22 Ottobre 2026

Andrew Korybko

Korybko
Autore: Andrew KorybkoTraduttore: Marco Ghisetti http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2068 La promessa del Presidente Xi di appoggiare pienamente la Siria in seguito alle sue ultime elezioni potrebbe essere un punto di svolta geopolitico se la retorica del messaggio presagisce una nuova realtà in cui la Repubblica Popolare assiste la sua controparte araba nell’aiutarla nel difficile tentativo di giostrarsi tra le varie pressioni straniere. L’azione di equilibrio siriana La Siria è impantanata in un dilemma geopolitico da un po’ di anni, anni nei quali è stata messa sotto pressione da potenze sia amiche che ostili per farle attuare delle riforme politiche con l’obiettivo di procedere difficoltosamente con il processo di pace. Ciò ha preso la forma sia della “bozza di costituzione” scritta dalla Russia nel 2017, che era un tipo di pressione molto velato e volto a trovare compromessi reciproci tra tutte le legittime parti conflittuali, sia la forma dei più aggressivi tentativi degli Stati Uniti volti ad obbligare Damasco a fare concessioni politiche unilaterali. Schiacciata tra queste due parti rivali che stanno essenzialmente promuovendo risultati strutturali molto simili, la Siria ha abilmente rafforzato le sue relazioni con l’Iran di modo da migliorare la sua posizione strategica e quindi guadagnare tempo in attesa di raggiungere un eventuale punto di svolta. I rischi iraniani Lo strumento iraniano della grande strategia siriana non è esente da difficoltà, poiché sia la Russia che gli Stati Uniti preferirebbero che le forze militari della Repubblica Islamica abbandonassero la Repubblica Araba – seppur per motivi diversi – nonostante le forze iraniane siano stati legalmente invitate ad operare a Damasco. La Russia auspica un ritiro iraniano dignitoso e graduale che possa portare ad una serie di accordi diplomatici volti a garantire una lunga pace nell’Asia occidentale, mentre invece gli Stati Uniti sono sempre stati semplicemente contrari all’espansione regionale dell’influenza iraniana per principio. Inoltre, tutti e due sono alleati di “Israele”, seppure in maniera diversa, il quale considera la presenza militare iraniana nella vicina Siria una seria minaccia alla propria sicurezza nazionale. Tuttavia, la Siria è rimasta fedele all’Iran e si è rifiutata di chiedere il ritiro delle truppe iraniane nonostante le centinaia di bombardamenti “israeliani”. Letture di contesto Il quadro generale è naturalmente molto più complesso di quanto riassunto sopra, ma i lettori intrepidi possono rileggere le analisi precedenti dell’autore di queste complicate dinamiche se sono interessati a conoscere più approfonditamente i dettagli e le varie dinamiche: * 3 febbraio 2017: “Siria: analizzando I dettagli della bozza di costituzione siriana scritta dalla Russia” * 22 agosto 2018: “Teoria del caos, guerra ibrida e futuro della Siria” * 3 febbraio 2021: “Intervista di Korybko al giornale iraniano Farhikhtegan” * 7 febbraio 2021: “La Siria dovrebbe parlare con gli Stati Uniti dato che i suoi alleati iraniani e russi lo stanno già facendo”. * 8 febbraio 2021: “Bilanciare gli interessi regionali in Siria è l’unico modo per raggiungere una soluzione di compromesso”. * 26 febbraio 2021: “Perché l’Alt-Media non chiede degli S-300 dopo l’ultimo colpo di Biden in Siria? * 17 marzo 2021:...
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Autore: Andrew KorybkoTraduzione: Marco Ghisetti Articolo originale: https://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2062 La coordinata pressione ai danni della Bielorussia seguita all’incidente di Ryanar della scorsa settimana suggerisce che l’Occidente vuole contro-intuitivamente che il Paese dell’Europa orientale diventi ulteriormente dipendente dalla Russia nonostante un intero anno di paure nutrire proprio a riguardo di scenario, ma che in realtà potrebbe in questo preciso momento essere silenziosamente ricercato nella speranza che ciò possa provocare un altro giro di Rivoluzioni Colorate e disordini. A prescindere della veridicità circa la narrazione dominante secondo cui la Bielorussia avrebbe finto l’allarme bomba di modo da arrestare un estremista che si trovava a bordo di un aereo che stava transitando sul proprio spazio aereo o se, invece, ciò sia un pretesto occidentale (e/o ucraino) atto a giustificare la prossima serie di aumento pianificato delle pressioni ai danni del Paese, non si può negare che i nemici stranieri del Presidente Lukashenko abbiano cercato di sfruttare fino all’ultima goccia lo scandalo. Dall’estromettere le compagnie aeree bielorusse dallo spazio aereo europeo all’imporre un nuovo giro di sanzioni mirate, il risultato finale sarà che la Bielorussia non potrà trovare il tanto necessario sollievo dalla crescente pressione se non abbracciando la Russia ancora più forte di prima. Era proprio questo lo scenario che l’Occidente temeva già da un anno, eppure sembra che quasi contro il proprio intuito ora vogliano che venga in essere proprio questa particolare eventualità, magari per provocare un altro giro di Rivoluzioni Colorate e di disordini. Grazie alle forze di sicurezza bielorusse si era riuscito a ristabilire l’ordine nel Paese nonostante per diversi mesi l’esito della campagna di cambio regime sostenuta da forze straniere fosse rimasto incerto. La situazione è ora per la maggior parte sotto controllo, ma come ogni buon osservatore dovrebbe ormai sapere, ciò non significa di certo che tutto rimarrà così per sempre. Le Rivoluzioni Colorate non muoiono mai definitivamente, ma rimangono semplicemente dormienti fino a quando un’altra opportunità si presenta in via naturale o fabbricata. Ciò sembra proprio essere il caso della Bielorussia in questo momento, dove l’atteso rafforzamento delle relazioni del Paese con la Russia in risposta all’ultima campagna di pressione occidentale potrebbe essere sfruttato per giustificare un nuovo giro di disordini teleguidati da un sentimento nazionalista artificialmente esacerbato. Dopo tutto, l’anno scorso uno dei pretesti pubblici per lo scoppio delle violenze fu che la Bielorussia fosse presumibilmente a rischio di perdere la sua sovranità a favore della Russia. Non è importante se lo scenario di effettiva “unificazione” tra i due Paesi fosse mai stato ritenuto seriamente possibile dagli osservatori stranieri (e che fosse sperato o temuto, a seconda della visione geopolitica dell’osservatore). Il fatto è che si è parlato per così tanto tempo di una bugia tanto da farla sembrare una realtà e fornire quindi la copertura per ciò che l’Occidente ha falsamente dipinto come “proteste a favore della democrazia/sovranità” scoppiate dopo le elezioni delle scorsa estate. Come ho avuto modo di scrivere a metà maggio, “Il nazionalismo negativo è un potente mezzo di mobilitazione politica in...
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di Andrew KorybkoTraduzione di Marco Ghisetti Articolo originale: http://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2054 Il dirottamento, assistito da un jet di combattimento bielorusso, di un volo Ryanair a Minsk in risposta ad una apparente presenza di bomba sull’aereo e il seguente arresto di un membro estremista del movimento di Rivoluzione Colorata bielorussa dopo l’atterraggio potrebbe aprire un Vaso di Pandora, creando così un precedente per cui i Paesi occidentali potrebbero seguirne le orme per motivi puramente politici e perseguire i russi o chicchessia che sanzionano unilateralmente. Questa domenica la Bielorussia ha ordinato ad un proprio jet di scortare a Minsk un volo Ryanair che stava transitando sul suo spazio aereo diretto verso Vilnius in seguito ad un allarme circa una bomba a bordo dell’aereo. All’atterraggio, un membro estremista del movimento della Rivoluzione Colorata bielorussa, Roman Protasevich, è stato arrestato dalle autorità. L’aereo è stato poi autorizzato a proseguire verso Vilnius dopo che nessuno bomba fu trovata a bordo. La reazione occidentale è stata rapida ed un numero crescente di Paesi si è allineato per condannare all’unisono la Bielorussia per quello che, secondo loro, costituisce un’operazione di intelligence volta ad arrestare Protasevich; operazione che avrebbe messo in pericolo vite innocenti. Minsk ha ignorato le accuse e Mosca ha sottolineato i doppi standard dell’Occidente. Ci sono diverse prospettive da cui analizzare quest’evento. La prima è di fidarsi della parola delle autorità bielorusse, cioè ritenere che sia solo una coincidenza che esse siano state informate della presenza di una bomba a bordo del volo in cui vi era anche Protasevich proprio mentre l’aereo sorvolava lo spazio aereo bielorusso. La seconda è di complimentarsi con Lukashenko per l’operazione con la quale il suo governo ha consegnato alla giustizia un estremista del movimento della Rivoluzione Colorata bielorussa. La terza è di condannarlo per aver presumibilmente simulato il pericolo al fine di arrestare il suddetto estremista politico. Quale sia la prospettiva corretta, l’evento potrebbe segnare un punto di svolta perché potrebbe aprire un Vaso di Pandora, creando un precedente per cui altri Paesi potrebbero, per motivi puramente politici, seguirne le sue orme. Per esempio, ci sono alcuni russi che sono sotto sanzioni statunitensi, per cui gli Stati Uniti potrebbero fare qualcosa di simile, cioè inventarsi un falso allarme al fine di arrestarli nello stesso modo in cui è stato arrestato Protasevich. Gli Stati Uniti sono noti per sostenere il loro diritto alla “giurisdizione extraterritoriale”, per cui potrebbero almeno in teoria posizionare alcuni agenti segreti nei vari aeroporti europei di modo da arrestare i loro obiettivi, fermo restando l’autorizzazione del Paese ospitante. Ma potrebbero anche farlo senza chiederne l’autorizzazione. Tecnicamente parlando, sono stati proprio gli Stati Uniti ad aprire per primi questo Vaso di Pandora. Tempo fa l’aereo dell’ex Presidente boliviano Evo Morales venne dirottato e costretto ad atterrare in Austria poiché si sospettava che Edward Snowden fosse a bordo con lui. Non lo era, ma l’incidente ha mostrato che gli Stati Uniti non hanno problemi a fare queste cose per le proprie ragioni politiche. Tenendo questo a mente, Lukashenko ha...
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di Andrew KorybkoTraduzione di Marco Ghisetti Articolo Origiinale: https://oneworld.press/?module=articles&action=view&id=2044 Il concetto di “nazionalismo negativo” (cioè di basare il proprio nazionalismo su ciò che non si è) è un potente mezzo di mobilitazione politica nell’Europa centrale e orientale, come dimostrano alcuni Paesi, tra cui l’Ucraina, ossessionati dalle differenze di identità – reali, immaginarie o esagerate – che hanno con la Russia. L’Ucraina sta diventando l’“anti-Russia”? Verso la fine della settimana scorsa il Presidente Putin ha affermato, mentre parlava con i membri del proprio Consiglio di Sicurezza Nazionale, che “Apparentemente – e purtroppo – si sta cerando di trasformare lentamente ma inesorabilmente l’Ucraina in una sorta di opposto antitetico della Russia, un’anti-Russia da dove probabilmente succederanno cose che richiederanno un’attenzione speciale per la nostra sicurezza nazionale”. In passato questo punto era stato già dibattuto da molti esperti e più recentemente da Glenn Disen di RT nel servizio, trasmesso lo scorso mese, intitolato “Brosch & Bulgakov nostri, Brezhnev & Bolscevichi loro: la propaganda statunitense sta guidando la ridicola guerra culturale ucraina contro la Russia”. L’osservazione dell’accademico norvegese è che le differenze tra i due Paesi fraterni non sono mai state davvero significative, ma forze esterne tra le quali gli Stati Uniti le stanno esacerbando artificiosamente in un’ottica di costruzione-nazionale per scopi geostrategici anti-russi”. Rianimare lo spirito del nazismo Ciò non costituisce una novità, poiché tale fenomeno ha caratterizzato molti nazionalismi post-comunisti dei Paesi dell’Europa centro-orientale (ECO). Ho criticato questo approccio in una recente analisi su come “La Russia ha messo in guardia l’Occidente dal rianimare l’idea di superiorità del nazismo” e in cui ho sottolineato come le variegate interpretazioni degli interventi dell’Unione Sovietica in Ungheria e Cecoslovacchia non devono diventare le basi su cui costruire i nazionalismi anti-russi. Si dà per scontato che ci siano alcune forze interne che credono sinceramente che quegli eventi e altre controversie su certi problemi culturali, tra cui l’appartenenza etnica di alcune figure artistiche o l’origine di alcune piatti culinari distinguano il proprio popolo dalla Russia, ma c’è certamente una differenza tra l’esprimere tali opinioni in modo cordiale e l’esprimerle in modo polemico. Purtroppo, quest’ultimo approccio è diventato di moda negli ultimi tempi. Le radici psicologiche del “nazionalismo negativo” Invece che essere orgogliosi di ciò che sono, alcune di queste persone sono più orgogliose di ciò che non sono: in questo caso, che non sono russe. Tali sentimenti “nazionalisti negativi” sono attraenti poiché si fondano in gran parte su basi emotive concernenti le dolorose memorie storiche dell’ECO ed è per questa ragione che coloro che ne aderiscono si aggrappano strettamente ad esse: è un modo per far fronte al presunto “complesso di inferiorità” che tali eventi storici hanno provocato nelle rispettive culture. È certamente spiacevole che certe cose siano accadute in passato, ma coloro che provano certe emozioni dovrebbero, per diventar più forti, girar pagina e non avvitarsi su di esse o sposare forme estreme di nazionalismo dirette contro una Russia moderna che non è responsabile della sofferenza dei loro antenati. Inoltre e allo stesso tempo, i...
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La violenza provocata da “Israele” è già di per sé deplorevole poiché dovuta alle aggressive ambizioni coloniali dello Stato ebraico ai danni del popolo palestinese, popolo che “Israele” ha invaso in piena violazione del diritto internazionale. Inoltre, tale violenza è ancora più deplorevole poiché si registrata appena prima della festa musulmana di Eid al-Fitr, che commemora la fine del Ramadan. Quella che le tre religioni del Libro considerano la Terra Santa è ancora una volta stretta nella morsa della violenza ingiustificabile di “Israele”. L’autoproclamato Stato ebraico ha cercato di sfrattare i palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, quartiere occupato illegalmente da “Israele” sin dal 1967 nell’ottica di creare nuovi insediamenti coloniali. “Israele” ha inoltre proibito ai palestinesi di riunirsi vicino alla Porta di Damasco, luogo dove spesso si incontrano durante il mese del Ramadan, che è sacro per i musulmani. Inoltre, “Israele” ha limitato il numero dei fedeli che possono visitare la Moschea di Al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell’Islam. Tutte queste imposizioni hanno spinto i palestinesi a protestare. Alcuni di essi lo hanno fatto all’interno della Moschea di Al-Aqsa lanciando bottiglie e sassi contro i servizi di sicurezza “israeliani”, cosa che di rimando ha portato questi ultimi ad assediare con proiettili di gomma e granate stordenti il luogo di culto. L’ibrido movimento politico-militare di Hamas ha in risposta inviato un ultimatum ad “Israele”, intimandogli di ritirare le proprie forze di sicurezza dalla Moschea di Al-Aqsa e dal quartiere di Sheikh Jarrah e di rilasciare tutti i palestinesi che aveva arrestato. L’avvertimento è rimasto inascoltato per cui Hamas ha lanciato dei razzi da Gaza verso “Israele”, innescando attacchi aerei di rappresaglia. La violenza provocata da “Israele” è già di per sé abbastanza deplorevole poiché nata dalle aggressive ambizioni coloniali dello Stato ebraico ai danni del popolo palestinese le cui terre ha occupato in piena violazione del diritto internazionale; la cosa è inoltre peggiorata dal fatto che le azioni violente sono avvenute appena prima della festa musulmana di Eid al-Fitr, che commemora la fine del Ramadan. I musulmani di tutto il mondo sono naturalmente furibondi per quanto in questo momento sta accadendo ai propri compagni di fede in Terra Santa ed è per questo che molte delle loro guide, tra cui il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, hanno condannato con parole molto forti gli attacchi “israeliani”. “Israele” dipinge tutte le proprie azioni come se fossero parte dei propri diritti sovrani oltre che a sostenere che la comunità internazionale sia prevenuta nei suoi confronti – talvolta accusandola apertamente di antisemitismo – ma le sue accuse sono infondate. L’occupazione israeliana post 1967 dell’ex territorio giordano e abitato dai palestinesi è illegale secondo il diritto internazionale, proprio come è illegale anche la rete di insediamenti coloniali, in continua espansione, israeliani. “Israele” ha spinto i palestinesi a resistere perché essi sentivano di non aver nessuna alternativa per attirare l’attenzione globale alla propria legittima causa. Purtroppo, “Israele” continua a violare impunemente il diritto internazionale. Alcuni osservatori hanno sottolineato che è davvero...
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Articolo Originale scritto da Andrew Korybko La Russia è una grande potenza mondiale e se l’UE vuole cercare di intimidirla in un modo così pericoloso, allora non c’è nulla che impedisca al blocco europeo di comportarsi alla stessa maniera anche nei confronti di Paesi più deboli. Lo scorso giovedì il Parlamento Europeo (PE) ha approvato una risoluzione parlamentare, minacciando alla Russia conseguenze molto gravi qualora essa “invadesse” l’Ucraina. Tali conseguenze includono: l’interruzione immediata delle importazioni di petrolio e gas russi, l’esclusione della Russia dal sistema di pagamento SWIFT, il congelamento dei beni dei cosiddetti “oligarchi” e delle loro famiglie e la cancellazione dei loro visti. Il testo condanna le presunte operazioni di intelligence russa in Europa, tra cui azioni di disinformazione e le più ultime esternazioni secondo cui agenti segreti russi avrebbero causato nel 2014 un’esplosione di munizioni in Cecenia. La risoluzione vuole anche fermare il Nord Stream 2. Inoltre, il PE supporta l’ingerenza negli affari interni della Russia. Esempi a questo riguardo includono la condanna della recente incarcerazione dell’attivista anti-corruzione Alexei Navalny, dovuta alle sue violazioni sulla libertà condizionata e alla decisione delle autorità statali russe di controllare se l’organizzazione di Navalny sia estremista. La risoluzione del PE esprime anche sostengo alle manifestazioni non autorizzate in Russia e critica il modo in cui le autorità statali russe si siano comportante nei loro confronti. Una delle proposte più inquietanti della risoluzione è quella di prendere in considerazione la proposta del Regno Unito di introdurre un “regime sanzionatorio globale anti-corruzione”, cioè di un regime che potrebbe prevedibilmente essere sfruttato per scopi prettamente politici, se si considera la tensione che caratterizzano le relazioni con la Russia. La risoluzione del PE è quindi molto pericolosa perché mostra che le forze politiche antirusse, ideologicamente sostenute all’interno dell’Europa, vogliono intenzionalmente imporre costi elevati a Mosca solo perché essa ha avvertito che la Russia potrebbe difendere i suoi legittimi interessi di confine e quelli dei suoi cittadini residenti nell’Ucraina orientale qualora Kiev lanciasse un’operazione militare. Estromettere la Russia dal sistema di pagamento SWIFT sarebbe un’azione molto simile ad una dichiarazione ufficiosa di guerra, considerando la dipendenza alla finanza internazionale che caratterizza il Paese. Inoltre, è controproducente interrompere l’importazione del petrolio e del gas russi, considerando che al momento in Europa non ci sono valide alternative. La Russia, proprio come tutti i Paesi, è obbligata a far rispettare le sue leggi. Navalny è stato incarcerato in piena conformità con la legislazione esistente in materia, proprio come la dispersione delle manifestazioni non autorizzate e la detenzione temporanea dei loro partecipanti. Giusto per fare un parallelo, negli ultimi mesi vari Paesi dell’UE hanno arrestato i partecipanti delle manifestazioni non autorizzate che sono state organizzate in opposizione alle chiusure di contenimento del COVID-19, in particolar modo nelle situazioni in cui si erano verificati degli scontri con le forze dell’ordine; la Francia, inoltre, sta attualmente perseguitando varie organizzazioni definite estremiste – proprio come sta facendo anche la Russia. La base dell’ingerenza proposta da Bruxelles negli affari interni di Mosca è...