A cura di Andrea Turi Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo ha intervistato Albert Ettinger sui fatti che hanno animato le regioni dello Xinjiang, del Tibet e di Hong Kong ma anche sulla situazione internazionale e sui rapporti tra Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti. Signor Ettinger intanto la ringrazio per la sua disponibilità. La nostra “intervista” sarà inserita nel Focus che il Centro di Studi Eurasia e Mediterraneo sta conducendo sullo Xinjiang. Prima di passare a parlare di questa regione autonoma della Cina, vorrei approfittare della sua conoscenza approfondita di un’altra regione autonoma della Repubblica popolare cinese, il Tibet. Si parla molto meno del Tibet oggi che in passato. Cosa è successo nel frattempo e, soprattutto, perché l’hype mediatico si è calmato? Il Tibet è tenuto a “bagnomaria” ma la questione tornerà presto ad occupare un posto nella propaganda anti-cinese promossa dall’Occidente? L’impressione che nella propaganda anti-cinese dei nostri principali media occidentali il Tibet sia stato messo da parte a favore dello Xinjiang non è certamente falsa. Ci sono diverse cause per questo. Primo, c’è l’evoluzione nel Tibet stesso. Gli ultimi disordini orchestrati da Washington e Dharamsala dove risiede il “governo tibetano in esilio” risalgono ormai al 2008. Lo spettacolare boom economico in Tibet, dovuto ai massicci aiuti e alle grandi opere infrastrutturali da parte dello Stato cinese, ha fatto sì che sia diventato sempre più difficile descrivere il Tibet come “l’inferno in terra”. Poi la narrazione di “1,2 milioni di morti tibetane”, “genocidio” ed “etnocidio” è stata seriamente messa in discussione anche all’interno della cerchia dei sostenitori della “causa tibetana”. Ma soprattutto il Tibet è meno importante dello Xinjiang da un punto di vista geostrategico: più ricco e popoloso, quest’ultima regione svolge un ruolo essenziale nel grande progetto cinese della “Nuova Via della Seta”. Il movimento separatista uiguro ha il vantaggio di avere stretti legami con l’islamismo politico, il jihadismo internazionale, il panturchismo e l’estremismo di destra turco (i “Lupi grigi”). Il suo potenziale di danno e, quindi, le possibilità di destabilizzare lo Xinjiang sono molto più alte rispetto alla situazione in Tibet. Ciò non significa che la “questione tibetana” non abbia più alcun ruolo. Il Tibet può sempre tornare al centro dell’interferenza statunitense negli affari interni della Cina. Questo sarà certamente il caso quando l’attuale Dalai Lama morirà e quando sarà necessario nominare un nuovo leader spirituale lamaista. Fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti hanno preso iniziative su questo argomento che hanno ricevuto un po’ di copertura mediatica. Alla fine del 2019, Sam Brownback nominato “Ambasciatore di buona volontà degli Stati Uniti per la libertà religiosa nel mondo” da Donald Trump, ha dichiarato che “gli Stati Uniti vogliono che l’ONU venga coinvolta rapidamente nella scelta del prossimo Dalai-Lama per impedire alla Cina di influenzare il processo di designazione.” Alla fine del 2020 il Senato degli Stati Uniti ha adottato una legge che prevede sanzioni contro qualsiasi funzionario cinese che cerca di identificare e installare un Dalai Lama approvato dal Governo cinese. Questo Tibetan Policy...
Mese: Luglio 2021
di Leonid Savin Il 2 luglio 2021, il presidente russo Vladimir Putin ha confermato la nuova strategia di sicurezza nazionale del Paese [1]. Essa sostituisce il precedente documento del 31 dicembre 2015 ed è già entrata in vigore. Si nota fin dalle prime pagine che la formulazione è meno astratta e vi sono state elaborate molte disposizioni. Pertanto, tra le minacce si menzionano ripetutamente le azioni degli Stati Uniti e le attività della NATO, nonché le attività di gruppi terroristici ed estremisti. Nelle disposizioni generali, i concetti di base rimangono invariati, ma ora ci sono informazioni sul rafforzamento dello Stato sovrano e sulla resistenza ai tentativi di esercitare pressioni esterne. Vengono usate espressioni come “potere forte” e “valori fondamentali” e la Russia è definita come uno Stato sociale governato da uno Stato di diritto. La Nuova Strategia è stata pubblicata a seguito di modifiche alla Costituzione e all’inizio del testo si fa riferimento alla legge principale che indica il rapporto tra questi due documenti. La seconda parte rileva l’emergere di nuovi centri di potere che stanno portando a cambiamenti nella struttura dell’ordine mondiale. Tuttavia, non si fa menzione di un passaggio al policentrismo (come nel documento precedente). Si parla invece di cooperazione multilaterale senza linee di divisione sotto il ruolo centrale di coordinamento dell’ONU. Altresì, [la nuova strategia] afferma direttamente che i Paesi occidentali vogliono preservare la loro egemonia, aumentare le disparità nello sviluppo, utilizzare due pesi e due misure ed esercitare pressioni politiche ed economiche sulla Russia e sui suoi partner. Si tenta, con un falso pretesto, di ostacolare lo sviluppo della Russia nell’Artico e nelle vie di trasporto. È rivelatore che il documento menzioni una crisi del modello liberale occidentale, dando rilevanza alla questione della leadership morale e alla creazione di una base ideologica attraente per un futuro ordine mondiale. La tempestività e l’importanza della Russia nello sviluppo della propria ideologia possono essere lette tra le righe. Insieme alla prospettiva di nuove sfide e minacce, il documento cita anche ulteriori opportunità per la Russia se il Paese è pronto a realizzare i suoi vantaggi competitivi, inclusa l’attrattiva del suo sistema di valori. L’elenco degli interessi nazionali e delle priorità strategiche include non solo lo sviluppo economico sostenibile e il mantenimento della stabilità sia a livello nazionale che all’estero, ma anche il risparmio e lo sviluppo del potenziale umano, la protezione della sovranità e dell’integrità territoriale della Russia, il rafforzamento dei valori spirituali e morali tradizionali e la conservazione del patrimonio storico. Viene ripetutamente menzionata l’importanza di aumentare la popolazione del Paese, sostenere la famiglia e la maternità, aumentare il tasso di natalità e migliorare la motivazione ad avere molti figli. La sezione sulla difesa si concentra su due minacce (anche se non ne parla direttamente) – gli Stati Uniti e la NATO – e rileva l’escalation in Medio Oriente, Nord Africa e Afghanistan. Rileva anche i tentativi dall’esterno di influenzare la situazione all’interno del Paese, approfittando di vari problemi e difficoltà socio-economici […] [Continua su Idee & Azione]...
di Andrew KorybkoTraduzione di: Marco GhisettiArticolo originale: https://orientalreview.org/2018/05/07/russias-grand-strategy-in-afro-eurasia-and-what-could-go-wrong/ La grande strategia della Russia nel XXI secolo consiste nel diventare la suprema forza di “bilanciamento” nell’Afro-Eurasia grazie ad un’abile gestione diplomatica dei molteplici conflitti presenti nell’emisfero. La maggior difficoltà non sarà posta dalle guerre ibride degli Stati Uniti, ma dalla Russia stessa nel caso in cui i diplomatici e la comunità degli esperti russe non riusciranno a spiegare tale strategia alle masse. La Russia sembra essere diventata uno degli argomenti preferiti di cui parlare, anche per coloro che nemmeno lontanamente nutrono alcun interesse verso politica internazionale; apparentemente, chiunque si è fatto un’opinione personale su quella che sarebbe la grande strategia russa. Coloro che sono inclini a credere ai maggiori mezzi d’informazione occidentali tendono a crede o che la Russia voglia conquistare manu militari il mondo o che sia solo una questione di poco tempo prima che la Russia, a causa di una cattiva gestione dei propri affari interni, collassi su se stessa. Inoltre, svariati seguaci dei mezzi d’informazione alternativi pensano erroneamente che la Russia si sia investita di una missione volta a salvare il mondo dall’unipolarismo a guida statunitense in tutte le sue varie manifestazioni e che Putin, gran maestro degli scacchi a cinque dimensioni, stia impeccabilmente riscuotendo un successo dopo l’altro. Tutte e tre queste posizioni non colgono la realtà fattuale della strategia generale russa, la quale può essere meglio riassunta come un tentativo di trasformarsi nella suprema forza “bilanciatrice” del XXI secolo nell’Afro-Eurasia grazie ad una abile gestione diplomatica dei conflitti nell’emisfero. Dalla “svolta Ummah” all’“anello d’oro” Questo ambizioso piano ha le sue origini nella fazione “progressista” dello “Stato profondo” russo (burocrazie militari, di intelligence e diplomatiche), il quale ha coraggiosamente deciso di gettare via le catene sovietiche del passato storico e di avviare un avvicinamento rivoluzionario con attori non tradizionali, tra i quali Turchia, Arabia Saudita, Azerbaijan e Pakistan, in ciò che può essere impropriamente definito “svolta Ummah”. Nel post-Guerra Fredda i pionieri di tale svolta in politica estera hanno “riempito il vuoto (geografico)”, che i loro predecessori avevano lasciato incustodito dopo aver “chiuso” l’Eurasia, avvicinandosi con la Germania a ovest e la Cina a est, per cui è più che ragionevole ritenere che per la Russia sia arrivata l’ora guardare a sud, verso i Paesi a maggioranza musulmana che territorialmente si estendono su quella parte del confine euroasiatico. Nel mentre la Russia si adoperava in questo senso, la Cina ha svelato la propria visione globale della Nuova Via della Seta, la quale fornisce una base infrastrutturale per interconnettere insieme i nodi geopolitici del continente e per costruire le basi strutturali per l’emergente Ordine Mondiale Multipolare. In risposta alle sanzioni anti-russe dell’Unione Europea, che Bruxelles ha imposto su pressione statunitense, che la hanno estromessa fuori dall’Eurasia occidentale, Mosca ha “riequilibrato” la sua politica estera, che era fino ad allora guardava per la maggior parte l’Europa, e diversificato i propri sforzi diplomatici nella “svolta Ummah”, la quale ha portato alla creazione di due nuove cooperazioni trilaterali. La prima...
di Andrew Korybko Articolo Originale: http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2127Traduzione di: Marco Ghisetti Il forte sostegno offerto dal ministro degli esteri russo Sergey Lavrov alla connettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale mostra che il suo Paese è sul punto di completare il progetto del Grande Partenariato Euroasiatico per collegare il supercontinente. Costruire il Grande Partenariato Euroasiatico è uno dei principali obiettivi della grande strategia russa, tramite cui vuole connettere il supercontinente per il tramite di progetti infrastrutturali e accordi commerciali al fine di accelerare l’avvento dell’ordine mondiale multipolare. Tale obiettivo fa il paio con quello della Cina di stabilire una comunità di destino comune per l’umanità, che migliorerà la stabilità strategica rendendo tutti i Paesi – compresi quelli tra loro rivali – interessati al successo reciproco. Il ministro degli affari esteri russo Sergey Lavrov ha appoggiato con entusiasmo l’interconnettività tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale durante la conferenza di settimana scorsa nella capitale uzbeka di Tashkent, conferenza che si è rivelata un momento importantissimo per il Grande Partenariato Euroasiatico poiché essa aggiungerà il pezzo mancante al puzzle geo-economico. Alcune delle parole del grande diplomatico meritano di essere evidenziate: «La natura rappresentativa di questo evento è la vivida prova della crescente domanda di unificazione in Eurasia e nel resto del mondo… Stiamo considerando la questione della connettività tra l’Asia centrale e meridionale principalmente attraverso l’insieme dei processi di integrazione che hanno generato un forte dinamismo in tutta la regione euroasiatica. La Russia è stata sempre a favore della formazione del Grande Partenariato Euroasiatico, cioè di un progetto di integrazione di tutto lo spazio che va dall’Oceano Atlantico al quello Pacifico, e che sia al più possibile disponibile alla libera circolazione delle merci, dei capitali, della forza lavoro e dei servizi e aperto, senza eccezione, a tutti i Paesi del continente che condividiamo, l’Eurasia, e le unioni dei vari progetti di integrazione, tra cui l’Unione Economica Eurasiatica, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico. … L’approfondimento e l’espansione della cooperazione in vista dell’integrazione nel quadro dell’Unione Economica Eurasiatica è una parte inalienabile del processo di nascita del Grande Partenariato Euroasiatico… In questo ambio contesto, una maggiore connettività tra l’Asia centrale e meridionale sta già aprendo nuove prospettive nello sviluppo dei processi commerciali, economici e di investimento nel continente euroasiatico. In primo luogo, ciò implica un’espansione delle vie di trasporto, in particolare ferroviarie, tra le due regioni. Ciò diventerebbe un elemento importante nella creazione di uno spazio logistico unito e senza soluzione di continuità che collegherebbe i porti meridionali dell’Iran e dell’India con le città settentrionali della Russia e dei Paesi dell’Unione Europea. Le ferrovie russe, insieme ai suoi partner, sono pronte a partecipare a studi circa la fattibilità dei relativi progetti. Abbiamo accettato con interesse la proposta del Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev di allineare la ferrovia transiberiana e il corridoio Europa-Cina occidentale con nuovi progetti regionali. Siamo pronti a discutere dettagliatamente questa iniziativa. L’idea di allineare le infrastrutture energetiche dell’Asia centrale e meridionale è molto promettente....
di Patrizio Antonini Giorgio Bianchi – Teatri di Guerra ContemporaneiMimesis 2021 Quando un fotografo conduce un lavoro di documentazione a lungo termine in un territorio non si limita ad accumulare immagini in un hard disk, ma diventa in qualche modo parte integrante del tessuto sociale di quel luogo. L’accesso privilegiato nell’intimità delle vite dei protagonisti fa sì che il suo punto di vista diventi sovrapponibile, o quantomeno complementare, a quello dei personaggi delle sue storie. In quest’ottica, la testimonianza del fotografo non si limita a fungere da didascalia alle immagini, ma diviene anch’essa parte del racconto. Teatri di guerra contemporanei, oltre a raccogliere alcune delle più significative immagini realizzate da Giorgio Bianchi in Siria e Ucraina, è il racconto dei conflitti avvenuti in quei luoghi e delle loro conseguenze sulle popolazioni attraverso gli occhi di un testimone che li ha vissuti in prima persona assieme ai protagonisti delle sue storie. 1. Il Teatro Esistono motivi, per molti banali e scontati, eppure così sfuggenti al lettore e al giornalista dei media massivi, che rendono il controllo della Crimea inquadrabile nelle logiche di espansione e di vantaggio tellurico e talassocratico d’una potenza che sono parte di strategie secolari. Ancor più sfuggenti, agli stessi soggetti, seppur, come detto, “banali” per altri, sono quei motivi che hanno poi risucchiato le ragioni del conflitto della Crimea nell’imbuto del Donbass, scenario che Giorgio Bianchi ha documentato in una maniera che potremmo definire unica, con la sua pubblicazione Teatri di Guerra Contemporanei (Mimesis, 2021). Le ragioni di principio possono essere certamente inserite già in un contesto di fine ‘800 e nelle parole di colui che per molti è il padre di quella scienza chiamata Geopolitica, Halford Mackinder: “Chi controlla l’Europa orientale comanda l’Heartland, chi comanda l’Heartland comanda il world island, chi comanda il World Island comanda il mondo” [1] (Halford Mackinder) Le parole di Mackinder esprimono, tra le altre cose, il sottotesto riguardante un bisogno del Regno Unito di uscire da una spinta egemonica mondiale indebolita nelle fasi vittoriane, in un periodo poco postumo a quello che vedeva in alcuni stati nazionali uno slancio vigoroso; come quello degli Stati Uniti di Abramo Lincoln e il suo sistema economico che, trovava una sinergia sull’argomento dell’abolizione dello schiavismo con La Russia dello Zar Alessandro II che programmava al contempo il suo sviluppo ferroviario. (1) Temuta era anche la Germania in un periodo di massima audacia ed in generale uno sviluppo autonomo e protezionistico degli stati nazionali definiti già al tempo “egoisti e autocratici”, (2) che non poco preoccupavano una parte dell’Inghilterra. Quella parte, intendiamo, più incline all’abbandono delle logiche elitarie nazionali e tradizionaliste di stampo vittoriano e più propensa invece ad instaurare strategie “contro-elitarie” progressiste, sovrannazionali e globali che si sarebbero espresse, lungo il ‘900, a forme ammodernate e camuffate di imperialismo. Solo in parte questo discorso è ereditato da quello volto ad esaminare i tanti “teatri di guerra” – a volerla dire con il titolo del reportage di Giorgio Bianchi – che nella storia hanno attraversato la...
A cura di Marco Ghisetti La commissione della camera bassa dell’assemblea di Stato russa (la Duma) sull’interferenza negli affari interni della Russia considera le incongruenze temporali presenti nella bozza del rapporto dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) circa il presunto avvelenamento di Alexey Navalny la prova della complicità della Germania nella provocazione anti-russa, ha detto il presidente della commissione Vasily Piskarev. Prima di ciò, la portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova aveva scritto sul suo canale Telegram che la bozza del rapporto presentato dall’OPCW presenta grosse incongruenze nella ricostruzione dell’avvelenamento di Navalny, incongruenze che il Segretariato tecnico non è stato in grado di giustificare. La bozza sostiene che il Segretariato tecnico dell’OPCW aveva preparato una missione di assistenza tecnica “in relazione al sospettato avvelenamento di un cittadino russo” su richiesta della Germania il 20 agosto 2020, cioè il giorno dell’incidente Navalny. Il diplomatico ha sottolineato che la stesura della richiesta presentata dalla Germania all’OPCW è una procedura che dovrebbe richiedere molto tempo, per cui non è possibile che sia stata presentata il medesimo giorno. “Prendendo spunto da Maria Zakarova, abbiamo sottolineato diverse stranezze presenti nel rapporto dell’OPCW. Le informazioni secondo cui è su richiesta della Germania che alcuni esperti hanno indagato il presunto avvelenamento di Navalny, tramite un agente chimico bellico, prima ancora che avvenisse il ricovero del blogger richiedono chiarimenti ufficiali. Attualmente pensiamo al rapporto dell’OPCW come prova del legame tra le autorità tedesche e la provocazione contro la Russia”, ha affermato Piskarev. Il legislatore russo ha anche sottolineato che la Commissione non sembra interessata a “stabilire la verità di questo caso”: otto richieste presentate dall’ufficio del procuratore generale russo circa un’eventuale assistenza legale nel caso Navalny non hanno ancora ricevuto alcuna risposta. “La Commissione della Duma di Stato aveva presentato una richiesta alla dirigenza del Bundestag tedesco per fornire assistenza nello svolgimento delle indagini. Ma finora non abbiamo ricevuto nessuna risposta chiara dal Presidente del Bundestag, Wolfgan Schauble”, ha affermato il deputato. “Osserviamo la campagna di propaganda che è attualmente in corso e promossa con l’obiettivo di imporre sanzioni alla Russia; questo è un problema che rimane all’ordine del giorno per la Commissione”, ha detto Piskarev. Alexey Navalny fu portato d’urgenza in un ospedale locale nella città siberiana di Omsk il 20 agosto 2020 dopo esser collassato su di un volo diretto verso Mosca da Tomsk. Lì cadde in come e fu attaccato ad un respiratore in un’unità di terapia intensiva. Il 22 agosto fu trasportato in aereo a Berlino e ricoverato all’ospedale Charite. Il 2 settembre il governo tedesco ha affermato che il blogger era stato vittima di un agente tossico appartenente alla famiglia Novichok. Il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov ha sottolineato che nessuna sostanza velenosa era stata rilevata nel corpo di Navalny prima che egli fosse trasferito a Berlino.
I recenti sospetti della Polonia circa le ragioni strategiche statunitensi e tedesche che hanno spinto gli Stati Uniti ad abbandonare gran parte delle sanzioni contro il Nord Stream II in seguito al vertice Biden-Putin del mese scorso, oltre al sostegno berlinese al rinvigorito tentativo dell’ex primo ministro Tusk di spodestare il partito di governo polacco, pone lo Stato-guida dell’Europa centro-orientale in una posizione di svantaggio, ma inaspettatamente offre anche l’opportunità di negoziare un informale “patto di non aggressione” con la Russia, che permetterebbe a Varsavia di ricalibrare la sua attenzione alla lotta alla minacce poste alla sua sovranità da coloro che sulla carta sarebbero i suoi alleati. Quadro d’insieme La Polonia si è trovata in una situazione imbarazzante in seguito alle recenti mosse dei suoi “alleati” statunitensi e tedeschi. L’abbandono da parte degli Stati Uniti di gran parte delle sanzioni contro il Nord Stream II, il vertice Biden-Putin del mese scorso e il sostegno berlinese al rinvigorito tentativo dell’ex primo ministro Tusk di spodestare il partito di governo del Paese polacco hanno generato molti sospetti circa le motivazioni strategiche dietro queste azioni. Ciò mette inoltre il più grande Paese dell’Europa centro-orientale in una posizione di svantaggio dato che esso aveva irresponsabilmente delineato la propria politica estera nell’aspettativa che l’ex Presidente degli Stati Uniti Trump rivincesse le elezioni e continuasse a modellare la geopolitica europea avvicinandosi agli interessi polacchi.In poche parole, la Polonia crede che gli Stati Uniti l’abbiano pugnalata alle spalle stringendo un accordo con la Russia sul Nord Stream II a spese polacche. Inoltre, la Polonia è preoccupata che ciò possa incoraggiare la Germania a proseguire la campagna regionale di rivoluzioni colorate, di sostegno alle forze di opposizione liberal-globaliste contro i governi conservatori-nazionalisti dell’Europa centro-orientale, cosa che sembra stia precisamente avvenendo di nuovo in Polonia con il sostegno a Tusk e, in Ungheria, con il sostegno al movimento anti-cinese. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e la Germania continuano a manipolare magistralmente il “nazionalismo negativo” della Polonia nei confronti della Russia, al fine di convincere la classe dirigente polacca che la Russia rappresenti una minaccia militare nonostante l’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica vanifichi nei fatti tale pericolo. La mentalità d’assedio polacca Sotto pressione da ogni dove, nonostante quella russa sia il prodotto artificioso della campagna di guerra d’informazione capitanata da Stati Uniti e Germania al fine di togliere l’attenzione dal loro congiunto tentativo di cambiare regime a Varsavia, la storica “mentalità d’assedio” della classe dirigente polacca sta riaffiorando. Essa vede nemici ovunque, sia all’interno che all’esterno dei propri confini, e teme di poter perdere ancora una volta la propria sovranità. La più grande minaccia per la Polonia è però posta dagli Stati Uniti e dalla Germania, non dalla Russia, eppure la Polonia si è spinta ad agire come ponte occidentale in Bielorussia e Ucraina. La sua classe dirigente crede che sia nell’interesse nazionale polacco sostenere il movimento antigovernativo della Bielorussia e, in parallelo, rafforzare il governo della post-rivoluzione colorata ucraino nell’ottica di incorporare questi due Stati nella “Iniziativa dei...
di Richard Werner Il prof. Richard A. Werner è docente di Affari Bancari e Finanziari presso l’Università di De Montfort e presidente della Local First Community Interest Company, la quale si impegna a creare imprese comunitarie e banche comunitarie. Che un attacco cibernetico in Florida causi la chiusura di ottocento negozi in Svezia dimostra che il nostro sistema finanziario è già fin troppo interconnesso e suscettibile ad attacchi, eppure cosa vogliono fare le banche centrali? Imporre una maggiore centralizzazione.L’azienda informatica Kaseya ha sede a Miami in Florida; nei primi di luglio il suo programma di gestione informatica Virtual System Administrator (VSA) è stato compromesso da alcuni pirati tramite un virus che chiedeva il versamento di 70 milioni di dollari per interrompere e sbloccare il programma. Kaseya rifornisce circa 1.500 clienti in tutto il mondo, secondo Reuters, e, di fronte alla eventualità che ogni cliente possa cader vittima al tentativo di estorsione da parte del programma “REvil”, venerdì 2 luglio ha invitato tutti a spegnere con urgenza i propri sistemi informatici.Il danno maggiore si è probabilmente registrato a 8.000 chilometri di distanza dalla Florida, in Svezia, dove circa 800 supermercati Coop hanno chiuso i battenti quello stesso venerdì e sono rimasti chiusi per tutto il fine settimana poiché non riuscivano più ad accettare i pagamenti digitali. In Nuova Zelanda, anche scuole ed asili sono stati colpiti. Al 6 luglio, Kaseya non aveva ancora riavviato i propri sistemi informatici.Siccome la catena dei supermercati svedesi Coop (in svedese, Kooperativa Förbundet) distribuisce generi alimentari, una gran quantità di cibo fresco è stato fatto andare a male proprio nonostante le comunità locali volessero comprarlo. L’impatto dell’evento è davvero significativo: si stima che il gruppo Coop e i suoi relativi punti vendita rappresentino circa il 20% del commercio al dettaglio di generali alimentari in Svezia (dati del 2010). Ma i negozi erano davvero obbligati a chiudere? Storicamente, la Coop si era costituita con molti negozi locali cooperativi e indipendenti, che si sono poi fusi insieme in una grande catena di supermercati cooperativi. I principi cooperativi fondanti della Coop sono il fare affidamento su di sé, il prendersi la propria responsabilità e l’auto-sufficienza. “Prendersi la propria responsabilità significa che i membri si assumono la responsabilità della propria cooperativa, della sua fondazione e della sua vita”, cita il movimento. “(…) significa che i membri si prendono la responsabilità di assicurare che la loro cooperativa rimanga indipendente da altre organizzazioni pubbliche o private”. La chiusura dei suoi 800 negozi ha però dimostrato che la centralizzazione del gruppo Coop aveva tradito i suoi principi cooperativi fondanti.Cosa si può imparare da tutto ciò? Almeno due cose. Innanzitutto, i principi cooperativi sono saggi e, se le organizzazioni li rispettano, tali organizzazioni saranno resistenti alle crisi ed agli attacchi. L’impressione è che la Coop svedese abbia abbandonato le sue radici cooperative, diventando come tutte le altre cooperative che sono gestite da un livello centrale. Ora ne sta pagando il prezzo. È ironico che i negozi Coop abbiano dovuto chiudere. L’impressione è che...
di Andrew KorybkoTraduttore: Marco Ghisetti Articolo Originale in lingua inglese La violazione del confine marittimo russo nel Mar Nero da parte della flotta britannica avvenuto lo scorso mercoledì è un pericoloso tentativo di sabotare il riavvicinamento della Russia con l’Occidente, tentativo che ha causato un incidente in materia di sicurezza internazionale tra due grandi potenze nucleari. Lo scorso mercoledì il mondo è rimasto basito quando sono trapelate le notizie circa i colpi di avvertimento sparati dai caccia e dalle navi russe contro la flotta britannica nel momento in cui questa ha violato il confine marittimo nel Mar Nero della grande potenza eurasiatica. Da parte sua, Londra ha negato che tali colpi di avvertimenti siano stati sparati ed ha anzi insistito di aver rispettato le norme internazionali. Mosca ha immediatamente replicato accusando il Regno Unito di mentire, accusa che sembra essere accurata vista la similitudine che vi è con il resoconto offerto da un giornalista della BBC che si trovava sul posto. Il Regno Unito non riconosce la riunificazione democratica della Crimea con la Russia, cosa che spiega la sua affermazione secondo cui tutto ciò che ha fatto era “legale” e che suggerisce che il Regno Unito abbia deliberatamente cercato di provocare un incidente internazionale con la Russia. Ma perché lo ha fatto? Anche se non si può sapere con certezza, potrebbe essere che il Regno Unito ha cercato di sabotare il riavvicinamento tra Russia e Occidente che è cominciato con il vertice di Ginevra, vertice che ha visto i Presidenti Putin e Biden concordare circa il bisogno di ridurre le tensioni esistenti tra i loro Paesi e di gestire in modo più responsabile la loro competizione. Uno degli eventuali esiti di questo processo potrebbe essere l’isolamento strategico del Regno Unito in seguito alla Brexit, in particolar modo nel caso in cui si registrasse un complementare riavvicinamento russo-europeo. A questo proposito, potrebbe essere ben più di una coincidenza che la provocazione inglese contro la Russia sia avvenuta poche ore prima della proposta del Presidente Macron e del Cancelliere Merkel di invitare il Presidente Putin ad un incontro con tutti i capi di Stato europei in un futuro prossimo. Il Regno Unito potrebbe averlo scoperto in anticipo ed ha tentato quindi di sabotarlo. Il lettore non deve dimenticare che il Regno Unito ha condotto una feroce guerra ibrida contro la Russia negli ultimi due anni, guerra di cui ho cercato di vedere se per caso vi fossero gli inglesi dietro l’improvvisa decisione della Repubblica Ceca di espellere i diplomatici russi. La mia tesi è che l’evidenza empirica suggerisce fortemente che il Regno Unito post-Brexit si sta comportando come il cane da guardia degli Stati Uniti nell’Europa continentale. Tuttavia, in seguito alla recente svolta geopolitica circa il desiderio pubblicamente espresso nell’incontro di Ginevra sia da Washington che da Mosca sulla reciproca volontà di risanare le relazioni russo-statunitensi, è molto probabile che Londra sia rimasta all’asciutto. È anche molto probabile che il Regno Unito sia stato messo sotto pressione dalle fazioni anti-russe delle...
Traduzione di Giulio Chinappi, articolo originale qui Il 1° luglio si sono tenute in tutta la Cina le celebrazioni per il centenario del Partito Comunista Cinese, fondato nel 1921 da Li Dazhao e Chen Duxiu. In quest’occasione, il presidente della Repubblica Popolare Cinese e segretario generale del Partito Comunista, Xi Jinping, ha tenuto un lungo discorso che vi proponiamo nella sua traduzione integrale. Compagni e amici, Oggi, primo luglio, è un grande e solenne giorno nella storia sia del Partito Comunista Cinese che della nazione cinese. Ci riuniamo qui per unirci a tutti i membri del Partito e ai cinesi di tutti i gruppi etnici in tutto il Paese per celebrare il centenario del Partito, ripensando al glorioso viaggio che il Partito ha percorso in oltre 100 anni di lotte e guardando avanti alle brillanti prospettive di ringiovanimento della nazione cinese. Per iniziare, permettetemi di porgere le mie calorose congratulazioni a tutti i membri del Partito a nome del Comitato Centrale del PCC. In questa occasione speciale, è mio onore dichiarare a nome del Partito e del popolo che attraverso i continui sforzi dell’intero Partito e dell’intera nazione, abbiamo realizzato il primo obiettivo centenario di costruire una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti. Ciò significa che abbiamo portato a una soluzione storica al problema della povertà assoluta in Cina, e ora stiamo marciando fiduciosi verso l’obiettivo del secondo centenario di trasformare la Cina in un grande Paese socialista moderno a tutti gli effetti. Questo è un grande e glorioso traguardo per la nazione cinese, per il popolo cinese e per il Partito Comunista Cinese! Compagni e amici, La nazione cinese è una grande nazione. Con una storia di oltre 5.000 anni, la Cina ha dato un contributo indelebile al progresso della civiltà umana. Dopo la guerra dell’oppio del 1840, tuttavia, la Cina fu gradualmente ridotta a una società semicoloniale e semifeudale e subì danni maggiori che mai. Il Paese ha subito un’intensa umiliazione, il popolo è stato sottoposto a un grande dolore e la civiltà cinese è stata sprofondata nell’oscurità. Da quel momento, il ringiovanimento nazionale è stato il sogno più grande del popolo cinese e della nazione cinese. Per salvare la nazione dal pericolo, il popolo cinese ha combattuto coraggiosamente. Mentre i nobili patrioti cercavano di riunire la nazione, il Movimento del Regno Celeste di Taiping, il Movimento di riforma del 1898, il Movimento Yihetuan e la Rivoluzione del 1911 sorsero uno dopo l’altro, e una varietà di piani furono escogitati per garantire la sopravvivenza nazionale, ma tutto questo si è concluso con un fallimento. La Cina aveva urgente bisogno di nuove idee per guidare il movimento per salvare la nazione e una nuova organizzazione per radunare le forze rivoluzionarie. Con gli echi della Rivoluzione d’Ottobre russa del 1917, il marxismo-leninismo fu portato in Cina. Poi, nel 1921, mentre il popolo cinese e la nazione cinese stavano attraversando un grande risveglio e il marxismo-leninismo si stava integrando strettamente con il movimento operaio cinese, nacque il Partito Comunista Cinese. La fondazione di un partito comunista in Cina è...