3 Novembre 2026

Geopolitica

cina
di Marco Costa Al fine di delineare un quadro generale delle dinamiche politico-istituzionali attualmente in vigore nella RPC, nei due articoli precedenti ci siamo cimentati prima nel descrivere l’assetto organizzativo del PCC ed in seguito nel fornire un quadro generale dell’assetto istituzionale della Cina. Compito altrettanto essenziale ai nostri fini, è quello del delineare almeno sommariamente lo scenario ideologico in cui il PCC si muove, ovvero descrivere nei suoi fondamenti generali quello che è il pensiero guida adottato dalla leadership del Presidente Xi Jinping, cioè quell’insieme di nozioni ideologiche definite come “Socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”. Senza dubbio l’anno 2018 ha sancito una svolta – sia pure nella continuità – nella storia contemporanea cinese, analogamente al 1949, che ha determinato la nascita della “nuova Cina” con la proclamazione della RPC e l’avvio della politica rivoluzionaria maoista, e al 1978, anno del lancio della “politica di riforma e apertura” e del processo di modernizzazione, attuato da Deng Xiaoping, che ha avviato il successo dell’economia cinese nei decenni successivi. Nel 2018 si assiste, infatti, all’avvio ufficiale della cosiddetta “nuova era” di Xi Jinping, che la prima sessione della XIII Assemblea nazionale del popolo cinese (ANP), riunita a Pechino a partire dal 5 marzo, ha decretato, riprendendo peraltro la precedente risoluzione del Partito adottata alla sesta sessione plenaria del XIX CC del PCC nel novembre del 2011. Tra le modifiche approvate ve ne erano alcune di particolare rilevanza. Tra queste, l’inserimento del “pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era” (Xi Jinping xin shidai Zhongguo tese shehuizhuyi sixiang), già entrato nello Statuto del partito in occasione del XIX Congresso riunito nell’ottobre del 2017, a fianco al pensiero di Mao Zedong, alla teoria di Deng Xiaoping, all’importante “pensiero delle tre rappresentanze” e alla “visione di sviluppo scientifico” (eredità ideologica rispettivamente di Jiang Zemin e Hu Jintao, rappresentanti della terza e quarta generazione di dirigenti cinesi). Straordinariamente rilevante è stata la proposta di eliminare il limite dei due mandati per le cariche del Presidente e del vicepresidente, previsto all’articolo 79, comma 3 della Costituzione. Entrambi gli emendamenti, ratificati l’11 marzo, hanno rafforzato la leadership del Presidente cinese, facendone l’unico leader, oltre a Mao Zedong, a vedere inserito il proprio nominativo nello Statuto del Partito mentre è ancora in vita e pienamente in carica (da qui il paragone con il Grande Timoniere, il cui pensiero era stato iscritto come ideologia guida del partito già nel 1945, in occasione della riunione del VII Congresso). Qual è, in definitiva, l’ideologia guida del PCC ai giorni nostri? Forse la domanda dovrebbe essere posta in termini più articolati, per catturare la complessità dinamica del partito egemone cinese. Infatti, più che di ideologia monolitica, è a nostro avviso più corretto parlare di sintesi tra ideologie che si sono succedute in continuità nelle varie epoche a partire dal 1949, offrendo un vero e proprio continuum politico e ideologico fino ai giorni nostri, in cui ciascun leader si è posto come sviluppatore o adattatore...
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di Marco Costa Come abbiamo detto nel precedente articolo, per comprendere minimamente le dinamiche interne al mondo cinese contemporaneo occorre preliminarmente conoscerne la struttura politica ed istituzionale. Purtroppo, spesso assistiamo ad un fenomeno che potremmo definire dei “sinologi dell’ultima ora”, in cui nella sempre più vasta produzione letteraria sul tema così come nei dibattiti a tutti i livelli – da quelli accademici a quelli televisivi – le tematiche riguardanti il Paese di Mezzo vengono affrontate con estrema superficialità, se non – e i casi sono frequenti – con una punta di sinofobia più o meno latente. Crediamo (e questo vale più in generale per ogni approccio accademico/scientifico alle tematiche internazionali) che prima di essere “opinionisti” sul tema occorra essere stati ricercatori su quel dato tema. Per quanto possa suonare banale la considerazione, la realtà continua a fornire numerosi esempi di come questa formula venga disattesa. Tornando a noi, sicuramente affrontare in modo complessivo il tema della struttura istituzionale ed amministrativa della Repubblica Popolare Cinese sarebbe opera tanto meritoria quanto mastodontica. Ci limiteremmo qui – analogamente a quanto proposto nel saggio precedente riguardante il tema del Partito Comunista Cinese – ad elencare e descrivere per sommi capi quelle che sono le istituzioni fondamentali della RPC, in termini di composizione, ruolo e funzionamento. Per delineare il quadro complessivo dei rapporti in essere tra il ruolo del PCC e quello dello Stato cinese, si potrebbe ricorrere ad alcune metafore; potremmo sostenere che se la statualità della grande Cina fosse una macchina, il PCC ne rappresenterebbe il motore; se fosse un organismo vivente, il PCC ne rappresenterebbe il cuore pulsante. Questo per dire che non vi è affatto nella struttura politica cinese un rapporto dualistico tra Stato e Partito, e nemmeno un rapporto di “terzietà” dello Stato verso il Partito, quanto piuttosto un rapporto di complementarietà o di funzionalità reciproca. Secondo il sinologo Paolo Rosa, questo modello politico affonda le sue radici nei diversi momenti della storia cinese: «Lo Stato comunista cinese nasce dalla confluenza di tre tradizioni: quella tardo-imperiale e repubblicana; l’esperienza politico-amministrativa acquisita durante la guerra civile e la gestione delle zone occupate dalle forze comuniste; il modello sovietico. Quando nel 1949 il Partito Comunista Cinese giunse al potere aveva già alle sue spalle una lunga pratica di governo del territorio. Durante la guerra anti-giapponese e la guerra civile, Mao Zedong e i suoi uomini erano giunti a controllare quasi 100 milioni di cinesi. Nonostante le numerose differenze e frizioni tra la dirigenza maoista e l’URSS di Stalin, nel momento in cui si trattò di creare il nuovo Stato, la RPC fu profondamente influenzata dalle istituzioni politico-economiche sovietiche. L’importazione del modello organizzativo leninista, con la sua centralizzazione del potere, fu uno degli elementi fondamentali di questo processo, come pure l’introduzione di un’economia pianificata. Una conseguenza del periodo rivoluzionario fu lo stretto legame tra esercito e partito, con una politicizzazione dei militari e uno stretto controllo del potere politico sulle Forze Armate. Per Mao non bisognava mai lasciare che il “fucile” controllasse...
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Con questa raccolta di articoli, Alfred T. Mahan si propose di indicare ai propri concittadini le ragioni per le quali gli Stati Uniti erano chiamati, a cavallo tra i secoli XIX e XX, a slanciarsi sugli oceani, fino a diventare la Potenza marittima egemone. In essi Mahan indaga e rileva i veloci cambiamenti nella politica internazionale e nell’ambito tecnologico e militare in corso, gli snodi e le posizioni marittime che permettono agli Stati Uniti di esercitare un dominio incontrastato sul mare; le strategie militari, la collocazione geografica statunitense, la riunione con la Gran Bretagna e quindi la presa in eredità dell’impero transoceanico britannico; lo strangolamento dell’economia avversaria per il tramite dell’embargo e l’arricchimento della propria col commercio marittimo; il pericolo di un fragile equilibrio di potere in Europa e nell’Estremo Oriente; l’occidentalizzazione del mondo. Oggidì, l’importanza di questa raccolta non si esaurisce all’ambito storico, ma si estende anche alla rilevanza che le teorie di Mahan continuano ad avere nelle strategie mondiali perseguite sia dagli Stati Uniti che dalle Potenze che intendono avvalorare, contrastare o conquistare il dominio sui mari e sugli oceani. ACQUISTA IL VOLUME RICHIEDI LA TESSERA DEL CENTRO STUDI EURASIA E MEDITERRANEO E ORDINA I LIBRI DEL CATALOGO ANTEO EDIZIONI CON IL 20% DI SCONTO.
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Secondo i russi, gli studi pubblicati dalla Boston University sulla creazione di una variante artificiale di Covid-19 con una letalità dell’80% confermerebbero che gli Stati Uniti portano avanti esperimenti su pericolose armi biologiche. La Boston University ha recentemente pubblicato un inquietante studio nel quale ammette candidamente di aver creato una variante artificiale di Covid-19, denominata Omi-S, che sarebbe in grado di uccidere l’80% dei soggetti infetti. Secondo i ricercatori, la variante Omi-S sarebbe stata creata combinando la proteina spike della variante Omicron con un ceppo SARS-CoV-2 “ancestrale”. Di fronte alle polemiche, gli scienziati hanno immediatamente sottolineato che l’80% di letalità registrata nello studio riguarda i ratti, e che questo dato non può essere generalizzato. Inoltre, gli stessi scienziati della Boston University hanno dimostrato che il ceppo ancestrale, ovvero quello che si è diffuso in tutto il mondo all’inizio del 2020, ha una letalità del 100% sui roditori, il che implica che la variante Omi-S sarebbe meno letale di quella originale, ma comunque molto più letale della variante Omicron, visto che nessuno dei ratti infetti con Omicron è deceduto. Tuttavia, questi dati non hanno placato i critici, che si chiedono il perché della necessità di creare ceppi di Covid-19 artificiali. Negli Stati Uniti, le principali critiche sono arrivate dall’estrema destra del Partito Repubblicano, come nel caso di Robert F. Hyde, candidato al Senato considerato come vicino a Donald Trump. Certamente, le spiegazioni date dai ricercatori, che hanno affermato di voler studiare le differenze tra le varianti del Covid-19 per capire le ragioni della diminuzione della sua letalità, hanno messo a tacere alcune delle critiche, ma restano irrisolte molte questioni etiche. A questa notizia, si aggiunge uno studio recentemente pubblicato dallo scienziato tedesco Valentin Bruttel, dell’Università di Würzburg, secondo il quale il Covid-19 sarebbe al 99,99% un virus creato artificialmente a partire da un virus esistente in natura. Tuttavia, anche in questo caso, vanno fatte alcune precisazioni: la ricerca non è ancora stata sottoposta al meccanismo della peer review, e contrasta con numerosi altri studi pubblicati da scienziati di tutto il mondo. Fatte le dovute precisazioni, restano comunque importanti dubbi circa l’attività dei biolaboratori statunitensi sparsi in tutto il mondo e inaccessibili a chiunque. La Russia, in particolare, ha portato a galla negli ultimi mesi alcuni documenti che provano attività sospette portate avanti dagli Stati Uniti in Ucraina, ai quali Washington non ha ancora dato nessuna risposta definitiva: “Tutte le attività svolte dagli Stati Uniti in campo militare-biologico richiedono non solo trasparenza, ma anche un serio monitoraggio e valutazione“, ha dichiarato la deputata russa Irina Jarovaja, vicepresidente della Duma di Stato e copresidente della commissione che si occupa dell’indagine parlamentare speciale sul funzionamento dei laboratori biologici in Ucraina. Lo scorso 26 ottobre, la Russia ha inviato una denuncia ufficiale sulle attività dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, secondo quanto affermato dalla Missione permanente russa presso le Nazioni Unite. Secondo i rappresentanti russi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe “istituire una commissione composta da tutti i membri del Consiglio di sicurezza...
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TRADUZIONE COMPLETA DELL’INTERVENTO DI VLADIMIR PUTIN ALLA RIUNIONE DEL VALDAI CLUB a cura di DMITRY KORESHKOV Il tema del forum di quest’anno è “Il mondo dopo l’egemonia: giustizia e sicurezza per tutti”. L’incontro di quattro giorni ha riunito 111 esperti, politici, diplomatici ed economisti provenienti dalla Russia e da 40 paesi stranieri, tra cui Afghanistan, Brasile, Germania, Egitto, Cina, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Stati Uniti, Turchia, Francia, Uzbekistan, Sud Africa e altri. Fëdor Lukyanov: Cari amici, illustri ospiti! Stiamo aprendo la sessione plenaria finale del 19° forum annuale del Valdai International Discussion Club. Sono molto felice di vedervi tutti in sala e sono ancora più felice di presentare il nostro ospite alla sessione plenaria, il presidente della Federazione Russa Vladimir Vladimirovich Putin. Vladimir Vladimirovich, buona sera! La aspettiamo ogni anno, ma quest’anno, forse, l’impazienza è stata ancora più impaziente del solito: gli argomenti di discussione sono tanti. Vladimir Putin: Sì, posso indovinare. Fyodor Lukyanov: Il forum stesso era principalmente dedicato al tema dell’ordine mondiale: come sta cambiando e, soprattutto, chi, in generale, è al potere nel mondo ora – chi governa,come il mondo può essere gestito in linea di principio. Ma stiamo discutendo come osservatori e Lei rappresenta il potere, quindi per favore condivida la sua opinione con noi. Vladimir Putin: Grazie mille. Cari partecipanti alla sessione plenaria! Signore e signori! Cari amici! Ho fatto un po’ di conoscenza delle discussioni che hanno avuto luogo qui nei giorni precedenti: molto interessanti e istruttive. Spero che voi non vi siate pentiti di essere venuti in Russia e di comunicare tra di voi. È bello vedervi tutti. Sulla piattaforma del Valdai Club abbiamo parlato più di una volta di quei cambiamenti – gravi, grandi cambiamenti che sono già avvenuti e stanno avvenendo nel mondo, dei rischi che sono legati al degrado delle istituzioni mondiali, al erosione dei principi di sicurezza collettiva, con la sostituzione del diritto internazionale alle cosiddette regole – volevo dire, è chiaro chi l’ha inventata, ma forse anche questo è impreciso – in genere non è chiaro chi l’abbia inventato, cosa queste regole si basano su cosa c’è dentro queste regole. Apparentemente, c’è solo un tentativo di approvare una regola, in modo che chi è al potere – ora si parla di potere, parlo di potere globale – abbia l’opportunità di vivere senza regole e gli sia permesso di fare tutto , loro l’avrebbero fatto franca con qualunque cosa facciano . Ecco, infatti, proprio queste sono le regole di cui loro parlano costantemente. Il valore delle discussioni Valdai sta nel fatto che qui si ascoltano una varietà di valutazioni e previsioni. Per quanto fossero veri, la vita stessa mostra, l’esaminatore più severo e obiettivo è la vita. Qui mostra quanto fossero corrette le nostre discussioni preliminari negli anni precedenti. Purtroppo, gli eventi si stanno ancora sviluppando secondo uno scenario negativo, di cui abbiamo parlato più di una o due volte durante gli incontri precedenti. Inoltre, questi eventi, si sono trasformati in una crisi sistemica su larga scala, e...
Piano Quinquennale
di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Il 20º Congresso del Partito Comunista Cinese sta ricevendo una copertura mediatica senza precedenti e sta suscitando un grande interesse in tutto il mondo, coerentemente con il ruolo assunto dalla Cina nella comunità internazionale. Nel giro di pochi decenni, la Cina è diventata la prima economia mondiale a parità di potere d’acquisto, scavalcando gli Stati Uniti nel 2016, e la seconda in termini assoluti. La Repubblica Popolare ha inoltre assunto un ruolo sempre più importante a livello geopolitico, facendosi portaparola dei Paesi in via di sviluppo e di tutti quelli che rifiutano il mondo unipolare a guida statunitense. Anche per queste ragioni, il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese sta ricevendo un’attenzione mediatica senza precedenti in tutto il mondo. Come sappiamo, la macchina della propaganda occidentale si è attivata anche in occasione del più importante evento della vita politica cinese, proponendo al grande pubblico notizie falsificate o accuratamente manipolate, al fine di dare un’immagine negativa della Cina, del Partito Comunista e del presidente Xi Jinping. Il rapporto di Xi Jinping, in particolare, è stato ridotto ad un’invettiva bellicista verso Taiwan, travisando completamente i concetti espressi dal segretario generale del PCC e ignorando tutti gli altri punti affrontati. Per fortuna, al di là di quello che pensano i sempre meno numerosi occidentalocentrici, il mondo non si limita a Europa e Nord America. Negli altri continenti, la visione che i governi, le organizzazioni politiche e i popoli hanno della Cina, del Partito Comunista e della leadership di Xi Jinping differisce in maniera netta rispetto a quanto propinato dalla propaganda occidentale. “Leader di molti Paesi e organizzazioni internazionali hanno inviato messaggi e lettere al presidente Xi Jinping, che è anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), per esprimere le congratulazioni per l’apertura del 20° Congresso Nazionale del PCC. Hanno notato che il 20° Congresso Nazionale sarà una nuova pietra miliare nella causa cinese della costruzione socialista e hanno espresso fiducia che sotto la guida del Comitato Centrale del PCC con il compagno Xi Jinping al centro, la Cina realizzerà con successo il suo ringiovanimento nazionale“, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin. Secondo quanto affermato dal portavoce Wang, i governi di Sudafrica, Argentina, Sri Lanka, Tagikistan, Palestina, Kirghizistan, Gabon e Mongolia figurano tra quelli che hanno inviato messaggi di congratulazioni a Xi Jinping. Inoltre, i partiti al potere in Repubblica Democratica Popolare di Corea, Vietnam, Laos e Cuba hanno inviato le loro congratulazioni al Comitato Centrale del PCC per la riuscita convocazione del congresso. “La Cina è sempre stata una forza per la pace nel mondo, un contributore allo sviluppo globale e un difensore dell’ordine internazionale. La Cina ha fornito le sue intuizioni e soluzioni per affrontare le principali questioni globali e ha contribuito a creare consenso e sinergie per far progredire lo sviluppo umano e il progresso”, ha spiegato ancora il portavoce del ministero degli Esteri. Wang ha poi sottolineato che numerosi sondaggi internazionali mostrano come il ruolo della Cina sia accolto favorevolmente da gran parte...
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Articolo pubblicato su Saker Italia. Articolo originale di 19FortyFive pubblicato su Newsfront il 16 ottobre 2022Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per Saker Italia La guerra d’inverno in Ucraina può solo significare un disastro: mentre le forze armate ucraine sperano che la loro offensiva raggiunga la città di Kherson entro questo inverno, la Russia continua a prepararsi per un massiccio contrattacco che potrebbe iniziare già il mese prossimo. Questa opinione è condivisa dall’edizione americana di 19FortyFive. Per capire cosa probabilmente accadrà durante la fase bellica di novembre e dicembre, è utile considerare il corso degli eventi dall’inizio del conflitto. Quando la Russia ha lanciato l’Operazione Speciale il 24 febbraio, inizialmente ha scioccato i difensori ucraini e ha catturato vaste aree di territorio, inclusa la capitale regionale, Kherson, entro il settimo giorno. Ma una volta svanito lo shock iniziale, le forze ucraine si sono indurite, e hanno lanciato feroci contrattacchi, soprattutto a nord di Kiev. Quindi la Russia ha lanciato una nuova offensiva, e dal primo luglio è entrata a Mariupol, Severodonetsk e Lisichansk. Ora la Russia sta preparando il prossimo round offensivo. In rappresaglia per l’attacco dell’Ucraina al ponte di Kerch, che collega la Crimea con la Russia, la Russia ha lanciato centinaia di missili e droni d’attacco in dozzine di città ucraine, infliggendo un duro colpo alle infrastrutture energetiche e di trasporto del paese. La perdita di potenza ostacolerà gli sforzi di Zelenskyj per spostare le truppe sul campo di battaglia e fornire il carburante e l’energia necessari per far andare avanti la guerra. Nel frattempo, la Russia sembra prepararsi per una grande invasione dell’Ucraina già a novembre. Durante le offensive ucraine da agosto, la strategia russa sembra una tattica “mi piego ma non mi spezzo”, poiché hanno condotto ritirate in combattimento da numerose città, infliggendo quante più perdite possibili agli attaccanti. L’obiettivo sembra essere quello di guadagnare tempo per i massicci rinforzi introdotti dall’ordine di mobilitazione di Putin. Da settembre, tuttavia, le forze russe hanno accumulato silenziosamente enormi quantità di carburante e altri rifornimenti necessari per lanciare e sostenere un’importante offensiva; questo è il più grande accumulo dall’inizio della guerra. Nessuno può prevedere l’esito dell’imminente offensiva, ma le probabilità non sono a favore dell’Ucraina. Ha perso gran parte dello slancio iniziale della loro controffensiva, e ha subito perdite significative quando la Russia ha iniziato ad attaccare le infrastrutture critiche in tutto il paese a un livello mai visto dall’inizio della guerra, mentre si preparava ad impegnare altre centomila o più truppe nella prossima fase della guerra (con ondate aggiuntive probabili in inverno). Le temperature in Ucraina hanno già iniziato a scendere, e in genere è prevista neve da novembre a gennaio, oltre a temperature gelide. Mentre le infrastrutture energetiche e industriali dell’Ucraina continuano a risentire dei combattimenti, le riserve energetiche della Russia sono praticamente illimitate, e viene mobilitato anche il suo potenziale militare-industriale. Entro questo inverno produrranno un flusso costante di equipaggiamento e munizioni militari, mentre l’Ucraina dipenderà quasi interamente dalle forniture provenienti dall’Occidente, che...
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a cura di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE Nel rapporto letto al 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista, il segretario generale Xi Jinping ha presentato un’agenda ambiziosa e piena di speranze. Di seguito presentiamo i punti salienti del rapporto, tradotti direttamente dalla versione inglese del China Daily. (PhotoSource) Accelerare la creazione di un nuovo modello di sviluppo e perseguire uno sviluppo di alta qualità Per costruire un Paese socialista moderno a tutti gli effetti, dobbiamo prima di tutto perseguire uno sviluppo di alta qualità. Dobbiamo applicare pienamente e fedelmente la nuova filosofia di sviluppo su tutti i fronti, continuare le riforme per sviluppare l’economia di mercato socialista, promuovere un elevato standard di apertura e accelerare gli sforzi per promuovere un nuovo modello di sviluppo che sia incentrato sull’economia interna e abbia come caratteristica l’interazione tra flussi economici nazionali e internazionali. Dobbiamo sostenere e migliorare il sistema economico socialista di base della Cina. Dobbiamo consolidare e sviluppare fermamente il settore pubblico e incoraggiare, sostenere e guidare fermamente lo sviluppo del settore non pubblico. Lavoreremo affinché il mercato svolga un ruolo decisivo nell’allocazione delle risorse e affinché il governo svolga meglio il suo ruolo. Nel perseguire la crescita economica, dobbiamo continuare a concentrarci sull’economia reale. Faremo avanzare la nuova industrializzazione e ci muoveremo più rapidamente per aumentare la forza della Cina nella produzione, nella qualità dei prodotti, nel settore aerospaziale, nei trasporti, nel cyberspazio e nello sviluppo digitale. Continueremo a mettere al primo posto lo sviluppo agricolo e rurale. Ci muoveremo più rapidamente per rafforzare la forza della Cina nel settore agricolo e promuovere costantemente la rivitalizzazione delle imprese, dei talenti, della cultura, degli ecosistemi e delle organizzazioni nelle campagne. Attueremo a fondo la strategia coordinata di sviluppo regionale, le principali strategie regionali, la strategia di zonizzazione funzionale e la nuova strategia di urbanizzazione. Miglioreremo la distribuzione delle maggiori forze produttive e svilupperemo un assetto economico regionale e un sistema spaziale territoriale che integrino i reciproci punti di forza e promuovano uno sviluppo di alta qualità. Amplieremo costantemente l’apertura istituzionale in materia di regole, regolamenti, gestione e standard. Promuovere la democrazia popolare a processo completo e garantire che il popolo gestisca il Paese La Cina è un Paese socialista di dittatura democratica popolare sotto la guida della classe operaia basata su un’alleanza di lavoratori e agricoltori; tutto il potere dello Stato in Cina appartiene al popolo. La democrazia popolare è la linfa vitale del socialismo ed è parte integrante dei nostri sforzi per costruire un Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti. La democrazia popolare a processo completo è la caratteristica distintiva della democrazia socialista; è la democrazia nella sua forma più ampia, genuina ed efficace. Dobbiamo rimanere fermamente sulla via del progresso politico socialista con caratteristiche cinesi, sostenere l’unità tra la leadership del Partito, la gestione del Paese da parte del popolo e il governo basato sulla legge e garantire la posizione principale del popolo, in modo da dare piena espressione alla sua volontà, proteggere i suoi diritti e interessi e stimolare...
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di Giulio Chinappi ARTICOLO ORIGINALE La seconda giornata del 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista è stata segnata dalla lettura del rapporto del 19° Comitato Centrale del PCC da parte del segretario generale Xi Jinping. Prosegue, presso la Grande Sala del Popolo di Pechino, il 20º Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, evento che sta ottenendo una grande attenzione mediatica vista la sua importanza non solo per la politica cinese, ma anche per il futuro del mondo. Tuttavia, dobbiamo notare ancora una volta come le notizie riportate dai media occidentali risultino spesso frammentate o distorte, dando un’immagine della Cina che non corrisponde alla realtà. Una delle menzogne che ci sentiamo raccontare più di frequente è quella secondo cui la Cina si sarebbe oramai trasformata in un Paese capitalista a pieno titolo. Indubbiamente, il governo cinese, da Deng Xiaoping in poi, ha messo in atto delle riforme del sistema economico che hanno introdotto elementi di economia di mercato nel Paese, interrompendo il sistema di collettivizzazione avanzata messo in piedi da Mao Zedong. Tuttavia, come dimostra anche questo 20º Congresso del Partito Comunista, il marxismo-leninismo resta un elemento centrale nella vita del Partito e dello Stato. L’obiettivo della Cina, infatti, non è quello di diventare un grande Paese a capitalismo avanzato come gli Stati Uniti, ma quello di diventare un grande Paese socialista seguendo il cammino del socialismo con caratteristiche cinesi, che sia adatto ai tempi e al contesto storico-culturale cinese. Nel rapporto rilasciato dal 19° Comitato Centrale del PCC, letto nella giornata di domenica dal segretario generale del Partito Xi Jinping, si legge: “Da questo giorno in poi, il compito centrale del PCC sarà quello di guidare il popolo cinese di tutti i gruppi etnici in uno sforzo concertato per realizzare l’obiettivo del secondo centenario di trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno sotto tutti gli aspetti e per far avanzare il ringiovanimento della nazione cinese su tutti i fronti attraverso un percorso cinese verso la modernizzazione“. Secondo il significato dato dal PCC alla “modernizzazione cinese”, questa è la modernizzazione socialista perseguita sotto la guida del PCC. Non ha solo le caratteristiche comuni della modernizzazione a tutti i Paesi, ma anche le caratteristiche cinesi basate sulle proprie condizioni nazionali. Questa è stata una delle innovazioni introdotte dieci anni fa, in occasione del 18º Congresso del Partito Comunista, il primo che vide l’elezione di Xi Jinping alla sua guida. Inoltre, sempre secondo la concezione cinese, la modernizzazione cinese dice al mondo in modo inconfutabile che esiste più di un percorso che porta alla modernizzazione: ogni Paese e nazione ha non solo il diritto, ma anche la possibilità di intraprendere un percorso di modernizzazione che si adatti alle proprie condizioni nazionali. Un tale punto di vista pone chiaramente un freno all’egemonia occidentale, ed in particolare statunitense, in materia di modernizzazione e sviluppo. Se un tempo i Paesi in via di sviluppo si vedevano obbligati a seguire il percorso occidentale, oggi la Cina offre loro la dimostrazione che ogni Paese può perseguire un proprio modello indipendente di modernizzazione e sviluppo. “Il socialismo...
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di Mikhail Gamandiy-Egorov ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SU OBSERVATEURCONTINENTAL.FR I rapporti economici ed energetici tra Mosca e Ankara sono in buono stato. E nell’attuale congiuntura, con un’UE completamente soggiogata a Washington, la Turchia ha l’opportunità di diventare il principale hub per il gas russo destinato all’Europa. I presidenti russo e turco – che sono al loro quarto incontro in tre mesi, questa volta nell’ambito del 6°vertice della Conferenza per l’interazione e le misure di rafforzamento della fiducia in Asia (CICA) tenutosi nella città di Astana, in Kazakistan – hanno discusso della possibilità di portare la partnership energetica a un livello superiore. Vladimir Putin ha infatti proposto al suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan la creazione di un hub del gas per le consegne in altri paesi, in particolare in Europa, ricordando che la Turchia ha dimostrato di essere attualmente la via più sicura per le consegne di gas russo. Il presidente russo ha anche indicato che questa piattaforma gaziera sarà utilizzata non solo per garantire gli approvvigionamenti di gas, ma anche per determinarne i prezzi.  Se questo progetto si concretizzerà – e secondo molte fonti turche è probabile che si concretizzi – il ruolo di Ankara diventerà cruciale in un settore così strategico come lo è quello relativo all’approvvigionamento energetico internazionale.  Inoltre, ciò permette ad Ankara di avere ulteriore leva contro un’Europa di Bruxelles che, ancora una volta, non manca di arroganza. Per la Russia l’interesse è ovviamente quello di avere un partner energetico affidabile. E in questo senso la Turchia ha ampiamente dimostrato di avere questa capacità essendo l’unico paese membro della NATO a non aver aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia, sviluppando attivamente le sue relazioni con Mosca, sapendo tanto più che quest’anno sarà sicuramente quello in cui il livello storico delle relazioni economiche e commerciali tra i due paesi toccherà il punto più alto, nonché disponendo Erdogan della capacità di condurre una politica sovrana e pragmatica. Non è tutto. Contrariamente ai rappresentanti masochisti dell’Europa – in particolare della Germania – che assistono, davanti ai loro occhi, ad atti terroristici che prendono di mira i loro interessi economici ed energetici senza alcuna reazione degna di questo nome, le autorità turche hanno finora sempre assicurato un livello di sicurezza di alto livello per il gasdotto Turk Stream, misura attuate in coordinamento con le loro controparti russe, proprio come nel caso del processo di consegna del gas. Ovviamente è più che probabile che se questo progetto si concretizzerà, sarà enormemente disapprovato a Washington, come a Bruxelles e in altre capitali occidentali. Se nel secondo e nei successivi casi non c’è nemmeno bisogno di commentare in quanto si parla di nani geopolitici e di puri e semplici vassalli, nel caso statunitense è del tutto possibile aspettarsi attacchi economici, in particolare attraverso sanzioni, o semplicemente nuovi atti terroristici, che sono parte integrante del “savoir-faire” e del “savoir-vivre” dei cowboy di Washington. Solo che ciò che funziona così facilmente con le élite europeiste – il cui masochismo è forse legato anche ai quartieri malfamati di Bruxelles – non funziona necessariamente con...