime neonazista. Tratteremo dei passi necessari e urgenti per proteggere la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale della Russia, del sostegno all’aspirazione e alla volontà dei nostri compatrioti di determinare il proprio futuro e della politica aggressiva di alcune élite occidentali, che cercano in tutti i modi di mantenere la loro supremazia, e per questo cercano di bloccare e soffocare qualsiasi centro di sviluppo sovrano e indipendente per continuare a imporre in modo grossolano la loro volontà su altri Paesi e popoli, per imporre i loro pseudo-valori. L’obiettivo di questo Occidente è indebolire, dividere e infine distruggere il nostro Paese. Ormai dichiarano esplicitamente di essere riusciti nel 1991 a dividere l’Unione Sovietica e ora è giunta l’ora della Russia stessa che deve disintegrarsi in una moltitudine di regioni e aree in fatale conflitto tra loro. Da tempo covavano questi piani. Hanno incoraggiato bande di terroristi internazionali nel Caucaso, hanno spinto infrastrutture offensive della NATO vicino ai nostri confini. Hanno fatto della russofobia generale la loro arma, tra l’altro hanno consapevolmente coltivato per decenni l’odio verso la Russia, soprattutto in Ucraina, per la quale hanno preparato il destino di testa di ponte anti-russa, trasformando il popolo ucraino in carne da cannone e spingendolo a una guerra con il nostro Paese, guerra che hanno scatenato già nel 2014, usando le forze armate contro i civili, organizzando il genocidio, l’assedio e il terrore contro le persone che si rifiutavano di riconoscere il governo nato in Ucraina a seguito del colpo di Stato. E dopo che l’odierno regime di Kiev ha rifiutato pubblicamente una soluzione pacifica al problema del Donbass e, per di più, ha annunciato le sue pretese sull’arma nucleare, è risultata assolutamente evidente l’inevitabilità di un nuovo, ennesimo attacco su larga scala al Donbass, come era già accaduto due volte in passato. E poi, altrettanto inevitabilmente, sarebbe seguito un attacco alla Crimea russa – alla Russia. In questo contesto, la decisione di lanciare un’operazione militare preventiva è stata assolutamente necessaria e l’unica opzione possibile. I suoi obiettivi principali – la liberazione dell’intero territorio del Donbass – erano e restano immutati. La Repubblica Popolare di Lugansk è già stata praticamente completamente ripulita dai neonazisti. Continuano i combattimenti...