15 Giugno 2026

Andrew Korybko

di Andrew Korybko ARTICOLO PUBBLICATO IN INGLESE SULLA NEWSLETTER DELL’AUTORE Si spera che l’intuizione di questa analisi possa aiutare a guidare la ricerca di altri studiosi della transizione sistemica globale che continuerà a svolgersi nell'”Età della complessità” che caratterizza la contemporaneità. Senza apprezzare i ruoli, gli interessi di ciascuno di questi attori e l’interazione tra questi, i ricercatori non saranno in grado di produrre un lavoro che sia il più accurato possibile; quindi, ecco lo scopo di questo pezzo. L’ordine mondiale multipolare La transizione sistemica globale verso il multipolarismo – che ha preceduto l’ultima fase del conflitto ucraino ma ne è stata accelerata in un modo che non ha precedenti – ha contribuito direttamente e innegabilmente a creare la nuova guerra fredda tra l’Occidente guidato dagli Stati Uniti e il Global Sud. In questa competizione mondiale, ci sono quattro attori principali: Stati Uniti, Cina, Russia e India, ognuno dei quali svolge un ruolo unico. I RUOLI Il ruolo degli Stati Uniti L’America vuole ritardare a un tempo indefinito l’inevitabile declino della sua egemonia unipolare; a tal fine sta tentando di contenere contemporaneamente Cina e Russia. Gli Stati Uniti sembrano aver riconosciuto che la direzione multipolare della transizione sistemica globale è irreversibile dopo che il segretario stampa della Casa Bianca ha elogiato il crescente ruolo globale del primo ministro indiano Modi, nonostante il suo paese avesse precedentemente fatto pressioni affinché si sottomettesse al volere di Washington. Ciò suggerisce una complementarità strategica che verrà toccata in seguito. Il ruolo della Cina Passando al ruolo della Cina, Pechino prevedeva di riformare gradualmente il modello di globalizzazione incentrato sull’Occidente, ma richiedeva l’assenza di conflitti tra le grandi potenze per avere successo in questo progetto. Di conseguenza, “Il conflitto ucraino potrebbe aver già fatto deragliare la traiettoria della superpotenza cinese“, ma ciò non significa che non possa ancora essere la Grande Potenza economicamente più potente nell’emergente Ordine Mondiale Multipolare. Perché ciò accada, tuttavia, la transizione sistemica globale deve prima stabilizzarsi. Il ruolo della Russia L’operazione speciale condotta dalla Russia in Ucraina – iniziata per difendere l’integrità delle sue linee rosse di sicurezza nazionale dopo che la NATO le aveva attraversate clandestinamente – ha catalizzato una reazione a catena di conseguenze che hanno cambiato il mondo. Questo paese è stato improvvisamente catapultato a diventare il leader de facto del Movimento Rivoluzionario Globale (GRM) per porre fine radicalmente all’unipolarismo; a tal fine i suoi grandi interessi strategici sono ora serviti, attraverso la facilitazione della completa decolonizzazione dell’Africa e l’ascesa delle grandi potenze eurasiatiche. Il ruolo dell’India La più importante tra le ultime potenze menzionate è indiscutibilmente l’India, Paese che ha gestito magistralmente le conseguenze caotiche del conflitto ucraino attraverso una politica pragmatica di una neutralità di principio nella Nuova Guerra Fredda che la ha fatta diventare il kingmaker in questa competizione mondiale. Al fine di aiutare il suo attento equilibrio tra il Golden Billion e il Sud del mondo di cui fa parte, l’India sta attivamente riunendo un nuovo Movimento dei non allineati (“Neo-NAM”) che spera...
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di Andrew Korybko ARTICOLO ORIGINALE IN LINGUA INGLESE La cooperazione interstatale e intersociale si espanderà grazie alle opinioni condivise dalle parti sulla transizione sistemica globale e all’importanza di difendere i valori tradizionali. Nel frattempo, continuerà la cooperazione strategica sulla sicurezza alimentare, energetica e democratica, il che porterà il ruolo dell’Africa nella grande strategia russa a crescere ulteriormente. Durante la sessione di domande e risposte che ha fatto seguito al suo discorso alla riunione annuale del Valdai Club alla fine del mese scorso, il presidente Vladimir Putin ha elaborato la sua visione per le relazioni della Russia con l’Africa . È vero che non ha avuto un ruolo di primo piano nelle sue discussioni, ma l’intuizione che ha condiviso consente comunque agli osservatori interessati di dare un’occhiata alle modalità con cui questa potenza mondiale appena restaurata si aspetta che le sue relazioni con quel continente si evolvano nel prossimo decennio. Ecco gli estratti pertinenti di quell’evento: I valori tradizionali non possono essere imposti a nessuno. Devono semplicemente essere rispettati e tutto ciò che ogni nazione ha scelto per sé nel corso dei secoli deve essere gestito con cura. … Questo è il modo in cui comprendiamo i valori tradizionali e la maggior parte dell’umanità condivide e accetta il nostro approccio. Questo è comprensibile, perché le società tradizionali dell’Oriente, dell’America Latina, dell’Africa e dell’Eurasia costituiscono la base della civiltà mondiale. … Potrebbe valere la pena rivedere la struttura delle Nazioni Unite, compreso il suo Consiglio di sicurezza, per riflettere meglio la diversità del mondo. Dopotutto, nel mondo di domani molto più dipenderà dall’Asia, dall’Africa e dall’America Latina di quanto comunemente si creda oggi, e questo aumento della loro influenza è senza dubbio uno sviluppo positivo. … Stanno emergendo nuovi centri di potere, principalmente in Asia, ovviamente. Anche l’Africa, però, è in testa. Sì, l’Africa è ancora un continente molto povero, ma bisogna guardare al suo colossale potenziale. … Quando combattiamo per i nostri interessi e lo facciamo apertamente, onestamente e, ammettiamolo, coraggiosamente, questo fatto in sé, questo esempio in sé, è altamente contagioso e attraente per miliardi di persone sul pianeta. … Puoi vedere le bandiere russe in molti paesi africani, in alcuni di quei paesi. Lo stesso sta accadendo in America Latina e in Asia. Abbiamo molti amici. Non abbiamo bisogno di imporre nulla a nessuno, è solo che molte persone – politici e cittadini comuni – sono stanche di vivere sotto dettami esterni. Basta, la gente ne è stanca. E quando vedono un esempio della nostra lotta contro queste imposizioni, si schierano dalla nostra parte, internamente ed esternamente. E questo supporto continuerà a crescere. … La Carta delle Nazioni Unite ha registrato l’allineamento delle forze dopo la seconda guerra mondiale. Naturalmente, il mondo è cambiato radicalmente da allora. Giganti come la Cina, l’India e l’Indonesia con una grande popolazione stanno mostrando una crescita economica; in Africa grandi paesi – alcuni delle quali con una popolazione di 200 milioni di abitanti – stanno emergendo e stanno facendo progressi, così come...
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di Andrew Korybko Nel complesso, quando si tratta di Russia, lo spirito di questa grande strategia si riduce al “bracconaggio” dei suoi partner in tutto il Sud del mondo attraverso iniziative di cooperazione non sincera e sovversione, parallelamente al contenimento di Mosca convenzionalmente attuato attraverso l’UE/NATO. La nuova strategia di sicurezza nazionale (NSS) degli Stati Uniti inquadra il modo in cui questo Paese egemone unipolare cercherà di riaffermare la propria influenza in declino sulla transizione sistemica globale nei prossimi anni. È estremamente rilevante per la Russia poiché questo documento descrive Mosca, potenza mondiale appena restaurata, come “una minaccia immediata”; da qui l’urgenza di contenerla attraverso mezzi interconnessi. Nonostante neghi di volere una Nuova Guerra Fredda , il testo non lascia dubbi sul fatto che gli Stati Uniti vedano tutto attraverso questo paradigma. Sebbene nel documento di faccia una divisione del mondo tra le cosiddette “autocrazie” e le”democrazie”, l’NSS afferma anche, in modo pragmatico, che gli Stati Uniti coopereranno anche con quei Paesi che “non abbracciano istituzioni democratiche, ma, tuttavia, dipendono e supportano un sistema internazionale basato su regole“. Questo può essere interpretato come un tentativo di fare appello a quelle dozzine di paesi del Sud del mondo – e specialmente dell’Africa – che hanno mantenuto relazioni strategiche con la Russia nonostante l’immensa pressione degli Stati Uniti. Per quanto riguarda, invece, l’area del mondo in cui risiede la stragrande maggioranza dell’umanità, l’NSS suggerisce fortemente che gli Stati Uniti debbano competere attivamente con la Russia nel tentativo di “modellare il [suo] ambiente esterno in modo da influenzare il [suo] comportamento“. Sebbene non sia dichiarato direttamente, questo può essere inteso come una risposta al manifesto rivoluzionario globale del presidente Putin con il quale si è invitato il mondo a sollevarsi in opposizione all’unipolarità, in modo da aprire, così, la strada a un sistema più democratico, eguale e giusto. Il risultato previsto dal manifesto putiniano non può essere raggiunto senza che il Sud del mondo si unisca a questo scopo, ergo l’importanza che gli Stati Uniti ricorrano a dividere e a governare questo insieme di Paesi attraverso una combinazione di iniziative di cooperazione pragmatica e l’esportazione armata della democrazia (Rivoluzioni Colorate). Riguardo alla seconda strategia menzionata, ciò è fortemente implicito nella parte che si occupa di come “Lavoreremo per rafforzare la democrazia nel mondo”. Poiché l’NSS afferma anche che “gli Stati Uniti sono una potenza globale con interessi globali… Se una regione cade nel caos o è dominata da una potenza ostile, avrà un impatto negativo sui nostri interessi nelle altre“,  ogni paese in via di sviluppo è un potenziale obiettivo. Ciò indica che l’ingerenza americana continuerà senza sosta per un futuro indefinito poiché per gli strateghi statunitensi è della massima importanza impedire al Sud del mondo di unirsi sotto l’egida della Russia. Come ci si poteva aspettare, i responsabili statunitensi della percezione stanno attivamente inducendo il target del pubblico di questi paesi a pensare che sia l’egemone unipolare in declino e non la Russia il Paese che, presumibilmente, possa sostenere la loro autonomia strategica nel mezzo della transizione sistemica. Questa menzogna è esplicitamente scritta nella parte in cui si...
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di Andrew KorybkoARTICOLO ORIGINALE IN INGLESE La notizia Niente viaggio in Serbia per Serghei Lavrov. Il ministro degli Esteri russo aveva in programma un incontro a Belgrado con il presidente serbo Aleksandar Vučić, ma Bulgaria, Macedonia del Nord e Montenegro hanno chiuso il loro spazio aereo al volo sul quale doveva viaggiare. Per il Cremlino la decisione rappresenta «un’azione ostile» verso la Russia, mentre lo stesso Lavrov ha parlato di situazione «senza precedenti», aggiungendo che «dobbiamo ancora ricevere una spiegazione per la decisione» presa. Fonte: Il Mattino La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha confermato nella tarda serata di domenica che Bulgaria, Macedonia e Montenegro hanno chiuso il loro spazio aereo al volo programmato di Sergej Lavrov in Serbia dove era previsto un viaggio di due giorni per incontrare la leadership di questo paese amico di Mosca. Questo vergognoso sviluppo conferma che tutti e tre i Paesi in questione – Bulgaria, Macedonia e Montenegro – non sono, oggi, nient’altro che burattini occidentali guidati dagli Stati Uniti e, inoltre, rappresenta anche un’altra pietra miliare di quanto terribili siano diventati i legami russo-NATO dall’inizio dell’operazione militare speciale in corso in Ucraina. Nonostante durante il punto più alto della pandemia COVID-19, molto di quello che afferisce alla diplomazia sia stato condotto da remoto, se viene data loro la scelta, gli attori diplomatici preferiscono sempre gestire gli affari faccia a faccia; l’alto diplomatico russo probabilmente aveva pianificato di discutere con i serbi argomenti quali la cooperazione energetica, l’orgoglioso rifiuto di Belgrado di sanzionare la Russia nonostante le condanne pubblicamente espresse dalle Nazioni Unite sotto pressione straniera e altre questioni a questo correlate. Evidentemente, questo era inaccettabile per l’Occidente guidato dagli Stati Uniti; e quindi ecco spiegato il motivo per cui il viaggio di Lavrov in Serbia è stato ostacolato. La Serbia si trova in una posizione strategicamente svantaggiosa poiché è letteralmente circondata da paesi della NATO che, se lo desiderano, possono semplicemente tagliarla fuori dal mondo esterno. Questa leva viene sfruttata per esercitare la massima pressione sulla leadership di questo paese al fine di costringere Belgrado a prendere le distanze dalla Russia; pressione che finora ha avuto successo solo nel senso superficiale di farla votare talvolta contro Mosca alle Nazioni Unite. Ciò che è così ipocrita in questo ragionamento è che quegli stessi Paesi affermano falsamente che la Russia intende controllare la politica estera dell’Ucraina, eppure, in realtà, sono proprio loro che tentano, letteralmente, di controllare la Serbia. Questa posizione ostile allo stesso modo sia nei confronti della Russia che della Serbia non è emersa dal nulla, ma è stata preceduta da anni di guerra dell’informazione contro entrambi i Paesi. Mentre la maggior parte del mondo è ben consapevole delle narrazioni anti-russe che sono state propagate dalla fine di febbraio, alcuni potrebbero essersi dimenticati di quelle anti-serbe. Fondamentalmente queste affermano che la Serbia è una “Russia balcanica” che presumibilmente vuole conquistare la regione per pura sete di sangue e per questo progetto lo stesso Cremlino starebbe cospirando al fine di incoraggiare Belgrado a destabilizzare questa parte dell’Europa. Basti dire che non c’è alcuna verità in queste affermazioni che...
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di Andrew Korybko Les 5 principales tendances géostratégiques du nouvel ordre mondial selon Biden | Геополитика.RU (geopolitica.ru) Nello scenario attuale, chiunque pensi che gli Stati Uniti siano stati semplicemente sconfitti e si ritireranno in Nord America si sbaglia. L’élite americana sta già calcolando le sue perdite e si sta riorganizzando per guidare il mondo post-ucraino e post-pandemia. L’obiettivo di questo articolo è identificare le cinque principali tendenze geostrategiche del Nuovo Ordine Mondiale prospettato da Joe Biden e prevederne la traiettoria futura. Il presidente statunitense Joe Biden ha dichiarato: “ci sarà un nuovo ordine mondiale e dobbiamo guidarlo, e, per farlo, dobbiamo unire il resto del mondo libero“. Fino a questo momento, lo stesso concetto Nuovo Ordine Mondiale è stato trattato alla stregua di una presunta teoria del complotto e soppressa spietatamente nel discorso mediatico egemonico, sebbene sia stato l’ex presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush ad introdurre tale concetto nel discorso politico verso la fine della prima Guerra fredda. Tuttavia, ora che Joe Biden ha pronunciato pubblicamente tale frase, non è più politicamente scorretto parlarne. In effetti, a bene pensarsi, tale concetto potrebbe anche far parte della narrativa ufficiale nel prossimo futuro. Il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti si è consolidato La reazione pianificata e senza precedenti dell’Occidente a guida statunitense all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina è servita a cementare questo blocco sotto l’egemonia di Washington. L’UE ha sacrificato la sua sovranità strategica al suo padrone transatlantico con il pretesto di “difendersi dalla minaccia russa“, sebbene ciò abbia portato con sé enormi conseguenze economiche, che sono autoinflitte. Nel prossimo futuro, questo risultato sarà sfruttato dall’Asse anglo-americano per cacciare i concorrenti dalle loro attività, acquistare alcuni dei restanti e danneggiare permanentemente la competitività complessiva del blocco. Il modello egemonico messo attivamente in campo dagli Stati Uniti in questi giorni potrebbe essere utilizzato anche per ridurre – e in definitiva interrompere – le relazioni tra Cina e UE. 2. La Russia accelererà il suo importante riorientamento strategico Nel 2014, la grande potenza eurasiatica ha riorientato il suo principale asse strategico verso Sud, anno che segna l’inizio dell’imposizione occidentale delle sanzioni orchestrate dagli Stati Uniti, ma accelererà questa tendenza perché letteramente non ha scelta. Bisogna notare che la Russia ha compiuto progressi impressionanti nella regione non occidentale negli ultimi otto anni. In breve, Mosca si coordina con la Cina come se le due Nazioni fossero i motori gemelli dell’emergente Ordine Mondiale Multipolare (OMM); fa affidamento sulla combinazione tra il suo Umma Pivot con i paesi a maggioranza musulmana come il Pakistan e sulla sua riconfermata partnership strategica con l’India, per prevenire una dipendenza sproporzionata dalla Repubblica Popolare Cinese; a causa del suo ruolo insostituibile in Siria, inoltre, la Russia è divenuta un regista degli eventi nell’Asia occidentale e sta anche rapidamente espandendo la sua influenza in Africa e in America Latina. 3. Rinasce la neutralità Il fatto che la stragrande maggioranza della comunità internazionale abbia rifiutato di sanzionare la Russia – nonostante l’immensa pressione americana in tal senso – dimostra la volontà di questi Paesi di rimanere neutrali nel teatro della nuova guerra fredda che si prospetta nell’Eurasia occidentale tra Russia e Stati...
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di Andrew Korybko Articolo originale in inglese: What Will The Multipolar World Order Look Like? – TheAltWorld Tutti ormai riconoscono che, alla luce dei recenti eventi, la transizione sistemica globale è stata accelerata, in particolare vista la reazione occidentale guidata dagli Stati Uniti all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina; pochi, però, sanno quale ne sarà il risultato finale. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha visitato la Cina in occasione dei colloqui multilaterali sull’Afghanistan; colloqui durante i quali ha detto al suo omologo cinese Wang Yi che questi due grandi Paesi continueranno a muoversi verso “un ordine mondiale multipolare, giusto e democratico“. Tutti ormai riconoscono che, alla luce dei recenti eventi, la transizione sistemica globale è stata accelerata, in particolare vista la reazione occidentale guidata dagli Stati Uniti all’operazione militare speciale della Russia in Ucraina; pochi, però, sanno quale ne sarà il risultato finale. Mentre molto ancora rimane in movimento, i mattoni di questo ordine mondiale multipolare sono già stati posati e consentono di prevedere l’esito di questo complesso processo una volta che sarà, finalmente, completato. Il paradigma attraverso il quale tutto dovrebbe essere analizzato è la Carta delle Nazioni Unite, che pone le basi del diritto internazionale. Leggendolo, si ricorderà che la sua visione è veramente multipolare ma non si è potuta realizzare al momento della promulgazione di quel documento a causa della Guerra Fredda che è iniziata subito dopo. Lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991 ha portato a un breve periodo di egemonia unipolare americana negli affari globali, sebbene, secondo la maggior parte delle stime, questa posizione predominante degli Stati Uniti nel sistema internazionale abbia iniziato a venire meno a partire dal 2008: la crisi finanziaria esplosa in quel periodo ha scosso la posizione economica globale di questa superpotenza e ha creato opportunità per altri Paesi per svolgere un ruolo più influente a livello internazionale. L’istituzione del G20 è l’incarnazione di questo risultato. Un altro esempio del declino dell’egemonia economica statunitense è stata la formazione del cosiddetto BRICS tra le economie in rapido sviluppo: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Russia, India e Cina sono considerate il fulcro di questa struttura e il loro formato di cooperazione trilaterale è noto come RIC. Sono, inoltre, anche membri della Shanghai Cooperation Organization (SCO), che è un’altra piattaforma di cooperazione multipolare che inizialmente si concentrava maggiormente sulle tematiche legate alla sicurezza, a differenza, invece, dell’attenzione riservata ai BRICS sull’economia. L’incertezza sullo status del dollaro come valuta di riserva globale è sintomo che anche l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti è in declino. Il congelamento dei beni esteri della Russia all’interno delle loro giurisdizioni da parte dell’America e dei suoi alleati europei è stato descritto da Mosca come un furto e dimostra che i beni di nessun Paese in quelle regioni siano al sicuro dall’avere un destino simile a quello russo per ragioni politiche. Ci sono state anche segnalazioni secondo cui la superpotenza petrolifera Arabia Saudita potrebbe iniziare ad accettare yuan cinese come pagamento in futuro. Se ciò dovesse accadere, il dollaro non sarà più conosciuto come il cosiddetto petrodollaro poiché da qui in avanti un petroyuan sarebbe in...
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di Andrew Korybko ARTICOLO ORIGINALE Il presidente turco Erdogan all’inizio di questa settimana ha rinnovato la sua precedente offerta di mediazione tra Russia e Ucraina, il che ha spinto Mosca a rifiutare ancora una volta educatamente la sua proposta incoraggiando, però, Ankara a convincere Kiev ad attuare finalmente gli accordi di Minsk. Lo stesso giorno, Axios ha riferito che il primo ministro “israeliano” Bennett ha fatto una proposta simile durante il suo incontro con il presidente Putin in ottobre; proposta, anch’essa, educatamente respinta. Questi sviluppi interconnessi suggeriscono che la Russia non vuole davvero alcuna mediazione con l’Ucraina, ma solo l’attuazione degli accordi di Minsk da parte del Paese vicino. Questa è, dopo tutto, la radice primaria dei loro problemi. In seguito all’approvazione da parte dell’UNSC di una risoluzione pertinente su di essi, tali accordi sono sanciti dal diritto internazionale, ma l’Ucraina continua a ignorare i suoi obblighi legali. Ciò a sua volta ha provocato il persistere delle tensioni tra questi due Paesi, che sono sfruttati dagli Stati Uniti. A Mosca sospettano che la fazione anti-russa delle burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche permanenti degli Stati Uniti – “deep State” – stia complottando per spingere l’Ucraina a provocare un terzo round di ostilità nella guerra civile nel Donbass. Questo sviluppo potrebbe, quindi, servire come pretesto agli USA per consegnare all’Ucraina missili d’attacco sotto la copertura dei cosiddetti “sistemi antimissilistici”, esattamente come la Russia ha già in precedenza fatto notare. Questi sospetti costituiscono la crisi missilistica non dichiarata e provocata dagli Stati Uniti in Europa. Rimuovendo quel pretesto attraverso il tardivo adempimento degli accordi di Minsk da parte dell’Ucraina, le tensioni nella regione, alla fine, svanirebbero e la stabilità ritornerebbe nel continente. Purtroppo, la Russia ritiene che il Governo ucraino sia sotto il controllo per procura del suo patrono americano. È qui che i partner russi più stretti come “Israele” e la Turchia potrebbero tentare di svolgere un ruolo pragmatico. Invece di offrirsi di mediare tra i leader russo e ucraino, farebbero bene a spingere quest’ultimo nella direzione di adempiere ai suoi obblighi internazionali. Solo allora un potenziale vertice tra i Presidenti potrebbe diventare una possibilità politicamente realistica. Tuttavia, perché ciò accada, l’Ucraina deve sfidare coraggiosamente il suo patrono americano o sperare che l’influenza della fazione antirussa del “deep state” di quest’ultimo svanisca al punto da non cercare più di sabotare questo processo. Non è chiaro, però, esattamente quale grado di influenza, nel caso, “Israele” e la Turchia esercitino sull’Ucraina. Quei due Paesi, infatti, sono stretti partner di Kiev, anche se resta da vedere se questo li ha impregnati di un’influenza pertinente. Inoltre, anche le loro rispettive relazioni con gli Stati Uniti sono attualmente complicate. L’America accusa la Turchia di tradire lo spirito della NATO acquistando S-400 dalla Russia, mentre “Israele” sospetta che il suo principale alleato stia prendendo posizioni compromettenti in materia di sicurezza regionale continuando a negoziare con l’Iran. Entrambi, quindi, hanno motivi egoistici per cercare di incoraggiare l’Ucraina a sfidare gli Stati Uniti, ma molto probabilmente si rifiuteranno...
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Insieme alla continua incertezza economica globale che circonda il COVID-19, il risultato è che l’UE continuerà a soffrire di prezzi elevati e forniture inaffidabili fintanto che si rifiuta di raggiungere pragmaticamente accordi di fornitura a lungo termine con la Russia. ARTICOLO ORIGINALE Il presidente Putin ha recentemente espresso esasperazione per le politiche controproducenti adottate dall’UE nel mezzo della crisi energetica in corso trovandosi d’accordo con un rappresentante della Duma che in precedenza aveva avvertito di come l’Europa fosse a rischio di congelamento a causa della politicizzazione delle sue politiche sulle importazioni di gas russo. Nelle stesse parole del leader russo, “Sì, sono d’accordo con la tua valutazione. Ed è anche stupido per chi sta ritardando il sistema (Nord Stream II), poiché maggiori quantità di gas nel mercato europeo abbasserebbero sicuramente il prezzo delle transazioni spot. Non vogliono acquistare direttamente da noi, ma per loro il prezzo scenderebbe drasticamente. Stanno solo abbattendo il ramo su cui sono seduti. È una cosa eccezionale”. È molto raro che il presidente Putin esprima esasperazione su qualsiasi argomento, per non parlare delle politiche di altri Paesi, ma questo dimostra quanto controproducente crede che siano le scelte dell’Unione Europea. Contrariamente a quanto affermano molti sia nel Mainstream Media che nella Alt-Media Community (AMC) – ciascuno per le proprie ragioni ideologiche ovviamente e nel conseguimento di diversi fini narrativi – la Russia non vuole che l’Europa si congeli. Mosca vuole sinceramente continuare la cooperazione energetica reciprocamente vantaggiosa e non è affatto interessata a “punire” i Paesi europei attraverso la sospensione delle forniture per motivi politici. Ecco perché questo esaspera così tanto il presidente Putin. Le politiche “verdi” radicali dell’UE e la paranoia anti-russa sono direttamente responsabili dell’aggravamento della crisi energetica in corso. I primi si riferiscono alla transizione accelerata del blocco europeo verso le cosiddette fonti energetiche “verdi”, avvenuta a scapito di quelle convenzionali (combustibili fossili) esistenti. Il risultato ottenuto è che l’UE non dispone di forniture di carburante sufficienti per accogliere la graduale ripresa dell’economia degli ultimi mesi dopo che le conseguenze economiche degli sforzi non coordinati della comunità internazionale per contenere il COVID-19 le hanno inferto un duro colpo negli ultimi due anni. Avrebbero dovuto attuare gradualmente politiche moderate con il senno di poi invece di accelerare l’attuazione di politiche radicali. Il secondo fattore riguarda i timori di alcuni Paesi – istigati dagli Stati Uniti – riguardo alle presunte intenzioni politiche della Russia riguardante il suo ruolo nella fornitura di energia all’UE. Gli Stati baltici e la Polonia hanno costantemente affermato, senza alcuna base fattuale, che la Russia vuole “punire” tutta l’UE per qualsiasi motivo, che si tratti dei cosiddetti standard “democratici” e “diritti umani” o dell’imposizione di sanzioni contro la Grande Potenza Eurasiatica. Non una volta la Russia ha mai “armato” l’energia, eccezion fatta all’inizio degli anni 2000 relativamente al mancato pagamento delle forniture ricevute dall’Ucraina e al successivo prelievo di risorse energetiche mentre queste transitavano verso ovest attraverso il suo territorio. La Russia, così, chiuse le sue rotte di esportazione in base a un accordo contrattuale esistente al...
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di Andrew Korybko Originale: http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2261 Traduzione di: Marco Ghisetti Lungi dallo sfruttare l’energia come un’arma per far congelare l’Europa in seguito ad un presunto rancore geopolitico, la Russia ha sfruttato le proprie esportazioni di energia in questo periodo di crisi per risanare le relazioni bilaterali e migliorare il modo in cui i popoli dei propri vicini la percepiscono. La falsa narrazione, usata come arma, degli Stati Uniti, che sostiene che la Russia starebbe usando le sue esportazioni di energia in Europa come se fossero un’arma, sono state zittite nel momento in cui la Grande Potenza Eurasiatica ha promesso di venire in aiuto dei propri vicini e aiutarli a sopravvivere alla crisi energetica in corso. Infatti, nonostante la paura che avevano fomentato sul gasdotto Nord Stream II appena completato, erano gli stessi Stati Uniti ad aver aumentato le loro importazioni di petrolio dalla Russia, tanto da spingere Bloomberg (che certamente non può essere considerato un emittente a favore della Russia, né tantomeno uno che fa “propaganda filo-Russia”) a riportare ad agosto che “la Russia ottiene la seconda posizione tra i fornitori stranieri di petrolio agli Stati Uniti”. Questo fatto sorprendente è stato confermato dalle statistiche pubblicate sul sito dalla US Energy Information Amministration. L’uscente cancelliere tedesco Merkel, che è ritenuta essere la forza più potente ed influente dell’UE, ha detto che la Russia sta rispettando tutti i contratti stipulati e che non va biasimata per la crisi energetica europea. Il Presidente russo Putin aveva precedentemente attribuito l’impennata dei costi energetici a un’isteria e al disordine presenti sul mercato energetico causati dalla cattiva gestione della transizione carbonifera di molti Paesi. Ha anche detto che la Commissione Europea ha fatto un errore a passare dal stipulare contratti a lungo termine sul gas al commercio ad una gestione di mercato. Il Presidente russo ha poi riaffermato che Gazprom non ha mai rifiutato di aumentare le forniture di gas ogniqualvolta fosse richiesto ed ha incaricato il suo ministro dell’energia di garantire il transito attraverso l’Ucraina non venga interrotto. Tutti questi sviluppi dimostrano che la Russia è il partner energetico più affidabile dell’UE. Il gasdotto Nord Stream II, recentemente completato, e il Turkish Stream contribuiranno alla sicurezza energetica dell’Unione, in particolar modo per quanto riguarda la possibilità di sopravvivere alla crisi energetica in corso. L’opposizione statunitense ad entrambi i progetti era dettata dall’egoismo e mirava a spingere gli alleati statunitensi ad affidarsi alla esportazioni di GNL statunitense, che sono molto più costose e relativamente meno affidabili. Il mondo intero può ora vedere che sarebbe stato controproducente se l’UE si fosse pienamente conformata ai voleri del proprio patrono. È una fortuna che ci siano ancora degli alleati degli Stati Uniti che conservano una parvenza di sovranità strategica e che hanno saggiamente approfondito i propri legami energetici con la Russia nonostante le pressioni statunitensi volte a tagliarli. Tutto questo dimostra l’importanza di alcuni punti. In primo luogo, sono gli Stati Uniti ad essere il partner inaffidabile, in tutti gli aspetti, dell’Europa – non la Russia. La Grande...
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di Andrew KorybkoTraduzione di: Marco GhisettiArticolo originale: https://orientalreview.org/2018/05/07/russias-grand-strategy-in-afro-eurasia-and-what-could-go-wrong/ La grande strategia della Russia nel XXI secolo consiste nel diventare la suprema forza di “bilanciamento” nell’Afro-Eurasia grazie ad un’abile gestione diplomatica dei molteplici conflitti presenti nell’emisfero. La maggior difficoltà non sarà posta dalle guerre ibride degli Stati Uniti, ma dalla Russia stessa nel caso in cui i diplomatici e la comunità degli esperti russe non riusciranno a spiegare tale strategia alle masse. La Russia sembra essere diventata uno degli argomenti preferiti di cui parlare, anche per coloro che nemmeno lontanamente nutrono alcun interesse verso politica internazionale; apparentemente, chiunque si è fatto un’opinione personale su quella che sarebbe la grande strategia russa. Coloro che sono inclini a credere ai maggiori mezzi d’informazione occidentali tendono a crede o che la Russia voglia conquistare manu militari il mondo o che sia solo una questione di poco tempo prima che la Russia, a causa di una cattiva gestione dei propri affari interni, collassi su se stessa. Inoltre, svariati seguaci dei mezzi d’informazione alternativi pensano erroneamente che la Russia si sia investita di una missione volta a salvare il mondo dall’unipolarismo a guida statunitense in tutte le sue varie manifestazioni e che Putin, gran maestro degli scacchi a cinque dimensioni, stia impeccabilmente riscuotendo un successo dopo l’altro. Tutte e tre queste posizioni non colgono la realtà fattuale della strategia generale russa, la quale può essere meglio riassunta come un tentativo di trasformarsi nella suprema forza “bilanciatrice” del XXI secolo nell’Afro-Eurasia grazie ad una abile gestione diplomatica dei conflitti nell’emisfero. Dalla “svolta Ummah” all’“anello d’oro” Questo ambizioso piano ha le sue origini nella fazione “progressista” dello “Stato profondo” russo (burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche), il quale ha coraggiosamente deciso di gettare via le catene sovietiche del passato storico e di avviare un avvicinamento rivoluzionario con attori non tradizionali, tra i quali Turchia, Arabia Saudita, Azerbaijan e Pakistan, in ciò che può essere impropriamente definito “svolta Ummah”. Nel post-Guerra Fredda i pionieri di tale svolta in politica estera hanno “riempito il vuoto (geografico)”, che i loro predecessori avevano lasciato incustodito dopo aver “chiuso” l’Eurasia, avvicinandosi con la Germania a ovest e la Cina a est, per cui è più che ragionevole ritenere che per la Russia sia arrivata l’ora guardare a sud, verso i Paesi a maggioranza musulmana che territorialmente si estendono su quella parte del confine euroasiatico. Nel mentre la Russia si adoperava in questo senso, la Cina ha svelato la propria visione globale della Nuova Via della Seta, la quale fornisce una base infrastrutturale per interconnettere insieme i nodi geopolitici del continente e per costruire le basi strutturali per l’emergente Ordine Mondiale Multipolare. In risposta alle sanzioni anti-russe dell’Unione Europea, che Bruxelles ha imposto su pressione statunitense, che la hanno estromessa fuori dall’Eurasia occidentale, Mosca ha “riequilibrato” la sua politica estera, che era fino ad allora guardava per la maggior parte l’Europa, e diversificato i propri sforzi diplomatici nella “svolta Ummah”, la quale ha portato alla creazione di due nuove cooperazioni trilaterali. La prima...